Psicologia e Alchimia

Ho studiato testi alchemici per quindici anni, senza mai farne parola ad alcuno, perché non volevo suggestionare i miei pazienti o influenzare i miei colleghi. Ma dopo quindici anni di ricerche e di osservazioni, certe conclusioni mi si imposero ineludibilmente. Le operazioni alchemiche erano reali, solo che la loro realtà non era fisica, bensì psicologica. L’alchimia rappresenta la proiezione in laboratorio di un dramma insieme cosmico e psicologico.

C. G. Jung

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39 Risposte

  1. Care Anna e Bea, l’idea di Roma è realizzabile. Dobbiamo organizzarci con gli altri amici. La psicologia è un antro da esporare e noi possiamo farlo solo se …..ne saremo convinti. Un saluto a Gabriele e buona giornata a tutti.

  2. E allora cosa dicono gli altri amici?

  3. “Nella tua pazienza è la tua Anima”

    Frase degli Alchimisti,
    tratta dal “Codice dell’Anima” di Hillman.

  4. Caro prof ma in laboratorio si entra solo per Divina concessione,dunque le operazioni sono reali cioe’ si opera su una materia fisica,giusto?

  5. “Dovete pensare che qualcosa accade in voi, che la vita non via ha dimenticato, che vi tiene nella sua mano; non vi lascerà cadere .Perchè volete voi escludere alcuna inquietudine, alcuna sofferenza, alcuna amarezza dalla vostra vita, pochè non sapete ancora che cosa tali stati stiano lavorando in voi?Perchè mi volete voi perseguitare con la domanda di dove possa venire tutto questo e dove voglia finire?Quando pure sapete che siete in trapasso e nulla avete tanto desiderato che trasformarvi”

    la pazienza è questa?, E? difficile.

    saluti patrizia

    R.M.Rilke
    Lettere ad un gionvane poeta-

  6. Professore non sa quanto mi mancano le sue trasmissioni su Anima. E’ già passato un anno e mezzo da quando non è più in Rai, eppure mi sembra poco fa. La memoria in fondo non risponde a dinamiche temporali, ma emozionali. E quello spazio su Anima era un’oasi, un luogo di ristoro, per tutti con loro che non sono completamente assuefatti alle dinamiche di questa società. E di questi tempi sbandati. Per tutti coloro che hanno nel cuore un desiderio, quel desiderio che non può essere completamente soddisfatto dalle cose sensibili!
    Mi rincuoro spesso con questo Blog. Questo bellissimo spazio… però certi giorni la nostalgia è tanta, non oso immaginare cosa sia anche per lei…
    So che le scrivo spesso messaggi simili a questo, però per me è essenziale, per me essenziale ribadirlo. Dunque lo faccio.
    Perché ribadendolo a Lei e come se lo ribadissi, ad una delle parti migliori di me stesso.
    Un forte abbraccio

  7. caro gabriele

    cosa raprresentano i tre becchi della fontana?

    un caro saluto massi

  8. Caro prof. quando c’era Malì acquistai un libro gigante sull’alchimia solo perchè ne aveva parlato lei e Malì mi aveva fatta incuriosire..
    Comunque, a me che ho avuto una bella passione per una persona mi ha fatto venire in mente l’alchimia quando poi ho pianto..perchè praticamente mi sono ricordata del “piccolo chimico” di un ragazzino amico mio, e come si fa l’acqua distillata..
    Ho pensato
    Ecco si mette l’ampolla con il beccuccio sul fuoco ad alcool, collegata ad una provetta avvolta in una pezzuola bagnata ..l’acqua bolle..e le gocce cadono piano piano nella provetta..ecco come mi sentivo.
    Sono quindi le lacrime d’amore un processo alchemico in sè..un estratto d’amore..di quando c’è una passione di qualsiasi genere ma molto forte ..quindi le lacrime sono ciò che è la quintessenza di noi che pure abbiamo avuto dei sentimenti per qualcuno?? E’ questo un buon esempio ?
    Eppoi noi donne non siamo un laboratorio alchemico in sè??
    Lacrime come estratto della passione??? Lacrime di amore, di gioia, di frustrazione è pur sempre un sentimento che è “bollito” ??
    Scusi tanto ma scrivo velocemente perchè ho un casino intorno a me.
    Spero che io sia chiara !!

