L’attesa di Penelope

18 Risposte

  1. La sfida al dio…

    Penelope (sta) ad Aracne (la Grande Ragno)…
    Ulisse (sta) a Nettuno…

    Nettuno: “L’uomo non può nulla senza l’aiuto divino!”

  2. Penelope ha sempre rappresentato la perenne attesa femminile, aspetta fiduciosa e fedele il ritorno del suo uomo mentre tesse la sua interminabile tela (la trappola della donna ragno?)
    In risposta a questa figura mitica la Fallaci scrisse “Penelope alla guerra” nel 1962, che è la prima opera narrativa di Oriana Fallaci, in cui la scrittrice colse i segni dei tempi che stavano cambiando.
    E’ la storia di una donna che, straniera a New York, non esita a sfidare le convenzioni (e le ingiustizie) di una società maschilista.
    Penelope che non si rassegna al ruolo domestico di chi tesse la tela aspettando il ritorno di Ulisse, ma, Ulisse lei stessa, Giò viaggia alla ricerca della sua identità e della sua libertà.

  3. Ok il pensiero é greco-
    Ho qualche domanda da porre –
    Penelope alla guerra ha un valore nel tempo in cui é stato scritto-
    L’uomo non é niente senza il volere degli Dei-
    Il divino é l’aspetto dell’uomo della “persona” che senza volonta é nulla
    Provare a riconsiderare ciò che leggiamo liberamente senza orientamento liberi dalla visione di un altro -Non nascerà mai un idea
    originale se ricalchiamo le orme dei nostri (seppur grandi) maestri-
    Egill

  4. E se scoprissimo che il senso del nostro vagare è quello di essere “battezzati” nello stesso Spirito che ci guida? Cambieremmo volontariamente strada?

  5. …Cioè, se pervenissimo alle stesse conclusioni crederemo che qualcuno ci ha spinto l’uno verso l’altro contro la nostra… volontà?
    Cosa dobbiamo ancora “inventare”? Possiamo guardarci indietro per migliorare quello che abbiamo già “ideato” e che magari funzionerebbe se fosse adattato meglio alle necessità per cui è nato… E’ cambiare le proprie necessità che mi suona strano…

  6. Ti chiedo scusa ma non é chiara la tua risposta-Non posso certo
    rimproverare nessuno per questo -spesso i miei commenti sono
    criptici astratti Ho imparato però quando occorre spiegare meglio
    che posso cosa penso-
    Egill

  7. Penelope rappresenta, insieme alla patria Itaca, tutto ciuò che ha Ulisse di certo a questo mondo. Lui eroi vagabondo alla ricerca di gloria e di vittorie, lui l’errante, lui che sfida Troia e la morte stessa alal fine, solo alla fine del suo vagare, capisce che la sua eterna ricerca di gloria è nulla per chè, come dice Eraclito “tutto passa, tutto scorre” e alla fine quando nel su viaggio in Ade trova Tiresia e poi sua madre (che non sapeva fosse morta) comprende che il suo più grande desiderio è il suo ritorno in patria e dall’unica donna che abbia conquistato il suo cuore. da qui per la prima dopo quasi vent’anni Ulisse prova nostalgia, nostalgia per la patria e per l’amata.
    Per me Penelope è l’archetipo di un punto fermo, di quel porto sicuro pieno d’amore in cui si può sempre trovare serenità ed amore.

  8. Bella domanda, cara Valeria!
    forse presi dalla razionalità e dalal paura la rispsota potrebbe ssere “si cambieremmo strada”. Ma credo tuttavia che a scegleire la nsotra strda debba essere il nostro cuore, il quale deve fare in modo di scegliere quel destino che ci siamo scelti quando eravamo solo Anima e che poi abbiamo “dimenticato”.
    Insomma se il cuore lo sente, allora rischia, si mette in gioco e non cambierà strada….
    Ti abbraccio!

  9. Egilll,
    riscrivo l’ultimo periodo e poi dimmi se ti è chiaro tutto il resto:
    …”E’ cambiare le proprie necessità in relazione alle cose già ideate che mi suona strano… che non mi fa vedere chiaramente quale è il mio libero pensiero e cosa posso inventare di nuovo, mettendoci dentro quello spirito.”
    Forse è quello che anche tu volevi dire?

  10. Valeria quale destino starei cercando di cambiare Io non stò manipolando proprio niente-
    -Questo mio post é molto realistico per questa ragione
    lasciamo da parte Anancke la necessità o destino ecc-
    Se poi non ho capito mi dispiace ma non amo creare complicazioni
    trovo la tua visione inutilmente enigmatica –

  11. Ritorna in te stesso e guarda: se non ti vedi ancora interiormente bello, fa come lo scultore di una statua che deve diventar bella. Egli toglie, raschia, liscia, ripulisce finché nel marmo appaia la bella immagine: come lui, leva tu il superfluo, raddrizza ciò che è obbliquo, purifica ciò che è fosco e rendilo brillante e non cessare di scolpire la tua propria statua, finché non ti si manifesti lo splendore divino della virtù e non veda la temperanza sedere su un trono sacro.

