Scrivere libri

“”Non ho mai pensato che scrivendo libri facessi opere d’arte. Non lo penso neanche quando li leggo. Prima, diciamo almeno un secolo fa, era diverso. Se leggo Melville o Tolstoj, metto le loro opere in sintonia con una certa idea di capolavoro. Oggi, se proprio dovessi usare questa espressione, l’applicherei più volentieri ad altri tipi di operazioni”.

Alessandro Baricco

14 Risposte

  1. Io pensavo questo senza bisogno che Baricco (o altri) me lo dicessero. I capolavori di un tempo non si leggono più. Da adolescente sono stato un divoratore di libri (a ciò favorito anche dal fatto che avevamo una cartolibreria e di libri sugli scaffali ce n’erano tanti.
    Ma era un altro modo di scrivere, più descrittivo, più dettagliato, con i personaggi che si calavano nella realtà e vivevano insieme e tramite il lettore.
    Oggi tutto mi sembra più “virtuale” con necessità di andare ad approfondire le cose fuori dal libro per poterle capire.
    Un tempo il libro parlava al lettore e non c’era bisogno di andare ad approfondire nulla. Era più diretto, più familiare. Ecco, il termine giusto è “più familiare”.
    Ditemi quello che vi pare, ma un altro “I ragazzi della Via Pal” chi potrebbe scriverlo oggi? O un “Guerra e pace”? o “I Miserabili”?
    Ed anche i racconti di Verne di fantascienza quanto erano attuali anche se ci facevano fantasticare su cose che poi abbiamo visto?
    Basta, ho parlato e scritto anche troppo. Le persone della mia epoca hanno capito già cosa voglio dire. A quelli della epoca moderna non posso che consigliare di andarsi a leggere qualcuno dei romanzi del mio tempo. Forse facendo il paragone con i nuovi scrittori capiranno. E questo vale anche per Baricco!
    Un abbraccio circolare.
    Armando
    http://www.circoloculturaleluzi.net
    http://www.poetare.it/santoro.html

  2. Dimenticavo di aggiungere una cosa: forse quel genere di letteratura la troviamo negli autori di certi paesi emergenti. L’india per esempio, dove la spiritualità è profonda e l’osservazione e meditazione sulle cose anche. Ed anche su alcuni autori cinesi poco conosciuti. Quelli delle zone meno sviluppate industrialmente forse. Penso che un certo tipo di umanità si trovi solo in questi paesi. E dove c’é umanità la letteratura è più vera e reale.

  3. la nuova etica oggi è sicuramente appannaggio della cultura scientifica… e della comunicazione.

    si scrive sempre nel rispetto del mondo in cui viviamo….. un tempo l’amore, i sentimenti e le emozioni venivano rappresentati e descritti dai libri, perchè le emozioni si vivevano di nascosto…… oggi ciò che è ancora celato è forse proprio il nuovo limite umano , cioè la conoscenza e quindi il sapere di essere protagonisti consapevoli della propria esistenza , senza pudori nè prevaricazioni……

    immergersi negli spazi della propria anima attraverso un libro è tutto quello che ci aspettiamo quando leggiamo un libro, però dobbiamo ricordarci che la propria anima non ha confini, e che ”anima ” anche le altre anime…. questo e soltanto questo è anche il fine dello scrittore… esporre la propria anima, con musicalità di linguaggio…… uno scrittore dà coraggio, fantasia, sprona all’iniziativa (di qualsiasi tipo di libro si tratti…) poi sta a noi usarli come possiamo…
    c’è uno scrittore che amo …….leggerlo non significa leggere, ma ascoltare quasi una melodia ……… perciò lo scrittore si isola dal mondo… e …capta ….
    ho appena iniziato a leggere l’ultimo romanzo di Baricco …mi è sembrato di intravedere un protagonista che vuole non isolarsi più e contemporaneamente essere protagonista e non più ruolo……(ma forse non è scrittore per ruolo) isolarsi infatti significa essere così partecipi del Tutto, da riuscire a scrivere sintonie captate da lontano. le frequenze sono discrezionali..