  9. Perchè mi fa pensare a 1984 Orwell-
    Egill

  10. cara Rosa, però che intendi con “l’antro” forse volevi dire l’altro?
    Io soffro di claustrofobia sociale troppa gente al chiuso mi fa stare male non so più che dire poi mi rimane un sorriso ebete stampato tutta la sera e la postazione vicino alla porta pronta per scappare.
    Povero Gabriele! Comunque penso sia meglio sentirci tutti via mail e siccome Bea è di Roma potrebbe essere lei a scriverci in privato e vedere chi può venire chi no e le esigenze di tutti.
    8Io non so se posso però Roma mi manca, desidero sempre andare a mangiare nel “ghetto” e non ci riesco mai dei carciofi alla giudia.)
    che dici? E se andassimo in qualche bel museo di pittura?
    Cioè a camminare mi sento meglio potremmo discutere di arte e ognuno potrebbe sentirsi libero di scapparsene he he he heeeee 😀

  11. Ok allora scrivetemi tutti…..la mia mail è
    historiamagistravitae@virgilio.it
    e vediamo se e come ci si può organizzare…
    poi una volta che abbiamo le idee chiare proporremo il tutto al prof
    che ne dite?

  12. Ok…allora scrivetemi a historiamagistravitae@virgilio.it
    e vediamo se cosa si può organizzare
    quando avremo le idee chiare sentiremo il prof e…procedremo con l’organizzazione
    che ne dite?

  13. Mappppppppp…se tu non vieni ti vengo a òprendere con la mia motoscpoa!!!! scherziamoooooo….map…devi venireee

  14. quanto costa noleggiare nu’ bus che parte da Messina?
    ce saglimm tutt acopp e facimm nu’ casino..PARIAMM…
    scaglioniamo le stazioni pigliamm pure a Don Luigi a Salierno facimm nà mappata e’ gente.
    Io porto o’ triccaballacc.

    Arriviamo vivi? Se all’autista non viene un’esaurimento nervoso..

  15. non c’entra niente co u’ triccaballac però mi faceva ridere: così pariavano nel medioevo…

  16. Carissimo Prof. Gabriele,
    le nostre care amiche si stanno organizzando per dar luce ad una magnifica festa. A tal scopo, stanno già spolverando le loro antiche scope magiche, qualcuna è più vicina al nostro tempo, tanto che anche la terminologia si è adattata, parlando appunto di motoscope, di autoscope ecc., . Penso che sia giusto,doveroso ed anche un bene che, anche noi fossimo presenti a quel bel simposio, ma siccome siamo assai più distanti di loro, proporrei di riprendere le nostre antiche ma sempre efficaci , bacchette di potere che come per magia possono teletrasportarci o meglio bilocarci per attrazione naturale nel luogo, là dove un desiderio comune, vuole condurre le nostre impareggiabili belle amorose femmine.. 😀

    Carissimo Prof. Cabriele, scherzosamente è solo un pretesto per salutarla affettuosamente 😀

  17. E anch’io ricambio il tuo saluto scherzoso e affettuoso. Un abbraccio.

  18. Pardon ho sbagliato a digitare. Cara map volevo dire che ” la psicologia è un antro da esplorare”……..a te le conclusioni. Ciao a tutti i blogger. Un saluto a Gabriele.

  19. uhmm … a me la musica del Medioevo risultava un po’ diversa 🙄

    _

  20. Rosa
    secondo me volevi dire , portace *n’artro * …..litro

    (visto chesse parla
    d’anna’ a Roma 😛

    _

  21. Emanuele sei incorreggibbbbbilo..HIC.
    Rosa cara, poi mi spiegherai l’antro quando ci incontreremo spero non in un antro perchè sul serio temo i luoghi chiusi!!tutto quà!! BACI.
    Cortesemente anzi, gradirei andare a ballare.Si può?

  22. Sì e no. No e sì. Baci

  23. Caro Andrea, grazie delle tue parole. Debbo dire che della Rai me ne infischio, anche perché la cancellazione di Rainotte l’ho considerato un fatto grave, indipendentemente dalla mia persona. Baci

  24. Caro Massi, sono fasi di trasformazione di Anima. baci

  25. Quello stupido potere,…. Ma Ritornerà, al di là del mio desiderio personale! Per Professore, non importa se se ne infischia, ci tornerà,… lei rai notte, e tutto quello che in qualche modo credo abbia dato fastidio a qualcuno, non si tratta certo di sherry, NOOOOooo,… Quindi! Un gran saluto a lei,… ma salutiamo anche gli utili idioti, 🙂

  26. Carissima, al posto dei “sentimenti” scrivi “emozioni” e per il resto va bene. Comunque, c’è una celebre canzone napoletana che dice: “So’ lacrime d’ammore e non è acqua”. Baci baci

