Pianto antico

L’albero a cui tendevi 
La pargoletta mano, 
Il verde melograno 
Da’ bei vermigli fiori
Nel muto orto solingo
Rinverdì tutto or ora,
E giugno lo ristora
Di luce e di calor. 
Tu fior de la mia pianta
Percossa e inaridita,
Tu de l’inutil vita
Estremo unico fior, 
Sei ne la terra fredda,
Sei ne la terra negra; 
Né il sol piú ti rallegra 
Né ti risveglia amor.

Giosuè Carducci

24 Risposte

  1. Potrebbe essere letta come la mortificazione dell’anima,offesa da un mondo sordo insensibile-
    “Nel muto orto solingo” il passato è immobile silenzioso assolato fermo
    in una dimensione onirica-
    Egill

  2. Si vede un grande dolore del poeta, un dolore quasi sovraumno, il fiore l’ unico seme fiorito dal poeta, che invece si un vede come pianta rinsecchita, quell’ unico fiore è l’ unica gioia della sua vita, ma una gioia che nasce su un terreno gelido,quasi a ricordar il gelo della morte, della tomba della terra nera , quindi probabilmente una gioia che non c’ è più, che rimane tutt’ ora l’ unico appiglio del poeta.
    Quel fiore è descritto in una maniera superba e delicata. E’ un fiore speciale quasi divino, perchè è l’ unica bellezza che ancora regna su tutte quelle burture della seconda parte della poesia, l’ unica cosa bella che rimane, anche se prob. non c’è più…
    E’ una poesia un pò triste e malinconica..

  3. fa commuovere il cuore

  4. dopo un pò di amarezza (della poesia) di norma ci vuole tanta ma tanta tanta
    DOLCEZZA, quindi regalo a me e a tutti quelli che passano di qui e avranno la voglia di schiacciare play…
    questo dono piccino picciò:
    è PER TUTTI NOI…a volte tutti di tanto in tanto ne hanno bisogno un pò:

  5. Bisogna dire che è una delle più belle poesie del Carducci. Il figlio si chiamava Dante.

    Giosuè Carducci, lo ha battezzato con questo nome per far ” rivivere “, il nome del fratello, anch’ egli morto in giovane età.

    Il cuore del poeta è straziato, per la morte del figlio. La tragedia domina tutta la lirica. Però attenzione ! Incosciamente Carducci, fa ” vincere ” la vita non la morte.

    Il figlio vivo :

    ” L’albero a cui tendevi
    La pargoletta mano,
    Il verde melograno
    Da’ bei vermigli fiori
    Nel muto orto solingo”

    Continuando con la lirica, il figlio esce dalla vita del padre… , però Carducci, non parla di morte. Tutti ne parlano , nel commentare questo capolavoro poetico, TRANNE LUI.

    Non si arrende davanti alla morte, la vuole esorcizzare infatti dice:

    “Tu fior de la mia pianta
    Percossa e inaridita,
    Tu de l’inutil vita
    Estremo unico fior,
    Sei ne la terra fredda,
    Sei ne la terra negra;
    Né il sol piú ti rallegra
    Né ti risveglia amor.

    Qui c’ è da piangere, signori. Però Carducci, non riesce a nominare la morte. LA POTENZA DELL’ AMORE VERSO FIGLIO, IN UN CERTO QUALSENSO, LO STRAPPA DALLA MORTE.

    L’ AMORE SUPERA LA MORTE, IN QUANTO E’ L’ ARCHETIPO DELL’ ETERNITA’. LA VITA SENZA AMORE SAREBBE UN SUICIDO CONTINUO

  6. Weeeeeeeeeee Ciao Carissimo Grintoso Luigggione del mio saracino cuore…. 😀 😉 😀
    Quante benevole onorevoli parole hai speso per il mio cuore……
    Capisco ed apprezzo con tanta sincerità il tuo interesse per la mia salute e per la mia persona e per i mie cari immensi amori. Per solo questo benevolo sincero pensiero ti sono debitore e di sicuro ti garantisco che ti saranno rimessi tanti tuoi passati peccati…….
    Dunque hai detto tante cose giuste, che se mi permetti, e con la sempre benevola approvazione del nostro Caro Prof. Gabriele, vorrei anche commentare…..
    Ma ci tengo a precisare che questo commentare, questo nostro interagire, alla fine deve essere finalizzato, (così come è stato sempre nel mio sincero intento, spesso evidenzio certe parole che io ritengo importanti. Parole che se nell’insieme venissero posti su un tavolo, e mischiate nel giusto ordine con quell’impersonale LOGICA INTUITIVA; per chi li ha sempre ricercate; prima o poi quel quadro esistenziale, sarebbe sempre più chiaro e verrebbero fuori tantissime belle celate verità al proprio sentire, al proprio percepire ed al proprio capire.

    Ma, alla fine con tanta sincerità, spero solo che in tanti cari amici ed in tante care amiche, per questa nostra strana forma di’interagire, possa smuovere anche una sola sana spontanea RISATA per tutto quello che diciamo…
    Dunque, vediamo cosa hai detto sul mio conto:::
    :D) Mappinetta, Rafeluzzu è una macchina da guerra, dovrò trovare qualche ora libera per leggere i suoi post, scritti col piombo dell’ inferno
    😀 E’ una vecchia zitella enciclopedica, fatta a pezzi… però è buono, grande signore, ed è l’ amico di tutti. Diventa strano perchè ha un ciclo mestruale difficile e irregolare… . .
    😀 Caro Rafellluzzzuzzzuuu, tu, come tantisime persone di questa vallata virtuale dell’ anima, albergate nella mia interiorità, nel mio cuore, come forze viventi e magiche…. . Rafelù, una cosa bisogna chiarirla, sennò si creano degli equivoci, nelle menti di chi legge.
    😀 IO ATTACCO FEROCEMENTE LA TUA FILOSOFIA, LA TUA ESPERIENZA SPIRITUALE, LA TUA POLITICA, NON LA TUA LUMINOSA E ONESTA PERSONA..
    😀 Ti voglio veramente un bene fraterno e ti stimo. Adesso ho impegni… ,in questi giorni, ti scriverò e non sarò dolce…, mi dispiace.
    😀 Sei un guerriero, e condivido, però tre anni fa hai avuto un infarto. Tuttavia ancora fumi, bevi vino, alcool, fai una vita movimentata, per me, sei un debole.
    😀 Non hai un po di coscienza.. verso di chi ha bisogno di te e ti ama. Qui dovresti essere un guerriero, combattere ciò che ti domina, ti rende flaccido e ti fa perdere il fascino dell’ uomo vero che vince la malattia e il vizio.
    😀 Rafè, tu dovresti mangiare pesce, verdura con molto olio, frutta, evitare la carne rossa, gli insaccati, curarti ., se e’ possibile curarti con le piante e fare 5 km al giorno di passeggiate.
    😀 😀 ” Costringersi, comandarsi, seguire la via più difficile, sopportare tutto ciò che è pesante, è la via della liberazione, quanto più l’ uomo porta a dominare la natura animale e viene portata a obbedire a un ritmo che la domina, tanto più ritorna potenza interiore, tanto è cooperatrice della reintegrazione dell’ uomo “.
    😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀
    Carissimo Luiggggione, solo su queste tue ultime sagge parole si potrebbe scrivere veramente un trattato di almeno 800 pagine.
    Scusandomi e allo stesso tempo per quella spontanea benevolenza che sinceramente nutro per la tua preziosa persona; con tante contradditore parole vorrei risponderti, perché penso, che malgrado le tue sagge dovute ricerche, ci sono cose che ancora non conosci. Su questo tema, voglio rimarcare quel concetto assai distorto che abbiamo sulla vita e sulla morte.
    Premessa:
    😀 Ho sempre detto che sono un esploratore e come ogni buon figliol prodigo che si voglia, per quell’esperienza che passa per ogni pratico/conoscitivo sentiero; spesso, tutto questo mi porta per tantissimo tempo a rimanere nei luoghi e nel necessario tempo, dove il mio desiderio ha richiamato le mie intenzioni….
    😀 Essendo non solo di questo mondo , ma dell’intero universo, non mi sono mai legato a nessuna RELATIVISTICA POLITICA.. così come anche a NESSUNA RELIGIONE O FILOSOFIA DEGLI ESSERI di ogni mondo o piano di coscienza su cui sono stato. Questo però non vuol dire che non mi sono anche adattato accettando tutto quello che il mio cuore riusciva a sentire o a manifestare se in armonia con la mia innata rata vibratoria.

    😀 Come esistono sette o aggregazioni di qualsiasi natura si voglia in questo mondo, esistono sette/aggregazioni/associazioni ed appartenenze ad altri piani di coscienza, ed io, anche se sembra illogico e fuori di ogni sana razionalità, ho anche affermato, che, anche se sono l’ultimo del carro, il meno conoscitore, e forse anche il più sbullonato di tutta quella gloriosa schiera dell’ORDINE DEL SACRO ARCO , diciamo che come ogni buon guerriero che si rispetti, godo di certi privilegi non comuni agli esseri mortali/immortali di questo mondo. Anche sui privilegi si potrebbe dire qualcosa, si sappia solo che, nel nostro sacro ordine, come lo è anche negli altri reami del creato, tutto deve essere conquistato, niente ci è dovuto per gentile o divina concessione/donazione.
    Su questa strana affermazione vorrei aprire un piccolissima parentesi chiarificatrice. Molte distorsioni, mal interpretazioni accompagnate da una buona dose di ignoranza indotta, sono state fatte sull’anima e su i sui moti/flussi e riflussi nel mare della vita. Su questo aspetto c’’è solo una grande verità da capire, da quando ci viene tramandato da ogni tempo e da ogni parte del mondo. Dobbiamo ben comprendere che c’è distinzione fra REINGARNAZIONE e TRASMIGRAZIONE DELL’ANIMA.. perché entrambe contengono un fondamento di verità. Ma questa verità bisogna anche ricercala soprattutto dentro sé stessi, perché anche se erano verità ben note nell’antico Cristianesimo, la nostra ortodossa religione, il Cattolicesimo , non l’ha mai spiegata e tanto meno accettata nei sui futili dogmatici canoni. Perché anche se non ricordiamo, anche se non abbiamo memoria del nostro passato, con una maggiore ATTENZIONE è innegabile è osservabile è constatabile che il nostro stesso passato, spesso si mostra in questa nostra vita attraverso tantissimi segni e tantissime sincronicità. Spesso è quel strano concetto di causa/effetto o di quella raccolta di tutto quello che si è saputo seminare…. In questa, come anche e soprattutto in vite passate.
    Dunque, su questo aspetto si basa tutta la vera crescita spirituale dell’essere, che viene intrisa di vero e puro celato divino amore, (assai incomprensibile alla natura umana); si basa la legge del Karma/Dharma. Sono legami maturati con una famiglia, in una aggregazione, in un popolo, di una nazione specifica ecc. Su questo cammino esperenziale, interviene la Reincarnazione, ovvero una nuova già programmata RINASCITA nel grembo materno di una madre, di un padre, di un figlio, di una figlia, di un amico, o di un nemico di una vita passata.
    Se l’essere è ancora ai suoi primi passi/gradini evolutivi, allora viene guidato dai Signori del Karma (Moire) alle necessarie esperienze di vita che passano per ogni albero della conoscenza del bene e del male, se l’essere ha già raggiunto o superato gli stadi iniziali allora ogni scelta/finalità sarà sempre solo sua e di nessun altro….. E’ ovvio che in entrambi i passi, visto che si perde quasi tutta la propria maggiore consapevolezza raggiunta, si sia guidati da affine anime/esseri/demoni/angeli della stessa natura o di opposta natura necessari allo scopo e alla meta da raggiungere.

