Scherzo

 

Quando fanciullo io venni
A pormi con le Muse in disciplina
L’una di quelle mi pigliò per mano;
E poi tutto quel giorno
La mi condusse intorno
A veder l’officina.
Mostrommi a parte a parte
Gli strumenti dell’arte,
E i servigi diversi
A che ciascun di loro
S’adopra nel lavoro
Delle prose e de’ versi.
Io mirava, e chiedea:
Musa, la lima ov’è? Disse la Dea:
La lima è consumata; or facciam senza.
Ed io, ma di rifarla
Non vi cal, soggiungea, quand’ella è stanca?
Rispose: hassi a rifar, ma il tempo manca.
 
Giacomo Leopardi

 

6 Risposte

  1. Quando tu mi hai scelto
    fu l’amore che scelse
    sono emerso dal grande anonimato
    di tutti, del nulla.
    Sino allora
    mai ero stato più alto
    delle vette del mondo.
    Non ero mai sceso più sotto
    delle profondità
    massime segnalate
    sulle carte di mare.
    E la mia allegria era
    triste,come lo sono
    quei piccoli orologi,
    senza braccio cui cingersi,
    senza carica,fermi.
    Ma quando mi hai detto:“Tu”
    a me, sì,a me,fra tutti
    più in alto ormai di stelle
    o coralli sono stato.
    E la mia gioia
    ha preso a girare, avvinta
    al tuo essere, nel tuo pulsare.

    Possesso di me tu mi davi,
    dandoti a me.
    Ho vissuto, vivo.Fino a quando?
    So che tu tornerai
    indietro. E quando te ne andrai
    ritornerò a quel sordo
    mondo, indistinto,
    del grammo, della goccia,
    nell’acqua, nel peso.

    Sarò uno dei tanti
    quando non ti avrò più.
    E perderò il mio nome,
    i miei anni, i miei tratti,
    tutto perduto in me, di me.
    Ritornato all’ossario immenso
    di quelli che non sono morti
    e non hanno più nulla
    da morire nella vita.

    Pedro Salinas

  2. JOHN DONNE

    Infinità d’amore

    Se ancor non ho tutto l’amore tuo,
    cara, giammai tutto l’avrò;
    non posso esalare un altro sospiro per intenerirti,
    né posso implorare un’altra lacrima a che sgorghi;
    ormai tutto il tesoro che avevo per acquistarti
    – sospiri, lacrime, e voti e lettere – l’ho consumato.
    Eppure non può essermi dovuto
    più di quanto fu inteso alla stipulazione del contratto;
    se allora il tuo dono d’amore fu parziale,
    si che parte a me toccasse, parte ad altri,
    cara giammai tutta ti avrò
    Ma se allora tu mi cedesti tutto,
    quel tutto non fu che il tutto di cui allora tu disponevi;
    ma se nel cuore tuo, in seguito, sia stato o sarà
    generato amor nuovo, ad opera di altri,
    che ancor possiedono intatte le lor sostanze, e possono di lacrime,
    di sospiri, di voti, di lettere, fare offerte maggiori,
    codesto amore nuovo può produrre nuove ansie,
    poiché codesto amore non fu da te impegnato.
    Eppur lo fu, dacché la tua donazione fu totale:
    il terreno, cioè il tuo cuore, è mio; quanto ivi cresca,
    cara, dovrebbe tutto spettare a me.
    Tuttavia ancor non vorrei avere tutto;
    chi tutto ha non può aver altro,
    e dacché il mio amore ammette quotidianamente
    nuovo accrescimento, tu dovresti avere in serbo nuove ricompense;
    tu non puoi darmi ogni giorno il tuo cuore:
    se puoi darlo, vuol dire che non l’hai mai dato.
    IL paradosso d’amore consiste nel fatto che, sebbene il tuo cuore si diparta,
    tuttavia rimane, e tu col perderlo lo conservi.
    Ma noi terremo un modo più liberale
    di quello di scambiar cuori: li uniremo; così saremo
    un solo essere, e il Tutto l’un dell’altro.

  3. Alchimia d’amore

    di JONH DONNE

    Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d’Amore,
    dice, dove risiede il centro della sua felicità:
    ho amato, ho conquistato e detto,
    ma se dovessi amare, conquistare e dire, finchè non sarò vecchio,
    non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
    oh, non è che impostura tutto quanto:
    e come nessun alchimista ha potuto scoprire l’Elisir,
    ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
    se per caso gli accade di scoprire
    qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
    così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
    ma non trovano altro che una notte estiva simile all’inverno.
    La nostra pace, il denaro, l’onore e il nostro giorno,
    questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d’aria?
    In questo ha fine amore, che ogni uomo
    può essere felice come me se può sostenere
    la breve vergogna di una farsa nuziale?
    Quell’infelice amante che afferma
    non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
    e che pretende trovare in lei un Angelo,
    in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
    nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
    Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
    ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.

  4. L’impeto poetico, il guizzo, la metafora non ha bisogno di “lima”. E’ “passaggio” immediato. E’ il “riconoscersi” immediato.

  5. Una notte costellata di sogni Incantati, Gabriele caro. Te la auguro di cuore, credimi… 🙂

    P.S: Non so perché ma ultimamente riscontro problemi nel visualizzare l’interfaccia del blog: è a causa di ciò che non riesco a essere sempre puntuale, come vorrei, nel porgerti il mio saluto…

  6. Caro Luigi, per il problema che riscontri con l’interfaccia non so che dire. Mi informerò anch’io. Auguro anche a te una notte costellata di sogni incantati. Baci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...