  27. Sniff sniff proffi ora mi fà piangere.

  28. cara map potresti postare il titolo del libro a cui ti riferisci?
    grazie

  29. Carissimo Prof. Gabriele,
    sommandomi alla sua altruistica giusta riluttanza, dico solo che, per quella libera coscienza/conoscenza che dolcemente si adagia sulle ali dell’amore per il sapere; continua a dare i sui frutti anche e soprattutto anche attraverso questa preziosa casa… ormai il tempo è maturo affinché si possa dare più salvifica luce chiarificante a quella martoriata coscienza collettiva che è stata plagiata in ogni tempo….

  30. Ciao Massi,
    bentornato! sai che lo dico col cuore.
    Solo oggi ho visto il tuo logo…e sono felice per te che sei qui tra noi, perchè questo spazio ti appartiene!
    Ho tante cose da dirti, ma quella sola che ha veramente importanza è che ti voglio bene….

  31. …Map…grazie per il video….
    quanto alle lacrime, secondo me sono il sangue dell’Anima….che siano lacrime d’amore, di dolore o di gioia vengono sempre da “dentro” ed esprimono emozioni allo stato puro. Credo che quando arriviamo a piangere per un evento, per un incontro o per una persona allora siamo davvero nudi a noi stessi…vulnerabili e consapevoli di quei sentiementi…piangere è qualcosa che ri-vela la nsotra parte più profonda…
    A me è capitato di piangere, e mi è anche capitato di voler mascherare le mie lacrime…stupidamente, poi, perchè non c’è nulla di male nel mostrare le proprie emozioni e le proprie fragilità!
    ma l’ho capito solo di recente..
    e ppoi, almeno spero, che anche gli uomini hanno il dono delle lacrime….solo che presi dall’orgoglio maschile le camuffano, le trattengono…ma anche loro piangono, ne sono sicura!

  32. Buon Giorno Carissimo Prof. Gabriele,

    sempre con il suo benevolo libero consenso, il mio non è un attacco alla psicologia, perché sull’alchimia ho già detto qualcosa (per quell’antica scienza tandrica, per quella scala discensionale/ascensionale, per quella fusione biologica / eterica, per quella santa conciliante forza che unisce le tre virtù così come ho detto nella primavera del Botticelli, in quell’antica simbolica/allegorica arte gotica di quella santa via che potrebbe innalzare l’essere ai mondi superiori.

    Per quella libera conoscenza che reputo assai utile e necessaria per capire veramente l’essere umano, appoggiandomi anche alla sua autorevole amorevole voce del cuore che ci permette di condivide con tanti cari amici e amiche di questa preziosa radiosa casa, vorrei riportare anche la voce di un’altro autorevole ricercatore, anch’esso foggiato nella fucina dei ciclopi della mia cara amata isola.

    Il mio è solo un invito, una traccia, una lettura che propongo di leggere vivamente per le tante sagge cripte parole che ognuno, come una chiave di volta può riscoprire dentro se stesso:

    http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/psiche/jung_alonzo.htm

    Come viene detto nelle note conclusive…. “Rimane sempre una pietra miliare per chiunque voglia accostarsi a quest’ambito di ricerche, indipendentemente dalle diverse finalità che possono delinearsi nel lettore contemporaneo,il resto lo relega la PROPRIA CAPACITA’ D’ASCOLTO INTERIORE….” Perché quella voce del tempo a parlato sempre anche attraverso la nostra stessa dimentica voce…. Una voce che è passata per tantissime esperienze, su tantissimi sentieri conoscitivi e percettivi che la vita ci ha mostrato in ogni nostra passata vita….

    Sempre con il sua benevola approvazione, vorrei anche criticare quella discendenza di sangue, quella antica paternità, quella coincidenza “karmica” che Jung poteva infatti rivendicare con una discendenza diretta da Goethe in quanto suo nonno sarebbe stato un figlio illegittimo del famoso poeta tedesco.

    Considerando che gran parte della sua vita era stata dedicata allo studio del simbolismo alchemico e al problema della sintesi degli opposti, Jung giunse a ritenere probabile un particolare influsso “sanguineo”: “ho la netta sensazione”, avrebbe rivelato nelle sue memorie, “di essere sotto l’influenza di cose o problemi che furono lasciati incompiuti o senza risposta dai miei genitori, dai miei nonni, e anche dai miei più lontani antenati. Spesso sembra che vi sia in famiglia un karma impersonale che passa dai genitori ai figli. Mi è sempre sembrato di dover rispondere a problemi che il destino aveva posto ai miei antenati, e che non avevano avuto ancora risposta; o di dover portare a compimento, o anche soltanto continuare, cose che le età precedenti avevano lasciato incompiute”.