  4. 😎


  5. Posso dire che leggo tra le righe di Baricco una falsa modestia! E che questa falsa modestia non mi è mai piaciuta.

    A questo voglio aggiungere una cosa. L’Arte, quella autentica, è l’arte di chi sa. Quest’Arte, che sintetizza in immagine mondane costellazione archetipiche, non è legata, né allo spazio, né al tempo. Ma al grado di coscienza dell’individuo che la realizza.

  6. Ah bene Andrea è qualcosa che pensavo, ma sai, c’è Michelangelo e Poi Ci sono I Manieristi.
    Non so è una mia impressione però da completa ignorante.
    Un pò come la Transavanguardia nell’Arte Pittorica.
    Un invenzione Di Un Critico.

    Quest’è stata l’epoca del “Manierismo”
    Oggi c’è bisogno di una certa Forza Chiara invece c’è bisogno di altro che del crogiolarsi.

    A volte anche del coraggio di dire ciò che si pensa come hai fatto tu.

  7. Anni fa ho ascoltato alla radio Baricco leggere alcuni brani tratti dai capolavori di Tolstoj. Ecco: credo che il vero scrittore è colui che sa “affabulare”, è in grado di condurre l’ascoltatore al ritmo della storia che vuole trasmettere. Lo scrittore deve fare … logopedia dei flussi del cuore: penso che Baricco sia riuscito proprio in questo, in un epoca in cui tutti scrivono e pochi “si” ascoltano leggendo.

  8. Scrivere è uno slancio dello spirito ,uno spasmo dell’anima che chiede d’ essere ascoltata, un desiderio di chiarezza all’interno d’una realtà tragica che tradisce il respiro del nostro esistere.
    Scrivere per illuminare la nudità d’un varco senza luce.
    Maria

  9. Comunque, in un’Italia a scatafascio
    Constatare che il Turismo è ancora una voce attiva !!!!
    si potrebbe finalmente recuperare un pò del nostro orgoglio
    della nostra cultura
    delle nostre regioni del sud
    .
    Togliere finalmente dalle mani dei parassiti e dai “cartelli” bancari e togliere anche il maledetto gioco delle slot machines ED INVESTIRE NELLA CULTURA:

    E che cavolo ma che siamo diventati??

    A chi fa comodo l’ignoranza???

    (scusate lo sfogo disordinato)

  10. L’ignoranza fa comodo a tanti. A tutti quelli che intendono gli altri come un mezzo per essere serviti, e non degli esseri con cui condividere un’esperienza.
    C’è chi dedica la propria vita al potere, e il potere, quel falso potere che si manifesta ai giorni d’oggi non ha per fine l’evoluzione degli individui, ma l’accumulo di cose materiali.

  11. manierismo[ma-nie-rì-smo] s.m.

    1 Tendenza artistica, soprattutto pittorica, di fine Cinquecento, in passato giudicata negativamente perché fondata sull’imitazione artificiosa dei maestri del Rinascimento

    2 estens. Nelle arti figurative e in letteratura, orientamento ispirato a modelli preesistenti e già codificati

  12. TRANSAVANGUARDIA/Movimento pittorico
    e Baricco/Letteratura
    CONFRONTO.
    ——————————————————————

    SANDRO CHIA /Transavanguardia

    da oceanomre di Baricco

    Libro Primo LOCANDA ALMAYER 1.

    Sabbia a perdita d’occhio, tra le ultime colline e il mare –

    il mare
    – nell’aria fredda di un pomeriggio quasi passato, e benedetto dal vento che sempre soffia da nord. La spiaggia. E il mare .Potrebbe essere la perfezione – immagine per occhi divini – mondo che accade e basta, il muto esistere di acqua e terra, opera finita ed esatta, verità –
    verità
    – ma ancora una volta è il salvifico granello dell’uomo che inceppa il meccanismo di quel paradiso, un’inezia che basta da sola a sospendere tutto il grande apparato di inesorabile verità, una cosa da nulla, ma piantata nella sabbia, impercettibile strappo nella superficie di quella santa icona, minuscola eccezione posatasi sulla perfezione della spiaggia sterminata. A vederlo da lontano non sarebbe che un punto nero: nel nulla, il niente di un uomo e di un cavalletto da pittore.

