Dal “De Amore”

(René Magritte, Gli amanti)
 
 “L’amore è una passione innata che procede per visione e per incessante pensiero di persona d’altro sesso,
per cui si desidera soprattutto godere l’amplesso dell’altro,
e nell’amplesso realizza concordemente tutti i precetti d’amore.
Che l’amore sia passione,
si vede facilmente.
Infatti, prima che l’amore sbocci da tutte e due le parti,
non esiste angoscia maggiore,
perchè l’amante teme sempre che l’amore non ottenga l’effetto desiderato
 e che siano inutili le sue fatiche […]”.
 
Andrea Cappellano
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10 Risposte

  1. Due sconosciuti che si amano…..è ciò che mi evoca Magritte,con questa opera! Noi abbiamo inventato l’amore, dal sentimento alla passione, dal sentimento alla sensualità. Noi siamo anime con la continua ricerca di un benessere spirituale, pensiamo di incontrare la persona giusta e poi non è come si è presentata. Anche quando è vero amore, poi ci si sveglia dall’incanto perchè la realtà è diversa dal sogno. Kant ci ha insegnato “l’anima in sè è perchè si presenta in noi”. Auguriamoci un cuore giovane, fluttuante. Baci al grande Gabriele.

  2. Che quadro meraviglioso!!!
    Non ha importanza la faccia dell’amante o dell’amato, quello che conta è la passione, il trasporto del cuore, l’empatia….
    l’amore non è solo attrazione fisica, ma è anche, e forse soprattutto, attrazione tra cuori e emaptia tra anime!!!…sicchè non è più importante il volto della persona amata, perchè le due persone parlano attraverso Anima….si amano e si “vedono e sentono” attraverso i sensi…..tutti i sensi!!

  3. Colgo il gancio che mi lanciò Raffaele.
    Un “pezzo” che, secondo me, bene sta in questo post… Immenso e tragico Cyrano (L’ho visto nei panni di Gérard Depardieu! 😀 ):

  4. Non sappiamo chi baciamo quando baciamo l’Altro, che è una parte nostra che non conosciamo? E’ x questo che i due volti sono da svelare?
    saluti
    patrizia

  5. Carissima Valeria,
    grazie per questo video, grazie per aver instillato quel sentimento che si mostra con una spontanea lacrima, una lacrima di memoria che affiora dalla fonte della mia anima.

  6. Io penso, carissima Basalto,
    che potrebbe – ma questa è solo la mia umile opinione – che il fatto che i due amanti abbiano i volti coperti sta a significare che l’Amore, quello vero unico, non da importanza al volto, ma al “senire” del cuore…cioè noi non baciamo il volto dell’Altro ma l’Altro nella sua interezza umana psichica e spirituale…quindi il volto in realtà diventa un accessorio….perchè noi siamo in emaptia toitale col corpo, la mente e il cuore di chi ci sta o staimo baciando…
    un bacio

  7. Provo a dare un’interpretazione collegandomi al mito di Amore e Psiche: Psiche perde Amore, che non aveva mai potuto guardare, quando vinta dalla curiosità e dal dubbio che fosse un mostro come le avevano fatto credere le sorelle invidiose, lo spia di nascosto.

    Venere, gelosa della bellezza di Psiche, ordina al figlio di darla in sposa all’ultimo degli uomini. Eros però si innamorò di lei e la portò in una valle incantata. Psiche, contraddicendo l’ordine dello sposo di accettarlo al buio senza mai vederlo, su istigazione delle sorelle, accende un lume e nel vedere Amore lo perde. Per poter ricongiungersi a lui ed essere accettata nell’Olimpo, Venere le infligge quattro prove: 1) Separare dei semi mescolati in un tempo troppo breve. 2) Strappare un ciuffo di lana dorata da un montone feroce. 3) Raccogliere un bicchiere d’acqua dallo Stige. 4) Portare a Venere dall’Ade un vasetto di bellezza.