    INCOMPIUTE, DA CHI? QUANDO HANNO DETTO COSE CHE ANCORA IL MOLTI, ANCHE DEL NOSTRO TEMPO NEMMENO SI SOGNAGNO PER L’INIMMAGINABILE PROFONDITA’ A CUI SONO APPRODATI….

    Non è forse vero che la missione dei Gesù fu quella di parlare dell’IO SONO UNO CON PADRE CELESTE, CON IL TUTTO, frapponendola a quella ormai trascesa legge Mosaica che rilegava tutto alla discendenza dei padri? Se è vero che l’essere ritorna tantissime volte su questo piano del raffronto, del confronto e della crescita, quanti padri/madri abbiamo avuto? Padri e Madri d’ogni ceto e d’ogni luogo che, abbiamo scelto per affinità e per scopi esperenziali di crescita ben precisi… Oggi, con una maggiore coscienza/conoscenza, possiamo effettivamente dire di essere solo Italiani, del nord, del centro o del sud? Di essere Cristiani? O siamo stati effettivamente tante altre cose in ogni tempo che, oggi stesso contestiamo o ci rifiutiamo di accettare?

    Come dicevo, come viene detto, è doveroso ascoltare anche con l’altro orecchio, con altri punti di vista, mossi dagli altri, nel senso critico della parola.

    Le critiche di alcuni Esoteristi.

    Jung non a caso meritò le critiche caustiche dei Tradizionalisti e di numerosi filosofi e studiosi quali Titus Burckhardt e Joseph Needham. Celebri le ripetute critiche di Guénon al misticismo e a qualunque interpretazione “psicologica” della metafisica e dell’alchimia (critica ante litteram agli studi junghiani sull’alchimia, ripresa successivamente da Evola). La metafisica è per definizione al di là dei fenomeni, essendo il suo dominio il soprannaturale; gli stati “iniziatici” di cui parla Guénon non hanno nulla di “psicologico”: “la psicologia […] non può aver presa che su stati umani”, stati che invece esulano dal campo metafisico, a cui appartiene l’alchimia. L’esoterista francese si trovò costretto a chiarire in questo senso la possibile comparsa di fenomeni speciali durante il lavoro di realizzazione metasifica, ovvero le siddhi, i poteri prodigiosi dello yoga e dell’alchimia indiana.

    Questi fenomeni non possono in alcun modo essere spiegati come proiezioni psichiche; al contrario, si producono “in maniera del tutto accidentale […] ed un tale evento è piuttosto fastidioso, giacché le cose di questo genere non possono essere che d’ostacolo a colui che fosse tentato di annettervi qualche importanza”. Similmente, Evola ebbe modo di liquidare l’ermeneutica junghiana sia riguardo il tantrismo e il mysterium conjunctionis, sia specificamente riguardo l’alchimia. Jung avrebbe interpretato la coincidentia oppositorum “nei termini divaganti di una unione del conscio col famoso inconscio, mentre si tratta di qualcosa di assai più profondo e serio”, riducendo la sintesi degli opposti a proiezioni mentali dell’inconscio collettivo e ad “esigenze” che nell’uomo “la parte oscura e atavica della psiche farebbe valere di contro a quella conscia e personale”, per cui: “non è solo evidente una confusione di termini ma, attraverso l’abusato concetto dell’inconscio e la mobilitazione di una fenomenologia da psicopatici, si riconferma la generale tendenza moderna a ricondurre ogni cosa a misure semplicemente umane […]