    Carissimo Luiggggi premesso che già in parte conosco anche il mio destino, e persino il giorno e l’ora del mio ritorno ai sacri reami delle mie care natie stelle, premesso che ho un grandioso interstellare essere che segue i mie passi esperenziali in questa vita, (mio figlio ORAZIO), premesso che quella in-capibile intellegibile/soprasensibile metafisica, che tu spesso citi, per me, per molti aspetti conoscitiva è fisica tangibile…. Premesso che ho raggiunto quella necessaria consapevolezza che la così temuta sorella morte non esiste; vediamo se riesci a digerire qualcosa sulla vera trasmigrazione dell’anima…

    Come nel mondo esistono esseri più dotati di certi particolari virtù nel cuore o nell’’intelletto rispetto ad altri. Come c’è gente che vive miseramente per proprie colpe/non colpe o per colpe indotte dagli altri rispetto a chi nasce o vive nell’agio consapevole o inconsapevole; come nella stessa città ci sono quartieri più degradati rispetto ad altri, come ci sono popoli più evoluti rispetto ad altri, così nell’universo ci sono esseri che per la loro immensa esperienza, per la loro immensa conoscenza e soprattutto per i meriti raggiunti dal cuore, hanno acquisito delle facoltà, dei potenziali che gli permettono, all’occorrenza di DEFRAMMENTARE LA LORO ESSENZA. sia su un solo piano come contemporaneamente anche su altri diversificati piani della manifestazione.

    Spesso quando riscendono in questo come in altri più densi piani della manifestazione, visto che hanno raggiunto una tale potenzialità energetica che nessun solo corpo umano potrebbe mai sopportare o sostenere; si scindono in diverse personalità, in più persone, con diversificati scopi e finalità. Da questa sola considerazione, si potrebbe benissimo comprendere e riscoprire in quella seppur riportata/adattata/tramandata storia, quell’evidente MAGGIORE IMPULSO che attraverso una maggiore virtù/talento, forza/audacia o ricercata conoscenza/saggezza si è innalzata oltre la normale visione ordinaria manifestandosi nel cuore di grandiosi particolari esseri di ogni tempo e di ogni luogo.

    Come ti dicevo, anche se ti sembrerà assai assurdo / inverosimile / impossibile alla tua zionale mente. Supposto che prima del mio già previsto pianificato tempo, consapevolmente o inconsapevolmente , io decidessi di ritornare nei sacri reami da dove sono venuto, per quella celata immortale natura e per quella celata possibilità, potrei sempre, diciamo nel giro di massimo tre giorni, ritornare presso i mie cari, attraverso una delle mie 7 personalità che tuttora sono in manifestazione in questo mondo, e parlare e spiegare a loro, con la mia stessa voce e con il mio stesso cuore dimostrando che la MORTE NON ESISTE… (per questo, ho anche affermato che non esiste nessun miracolo, ma solo una maggiore conoscenza di sé stessi e delle leggi che regolano la vita in questo piano)

    Di sicuro ti chiederai come mai non sia stata nota e mai riportata da nessuna parte, questa grandiosa celata verità in tutta la nostra storia… Così come i contatti, gli accordi con esseri di altri superiori mondi sono stati apposta ovviati/occultati/mascherati/depistati così anche questa verità ha subito la stessa sorte per i comuni mortali, ma non per i veri ricercatori dell’anima….
    Vorrei ancora continuare, ma ti lascio a tante altre strane parole che di sicuro producono tantissime riflessioni.
    Il Commento di Tommaso Didimo / Taumà tradotto dal capto dal papiro originale di Nag Hammadi

    Gesù dettava, Io scrivevo. Ora, attraverso tante sbarre e tante spade, giunge a voi la Sua Voce. Sembrano parole oscure, ma colui che ne scopre il senso segreto si libera per sempre dalle morti. Come sorrideva Gesù quando gli dicevano che il Regno è su nei cieli. Rispondeva: “Allora gli uccelli chissà come sono in vantaggio su di voi.” Poi diventava serio e con voce dolcissima aggiungeva: “Il Regno è dovunque: fuori e dentro di voi, sopra e sotto. Il Regno non è altro che il Pensiero Vivente, il Padre Vivente. Se lo riconoscete, siete recipienti colmi di Vita. Ma se non lo riconoscete, siete il vuoto stesso!”
    Quando noi lo chiamavamo:
    “Signore, vieni con noi a pregare e a digiunare? “ Lui ci guardava con occhi pieni di ironia e ci rispondeva “Ma che male ho fatto?” E poi aggiungeva: “Non dite sciocchezze e non perdete tempo a fare ciò che intimamente non vi sentite di fare”.
    Una sera al tramonto, vedemmo nel deserto, dall’alto di un colle, un leone balzare su un povero uomo e divorarlo. Gesù ci disse, meravigliandoci: “Quel leone ha fatto quello che doveva fare, mentre sarebbe orribile che l’uomo uccidesse e mangiasse il leone.” Quando gli chiedemmo il perché, Egli rispose: “E’ il leone che, nello scorrere del tempo, diventa uomo, imparando a prendere decisioni umane, mentre l’uomo che mangia il leone, regredisce, prendendo decisioni bestiali.”
    Un giorno Gesù ci spiegò i segreti delle stelle: Era mattino di Primavera. Dall’alto di un colle vedevamo, nella pianura lontana, sorgere il Sole là dove all’orizzonte ancora brillava una luminosa costellazione “Passano le costellazioni, disse Gesù, dopo l’ariete i Pesci. E poi verrà il segno dell’Acquario. Allora l’uomo scoprirà che i morti sono vivi e che la morte stessa non esiste”.
    E’ giunto il momento che io vi dica, miei cari amici, quando fu che Gesù mi chiamò per la prima volta TAUMA’, cioè DIDIMO (il suo gemello). Eravamo tutti a tavola. Al termine del pranzo il Maestro ci disse: “facciamo un giuoco. Ciascuno di voi cerchi di paragonarmi a qualcuno o qualcosa. Naturalmente Simon Pietro parlò per primo “Per me Tu assomigli ad un angelo giusto” . Intervenne Matteo: “Assomigli ad un filosofo saggio”. Uno dopo l’altro, tutti dissero la loro. Alla fine, giunse il mio momento. Gesù mi guardava. Dissi: ”Maestro mio, la bocca rimane chiusa e si rifiuta di dire a chi somigli perché Tu non puoi essere paragonato a niente e a nessuno. Gesù, allora davanti a tutti, disse: “Io non sono più il tuo Maestro, perché hai bevuto sino alla pienezza, alla sorgente infuocata di cui Io stesso mi sono riempito. Hai capito Chi sono. Tu ora sei il pesce grande e buono e per stringere te io getto da parte tutti gli altri. Tu ora sei la più grande e la più coraggiosa delle mie pecore, hai scavalcato ogni recinto ed io ti voglio bene più che a tutte le altre. D’ora in poi ti chiamerò TAUMA’, DIDIMO, perché tu mi hai riconosciuto ed ora sai che oltre ad essere mio fratello di sangue carnale, tu sei Me ed Io sono te. Poi Gesù mi prese dolcemente per la mano e mi portò in una “ANACOREIA”, un luogo appartato. Era un’altana. Il Sole al tramonto colpiva la figura del mio Maestro che appariva grandiosa e luminosa. Sentii da quella polvere d’oro di luce vivente, giungere a me le sue parole:
    -TAUMA’!
    -Dimmi Sazzolòs”, mio dolce Maestro. -E’ giunto il momento. Ora ti dico le tre Parole, infinitamente sacre, infinitamente buone, infinitamente vere”.
    Mi guardò negli occhi. Si avvicinò al mio orecchio. Era la grandiosa Luce che parlava.
    Udii e rimasi sconvolto! Mi aveva detto le tre parole che l’umanità giudica più sconvenienti di tutte le altre! Il mio pensiero si fermò. Fui preso in un vortice.
    Avevo abbassato gli occhi e temevo che, quando li avessi sollevati di nuovo, mi sarebbe apparsa la visione di un diavolo sghignazzante, al posto di Gesù.

    Accadde invece un fatto straordinario. Vidi, dolce e rassicurante, il sorriso del mio Maestro. E allora le tre parole presero corpo nella mia mente. Le vidi luminose e bellissime. Un’ansa misteriosa ed ovale sovrastava una torre terminante con una cuspide conica. I due segni viventi quello della femminilità e quello della maschilità, palpitavano e si attiravano con estrema forza. Tra loro, il terzo segno era come il battito altalenante del cuore e mi appariva con due ali: una fatta di ombra e una di luce. Non saprei descrivere meglio quel segno sconosciuto.

