Ossessione d’amore

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16 Risposte

  1. Buona domenica e, su questo ritmo, tutti a ballare la bachata!

  2. “Sono come il fiume che scorre. Pensieri e riflessioni 1998-2005”
    di Paulo Coelho:

    Ci sono momenti in cui vorremmo aiutare chi amiamo, tuttavia non possiamo fare nulla: le circostanze non ci permettono di avvicinarci, oppure la persona si dimostra refrattaria a qualsiasi gesto di solidarietà e di sostegno.
    Allora, non ci resta che l’amore. Nei momenti in cui tutto risulta inutile, possiamo ancora amare, senza aspettarci ricompense, cambiamenti, ringraziamenti. Se siamo in grado di comportarci in questo modo, la forza dell’amore inizia a trasformare l’Universo intorno a noi. Quando compare, quell’energia riesce sempre a portare a compimento la propria opera. “Né il tempo né il potere della volontà cambiano l’uomo. È l’amore a trasformarlo,” scrive Henry Drummond.
    Su un giornale, ho letto di un bambino di Brasilia picchiato brutalmente dai genitori. Riportò gravi conseguenze: la paralisi di alcune parti del corpo e la perdita della parola.
    Ricoverato in ospedale, fu accudito da un’infermiera che ogni giorno gli ripeteva: “Io ti amo.” Benché i medici affermavano che il bambino non potesse sentirla e che i suoi sforzi erano inutili, la donna seguitò a ripetergli: “Io ti amo, non dimenticarlo.”
    Tre settimane più tardi, il bambino recuperò le facoltà motorie. E un mese dopo, riprese a parlare e a sorridere. L’infermiera non rilasciò nessuna intervista, e il giornale non riportava il suo nome, tuttavia la traccia del suo impegno resterà per sempre: l’amore guarisce.
    Si, l’amore trasforma e guarisce. Ma, a volte, architetta trappole mortali e finisce per annientare chi ha deciso di concedersi totalmente. È un sentimento davvero complesso, anche se può rappresentare l’unica ragione per continuare a vivere, a lottare, a cercare di migliorarsi. Sarebbe irresponsabile cercare di definirlo perché, come tutto ciò che alberga negli esseri umani, si riesce solo a provarlo. Si scrivono libri, vengono allestite opere teatrali, si producono film, si compongono poesie, si realizzano sculture in legno o in marmo, eppure l’artista riesce a trasmettere soltanto l’idea di un sentimento – non il sentimento nella sua pienezza. Comunque, io ho imparato che l’amore è insito nelle piccole cose e si manifesta anche nel nostro atteggiamento più insignificante: ecco perché dobbiamo sempre averlo in mente, quando agiamo o quando evitiamo di agire.
    Sollevare la cornetta del telefono e pronunciare quella parola affettuosa che abbiamo taciuto. Aprire la porta e fare entrare chi ha bisogno del nostro aiuto. Accettare un lavoro. Lasciare un impiego. Prendere la decisione che avevano finora rimandato. Chiedere scusa per un errore che abbiamo commesso e che ci tormenta. Rivendicare un diritto. Aprire un conto dal fioraio, un negozio assai
    più importante della gioielleria. Alzare il volume della musica quando la persona amata è lontana, abbassarlo quando è vicina. Saper dire di “si” e “no”, giacché l’amore si confronta con tutte le energie dell’uomo. Scegliere uno sport che si possa praticare in due. Non seguire alcuna formula, neppure quelle scritte in questo paragrafo perché l’amore ha bisogno di creatività.
    E quando nulla di tutto ciò è possibile, quando rimane soltanto la solitudine, ricordarsi di questa storia, inviatami da un lettore. Una rosa bramava giorno e notte la compagnia delle api, ma nessuna andava a posarsi sui suoi petali. Nonostante ciò, il fiore continuò a sognare: nelle lunghe notti, immaginava un cielo dove volteggiavano miriadi di api, che si posavano a baciarlo teneramente.
    Grazie a questo sogno, riusciva a resistere fino all’indomani, allorché tornava a schiudersi con la luce del sole.
    Una notte, conoscendo la solitudine che la attanagliava, la luna domandò alla rosa: “Non sei stanca di aspettare?”
    “Forse si. Ma devo continuare a lottare.”
    “Perché?”
    “Perché se non mi schiudo, appassisco.”
    Nei momenti in cui la solitudine sembra annientare ogni bellezza, l’unica maniera di resistere è quella di mantenersi aperti.

  3. Da “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”
    di Paulo Coelho:

    “Mi sono messa a immaginare come mi sarebbe piaciuto vivere quel momento. Mi sarebbe piaciuto essere piena di gioia, curiosa, felice. Vivere intensamente ogni istante, dissetarmi con l’acqua della vita. Avere di nuovo fiducia nei sogni. Essere capace di lottare per ciò che desideravo. Avere un uomo che mi amava.
    Si, era davvero questa la donna che avrei voluto essere e che, all’improvviso, compariva e si trasformava in me.
    Ho sentito la mia anima inondata della luce di un Dio, o di una Dea, in cui non credevo più. E ho percepito che, in quel momento, l’Altra abbandonava il mio corpo e si sedeva in un angolo della piccola camera. Io guardavo la donna che ero stata sino ad allora: era debole, ma fingeva di essere forte. Aveva paura di tutto, ma diceva a se stessa che non si trattava di paura, bensì della saggezza di chi conosce la realtà. Costruiva pareti intorno alle finestre da cui penetrava la gioia del sole, affinché i suoi mobili non si sbiadissero.
    Ho visto l’Altra seduta nell’angolo della camera, fragile, stanca, delusa. Controllava e schiavizzava quello che avrebbe dovuto essere sempre libero: i sentimenti. Tentava di giudicare l’amore futuro in base alla sofferenza passata.
    L’amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita: ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo. L’amore può condurci all’inferno o al paradiso, comunque ci porta sempre in qualche luogo. È necessario accettarlo, perché esso è ciò che alimenta la nostra esistenza. Se non lo accettiamo, moriremo di fame pur vedendo i rami dell’albero della vita carichi di frutti: non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli. È necessario cercare l’amore là dove si trova, anche se ciò potrebbe significare ore, giorni, settimane di delusione e tristezza.
    Perché, nel momento in cui partiamo in cerca dell’amore, anche l’amore muove per venirci incontro.
    E ci salva.”