    Di fatto, tutte le interpretazioni di Jung finiscono su di un piano molto banale, e la sua intuizione della realtà sovraindividuale ed eterna degli ‘archetipi’ […] si vanifica o degrada nei termini di qualcosa di contraffatto, causa una deformazione professionale di mentalità […] e la mancanza di adeguati punti dottrinali di riferimento”. Riguardo invece allo studio dell’alchimia, secondo Evola Jung e la sua scuola avrebbero visto nell’Ars solo delle “farneticazioni e si sarebbero perseguite delle chimere se essa non dovesse essere riportata a ‘proiezioni’ nelle cose di contenuti psichici, specie dell’inconscio, e se nei suoi procedimenti considerati non fosse stato prefigurato confusamente quello che Jung chiama ‘il processo di individuazione’, ossia il processo in cui si esprime una tendenza profonda verso il compimento dell’essere individuale manifestatesi, peraltro, anche in altre, più riconoscibili forme”. L’interpretazione “ermetica” si differenzia, infatti, da quella psicanalitica in quanto essa “sorpassa” il piano della semplice psicologia riferendo i simboli alchemici a delle “realtà interiori” e vede nelle pratiche dell’opus la “descrizione di operazioni a carattere autenticamente iniziatico. Non si tratterebbe, pertanto, di una fantasmagoria prodotta quasi coattivamente dalle forze dell’inconscio e tale che della sua vera natura gli stessi alchimisti non si rendevano conto; ci si troverebbe invece nel dominio di una scienza avente sue precise strutture, scienza non meno reale per il fatto di non avere a che fare con cose materiali ma di essere essenzialmente una ‘scienza spirituale’”.

    Infine, Evola criticò la sfrontatezza junghiana che si celava dietro un’inconsistente sicurezza che gli esperimenti alchemici fossero solo frutto della fantasia, leggenda: “E’ al di là di ogni dubbio che una vera tintura o un oro artificiale non furono mai prodotti durante i molti secoli di seria e tenace applicazione. Ci sembra quindi lecito chiedere: che cosa ha indotto gli antichi alchimisti a proseguire indefessamente nel loro lavoro […] se tutta la loro impresa era irrimediabilmente disperata?”, si domandava Jung in Psicologia e Alchimia (opera che contiene la summa delle ricerche junghiane sull’alchimia). Da un’ottica diversa ma con tono simile si sono espressi Needham e Burckhardt; Needham ha ritenuto che Jung volesse ridurre la storia dell’alchimia e la storia delle religioni ad una serie di manifestazioni di “alienazione mentale, vale a dire ad una storia della patologia, e ridurre i contenuti dell’alchimia a ‘neurotic and psychotic content’”. Su questa linea Titus Burckhardt, impegnato nella difesa di una interpretazione spiritualistica dell’alchimia, ha messo in guardia dai “pericoli” dell’impostazione junghiana relativa alla trattazione generale delle religioni e in particolare a quella dell’alchimia. Tra questi “pericoli” egli segnala “il non saper distinguere i simboli genuini dalle distorsioni dei simboli stessi; un esempio è l’equiparare il mandala dell’estremo oriente ai dipinti concentrici degli alienati mentali”.

    Mi scusi carissimo prof. Gabriele, è solo una sincera critica secondo il mio sentire ed il mio capire.

    E ancora continuando….

    Con quale solo punto d’osservazione si può abbracciare tutto l’universo?

    Con quale scienza, religione, filosofia, psicologia che si poggiano/basano solo su una realtà relativistica e materiale può mai sondare ed accogliere dentro di sé,i mondi dell’anima, quale superficiale forza può mai spiegare quello che invece disse il Goethe nel suo Faust….l’ascesa dell’anima che come un figlio prodigo ritorna alla casa del Padre Celeste, una trasformazione animico /spirituale, non solo biologica, non solo chimica, non solo psicologica, non solo umana che, solo la vera voce interiore dello spirito immortale può spiegare….

    E’ proprio del Goethe che vorrei dire qualcosa con la mia passata più veritiera erudita voce.
    ….

    Per chi dalla scienza dello spirito abbia imparato qualcosa dei mondi spirituali, ma ha poco senso artistico, può formarsi in genere una rappresentazione poetica. Ma per Goethe, artista nel senso più intimo e più alto della parola, la cosa non era tanto semplice; non era possibile per lui descrivere semplicemente come Faust salga al cielo, rivestendo il tutto di forme astrattamente allegoriche. Questo sarebbe stato per lui simbolico, insulso; egli non lo voleva. Egli voleva arte. Voleva ciò che davanti alla vera realtà ha consistenza e sicurezza, questo voleva lui e questo doveva essere.

    Perciò si pose il problema: come rappresentare sulla scena il fatto che Faust venga portato in cielo? Sulla scena possiamo portare tutt’al più oggetti del piano fisico, ma questi potrebbero alludere solo a qualcosa di simbolico, e sarebbe un’insulsaggine, non sarebbe arte! Anche con ogni sorta di marchingegni la cosa potrebbe descrivere solo stupidaggini. Goethe doveva
    cercare dapprima il mezzo cosmico attraverso cui Faust potesse salire come anima nei mondi spirituali. In quei mondi non è possibile penetrare attraverso l’aria, né per alcun altro elemento fisico. Dove trovare qualcosa di reale, un mezzo attraverso cui far ascendere Faust? Si poteva trovarlo unicamente in ciò che già sulla Terra rappresenta lo spirito. Sì, ma dove sta sulla Terra? Questa è la coscienza che accoglie lo spirito! Goethe si trova dunque nella necessità di creare una realtà di coscienza che accoglie lo spirito.