    Nella sua totalità io vidi dunque la CROCE ANSATA degli egizi, il simbolo della Vita.

    Il mio volto si trasformò. Ero pieno di gioia. Ciò che, nella visione divina appare grandiosamente buono e saggio, nella distorta e diabolica visione umana sembra volgare e meschino. L’uomo si è posto agli antipodi di Dio.

    Allora udii le parole di Gesù, che mi scossero fino nelle fibre più nascoste:
    “Le vedi, ora, le due croci, TAUMA’, la croce vera, della MADRE, del PADRE e del FIGLIO, e la croce falsa degli uomini?” “Le vedo tutte e due, Maestro mio, e purtroppo vedo Te, il Figlio inchiodato su quella falsa!
    Quando tornai tra gli amici, ognuno mi interrogava: “Cosa ti ha detto? Quali segreti ti ha rivelato? Ti ha parlato del padre? “Risposi loro:” Mi ha detto soltanto tre parole, non una di più”. -Possibile? Tre parole? Vuoi dire una frase formata da tre parole? -No, tre parole staccate. -Diccele, che cosa aspetti? -Fossi matto. Se io vi rivelassi anche una soltanto, di quelle tre parole, afferrereste le prime pietre a portata di mano e mi lapidereste. Ma allora un fuoco eterno uscirebbe da quei sassi e vi trovereste tra le fiamme per sempre. Amici miei, le tre parole ognuno le deve scoprire da solo.
    -Ma tu le hai sentite da Gesù!
    -E non è la stessa cosa?
    Una sera, Gesù mi prese in disparte e mi disse:
    —TAUMA’ ti farò delle domande, e tu che sei sapiente, rispondimi.
    Quante mani devi prendere per avere una unità di mani?
    —Una mano Maestro.
    —E qual’ è l’unità di piedi?
    —Un piede.
    —E l’unità di occhi?
    —Un occhio
    —No, Tommaso. Ti sbagli. Una mano funziona. Un piede funziona. Ma a un occhio solo sfuggono le profondità.
    —ho capito, Maestro. L’unità di occhi sono due occhi.
    —E l’unità di umanità?
    Stavo per rispondere”un uomo”, ma, col volto imporporato, corressi il mio pensiero. Risposi:
    —E’ la coppia, Maestro.
    —Ora non sei soltanto sapiente, ma sei Saggio.
    Ecc…
    Ed ancora…..

    Inno alla Morte di Giuseppe Ungaretti -tratto da Sentimento del tempo-
    Amore, mio giovine emblema,
    Tornato a dorare la terra,
    Diffuso entro il giorno rupestre,
    E’ l’ultima volta che miro
    (Appie’ del botro, d’irruenti
    Acque sontuoso, d’antri
    Funesto) la scia di luce
    Che pari alla tortora lamentosa
    Sull’erba svagata si turba.

    Amore, salute lucente,
    Mi pesano gli anni venturi.

    Abbandonata la mazza fedele,
    Scivolero’ nell’acqua buia
    Senza rimpianto.

    Morte, arido fiume…

    Immemore sorella, morte,
    L’uguale mi farai del sogno
    Baciandomi.

    Avro’ il tuo passo,
    Andro’ senza lasciare impronta.

    Mi darai il cuore immobile
    D’un iddio, saro’ innocente,
    Non avro’ più pensieri ne’ bonta’.

    Colla mente murata,
    Cogli occhi caduti in oblio,
    Faro’ da guida alla felicità.

    La terra e la morte di Cesare Pavese
    Tu sei come una terra
    che nessuno ha mai detto.
    Tu non attendi nulla
    se non la parola
    che sgorgherà dal fondo
    come un frutto tra i rami.
    C’è un vento che ti giunge.
    Cose secche e rimorte
    t’ingombrano e vanno nel vento
    Membra e parole antiche.
    Tu tremi nell’estate

    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi di Cesare Pavese
    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi
    questa morte che ci accompagna
    dal mattino alla sera, insonne,
    sorda, come un vecchio rimorso
    o un vizio assurdo. I tuoi occhi
    saranno una vana parola,
    un grido taciuto, un silenzio.
    Così li vedi ogni mattina
    quando su te sola ti pieghi
    nello specchio. O cara speranza,
    quel giorno sapremo anche noi
    che sei la vita e sei il nulla
    Per tutti la morte ha uno sguardo.
    Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
    Sarà come smettere un vizio,
    come vedere nello specchio
    riemergere un viso morto,
    come ascoltare un labbro chiuso.
    Scenderemo nel gorgo muti.

    Sulla morte di Kahlil Gibran
    Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.
    E lui disse:
    Voi vorreste conoscere il segreto della morte.
    ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?
    Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.
    Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita.
    poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

    Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;
    E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera.
    confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità.
    La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.
    In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale?
    E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

    Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?
    E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio?
    Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.
    E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.
    E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

    Della testa di morto di Guido Gozzano tratto da Le farfalle. Epistole entomologiche

    L’Acherontia frequenta le campagne,
    i giardini degli uomini, le ville;
    di giorno giace contro i muri e i tronchi,
    nei corridoi più cupi, nei solai
    più desolati, sotto le grondaie,
    dorme con l’ali ripiegate a tetto.
    E n’esce a sera. Nelle sere illuni
    fredde stellate di settembre, quando
    il crepuscolo già cede alla notte
    e le farfalle della luce sono
    scomparse, l’Acherontia lamentosa
    si libra solitaria nelle tenebre
    tra i camerops, le tuje, sulle ajole
    dove dianzi scherzavano i fanciulli,
    le Vanesse, le Arginnidi, i Papili.
    L’Acherontia s’aggira: il pipistrello
    l’evita con un guizzo repentino.
    L’Acherontia s’aggira. Alto è il silenzio
    comentato, non rotto, dalle strigi,
    dallo stridio monotono dei grilli.
    La villa è immersa nella notte. Solo
    spiccano le finestre della sala
    da pranzo dove la famiglia cena.
    L’Acherontia s’appressa esita spia
    numera i commensali ad uno ad uno,
    sibila un nome, cozza contro i vetri
    tre quattro volte come nocca ossuta.
    La giovinetta più pallida s’alza
    con un sussulto, come ad un richiamo.
    “Chi c’e’?” Socchiude la finestra, esplora
    il giardino invisibile, protende
    il capo d’oro nella notte illune.
    “Chi c’e’? Chi c’e’?” “Non c’è nessuno, Mamma!”
    Richiude i vetri, con un primo brivido,
    risiede a mensa, tra le sue sorelle.
    Ma già s’ode il garrito dei fanciulli
    giubilanti per l’ospite improvvisa,
    per l’ospite guizzata non veduta.
    Intorno al lume turbina ronzando
    la cupa messaggiera funeraria.

    Fantasia di Ferny Max
    Non c’è nulla
    che possa farmi
    più impressione
    di una donna
    nuda . . .
    con le sue parole.

    Se l’ebbrezza
    di un bacio
    non le accendesse
    il viso,
    forse morrebbe . . .
    la mia Fantasia.

    Citazioni sulla morte e sul lutto.
    • Ah, che vuol dir morire! Nessuno, nessuno si ricordava più di me, come se non fossi mai esistito… (Luigi Pirandello)

    • Ahi cruda morte, e chi fia che ne scampi, | se con tue fiamme avampi | le più elevate cime? | Chi vedrà mai nel mondo | pastor tanto giocondo, | che cantando fra noi sì dolci rime | sparga il bosco di fronde, | e di bei rami induca ombra su l’onde? (Jacopo Sannazaro)

    • Ahimè al cielo, ahimè alla luna sole e stelle mi portan fortuna! Io vivo per soffrire, e vorrei sol morire! (Andrew Matthews)

    • Alcune volte mi sento felice nel pensare alla morte, perché mi dico: – L’anima mia è scritta in queste pagine e mia madre mi conoscerà. – Mia madre stenterà a capire la mia calligrafia, ed io sarò sotterra, senza aspettare la risurrezione. (Ambrogio Bazzero)

    • All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne | confortate di pianto è forse il sonno | della morte men duro? (Ugo Foscolo)

    • Anche l’elaborazione del lutto è come la nascita di nuova vita in te. È piena di sofferenze e di timori. Spesso è buia come il percorso del parto. Sembra volerci afferrare alla gola. È una strada stretta e tormentosa. Ma, una volta che l’abbiamo percorsa sino in fondo, il nostro cuore si allarga e vediamo una nuova luce che ci illumina. Ci sentiamo liberi, come rinati. (Anselm Grün)

    • Anche se non hanno voce, i morti vivono. Non esiste la morte di un individuo. La morte è una cosa universale. Anche dopo morti dobbiamo sempre rimanere desti, dobbiamo giorno per giorno prendere le nostre decisioni. (Shôhei Ôoka)

    • Bisogna fare una distinzione tra il morire e la morte. Non è tutto un morire ininterrotto. Se si è sani e ci si sente benissimo, è un morire invisibile. La fine, che è una certezza, non dev’essere per forza annunciata con spavalderia. (Philip Roth)

    • Bisogna morire molte volte per imparare a vivere. (Alessandro Ruspoli, 9º principe di Cerveteri)

    • Bisogna salvarsi per poter morire, perché la morte non sopraggiunga senza coscienza, ma chiara, precisa, limpida. (José Revueltas)

    • Certamente si deve morire, ma la morte viene associata a una “vecchiaia” vissuta come un evento molto lontano che non ci riguarda da vicino. (Sabino Acquaviva)

    • Che cosa è la morte per me? Un grado di più nella calma, e forse nel silenzio. (Alexandre Dumas)

    • Che zitella divento, se mi manca il coraggio di amare la morte! (Arthur Rimbaud)

    • Ci sono persone che hanno vissuto con ritmo, che hanno completato il ciclo dell’esistenza passando dall’infuriare della giovinezza alle solide conquiste della maturità e al quieto e pacifico declino verso la morte. La gente di questo genere non teme la morte né lotta per sfuggirla giacché la vita è sempre stata completa, realizzata come un’opera d’arte. Non hanno mai temuto né negato la vita. Non accettano la morte per stanchezza o disperazione ma l’accettano perché hanno compiuto il ciclo con compiuta soddisfazione. Quanti ne sono rimasti al giorno d’oggi? (Louis Bromfield)