  4. Da “Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto”
    di Paulo Coelho:

    […] Ho liberato una mano, ho preso un bicchiere e l’ho spostato sul bordo del tavolo.
    “Cadrà” ha detto lui.
    “Esatto. Voglio che tu lo faccia cadere.”
    “Rompere un bicchiere?”
    Sì, rompere un bicchiere. Un gesto in apparenza semplice, ma che implica terrori che non giungeremo mai a comprendere appieno. Che cosa c’è di sbagliato nel rompere un bicchiere di poco valore, quando tutti noi, senza volerlo, abbiamo già fatto la stessa cosa nella vita?
    “Rompere un bicchiere? ” ha ripetuto. “Per quale motivo?”
    “Posso spiegartelo, ” ho risposto “ma, in verità, è solo così, per romperlo.”
    “Per te?”
    “No, è chiaro”.
    Lui guardava il bicchiere sul bordo del tavolo, preoccupato che cadesse.
    “È un rito di passaggio, come dici tu stesso” avrei voluto spiegargli. “È la cosa proibita. Non si rompono i bicchieri di proposito. In un ristorante, o nelle nostre case, ci preoccupiamo che i bicchieri non finiscano sul bordo del tavolo. Il nostro universo esige attenzione, affinché i bicchieri non cadano per terrà.”
    “Eppure,” pensavo ancora, “quando li rompiamo senza volerlo, ci accorgiamo che non è poi tanto grave. Il cameriere ci dice: “Non ha importanza”, ed io non ho mai visto includere un bicchiere rotto nel conto di un ristorante. Rompere bicchieri fa parte del caso della vita e non provoca alcun danno reale: né a noi né al ristorante né al prossimo”.
    Ho dato uno scossone al tavolo. Il bicchiere ha ondeggiato, ma non è caduto.
    “Attenta!” ha detto lui, d’istinto.
    “Rompi quel bicchiere” ho insistito io.
    “Rompi quel bicchiere,” pensavo, “perché è un gesto simbolico. Cerca di capire che io, dentro di me, ho rotto cose ben più importanti di un bicchiere e ne sono felice. Pensa alla lotta che divampa dentro di te e rompi questo bicchiere. Perché i nostri genitori ci hanno insegnato a fare attenzione con i bicchieri e coi i corpi. Rompi questo bicchiere, per favore, e liberaci da questi maledetti preconcetti, dalla mania che sia necessario spiegare tutto e fare solo quello che gli altri approvano.”
    “Rompi questo bicchiere” gli ho ripetuto.
    Mi ha fissato negli occhi. Poi, lentamente, ha fatto scivolare la mano sul piano del tavolo, fino a toccare il bicchiere.
    Con un movimento rapido, lo ha spinto giù.
    Il rumore del vetro infranto ha richiamato l’attenzione di tutti. Invece di mascherare il gesto chiedendo scusa, lui mi ha guardato sorridendo e io ho ricambiato il gesto.
    “Non ha importanza” ha esclamato il ragazzo che serviva ai tavoli.
    Ma lui non lo ascoltava. Si è alzato e, mettendomi le mani tra i capelli, mi ha baciato.
    […]

  5. questa è un po’ più hard
    but less stalk (-ing)

    .

  6. fra tutte le ossessioni…
    (quando non sono delusioni cocenti)
    l ossessione d amore è la più dolce…

  7. uno dei miei pezzi strappacuore che canto a squarciagola (quando non c’è nessuno…) x te Emanuele!!!

    CLIMB EVERY MOUNTAIN!

  8. e siccome NON ti piacciono le bionde sto tranquilla se metto lei

  9. forse per te non sarò che uno gnomo ubriaco, eroso dal vizio che ha per amici tenutari e ragazze di bordello,
    ma io conosco l’arte e l’amore perchè è proiettata verso esso ogni singola fribra del mio essere. lei ti ama. io lo so che ti ama!

    Toulouse – Moulin Rouge.

  10. …I vecchi, però, sono capaci di riconoscere la bellezza che all’occhio normale rimane nascosta, e non perché essi ne abbiano viste così tante in vita loro, ma perché la lunga vita li ha obbligati allo sguardo eccentrico… Io posso benedire le mie virtù celate nei miei vizi, ho bisogno di un occhio allenato ed esperto di sofferenze…
    (James Hillman, La forza del carattere, pag. 78)

  11. eh!eh!
    😆

  12. Sulle ossessioni d’amore non dico nulla perchè se dicessi cosa sto facendo in questi giorni mi fareste rinchiudere di sicuro. Quindi per il mio decoro personale sto zitto! (E poi a proposito di ossessioni ho già pubblicato un volume di poesie tutte d’amore e questa voi come la definireste?)

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