    Egli lo fa ponendo nel suo scenario uomini di cui si possa presumere che nella loro coscienza vive lo spirituale: monaci, anacoreti che egli mette gli uni sugli altri. Ora, l’ascensione di un’anima nei mondi spirituali è un processo reale; ma non sarebbe reale rappresentare un processo spirituale davanti a una delle solite platee perché in questa tale processo non ha radice. Ha radice invece nelle anime che Goethe ci presenta. Così egli cerca innanzitutto di rappresentarci le coscienze che contemplano il processo spirituale; e ci mostra il Coro e l’Eco capaci di percepire il mondo spirituale elementare entro la sfera fisico-sensibile. Quelle anime si sono preparate a non guardare solo alla natura fisica esteriore, ma a guardare, già dal piano fisico, anche il mondo spirituale nel quale sta per entrare l’anima di Faust.

    Ed ora la descrizione procede proprio in modo corrispondente alla sensibilità di quei monaci. Osserviamo infatti le parole che seguono e vediamo che non rappresentano davvero degli eventi fisici:

    11844 Selve che innanzi ondeggiano;

    Esse descrivono invece l’apparire, attraverso ai processi della natura, del mondo elementare.

    Selve che innanzi ondeggiano;
    dirupi che strapiombano;
    radici che si aggrampano;
    tronchi che tronchi avvinghiano;
    flutti che flutti inseguono;
    caverne che rifugiano.
    Vagan leoni docili
    benigni a noi dintorno,
    zitti rendendo onore
    a questo pio soggiorno
    del sovrumano Amore.

    A questo coro corrisponde un’eco, e ciò non è privo di significato; accenna al fatto che la natura elementare affluisce veramente da ogni lato. A questo punto veniamo contemporaneamente condotti a qualcosa che in Goethe diventa una meravigliosa ascesa. Goethe ci presenta tre progrediti anacoreti, il Pater ecstaticus, il Pater profundus e il Pater seraphicus, i quali hanno raggiunto gradi di sviluppo più elevati che non quegli altri che descrivono i processi appena menzionati.

    Ma il passaggio dal Pater ecstaticus al Pater profundus e al Pater seraphicus rappresenta appunto una progressione mirabile.

    Il Pater ecstaticus ha a che fare con i gradi inferiori del perfezionamento, con le esperienze dei sensi, con la vita interiore individuale.

    Il Pater profundus è già così avanti da procedere da dentro a fuori, di sperimentare ciò che come spirito compenetra la natura e che al tempo stesso è spirito umano; dal punto di vista spirituale egli si trova più in alto del Pater ecstaticus. Possiamo dire che il Pater profundus vede lo spirito nel cosmo che, in lui, diventa anche spirito dell’uomo.

    Il Pater seraphicus vede direttamente entro il mondo dello spirito che per lui non si manifesta più per il tramite della natura; egli ha a che fare direttamente con lo spirito.

    Da ciò il divenire mistico (alchemico) del Pater ecstaticus attraverso un’evoluzione interiore. Ciò che viene detto ora vuole esprimere con forza stati interiori (psicologici)

    11854 Gaudio di eterno Ardore!
    Giogo d’Amor rovente!
    Fiamme di strazio, in cuore!
    Brama di Dio, furente!
    O frecce, trapassatemi!
    O lance, giù stendetemi!
    O clave, frantumatemi!
    Folgori, saettatemi!
    Tutto ch’è vano e male,
    svanisca e si sprofondi.
    Raggi, su tutti i mondi
    l’Amore celestiale.