    • Colui che da una diversa visione della cosa più è commosso, non teme le angustie della morte. (Giordano Bruno)

    • Colui il quale ha sentito il soffio della Morte alitare presso il suo volto, guarda la Vita con occhi diversi. (Carlo Maria Franzero)

    • Confidenza toglie reverenza. Se trascorri abbastanza tempo vicino alla morte, smetti di averne paura e inizi a odiarla. (Micah Nathan)

    • Conosco l’arti del fellone ignote, | ma ben può nulla chi morir non pote. (Torquato Tasso)

    • Davanti a un feretro ci ricordiamo solo le cose buone e vediamo solo ciò che ci garba. (Carlos Ruiz Zafón)

    • Cos’è la vita, infine? Uno spinterogeno che non funziona. Un sedile invece di un altro. Uno sportello. Una fila di comode, confortevoli, soffici poltrone.
    La morte è alla fila più avanti. (Mino Milani)

    • Di morte mangerai, che mangia gli uomini, | e il morir finirà, morta la morte. (William Shakespeare)

    • Dicono che tutta la vita ti passa davanti agli occhi prima di morire. Forse questo è vero se sei un malato terminale o se non ti si apre il paracadute. Ma se la morte ti coglie di sorpresa, l’unica cosa che hai tempo di pensare è: «Oh, merda!». (Dead Like Me)

    • «Dio» dice San Paolo «lo vediamo qui in terra per riflesso e per enigma. Dopo morte lo vedremo sul serio.» (Alfredo Panzini)

    • Dove non è spirito che svegli la vita in qualsivoglia cosa, è morte. (Prospero Viani)

    • Due cose belle ha il mondo: amore e morte. (Giacomo Leopardi)

    • Due morti hanno plasmato in gran parte la sensibilità occidentale. Due casi di pena capitale, di omicidio giudiziario determinano i nostri riflessi religiosi, filosofici e politici. Sono due morti a governare la percezione metafisica e politica che abbiamo noi stessi: quella di Socrate e quella di Cristo. Siamo tuttora figli di quelle morti. (George Steiner)

    • E infatti i cristiani non sanno morire. Basti in proposito un confronto tra la morte di Socrate e la morte di Gesù. […] A differenza di Socrate, Gesù ha paura, non degli uomini che lo uccideranno, né dei dolori che precederanno la morte, Gesù ha paura della morte in sé, e perciò trema davvero dinanzi alla “grande nemica di Dio” e non ha nulla della serenità di Socrate che con calma va incontro alla “grande amica”. (Umberto Galimberti)

    • E la morte passò con la nuda falce a produrre tanti vuoti nelle nostre già sparute schiere di sopravvissuti. (Mario Giannone)

    • E s’al mesto pensier chiuder le porte | col chiuder gli occhi io cerco, il cieco orrore | contemplo allor de la mia propria morte. (Celio Magno)

    • È strano come a volte il ricordo della morte sopravviva molto più a lungo della vita che essa ha rubato. (Arundhati Roy)

    • È tempo di credere alla vita, in tempo di morte. (Commodiano)

    • Eccola lì la morte paziente. Sono abituato a quella feroce, che ti prende di colpo con un coltello o un proiettile. O a quella crudele, che ti lascia sanguinare sul pavimento. So come trattarla, a cosa pensare quando mi chino su un cadavere. Quella lenta, che ti scava dall’interno, mi incute timore. Non è un incidente di percorso che si possa scansare stando attenti. È il destino inevitabile, il saldo del conto. (Sandrone Dazieri)

    • Ed è il pensiero | della morte che, in fine, aiuta a vivere. (Umberto Saba)

    • Entra infine nel Mio Essere chi, al momento del trapasso, quando abbandona il corpo, pensa soltanto a Me. Questo è vero al di là di ogni dubbio. (Bhagavadgītā)

    • Essere sepolti vivi è senza dubbio, il più terribile tra gli orrori estremi che siano mai toccati in sorte ai semplici mortali. Che sia avvenuto spesso, spessissimo, nessun essere pensante vorrà negarlo. I limiti che dividono la Vita dalla Morte sono, nella migliore delle ipotesi, vaghi e confusi. Chi può dire dove finisca l’una e cominci l’altra ? (Edgar Allan Poe)

    • Ferribotte: Sono sempre i più meglio che se ne vanno!
    Dante Cruciani: È la vita, oggi a te domani a lui! (I soliti ignoti)

    • Finirà il giorno e Febo si tufferà nelle profondità del mare con i suoi cavalli stanchi, prima che io riesca a elencare con la parola tutte le cose che assumono un nuovo aspetto. Cosí vediamo che le epoche cambiano e che là dei popoli diventano potenti, qua decadono. (Publio Ovidio Nasone)

    • Forse perché della fatal quïete | tu sei l’immago a me sì cara vieni | o Sera! (Ugo Foscolo)

    • Giaceva immobile e la morte non era con lui. Doveva essere passata da un’altra strada. La morte pedalava in bicicletta, si muoveva silenziosa sul selciato. (Ernest Hemingway)

    • Hai tolto il sonno, qui, alla mia morte. Mi rallegrava l’idea di essere un morto insonne. Per questo piacere trascurai la cortesia; la frase poteva suggerire un rimprovero implicito. (Adolfo Bioy Casares)

    • I morti laggiù non erano morti, ma sorgevano in un’aureola di gloria sanguigna. I vivi, ritornati a casa, erano i veri morti. (Alexander Lernet-Holenia)

    • Ieri nel di dei morti ebbi dei momenti di grandissima gioia pensando a te, e al bambino biondo e gentile che avremo…. (Ambrogio Bazzero)

    • Il tabù morte ha già steso i suoi tentacoli alla malattia ed anche si sospetti di malattia, ed è rafforzato dal silenzio sulle realtà eterne. (Maurizio di Gesù Bambino)

    • In confronto alla morte, l’amore è una faticosa faccenda infantile, sebbene gli uomini credano più nell’amore che nella morte. (Mario Puzo)

    • In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. (Gesù)

    • In viva morte morta vita vivo! (Giordano Bruno)

    • Io devo vivere in compagnia della morte. La destesto, naturalmente, ma non la temo. Se la temessi non varrei nulla come medico. Dovrei temerla? (Alistair MacLean)

    • Io, è da quando amo, che ho paura della morte. (Maxence Van der Meersch)

    • Io ho il diritto di scegliere la mia morte per il bene degli altri. (Umberto Eco)

    • Io non temo la morte, sa, non la temo assolutamente, perché so che essa è soltanto un passaggio. Verso Dio, la gioia senza fine. (Elio Fiore)

    • Io ti ricordo, Narciso, avevi il colore | della sera, quando le campane | suonano a morto.
    Jo ti recuardi, Narcìs, ti vèvis il colòur | de la sera, quand li ciampanis | a súnin di muàrt. (Pier Paolo Pasolini)
    • La morte del corpo non è la fine dello spirito, ma solo una tappa del viaggio, come quando nei tempi andati si cambiava diligenza. (Louis Bromfield)

    • La morte di un uomo è meno affar suo che di chi gli sopravvive. (Thomas Mann)

    • La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro. (Emil Cioran)

    • La morte è l’una o l’altra di due cose. O è un annullamento e i morti non hanno coscienza di nulla; o, come ci vien detto, è veramente un cambiamento, una migrazione dell’anima da un luogo ad un altro. (Socrate)

    • La morte è l’unica cosa che riesce a spaventarmi. La detesto perché oggi si può sopravvivere a tutto tranne che a lei. La morte e la volgarità sono le uniche due realtà che il diciannovesimo secolo non è riuscito a spiegare. (Oscar Wilde)

    • La morte è la porta che tutti noi dobbiamo attraversare, ed è questo nostro io spirituale che, abbandonato il corpo fisico, ci farà continuare a vivere, a imparare e a crescere mentre proseguiamo. (Rosemary Altea)

    • La morte è parte naturale della vita. Gioisci per coloro che intorno a te si trasformano nella Forza. Dolore non avere. Rimpianto non avere. L’attaccamento conduce alla gelosia. L’ombra della bramosia essa è. (Yoda ad Anakin Skywalker, Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith)

    • La morte è pietosa, perché da essa non c’è ritorno, mentre per colui che è uscito dalle più profonde camere della notte, consapevole e stravolto, non c’è più pace. (Howard Phillips Lovecraft)

    • La morte è più forte dell’amore, è una sfida all’esistenza. (Émile Zola)

    • La morte è sempre e dovunque terribile per una creatura che è nata e che non ha vissuto. Che non ha vissuto affatto: capisci, che non ha vissuto! (Maria Kuncewiczowa)

    • La morte è senza mistero, come la vita. È una necessità: poiché è necessario vivere. (Curzio Malaparte)

    • La morte è spaventosa, ma ancor più spaventosa sarebbe la coscienza di vivere in eterno e di non poter morire mai. (Anton Cechov)

    • La morte è un destino migliore e più mite della tirannia. (Eschilo)

    • La morte è un supplizio nella misura in cui non è semplice privazione del diritto di vivere, ma occasione di calcolate sofferenze. (Michel Foucault)

    • La morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare. (Jorge Luis Borges)

    • La morte è una cosa rapida, chiara, che non ammette compromessi. (Louis Bromfield)

    • La morte, fino a oggi, è sempre stata un evento naturale e gli eventi naturali, si sa, non hanno bisogno di una rielaborazione etica. La pioggia, i fulmini: quando vengono, vengono. Per la morte non è più così. Ora c’è la possibilità di scelta e quando si può scegliere, c’è sempre il bisogno assordante di un’etica. (Aldo Schiavone)

    • La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c’è, quando c’è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti… (Epicuro)

    • La morte mi deve scambiare per qualcun altro. (Samuel Beckett)

    • La morte non è altro che il sonno del bambino che si addormenta sul cuore della mamma. Finalmente la notte dell’esilio sarà tramontata per sempre, ed entreremo nel possesso dell’eredità dei Santi nella luce. (Elisabetta della Trinità)