    Plotino

  12. Comunque scusami condivido quanto hai scritto le connessioni
    relative Penelope Patria – Mi dissociavo dal primo commento di
    Anna ferrara perchè questo perpetuare la condizione femminile
    la trovo anche pericolosa non porta a fare passi in avanti a
    considerare la Persona prima di definizione di genere-
    Grazie per la tua spiegazione- A volte gli accadimenti della
    vita non ti permettono di assecondare capire la tua necessità-
    Egill
    Per Valeria

  13. Egilll,
    cambiare il destino non è uguale a manipolarlo. E comunque avrei tutto il diritto di poter cambiare il mio, se non dovesse piacermi quello che hanno previsto per me… E comunque non ho mai insinuato che tu stessi manipolando niente. Nemmeno a me piace creare complicazioni, quindi stai tranquilla, come mi piace discutere i vari punti di vista, non per paura di essere manipolata, ma per capire meglio ciò che mi sta comunicando l’altro: per esempio tu hai detto che “Non nascerà mai un idea originale se ricalchiamo le orme dei nostri (seppur grandi) maestri”.
    Riflettevo sul tuo invito a cambiare strada per non rischiare di invecchiare precocemente… 🙂
    Volevo soltanto comunicarti che anche io, quando non capisco quello che mi vogliono comunicare, mi metto sulla difensiva e preferisco ragionare a modo mio: sbagliare da sola e prendermi le responsabilità di quello che facccio, è stata da sempre “la mia strada maestra”. Anche i grandi maestri ho cominciato a capirli soltanto quando qualcuno mi ha sussurrato di leggere nei loro insegnamenti quel qualcosa che è comune a tutti. Lì è la mia strada e il mio spirito. Tutte le altre sono prive del mio spirito e non mi influenzano. Percorrerle significherebbe morire un poco per giorno.
    Ma mi è successo anche che la pensassi come un mio maestro, solo non riuscivamo a capirci e allora è stato come rifiutare e combattere contro me stessa. Assurdo, vero?
    E’ per questo che ti ho fatto tutte quelle domande. In fondo, se ci pensi bene, anche questo pc mi condiziona la vita ed io non l’ho saputo apprezzare, l’ho considerato come un’imposizione, fino a quando non l’ho riempito del mio …spirito! (nel senso di Umorismo! 😀 )

    Un caro saluto.
    P.S. ) Non sono Beatrice. Lei è la parte migliore di me!!! 😀

  14. Cara Valeria….
    Un domanda provocaria, a cui onestamente non so rispondere…:
    ma se uno di noi, una persona qualunque intendo, ha paura di affrontare il proprio destino o desidera cmq opporvisi per i più svariati motivi personali (ora non sto sincando i motivi, non mi interessa…ma mi interessa il discorso generale), dicevo oppendosi al suo destino con parole, fatti, omissioni, scelte divergenti da quelle che il destino implica e vorrebbe (e di questo si è ben consapevoli), ma allora quelle persone che ruotano nella sua più stretta sfera affettiva risentono dell’opposizione al destino di cosuti ed anche queste vengono a avere da quel momento un destino che non era il loro?
    cioè, mi spiego meglio, se ognuno di noi è cmq un essere sul quale hanno causa-effetto alcune decisioni altrui e se questa persona si oppone al suo destino allora chi in qualche modo è legato strettamente al destino di costui si ritrova a vivere una vita diversa da quella che il destino gli aveva invece destinato?
    un mega bacione…

  15. Bea, riassumendo, la risposta è un Sì provocatorio…!
    Sì, sembra si guardi ancora al retaggio culturale dei nostri genitori come a qualcosa che ineluttabilmente entra a far parte del nostro dna e che condiziona tutta la nostra vita malgrado la volontà di cambiare. Nel bene come nel male siamo anche i nostri genitori e siamo parte del luogo che abitiamo: purtroppo è lontano ancora il tempo in cui guarderanno al figlio /a senza pensare al padre o alla madre e succediamo al padre e alla madre e diventiamo padroni… dei loro pregi e delitti … alla loro morte…
    Forse per questo il Cristianesimo, per esempio, nasce e attecchisce, invece, tra le “pietre scartate”, “i repudiati”, gli “esclusi”… “porta la spada”… incolla tutte le orecchie mozzate. E la famiglia diventa la Strada…

  16. certo la volontà è frutto di esercizio e vittorie…
    e non c’entra niente con l’incontrare e percorrere una strada od un’altra.

    la volontà è unica, non ha un senso, ma ci fa percorrere qualsiasi strada come attraversare un confine ….

    🙂 2 fiorini!

  17. certo la volontà è frutto di esercizio e vittorie…
    e non c’entra niente con l’incontrare e percorrere una strada od un’altra.

    la volontà è unica, non ha un senso, ma ci fa percorrere qualsiasi strada come attraversare un confine ….
    🙂 2 fiorini!

    n.b. 🙂 questa volta IN era Innocente 🙂

  18. “..So per certo, non vi e` quiete piu` giusta
    di un ventre materno,
    dentro infatti, vi cresce il paradiso in carne ed ossa…”

    Roberta DapuntL

    La trama e l’ordito, e il disegno da seguire nella tessitura, le accomuno all specificità femminile del costudire e “tessere”una vita
    nell’attesa di un bambino..
    L’attesa si colma col pensiero e le fantasie femminili, come la tela che si fa e si disfa in attesa del momento del opportuno x il ,parto da un lato o x il compimento delle “trame ” .

    ma?

    ciao patrizia

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