    Il Pater profundus, come abbiamo già visto, ha raggiunto il grado in cui lo spirito viene sentito per il tramite della natura:

    11866 Come sulla voragine profonda
    il dirupo a’ miei pie’ gravita e sta;
    come, raggiando in mille rivi, l’onda
    allo spumoso orrendo balzo va;
    come solleva un intimo vigore
    il tronco immoto agl’impeti del vento,
    tal, l’universo onnipotente Amore,
    che dà forma alle cose e nutrimento.
    Quasi marea di boschi e di dirupi,
    d’intorno è uno scrosciar d’acque montane;
    ma giù divalla per gli abissi cupi,
    anelo d’irrigar le verdi piane.
    La balenante folgore scoscende
    alberi e rocce in sua caduta fiera;
    ma una brama benefica l’accende:
    purificar la tossica atmosfera.
    Messi d’Amore, entrambi! Annunziatori
    dell’insonne Energia che ne circonda.
    Possono suscitar mistici ardori
    nell’intrico dell’anima profonda,
    che stretta dentro il carcere del senso,
    gelida langue in ceppi di dolore.
    Pacifica, mio Dio, tutto ch’io penso!
    Splendi alla povertà di questo cuore!

    Ora nel Pater seraphicus giunge la diretta comprensione a livello di coscienza di quel mondo spirituale in cui deve venire accolto Faust, cioè di quegli spiriti in mezzo ai quali Faust deve dapprima comparire. Per questo occorre che venga descritta di nuovo una coscienza: questa è il Pater seraphicus che offre il mezzo grazie al quale possono apparire i Fanciulli beati. E ora viene nuovamente descritto in modo meraviglioso, direi, tecnicamente esatto:

    11890 Qual mai nube mattinale,
    tra gli abeti scorre in volo?
    Non vi avverto un batter d’ale?
    È di bimbi etereo stuolo.

    Sono fanciulli morti subito dopo la nascita questi che Goethe ci presenta; il popolo li chiama “nati di mezzanotte”. Entro la schiera di questi “nati di mezzanotte” deve dapprima giungere Faust. Essi ignorano tutto del mondo, la loro coscienza di prima è stata offuscata dalla nascita e del mondo nuovo non sanno ancora nulla. Questo è in stretto rapporto con l’ascesa di Faust al cielo. Come nel mondo fisico non vi è lampo senza tuono, così nel mondo spirituale una tale ascensione di Faust non si può verificare senza una presa di coscienza da parte dei fanciulli beati.

    11902 Ecco un Cuore che amò. Voi, lo sentite.
    E venitelo, allora, ad incontrar!
    Ma delle vie terrene aspre e accanite,
    in voi felici, traccia non appar!

    Esseri spirituali possono percepire gli oggetti del piano fisico solamente attraverso i nostri occhi ed orecchi, altrimenti non percepiscono che lo spirituale. Se uno spirito vede una mano, vede la volontà che la muove e la sua forma; per vederne la parte fisica deve valersi d’un occhio fisico.

    Su questa strana affermazione mi chiedo veramente quale alchimia, quale religione, quale psicologia del profondo ha mai spiegato questa celata verità?

    11906 Delle pupille mie scendete al fondo:
    organi acconci a percepire il mondo.
    Valetevi di lor, la notte, e il giorno
    per rimirar questa contrada intorno.
    Li accoglie in sé
    Ecco abeti, ed ecco rupi;
    ecco il rapido torrente,
    che in sobbalzi, per dirupi,
    scorcia il passo alla corrente.

    Ora i fanciulli beati sono stati accolti entro il Pater seraphicus; egli dona loro così tanto della propria forza spirituale che essi sono in grado di ascendere alle sfere superiori. Anche da ciò possiamo scorgere il rapporto fra il mondo spirituale e quello fisico. Il nostro meditare è di vantaggio anche per gli spiriti, perciò dobbiamo leggere ai defunti. Così il Pater seraphicus cede ai fanciulli il frutto della sua meditazione, ed essi perciò ascendono.

    11918 A una sfera superiore,
    invisibili, ascendete!
    E, salendo, più vigore
    da Dio Padre accoglierete.
    Questo cibo solo, vale
    nella sfera celestiale:
    rivelato eterno Amore,
    che ci fa beato il cuore.

    Conoscere che col Faust di Goethe è stata incorporata una profondissima verità occulta in un poema universale, è un avvicinarsi all’occultismo assai più che non attraverso molte interpretazioni “occulte”.

    Ora i fanciulli si trovano nella loro propria regione; sono passati dalla sfera degli Spiriti della forma in quella degli Spiriti del movimento. Ed ora sopraggiungono gli Angeli, portando l’entelechia di Faust, la sua parte immortale strappata a Mefistofele. Essi la portano in su con le parole:

    11934 È salvo dal demonio, il degno spirito
    nel mondo dei beati!
    «Colui che insonne lotta per ascendere,
    noi lo possiam redimere».
    E se la Grazia del divino Amore
    interviene dall’alto in suo favore,
    ad incontrarlo in queste sacre sfere
    vanno, osannando, le beate schiere.