    • La morte non è il morire, ma ciò che avviene prima di morire, immediatamente prima, quando non ha ancora penetrato il corpo, e se ne sta immobile, bianca, nera, viola, livida, seduta sulla sedia più vicina. (José Revueltas)

    • La morte non è mai banale: è solennità, è mistero. (Remo Bodei)

    • La morte non ha sempre le orecchie aperte ai voti e alle preghiere dei singoli eredi; e si ha il tempo di fare i denti lunghi, quando, per vivere, s’aspetta la morte di qualcuno. (Molière)

    • La morte non vuole gli stupidi. (Anton Cechov)

    • La morte produce qualcosa di piacevole: le vedove. (Enrique J. de Poncela)

    • La morte può essere l’espiazione delle colpe, ma non può mai ripararle. (Napoleone Bonaparte)

    • La morte raggiunge anche l’uomo che fugge. (Orazio)

    • La morte, raggiungila con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e tutti i peccati capitali. (Arthur Rimbaud)

    • La morte si sconta vivendo. (Giuseppe Ungaretti)

    • La morte vera è la separazione da Dio e questa è intollerabile; la morte vera è la non fede, la non speranza, il non amore. (Carlo Carretto)

    • La morte viene silenziosa come un alce, dai vivi ci separa con il taglio di una falce. (Elio e le Storie Tese)

    • La nostra morte non è una fine se possiamo vivere nei nostri figli e nella giovane generazione. Perché essi sono noi: i nostri corpi non sono che le foglie appassite sull’albero della vita. (Albert Einstein)

    • La paura della morte abita nella maggior parte di noi, a un livello più o meno alto, perché non è forse la morte considerata il grande «ignoto»? (Rosemary Altea)

    • La prima qualità di un onest’uomo è il disprezzo della religione, che ci vuole timorosi della cosa più naturale del mondo, che è la morte, odiatori dell’unica cosa bella che il destino ci ha dato, che è la vita, e aspiranti a un cielo dove di eterna beatitudine vivono solo i pianeti, che non godono né di premi né di condanne, ma del loro moto eterno, nelle braccia del vuoto. Siate forte come i saggi dell’antica Grecia e guardate alla morte con occhio fermo e senza paura. (Umberto Eco)

    • La radice di qualsiasi schiavitù è la morte. (Olivier Clément)

    • La severa uguaglianza della morte ridarà a ciascuno il suo: la codardia della attossicata calunnia compagna infesta della vita rifugge dalla maestà dei sepolcri. (Franco Mistrali)

    • La vita è il carro di Dio e la morte è solo l’ombra della Sua frusta. (Isaac Bashevis Singer)

    • La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande. (Vladimir Vladimirovič Nabokov)

    • Lassù fra Dio e | gli uomini giostra spavalda | la morte | la vita. | Dove regna il sole | non c’è schiavitù. (Carlo Perasso)

    • Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l’attesa che in te fa palpitare | le prime stelle! (Gabriele d’Annunzio, La sera fiesolana)

    • Le moribonde parole dello Incas. Secondo cui la morte arriva per nulla, circonfusa di silenzio, come una tacita, ultima combinazione del pensiero. (Carlo Emilio Gadda)

    • Ma ho un appuntamento con la Morte | A mezzanotte in una città in fiamme, | Quando la primavera tornerà a nord quest’anno | Ed io, fedele alla parola data, | Non mancherò all’appuntamento.
    But I’ve a rendezvous with Death | At midnight in some flaming town, | When springs trips north again this year, | And I to my pledged word am true, | I shall not fail this rendezvous. (Alan Seeger)

    • Molti di noi percorrono la vita in punta di piedi, così da raggiungere la morte in tutta sicurezza. (Tony Campolo)

    • Morire non mi piace per niente. È l’ultima cosa che farò. (Roberto Benigni)

    • Morire sarà una splendida avventura. (James Matthew Barrie)

    • Morrai non perché sei malato, ma perché vivi. (Michel de Montaigne)

    • Morte non essere superba, anche se molti ti hanno chiamata | Terribile e potente, perché, tu non lo sei, | Perché, quelli che tu decidi, tu li abbatti | Non morire, povera morte. (John Donne)

    • Muiono le città, muoiono i regni, | copre i fasti e le pompe arena ed erba, | e l’uom d’esser mortal par che si sdegni: | oh nostra mente cupida e superba! (Torquato Tasso)

    • Niun popolo incivilito ostentò, come il romano, il disprezzo delle angoscie e delle convulsioni della morte. Un giorno si diedero il passatempo prescritto da un oracolo, di sotterrar vivi in mezzo al foro un Gallo ed una Galla. Fecero un altro giorno una pantomima che terminava con una crocifissione, la quale dapprima simulata, divenne poscia reale nella persona del brigante Laureole, di cui parla Marziale. Si rappresentò pure una pantomima in cui un Orfeo in carne ed ossa, attorniato dalle bestie feroci nel circo, veniva straziato da un orso. (Giuseppe Arnaud)

    • Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando succede. (Woody Allen)

    • Non morirei mai per le mie opinioni: potrei avere torto. (Bertrand Russell)

    • Non posso rinascere se prima non muoio, e la morte mi ripugna. (Jean Cardonnel)

    • Non sopporterei di morire due volte. È una cosa così noiosa.
    I’d hate to die twice. It’s so boring. (Richard Feynman)

    • O ciechi, il tanto affaticar che giova? | Tutti torniamo a la grande madre antica, | E il nome nostro a pena si ritrova. (Francesco Petrarca)

    • Oh Morte! oh Morte! Eppur lerribil tanto Non sei qual sembri. Tu sugli occhi adesso Mi chiami, in vece di spavento, il pianto. || Dunque più non fuggir, vienmi dappresso. | Ah, perché tremo ancor? Vieni, ch’io voglio | Ne’ tuoi sembianti contemplar me stesso. (Vincenzo Monti)

    • Nulla atterrisce quanto la distanza. Voi potreste essere morta ed io non lo saprò abbastanza presto per morire. (Klemens von Metternich)

    • Perché la morte è un infinito atto d’amore. (Alberto Quintero Álvarez)
    • Predicare agli uomini la morte, con le parole o con l’esempio è stato e sarà sempre invano. Si può riconoscere il male, ma esso è tale e tanto, che non si lascia vincere. I saggi indiani hanno predicato l’astinenza e decantato il Nirvana: a che pro? Il più coraggioso rivelatore del dolore e del male ha concepito il suicidio della Terra; con quale effetto? Dove sono le opere, le azioni, i tentativi, un principio di esecuzione? (Federico De Roberto)

    • Qualche volta si scopre che la morte è molto posteriore alla vera morte, come la vita, a sua volta, anteriore alla coscienza della vita. (José Revueltas)

    • Quando gli uomini muoiono, li attendono cose che essi non sperano né suppongono. (Eraclito)

    • Quando la morte | mi attraversa | strappo il suo grido | allo sparviero | e lo integro | al mio vocabolario. (Anise Koltz)

    • Quando la morte si presenta con la sua vera faccia, scarna e truculenta, non la si considera senza timore. Ma quando, per burlarsi degli uomini che si vantano di burlarsi di lei, avanza camuffata… allora siamo presi da un terrore senza fondo. (Søren Kierkegaard)

    • Quando Morte tra noi disciolse il nodo, | Che prima avvinse il Ciel, Natura e Amore, | Tolse agli occhi l’ oggetto, il cibo al core, | L’ alme congiunse in più congiunto modo. (Vittoria Colonna)

    • Quando pensi alla persona morta, con la quale hai vissuto per anni, i tuoi pensieri non devono essere rivolti soltanto al passato. Chiedi anche alla persona defunta che cosa vorrebbe dirti oggi, pregala di indirizzarti verso ciò che è veramente importante per la tua vita. (Anselm Grün)

    • Se, come ci assicurano, è prevista la vita eterna, perché deve esserci la morte? (Nando Tonon)

    • Secondo alcuni la morte è un fenomeno naturale, come il vento e le stelle. Altri ritengono che dipenda da un dio, se non addirittura da più dei. Ma qualunque sia la nostra convinzione, quello che succede quando finisce la vita è un mistero su cui l’uomo si interroga da migliaia di anni. (Eirik Newth)

    • Se la morte è il fine necessario della vita, tutta la saggezza consiste nell’affrettarne il conseguimento. (Federico De Roberto)

    • Se la morte non fosse una forma di soluzione, i viventi avrebbero già trovato un modo qualsiasi di aggirarla. (Emil Cioran)

    • Se muore lei, per me tutta questa messa in scena del mondo che gira, possono anche smontare, portare via, schiodare tutto, arrotolare tutto il cielo e caricarlo su un camion col rimorchio, possiamo spengere questa luce bellissima del sole che mi piace tanto… ma tanto… lo sai perché mi piace tanto? Perché mi piace lei illuminata dalla luce del sole, tanto… portar via tutto questo tappeto, queste colonne, questo palazzo… la sabbia, il vento, le rane, i cocomeri maturi, la grandine, le 7 del pomeriggio, maggio, giugno, luglio, il basilico, le api, il mare, le zucchine… le zucchine… (La tigre e la neve)

    • Semplicemente per confortare chi prova spavento della morte, Gesù ha esternato la propria paura, perché ognuno sapesse che tale paura non lo induce in peccato, purché egli tenga duro. (Efrem il Siro)

    • Senza fede non potremmo accettare né concepire la morte. (Sophia Loren)

    • S’i’ fosse morte, andarei da mio padre; | s’i’ fosse vita fuggirei da lui: | similmente faria da mia madre. (Cecco Angiolieri)

    • Si dovrebbe, per amore della vita – volere una morte diversa, libera, consapevole, senza accidenti, senza incidenti… (Friedrich Nietzsche)

    • Sì, prova un po’ a negare la morte. È lei che ti nega, e basta! (Ivan Sergeevič Turgenev)

    • Si vive solo due volte: | una volta quando si nasce | e una volta quando si guarda | la morte in faccia. (Ian Fleming)

    • “Siamo nati per morire.” Se l’avessi saputo prima! (Roberto Gervaso)

    • Solo da morti, scrittore e asino, trovano la loro glorificazione. (Giorgio Saviane)