    Il mito di Amore e Psiche secondo la favola di Apuleio fa riflettere sull’elemento di novità contenuto in essa rispetto al motivo dell’eroe in genere: a differenza di questo, infatti, qui l’inconscio assume più direttamente la valenza positiva di energia soccorritrice, fonte di trasformazione creativa che genera coscienza. Le quattro prove cui viene sottoposta Psiche rappresentano il percorso che essa simbolicamente deve attraversare prima di giungere alla consapevolezza.
    La prima prova richiede a Psiche di mettere in atto un principio discriminativo capace di ordinare una quantità di “semi” differenti che si trovano mescolati insieme: “Questo mucchio – osserva Neumann – è in primo luogo simbolo di un’uroborica mescolanza dell’elemento maschile.” Le forze inconscie soccorritrici sono in questo caso le formiche, “simbolo – secondo M.L.Von Franz – dell’ordine segreto dell’inconscio collettivo”, una sorta di “ordine inconscio” che è il solo capace di far fronte al caos disordinato con cui si presenta l’inconscio stesso; il senso al di là del non-senso di cui parlava Jung.
    L’atteggiamento di Psiche esprime quindi un affidamento alle forze inconsce e alla loro benefica azione.
    Nella seconda prova Psiche è chiamata all’incontro con la forza distruttiva solare del maschile, rappresentata dal mitico “vello d’oro” dei montoni.
    Qui l’elemento inconscio che soccorre Psiche è la canna parlante ( Il consiglio è di aspettare la sera e di raccogliere i ciuffi di vello rimasti impigliati tra i rovi). Essa simboleggia la voce interiore che invita ad aspettare il momento opportuno (per l’appunto il calar della sera), per incontrarsi col principio spirituale (rappresentato dal Vello d’oro) senza venirne sopraffatta ed annientata.
    La calma femminile, la capacità di attendere, dunque, rappresenta una grande risorsa di fronte all’impulsività irrefrenabile, all’istinto che si esprime in maniera violenta. Così descrive Neumann questa seconda prova: “il femminile deve soltanto interrogare il proprio istinto per entrare, al calar del sole, in una relazione feconda con il maschile, ossia in una relazione d’amore. Così viene superata la situazione in cui maschile e femminile si fronteggiano in mortale ostilità.” La terza prova è il confronto di Psiche con l’irruente cascata delle acque dello Stige, simbolo dell’incontenibile forza dell’inconscio stesso e della sua mancanza di forma specifica.
    Il compito di raccogliere un bicchiere di quell’acqua riesce grazie all’intervento dell’aquila di Zeus che si assume il compito di raccoglierla per lei.
    “L’aquila – secondo M.L.Von Franz – rappresenta l’entusiasmo intuitivo e lo slancio spirituale del pensiero. Proprio quando la psiche umana non può più agire con le sue sole forze, viene sorretta da uno spirito eroico e intuitivo che sgorga dal suo inconscio”.
    Psiche rappresenta allora il femminile capace di contenere in sè e di dar forma all’inconscio che in lei stessa fluisce.
    In tutte e tre queste prove è richiesto a Psiche di coniugare insieme gli opposti, superando la sterile contrapposizione.
    La quarta prova, infine, è composta di due parti.
    Nella prima parte Psiche deve affrontare il pericoloso viaggio agli inferi, guidata dai consigli di una Torre Parlante, la quale, maschile e femminile insieme, è simbolo della cultura umana e della coscienza umana e per questo viene chiamata “Torre che guarda lontano” . Essa mette in guardia Psiche dal cedere alla “pietà”, quale modalità di relazione con l’altro, che non le consentirebbe di raggiungere la propria comple-tezza.
    Nella seconda parte, invece, Psiche, tornata dal mondo degli inferi, cede alla tentazione di appropriarsi della bellezza divina e, pensando così di poter risultare più piacevole agli occhi di Eros, apre il vasetto consegnatole da Proserpina, atto questo che risulta per lei fatale.
    Torna il tema iniziale della “bellezza”, capace di avvicinare l’umano al divino.
    Tutto il cammino di trasformazione di Psiche è iniziato per Amore, per l’irresistibile desiderio di “conoscere” Amore.
    Ora che Psiche ha superato le prove, ha conosciuto e sopportato solitudine e disperazione, ora che ha in mano l’unica arma che conosce per attirare a sè ancora una volta Eros, la bellezza appunto, ( l’azione dell’amore, a quanto dice Platone per bocca di Diotima, “è la procreazione nel bello secondo il corpo e secondo l’anima” ) Psiche non può che tendere alla bellezza, pur consapevole che ciò significa “fallire”, secondo la logica maschile dell’eroe.
    E proprio in questo “fallimento” Psiche si manifesta fedele alla sua femminilità originaria in opposizione alla ragione totalmente maschile.
    Così Psiche “muore” per Eros, ed è questo suo stesso sacrificarsi a lui che lo stimola ad agire: Eros si scuote ed accorre finalmente a salvare la sua Psiche. L’umano dimostra così al divino la propria uguale dignità attraverso la propria superiorità nell’amore.