    Il cavalletto è ancorato con corde sottili a quattro sassi posati nella sabbia. Oscilla impercettibilmente al vento che sempre soffia da nord. L’uomo porta alti stivali e una grande giaccada pescatore. Sta in piedi, di fronte al mare, rigirando tra le dita un pennello sottile. Sul cavalletto,una tela.È come una sentinella – questo
    bisogna
    capirlo – in piedi a difendere quella porzione di mondo dall’invasione silenziosa della perfezione, piccola incrinatura che sgretola quella spettacolare scenografia dell’essere. Giacché sempre è così, basta il barlume di un uomo a ferire il riposo di ciò che sarebbe a un attimo dal diventare
    verità
    e invece immediatamente torna ad essere attesa e domanda, per il semplice e infinito potere di quell’uomo che è feritoia e spiraglio, porta piccola da cui rientrano storie a fiumi e l’immane repertorio di ciò che
    potrebbe
    essere, squarcio infinito, ferita meravigliosa, sentiero di passi a migliaia dove nulla più potrà essere vero ma tutto
    sarà
    – proprio come
    sono
    i passi di quella donna che avvolta in un mantello viola, il capo coperto,misura lentamente la spiaggia, costeggiando la risacca del mare, e riga da destra a sinistra l’ormai perduta perfezione del grande quadro consumando la distanza che la divide dall’uomo e dal suo cavalletto fino a giungere a qualche passo da lui, e poi proprio accanto a lui, dove diventa un nulla fermarsi – e, tacendo, guardare. L’uomo non si volta neppure. Continua a fissare il mare. Silenzio. Di tanto in tanto intinge il pennello in una tazza di rame e abbozza sulla tela pochi tratti leggeri. Le setole del pennello lasciano dietro di sé l’ombra di una pallidissima oscurità che il vento immediatamente asciuga riportando a galla il bianco di prima. Acqua. Nella tazza di rame c’è solo acqua. E sulla tela, niente. Niente che si possa
    vedere
    .Soffia come sempre il vento da nord e la donna si stringe nel suo mantello viola.- Plasson, sono giorni e giorni che lavorate quaggiù. Cosa vi portate in giro a fare tutti quei colori se non avete il coraggio di usarli?Questo sembra risvegliarlo. Questo l’ha colpito. Si gira a osservare il volto della donna. E quando parla non è per rispondere.- Vi prego, non muovetevi -, dice. Poi avvicina il pennello al volto della donna, esita un attimo, lo appoggia sulle sue labbra e lentamente lo fa scorrere da un angolo all’altro della bocca. Le setole si tingono di rosso carminio. Lui le guarda, le immerge appena nell’acqua, e rialza lo sguardo verso il mare. Sulle labbra della donna rimane l’ombra di un sapore che la costringe a pensare “acqua di mare, quest’uomo dipinge il mare con il mare” – ed è un pensiero che dà i brividi .Lei si è già voltata da tempo, e già sta rimisurando l’immensa spiaggia con il matematico rosario dei suoi passi, quando il vento passa sulla tela ad asciugare uno sbuffo di luce rosea, nudo a galleggiare nel bianco. Si potrebbe stare ore a guardare quel mare, e quel cielo, e tutto quanto, ma non si potrebbe trovare nulla di quel colore. Nulla che si possa
    vedere
    .La marea, da quelle parti, sale prima che arrivi il buio. Poco prima. L’acqua circonda l’uomoe il suo cavalletto, se li piglia, adagio ma con precisione, restano lì, l’uno e l’altro, impassibili, come un’isola in miniatura, o un relitto a due teste. Plasson, il pittore. Viene a prenderselo, ogni sera, una barchetta, poco prima del tramonto, che l’acqua gli è già arrivata al cuore. È così che vuole, lui. Sale sulla barchetta, ci carica il cavalletto e tutto, e si lascia riportare a casa. La sentinella se ne va. Il suo dovere è finito. Scampato pericolo. Si spegne nel tramonto l’icona che ancora una volta non è riuscita a diventare sacra. Tutto per quell’ometto e i suoi pennelli. E ora che se n’è andato, non c’è più tempo. Il buio sospende tutto. Non c’è nulla che possa, nel buio, diventare
    vero
    .2.
    … solo di rado, e in un modo che taluni, in quei momenti, nel vederla, si udivano dire, a bassa voce- Ne morir àoppure- Ne morirà o anche- Ne morirà e perfino- Ne morirà. Tutt’intorno, colline. La mia terra, pensava il barone di Carewall. Non è proprio una malattia, potrebbe esserlo, ma è qualcosa di meno, se ha un nome dev’essere leggerissimo, lo dici e già è sparito.- Quand’era bambina un giorno arriva un mendicante e comincia a cantare una nenia, la nenia spaventa un merlo che si alza…- … spaventa una tortora che si alza ed è il frullare delle ali…- … le ali che frullano, un rumore da niente…- … sarà stato dieci anni fa…- … passa la tortora davanti alla sua finestra, un attimo, così, e lei alza gli occhi dai giochi e io non so, aveva addosso il terrore, ma un terrore bianco, voglio dire non era come uno che ha paura, era come uno che stesse per scomparire…- … il frullare delle ali…- … uno che gli scappava l’anima…-… mi credi?Credevano che sarebbe cresciuta e tutto sarebbe passato. Ma intanto per tutto il palazzo stendevano tappeti perché, è ovvio, i suoi stessi passi la spaventavano, tappeti bianchi, dappertutto,un colore che non facesse del male, passi senza rumore e colori ciechi. Nel parco, i sentieri erano circolari con la sola eccezione ardita di un paio di viali che serpeggiavano inanellando morbide curve regolari – salmi – e questo è più ragionevole, in effetti basta un po’ di sensibilità per capire che qualsiasi angolo cieco è un agguato possibile, e due strade che si incrociano una violenza geometrica e perfetta, sufficiente a spaventare chiunque sia seriamente in possesso di una vera sensibilità e tanto più lei, che non possedeva
    propriamente
    un animo sensibile ma, per dirla contermini esatti,
    era posseduta
    da una sensibilità d’animo incontrollabile, esplosa per sempre in chissà quale momento della sua vita segreta – vita da nulla, piccola com’era – e poi risalita al cuore per vie invisibili, e agli occhi, e alle mani e a tutto, come una malattia, che una malattia non era, ma qualcosa di meno, se ha un nome dev’ essere leggerissimo, lo dici e già è sparito. Per cui, nel parco, i sentieri erano circolari.