    • Solo un fumo torbido è il sogno della morte, | e il fuoco della vita sotto vi arde. (Herman Hesse)

    • Sostienmi, O mio coraggio. Ecco l’orrendo | Volto di morte! Arricciasi ogni pelo, | E l’alma al cor precipita fremendo. (Vincenzo Monti)

    • Spero di resistere alle mattutine | serenate della morte. (Luca Canali)

    • Spesso sono i giovani ad avere le idee necessarie affinché la società progredisca. Però i vecchi non sempre sono disposti a cedere loro il posto: in questo caso la morte è utile alla società. (Eirik Newth)

    • Trovo, dovunque io giro ‘l guardo intento, | trista imagin di morte. Ecc’ora il giorno | da l’oriente uscir di luce adorno, | eccol tosto a l’occaso oscuro e spento. (Celio Magno)

    • Tu conosci, o Morte, il fuoco che conduce al cielo. Dichiaralo a me che son degno di fede: come partecipano dell’immortalità gli abitanti del cielo? (Kaṭha Upaniṣad)

    • Tutti un giorno, dobbiamo morire. Non possiamo esser certi di ciò che ci attende dopo morti, ma pensate che stupende possibilità vi sono! Può darsi, come disse Socrate, che la morte sia soltanto un sonno tranquillo. Personalmente, sento che la morte sarà la grande rinascita. Perciò avviamoci alla morte come il bimbo va nel suo letto. Accogliamo tranquillamente quest’ora di coricarsi e diciamo che la vita è stata un bene. (Leo Baeck)

    • Un bel morir tutta la vita honora. (Francesco Petrarca)

    • Un confessore si recò da un moribondo e gli disse: «Vengo a esortarvi a morire in pace». L’altro rispose: «E io vi esorto a lasciarmi morire in pace». (Nicolas Chamfort)

    • Un uomo non è nato del tutto finché non è morto. Perché allora dobbiamo rattristarci che un nuovo nato abbia preso posto tra gli’immortali? Noi siamo spiriti. Che ci venga prestato un corpo anche se questo ci dà piacere, ci assiste nell’acquistare conoscenze o nel fare del bene ai nostri simili, è un atto generoso e benevolo del Signore. Quando il corpo non serve più a questi scopi e ci dà dolore invece che piacere, quando diventa un ingombro invece di un aiuto, è non meno generoso e benevolo che ci sia dato il modo di liberarcene. La morte è proprio questo. Il nostro amico e noi siamo stati invitati a un viaggio di piacere che durerà in eterno. Il suo seggio era pronto per primo ed egli è partito prima di noi. Non potevamo logicamente partire tutti insieme: e perché tu e io dovremmo rattristarcene, giacché presto dovremo seguirlo e sappiamo dove trovarlo? (Benjamin Franklin)

    • Una cosa che ho imparato riguardo alla morte è che sono chiamato a morire per gli altri. È fin troppo evidente che il modo in cui muoio influisce su molte persone. (Henri Nouwen)

    • Veder la china, il baratro profondo, | la via senza ritorno, ultima via… | Triste non è il tramonto, amica mia, | triste è dover assistere al tramonto!. (Nicola Lisi)

    • Verrà la morte e a te che non sei niente | porgerà la mano, in mezzo all’altra gente, | e tu sarai il primo, come vorrà la sorte, | a danzare con lei la danza della morte. | La morte bizzarra, la morte normale […] (Tiziano Sclavi)

    • Voglio […] parlare della mia morte, e ammetterete che in questo caso ho qualche diritto all’esternazione. (Umberto Eco)

    • Vorrei andare a Limbiate al vecchio cimitero. La morte mi consola sempre. Credo in Dio e sento la sua pace. (Ambrogio Bazzero)
    • Vorrei essere solo con la morte. È una partita a due che voglio giocare fino in fondo anche se so che è sempre lei a vincere. (Sveva Casati Modignani)
    Fabrizio De André
    Cari fratelli dell’altra sponda | cantammo in coro giù sulla terra, | amammo in cento l’identica donna, | partimmo in mille per la stessa guerra, | questo ricordo non vi consoli, | quando si muore, si muore soli.
    • La morte verrà all’improvviso | avrà le tue labbra e i tuoi occhi | ti coprirà di un velo bianco | addormentandosi al tuo fianco.
    • Sappiate che la morte vi sorveglia, | gioir nei prati o fra i muri di calce, | come crescere il gran guarda il villano | finché non sia maturo per la falce.
    Angelo di Costanzo
    Il primo annunzio di mia cruda morte, | Se a chi muor per amor tanto è concesso, | Vo’ che tra il sonno l’ombra mia t’apporte.
    • Lasciando con la patria ogni conforto, | Ove più l’Appennin la neve agghiaccia, | Carco n’andrò di così gravi some, | Chiamando morte, e te sola per nome. (Angelo di Costanzo)

    • Poi c’hai del sangue mio sete si ardente, | E perchi’io mora, o Morte acerba e ria, | Sei mossa per ferir la donna mia, | Col velenoso stral fiero e pungente.
    • Quand’un alma gentil, credo dal cielo | Discesa, ad onorar quel chiaro giorno, | Però che tal nascer non suole in terra, | Vidi tra molte stelle a par d’un sole | Con raggi fiammeggiar, da far in vita | Tornar quanti mai spense avara morte.
    • Viver mill’anni e governar la terra | Vil servitù mi sembrerebbe, e morte, | Al par di riscaldarmi a sì bel sole, | Tal ch’io devoto vo’ pregando il cielo | Che a gli occhi miei conceda un simil giorno, | Ma tanto ben non spero in questa vita.
    Cesare Pavese
    La morte, ch’era il vostro coraggio, può esservi tolta come un bene.
    • Ma morire è proprio questo – non più sapere che sei morta.
    • Non sarebbero uomini, se non fossero tristi. La loro vita deve pur morire. Tutta la loro ricchezza è la morte, che li costringe industriarsi, a ricordare e prevedere.
    • Tu non sai quanto la morte li attiri. Morire è sì un destino per loro, una ripetizione, una cosa saputa, ma s’illudono che cambi qualcosa.
    Lev Tolstoj
    • È sufficiente che l’uomo riconosca la propria vita non già nel bene della sua persona animale ma nel bene degli altri esseri, e lo spauracchio della morte scompare per sempre ai suoi occhi. Giacché il terrore della morte deriva soltanto dal terrore di perdere, morendo nel corpo, il bene della vita. Se invece l’uomo potesse scorgere il proprio bene nel bene degli altri esseri, se cioè egli amasse loro più di sé stesso, allora la morte non gli apparirebbe come una cessazione del bene e della vita, così come essa appare bensì all’uomo che vive solamente per sé stesso.

    • In che consiste la vera condizione dell’uomo sulla terra e in che consiste quell’inganno che rende l’uomo infelice? L’inganno consiste nel fatto che gli uomini si dimenticano della morte, dimenticano che essi in questo mondo non vivono, ma passano.

    • L’uomo che si ricorda della morte, non può più vivere per il bene del suo io separato. L’unico senso che può attribuire alla sua vita, chi non dimentica la sua caducità, è quello che egli non è un essere a sé stante, ma solo uno strumento della volontà di Dio.

    • La morte è orribile solo per colui che non crede in Dio, oppure crede in un Dio malvagio, il che è la stessa cosa. Per colui che crede in Dio, nella sua bontà e vive in questa vita secondo la sua legge ed ha sperimentato questa sua bontà, per costui la morte è solo un passaggio.
    Proverbi
    . A mal mortale né medico, né medicina vale.
    • A tutto c’è rimedio fuorché alla morte.
    • Al mazzier di Cristo non si tien mai porta.
    • Alle lacrime d’un erede, è ben matto chi ci crede.
    • Altro è parlar di morte, altro è morire.
    • Anche la morte non si ha gratis: ci costa la vita.
    • Campane ed ore, qualcun che muore.
    • Chi gode muore e chi patisce stenta a morire.
    • Chi muore esce d’affanni, ma tutti si vuol viver cent’anni.
    • Chi mal vive mal muore.
    • Chi muore giace, chi vive si dà pace.
    • Chi non muore si rivede.
    • Chi pensa ogni giorno di dover morire, non può mai fallire.
    • Chi più vive, più muore.
    • Ciò che voi siete noi eravamo, ciò che noi siamo voi sarete.
    • Con poco si vive, con niente si muore.
    • Di giovani ne muore qualcuno, ma di vecchi non ne scampa nessuno.
    • Dolore di moglie morta, dura dall’uscio alla porta.
    • Dopo la morte, tutti si puzza a un solo modo.
    • Errore di medico, volontà di Dio.
    • Facendo il male, sperando il bene, il tempo passa e la morte viene.
    • Gesù, Gesù, chi muore non c’è più.
    • Ho veduto assai volte un piccol male non rispettato, divenir mortale.
    • I morti aprono gli occhi ai vivi.
    • I vecchi portano la morte davanti e i giovani dietro.
    • Il tempo passa e la morte viene, guai a chi non ha fatto il bene.
    • La morte è il sonno dei buoni, il terror dei ricchi, il ricovero dei poveri e la consolazione dei tribolati.
    • La morte è un debito comune.
    • La morte guarisce tutti i mali.
    • La morte non guarda soltanto nel libro dei vecchi.
    • La morte non prende all’uomo che la vita.
    • La morte non si deve né desiderare, né temere.
    • La morte paga i debiti, e l’anima li purga.
    • La morte pareggia tutte le partite.
    • La morte viene quando meno s’aspetta.
    • La morte, non perdona al forte.
    • Male per chi se ne va, peggio per chi resta.
    • Meglio un asino vivo che un dottore morto.
    • Migliore diventerai, se alla morte penserai.
    • Morendo ci si libera di tutti i fastidi.
    • Morire e pagare sono le ultime cose.
    • Morta la serpe, spento il veleno.
    • Morte desiderata, cent’anni per la casa.
    • Morto un papa se ne fa un altro.
    • Né all’assente, né al morto non si deve fare torto.
    • Non ogni salmo termina col gloria, il fine è un requiem dell’umana boria.
    • Oggi a me domani a te.
    • Ogni cosa è meglio della morte.
    • Per togliere un morto di casa ci vogliono quattro persone.
    • Pianto per morto, pianto corto.
    • Povero chi desidera la morte, più povero chi la teme.
    • Povero è chi muore e questo mondo lascia, perché chi resta, fra male e bene se la passa.
    • Quando si tratta della morte, anche il diavolo impara a pregare.
    • Quegli tiene gran prudenza che alla morte sempre pensa.
    • Si comincia a morire quando si nasce.
    • Si muore giovani per disgrazia, e vecchi per dovere.
    • Sulla bara si cantano le esequie.
    • Temer la morte è peggio che morire.
    • Temi i vivi e rispetta i morti.
    • Tutte le morti hanno la loro scusa.
    • Tutti nascono piangendo, e nessuno muore ridendo.
    • Tutto muore al mondo, tranne la morte.
    • Va’ dove ti pare, la morte ti scoverà.
    Latini
    Homo sine pecunia imago mortis.
    L’uomo senza denaro è immagine della morte.
    • Honesta mors turpi vita potior (Tacito)
    Una morte onorevole è migliore di una vita vergognosa.
    • Mors tua, vita mea.
    La tua morte è la mia vita.