    si ringrazia il sito geagea.com

    E per una lettura della favola di Apuleio
    http://digilander.libero.it/Bukowski/Amore%20e%20Psiche.htm#FavolaItaliano

  8. Quando l’amore vi chiama, seguitelo, benché le sue vie siano faticose e ripide.
    E quando le sue ali vi avvolgono, abbandonatevi a esso, quantunque la spada nascosta tra le sue piume vi possa ferire.
    E quand’esso vi parla, credetegli, sebbene la sua voce possa frantumare i vostri sogni come il vento del nord devasta il giardino.
    Poiché proprio come l’amore vi incorona, così vi crocifiggerà.
    Come è per la vostra crescita, così favorisce la vostra potatura.
    Proprio come sale fino alla vostra altezza per accarezzare i vostri più teneri rami che tremano nel sole, così esso scenderà alle vostre radici per scuoterle dov’esse sono più fortemente attaccate alla terra.
    Come covoni di grano vi raccoglie a sé.
    Vi trebbia per mettervi a nudo.
    Vi setaccia per liberarvi dalle vostre pellicole.
    Vi macina sino a rendervi candidi
    Vi impasta sino a quando non sarete flessibili, e poi vi cede al suo sacro fuoco, affinché voi possiate diventare pane sacro per la santa mensa di Dio.
    Tutte queste cose farà a voi l’amore affinché possiate conoscere i segreti del vostro cuore, e in quella conoscenza diventare così un frammento del cuore della Vita.
    Ma se per paura cercherete dell’amore soltanto la pace e il piacere, meglio sarebbe allora per voi coprire la vostra nudità, uscire dall’aia dell’amore, ed entrare nel mondo senza stagioni dove voi riderete, però non tutto il vostro riso, e piangerete, ma non tutte le vostre lacrime.
    L’amore non dà nient’altro che se stesso e non prende nulla se non da se stesso.
    L’amore non possiede, né vorrebbe essere posseduto, perché l’amore basta all’amore.
    Quando amate non dovreste dire:
    “Dio è nel mio cuore”, ma piuttosto “Sono nel cuore di Dio”.
    E non pensiate di poter dirigere il corso dell’amore, perché è l’amore, se vi trova degni, a dirigere il vostro corso.
    L’amore non ha nessun altro desiderio che quello di adempiersi.
    Ma se nel vostro amore non potete fare a meno di desiderare, fate che questi siano i vostri desideri:
    Sciogliersi ed essere come un ruscello che canta la sua melodia alla notte.
    Conoscere la pena di troppa tenerezza.
    Essere feriti dalla comprensione stessa dell’amore.
    E sanguinare volentieri e con gioia.
    Destarsi all’alba con un cuore alato e render grazie per un altro giorno d’amore.
    Riposare nell’ora del meriggio e meditare l’estasi dell’amore.
    Rincasare la sera con gratitudine,e addormentarsi con una preghiera in cuore per l’amato e un canto di lode sulle labbra.”

    Gibran

  9. occhi chiusi ,
    da un bacio ..
    ci si bacia ..al buio!!!!!
    e dal buio rinasce una luce sempre nuova! 🙂

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