  13. (l’abbinamento devo ammetterlo è geniale -scusatemi- ma comunque non riesco che a non vedere il senso di questo che io chiamo a torto sicuramente “Manierismo”)

  14. Io scrivo prevalentemente poesie e ne ho scritte tantissme (anche di sgraziate) ed ho pubblicatio anche un paio di volumetti perchè andare nei posti a mani vuote non crea immagine.
    A tutti dico che per scrivere tutti siamo capaci. Per trasmettere emozioni, invece, è molto più difficile. Chi riesce davvero a “mostrarsi nudo” e non nascondere quello che è e che pensa (rischiando anche critiche feroci ed emarginazione ed i pensieri cattivi dei benpensanti crapuloni e perbenisti), quello, io dico, è il vero scrittore perchè in questo mondo di m…. tutti vogliono apparire per qualcosa che in effetti non si è.
    Quando ci si “espone” allora si produce qualcosa di buono ed a volte anche di notevole, tenendo conto che tutto quello che c’era da scrivere suilla poesia l’hanno già scritto i Lirici greci più di 2.500 anni or sono.
    Il rischio è di scrivere e non trovare sponsor perchè esiste una casta che stabilisce a monte cosa e come scrivere e chi si allontana da certe regole rischia l’emarginazione come Baudelaire o gli altri scrittori, ante e post, che la pensavano come lui.
    E sui critici (“critico i critici” è il titolo) ho scritto qualcosa e dovreste trovarlo in rete. E si, la rete è la nostra salvezza. Lì riusciamo ancora a scrivere i nostri pensieri veri ed è per questo che dobbiamo stare attenti ai tentativi di chi sta cercando di mettere il bavaglio anche alla rete. Dopo saremmo di nuovo al fascismo. Quindi sveglia, ragazzi, e cerchiamo di respingere certi tentatavii che ci priverebbero anche della possibilità di sognare!
    http://www.poetare.it/santoro.html

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