    Ecc. ecc. ecc.

    Penso e spero tantissimo che nel tuo prezioso cuore come anche nel prezioso cuore di tanti cari amici e care amiche, dopo tutta questa parpaddella di sagge parole, dopo tantissime riflessioni, alla fine è quasi dovuto far sorgere dal proprio consapevole cuore UNA BELLA VIBRANTE RISATA ALLA SANTA GIUSTA SORELLA MORTE.

  7. Nella tragedia dell’antico pianto che accompagna da sempre il dolore della perdita, la perdita più difficile da accettare quella di un figlio, il poeta, come evidenzia Innominato, non nomina la morte, ma paragona il figlio a quel fiore di melograno che ricordiamolo é simbolo di rinascita oltre che di fertilità. E se fosse un “segno”, un filo di speranza nella sua disperazione?

  8. Grazie Mel, adoro questa canzone!

  9. E’ vero quello che dici, caro Innominato….
    ma amare fa anche soffrire molto!!!!
    vabbè lasciamo stare….è meglio cambiare argomento….io e l’amore parliamo due lingue diverse: lui il maziazno e io il venusiano!!!
    Sai, sono molto felicie di poter rileggere i tuoi post….col sorriso e l’ironia dici smepre cose molto interessanti, profonde e che portano a riflettere….sei grande, amico mio!!!
    Un bacioneee

  10. dolce Mel ,

    il tuo regalo merita …un regalo 😉

    Dulce Pontes dona voce, e Vita , ad una poesia del grande Fernando Pessoa

    …intitolata, non a caso (visto il post) – IL FANCIULLO

    .
    .

  11. IL GIGANTE EGOISTA DI OSCAR WILDE

    Ogni pomeriggio, appena uscivano dalla scuola, i bambini avevano l’abitudine di andare a giocare nel giardino del Gigante. Era un grazioso e vasto giardino, con erba soffice e verde. Qua e là sull’erba c’erano bellissimi fiori che sembravano stelle, e dodici alberi di pesco che in primavera fiorivano di bianco e rosa, e in estate davano frutti succosi. Gli uccelli si posavano sugli alberi e cantavano così dolcemente che i bambini interrompevano i loro giochi per ascoltarli. “Come siamo felici qui!” gridarono gli uni agli altri.

    Un giorno il Gigante tornò. Era stato a visitare suo fratello, l’Orco di Cornovaglia, e si era trattenuto con lui per sette anni. Dopo sette anni aveva detto tutto quanto aveva da dire e si era deciso a ritornare nel suo castello. Quando arrivò, vide i bambini che giocavano nel giardino. “Che cosa state facendo laggiù?” gridò con voce burbera, e i bambini scapparono via. “Il mio giardino è mio!”,proclamò il Gigante, “chiunque può capirlo, e non permetterò a nessun altro di giocarci”. Così vi costruì un alto muro tutt’intorno, e mise un cartello:

    Vietato l’ingresso
    i trasgressori saranno perseguiti a termini di Legge

    Era veramente egoista quel Gigante. I poveri bambini ora non avevano un posto dove giocare. Provarono a giocare sulla strada, ma la strada era veramente sporca e piena di polvere e sassi acuminati, e a loro non piaceva. Erano soliti gironzolare intorno alle mura invalicabili dopo l’orario di lezione, parlando tra loro dello stupendo giardino all’interno. “Come eravamo felici lì!” si dicevano.

    Poi arrivò la Primavera, e in tutto il paese spuntarono deliziosi fiorellini sui quali svolazzavano gli uccellini novelli. Soltanto nel giardino del Gigante Egoista era ancora inverno. Gli uccelli non si preoccupavano di cantare perché non c’erano i bambini, e gli alberi si dimenticarono di fiorire. Un solo bellissimo fiore mise la sua testolina fuori dall’erba, ma quando vide il cartello fu così dispiaciuto per i bambini che si infilò nuovamente nella terra, e ritornò a dormire. I soli contenti furono la Neve e il Gelo. “La Primavera ha dimenticato questo giardino” esclamarono, “cosicché noi potremo viverci tutto l’anno”. La Neve coprì l’erba con il suo grande mantello bianco, e il Gelo dipinse d’argento tutti gli alberi. Quindi invitarono il Vento del Nord a stare con loro, ed egli venne. Era avvolto in una pelliccia, e ruggì dal mattino alla sera nel giardino, e abbatté i comignoli. “Questo è un posto piacevolissimo”, disse, “dobbiamo invitare la Grandine”. E la Grandine arrivò. Ogni giorno per tre ore questa crepitò sul tetto del castello finché non ebbe rotto la maggior parte delle tegole, e allora si mise a correre senza mai fermarsi intorno al giardino, più forte che poteva. Era vestita di grigio, e il suo alito era di ghiaccio. “Non capisco proprio come mai la Primavera tardi così tanto ad arrivare”, disse il Gigante Egoista guardando dalla finestra il suo giardino freddo e coperto di neve, “spero che il tempo possa cambiare presto”.

    Ma la Primavera non arrivò, e nemmeno l’Estate. L’Autunno portò frutti dorati in tutti i giardini ma non in quello del Gigante. “È troppo egoista” disse l’Autunno. Così là era sempre Inverno, e il Vento del Nord, la Grandine, il Gelo, la Neve danzavano qua e là fra gli alberi.

    Una mattina il Gigante stava disteso nel suo letto, sveglio, quando sentì una musica dolcissima. Gli sembrò così dolce che pensò dovessero essere i musicanti che passavano. In realtà era soltanto un piccolo fanello che cantava davanti alla finestra, ma era da tanto tempo che non sentiva cantare un uccello nel suo giardino, che quella gli sembrò la musica più soave del mondo. Allora la Grandine smise di ballargli sulla testa, e il Vento del Nord cessò di ruggire, e un delizioso profumo entrò attraverso i battenti aperti. “Credo che sia veramente arrivata la Primavera” disse il Gigante; e saltò giù dal letto per guardar fuori. Che cosa vide? Vide una scena stupenda. Da un piccolo buco nel muro i bambini si erano insinuati nel giardino, e stavano seduti sui rami degli alberi. Su ogni albero che poteva vedere c’era un bambino. E gli alberi erano così felici di avere di nuovo i bambini con loro, che si ricoprirono di germogli, e agitavano delicatamente i rami sulla testa dei bambini. Gli uccelli stavano volando qua e là cinguettando allegramente, e i fiori occhieggiavano tra l’erba verde e ridevano. Era una scena deliziosa: solo in un angolo era ancora inverno. Era l’angolo più lontano del giardino e lì un bambino stava dritto in piedi. Era così piccolo che non riusciva a raggiungere i rami degli alberi, e vi girava tutt’intorno, piangendo amaramente. Il povero albero era ancora coperto di neve e gelo, e il Vento del Nord soffiava e ruggiva tutt’intorno. “Sali, bambino!” disse l’albero, e piegò i rami più che poté; ma il ragazzo era troppo piccolo. E il cuore del Gigante a quella vista si squagliò immediatamente. “Come sono stato egoista!” esclamò. “Ora so perché la Primavera tardava a venire. Metterò quel povero bambino in cima all’albero, e destinerò per sempre il mio giardino ai giochi dei bambini”. Era davvero molto dispiaciuto per quello che aveva fatto.

    Così scese furtivamente e aprì senza rumore il portone di fronte, uscendo dal giardino. Ma quando i bambini lo videro si spaventarono talmente che scapparono via, e nel giardino ritornò l’Inverno. Soltanto il bambino più piccolo non fuggì perché aveva gli occhi così pieni di lacrime che non poté vedere il Gigante avvicinarsi. E il Gigante gli si avvicinò da dietro, lo prese gentilmente per mano e lo sollevò sull’albero. E l’albero fece immediatamente sbocciare i fiori, e gli uccelli si posarono cantando sui rami, e il bambino tese le braccia e le gettò al collo del Gigante e lo baciò. E gli altri bambini, quando videro il Gigante che non era più cattivo come un tempo, tornarono di corsa e con loro tornò la Primavera. “Bambini, il giardino è vostro ora” disse il Gigante, e prese una grande scure e abbatté il muro. E alle dodici, quando la gente uscì per andare al mercato, trovò il Gigante che giocava con i bambini nel giardino più bello che avessero mai visto. Tutto il giorno giocarono e la sera tornarono dal Gigante a salutarlo. “Ma dov’è il vostro piccolo compagno?” domandò, “il bambino che ho messo sull’albero”. Il Gigante lo amava più di tutti gli altri perché era stato lui a baciarlo. “Non lo sappiamo” risposero i bambini, “è andato via”. “Dovete dirgli di stare tranquillo e di venire domani” disse il Gigante. Ma i bambini risposero che non sapevano dove abitava, e che non l’avevano mai visto prima di allora; e il Gigante si sentì molto triste.

    Tutti i pomeriggi, quando la scuola terminava, i bambini venivano a giocare con il Gigante. Ma il bambino che il Gigante amava non si fece mai più vedere. Il Gigante era gentilissimo con tutti i bambini, eppure quel suo piccolo primo amico gli mancava moltissimo, e chiedeva spesso sue notizie. “Come vorrei vederlo ancora!” era solito ripetere.

    Passarono gli anni, e il Gigante divenne molto vecchio e debole. Non poteva più partecipare ai giochi, così, seduto su una grande poltrona, si limitava ad osservarli e ad ammirare il giardino. “Ho tanti fiori bellissimi ma i fiori più belli di tutti sono i bambini” esclamava ogni tanto. Una mattina d’inverno guardò fuori dalla finestra mentre si vestiva. Ora non odiava più l’Inverno, perché sapeva che era semplicemente la Primavera addormentata, e sapeva che i fiori si stavano solo riposando. Improvvisamente si strofinò gli occhi e guardò con meraviglia. Era certamente una visione incredibile. Nell’angolo più nascosto del giardino c’era un albero completamente coperto di fiori bianchi. I suoi rami, dai quali pendevano frutti d’argento, erano interamente d’oro, e sotto c’era il bambino che il Gigante aveva amato. Il Gigante corse al piano inferiore, con il cuore colmo di gioia, e uscì in giardino. Attraversò velocemente il prato e si diresse verso il bambino. Quando arrivò vicino al suo viso, si fece rosso dall’ira, e chiese: “Chi ha osato ferirti?” Sulle palme delle mani del bambino c’erano i segni di due chiodi, e i segni di due chiodi erano anche sui suoi piedini. “Chi ha osato ferirti?” gridò il Gigante, “dimmelo affinché io possa prendere la mia grande spada e ucciderlo”. “No!” rispose il bambino, “queste sono le ferite dell’Amore”. “Chi sei tu?” domandò il Gigante, mentre uno strano timore lo prendeva, e si inginocchiò davanti al bambinetto. Il bambino sorrise al Gigante e gli disse: “Tu una volta mi hai permesso di giocare nel tuo giardino, oggi verrai con me nel mio giardino, che è il Paradiso”. E quando i bambini, quel pomeriggio, vennero a giocare trovarono il Gigante che giaceva morto sotto l’albero, tutto coperto di fiori bianchi.

  12. cara Bea, sei una person molto speciale, perchè nonostante tu abbia dei momenti instabili con l amore(sicura che siano solo momentanei, vedrà tutto si risolverà per il meglio), bè la cosa straordinaria che tu continui cmq a credere nell ‘ amore, non ti arrendi, credi nell amore, anche se ora va come va, questa è fede, perchè non vedi ciò che è ma ciò che sarà, probabilmente il tuo cuore conosce già la bellissima strada che ti porterà questo periodo in cui devi stringere i denti e farti coraggio..vai avanti così, sicuramente le valutazion che stai facendo sono quelle giuste, vai avanti per la tua strada e presto potrai raccogliere i frutti della tua perseveranza.
    Un sorriso 🙂

  13. un sorriso
    for you

    make me a smile
    please…
    sorridi e andrà meglio..vedrai…
    provare per credere…
    un sorriso che ti costa
    ….dai che c’ è
    vedo la curve della labbra che vanno in su…
    🙂 😀 😆

  14. Grazie Manu ti regalo un sorriso:
    only for you

    ps: Bea se con il filmato di prima non hai sorriso…guardati questo..ma non dirlo a Manu, perchè gli avev scritto only for you, ma non è vero, ho mentito… 🙂

    si lo so sono perfida..ahah!!!
    E cmq VALERIA D. La deliziosa, la graziosa e silfide ballerina con le scarpette rosa nel filmato disney, non sono io, MA SEI TU CHE SALTELLI..
    quindi io sono perfida ma senza scarpette rosa 😛

  15. Mentre scrivev nei post qui sopra, e mi interessav dei massimi sistemi sulla filosofia,solo letture leggere…ho notato che la canzone smile di M Jackson ha davvero un testo stupendo che ora qui riporto con video annesso:

    Che poi ho scoperto è stata scritta da Chaplin

    Sorridi anche se ti fa male il cuore
    sorridi, anche se si sta spezzando
    quando ci sono nuvole nel cielo
    ce la farai…

    se sorridi
    con le tue paure e il tuo dolore
    sorridi e forse domani
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu…

    illuminerai il tuo volto con la felicità
    nasconderai ogni traccia di tristezza
    anche se le lacrime potrebbero essere
    in prossimità di venir giù
    è proprio allora che
    devi continuare a provarci
    sorridi, a che serve piangere?
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu…

    sorriderai
    con le tue paure e il tuo dolore
    sorridi e forse domani
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu solo sorriderai

    è proprio allora che
    devi continuare a provarci
    sorridi, a che serve piangere?
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu sorriderai.

    Smile though your heart is aching
    Smile even though its breaking
    When there are clouds in the sky, you’ll get by
    If you smile with your fear and sorrow
    Smile and maybe tomorrow
    You’ll find that life is still worthwhile

    If you just
    Light up your face with gladness
    Hide every trace of sadness
    Although a tear may be ever so near
    That’s the time you must keep on trying
    Smile, what’s the use of crying?
    You’ll find that life is still worthwhile

    If you just
    Smile though your heart is aching
    Smile even though its breaking
    When there are clouds in the sky, you’ll get by
    If you smile through your fear and sorrow
    Smile and maybe tomorrow
    You’ll find that life is still worthwhile
    If you just smile

    that’s the time you must keep on trying
    Smile, what’s the use of crying?
    You’ll find that life is still worthwhile
    If you just smile

    😀 😀 😀
    😉
    only for everybody

  16. Ora forse verrà pubblicato il post sbagliato e non quello giusto, nel dubbio specifico…il post 30 settembre 22:15 ha il video sbagliato, non leggetelo è un post fasullo
    INVECE se state leggendo questo è quello giusto!!!
    quindi proseguite, ed è uguale a quello ma con un video diverso
    (alla fine della storia sto post l ho scritto 3 volte, benissimo!!!!)
    PROF SE CE LA FA PUò NON PUBBLICAR POST QUI SOPRA CHE HO SBAGLIAT VIDEO..GRAZIE
    RISCRIV HO SBAGLIATO VIDEO..UFFA!!TUTTA STA FATICA E DEVO RIFAR

    Mentre scrivev nei post qui sopra, e mi interessav dei massimi sistemi sulla filosofia,solo letture leggere…ho notato che la canzone smile di M Jackson ha davvero un testo stupendo che ora qui riporto con video annesso:

    Che poi ho scoperto è stata scritta da Chaplin

    Sorridi anche se ti fa male il cuore
    sorridi, anche se si sta spezzando
    quando ci sono nuvole nel cielo
    ce la farai…
    se sorridi
    con le tue paure e il tuo dolore
    sorridi e forse domani
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu…
    illuminerai il tuo volto con la felicità
    nasconderai ogni traccia di tristezza
    anche se le lacrime potrebbero essere
    in prossimità di venir giù
    è proprio allora che
    devi continuare a provarci
    sorridi, a che serve piangere?
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu…
    sorriderai
    con le tue paure e il tuo dolore
    sorridi e forse domani
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu solo sorriderai
    è proprio allora che
    devi continuare a provarci
    sorridi, a che serve piangere?
    scoprirai che vale ancora
    la pena di vivere
    se tu sorriderai.

    Smile though your heart is aching
    Smile even though its breaking
    When there are clouds in the sky, you’ll get by
    If you smile with your fear and sorrow
    Smile and maybe tomorrow
    You’ll find that life is still worthwhile
    If you just
    Light up your face with gladness
    Hide every trace of sadness
    Although a tear may be ever so near
    That’s the time you must keep on trying
    Smile, what’s the use of crying?
    You’ll find that life is still worthwhile
    If you just
    Smile though your heart is aching
    Smile even though its breaking
    When there are clouds in the sky, you’ll get by
    If you smile through your fear and sorrow
    Smile and maybe tomorrow
    You’ll find that life is still worthwhile
    If you just smile
    that’s the time you must keep on trying
    Smile, what’s the use of crying?
    You’ll find that life is still worthwhile
    If you just smile

    only for everybody

    POTREI SCRIVERL UNA QUARTA VOLTA, ORMAI LE DITA VANNO PER INERZIA 😆

  17. x equil le altre amiche del blog

    “Sei ne la terra fredda,
    Sei ne la terra negra;
    Né il sol piú ti rallegra
    Né ti risveglia amor”

    anch’io la leggo come una mortificazione dell’anima offesa da un mondo sordo ,egoista.
    Si parla della morte di un bambino xciò ci sento la morte dei tantii bambini la cui infanzia è negata e forse rimane sepolta x sempre.
    Come si riesce ad accettare il dolore innocente ?

  18. mi sono dimenticata, ciao a tutti i viaggiatori del blog patrizia

  19. Spero sia quello giusto. Baci

  20. Carissima Mel,
    grazie per le tue parole…e sì, eccome se ho sorriso!!!
    Non posso non credere nell’amore, anche se ora sto all’inferno…
    ho sognato, ho seguito – come direbbe Coelho – i segnali, o quelli che per me erano tali, mi sono abbandonata alle coincidenze miracolose e ciu ho visto altri segnali, soprattutto ho seguito il mio cuore e ho fatto parlare senza riserve il mio cuore…ho sognato ad occhi aperti, ho volato molto in alto….
    ma poi qualcosa è accadaduto e quei sogni ad occhi ad aperti erano solo sogni…e così sono caduta a terra dall’alta quota in cui sfioravo il sole!!!
    diciamo che, stramazzando a terra, è un eufemismo dire che mi sono solo fatta male….ma preferisco sdrammatizzare se e quando ci riesco!
    ora sono ferita, sofferenzte e sono sprofondata all’inferno….ma….
    ma….come dice Manu, ho ancora una piccolissima e tenue scintilla….
    sarò folle…ma credo troppo in questi snetiemnti e in questo amore!
    Un bacio e garzie di cuore per le tue parole!

  21. ONLY YOUUUU U…… 😎

    . 😛 😛 😛


  22. patriziax il prof

    credo proprio sia il blog giusto, buone cose , patrizia

  23. Cara Patrizia, sono felice che trovi il blog giusto. Baci

  24. 😳

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