    E gli Angeli più giovani:
    11942 Quelle rose, dalle dita
    di amorose Penitenti,
    ci hanno fatto onnipotenti,
    hanno l’opera compita:
    la vittoria per quest’anima.
    I malvagi indietreggiarono,
    quando noi le riversammo;
    i Demoni dileguarono,
    quando noi li bersagliammo.
    Non più pene dell’Inferno,
    ma il tormento dell’Amore,
    con le rose dell’Eterno,
    si trasfuse in ogni cuore.
    E dai petali trafitto,
    l’infernale Imperatore,
    giubilate!, fu sconfitto.

    Questa è un’affermazione occulta: per Arimane-Mefistofele l’amore è un fuoco divoratore e un dono terribile per gli spiriti delle tenebre. Ed ora gli Angeli più perfetti:

    11954 A noi portare un resto
    di terra, è sforzo duro!
    Ché fosse pur di asbesto
    sempre rimane impuro.

    Di quale resto terreno si tratta? Durante la sua vita terrena la nostra anima accoglie in sé, attraverso percezioni, rappresentazioni, sentimenti, gli eventi terreni; così l’anima attira a sé quanto vive negli elementi del piano fisico. E questo non può venire al contempo separato dall’anima. Come un tempo si avvolgeva il cadavere in un tessuto di amianto per tenere raccolte le ceneri, così l’anima di Faust ha un residuo del mondo dei sensi, il quale non è puro, anche se fosse resistente al fuoco come l’amianto.

    11958 Quando la forza d’un eletto Spirito
    i corporei elementi a sé congiunge,
    Angelo non disgiunge
    la duplice natura,
    che vuol durare.
    Ma sol, contro l’Inferno,
    solo l’Amore eterno
    la può spezzare.

    Gli Angeli distolgono lo sguardo dal divenire uomo;4 questo è un mistero che può venire contemplato solo da quelle entità capaci di discendere più profondamente degli Angeli, i quali non hanno partecipato al divenire uomo. Solamente l’Amore può scindere la duplice natura umana. Ora gli Angeli si accorgono della presenza dei Fanciulli beati, i quali accolgono ciò che viene portato su:

    11985 Togliete via l’involucro (Löset die Flocken los)
    entro del quale è stretto! (Die ihn umgeben!)

    Ecco un altro passo dove Goethe prende lo spunto da eventi fisici per caratterizzare processi spirituali; i monaci benedettini quando muoiono vengono avvolti in una particolare veste marrone, la “flocca”; tutti i benedettini vengono sepolti con la flocca stessa, da cui la parola “Flocken”. A questo punto mi sono preso una libertà su quanto c’è veramente nel Faust. Ho detto che tutto questo deve sorgere grazie a una coscienza. Fin qui tutto passa attraverso la coscienza del coro, degli anacoreti; ora Faust stesso deve salire attraverso una coscienza, egli deve salire attraverso una piena coscienza; egli deve colmare appieno una coscienza nuova, ma identica alla sua, poiché egli stesso, nella sua piena umanità, raggiunge quelle altezze.

    Molto nel Faust è ancora incompiuto, e certamente lo è il Pater Marianus che Goethe più tardi chiamò Doctor Marianus. Questo Doctor Marianus è là affinché Faust appaia grazie alla sua coscienza; perciò lascio semplicemente che il Doctor Marianus sia Faust stesso. L’anacoreta Doctor Marianus è al tempo stesso Doctor Marianus e Faust.

    Ora si avvicina il grande mistero dell’amore che compenetra il mondo in senso del tutto cristiano.

    Faust ha sedotto Margherita; Margherita è stata persino giustiziata, è diventata innocentemente colpevole; in lei c’è quell’innocenza che sta racchiusa nel mistero dell’uomo, e il suo amore è “stella eterna”, imperitura. Se si vuole esprimere questo in una immaginazione si giunge alla Mater Dolorosa-Gloriosa. Essa porta con sé tre penitenti; non guarda alla loro colpa, bensì a ciò che in loro è innocentemente colpevole.

    Questo mistero si svela al Doctor Marianus:

    11989 Lo sguardo, qui, spazia infinito;
    lo spirito al sommo è salito.
    Un volo di forme feminee
    io scorgo librarsi nell’etere.
    In gloria si leva fra quelle,
    recinta da un serto di stelle,
    la eccelsa Regina dei cieli
    raggiante entro fulgidi veli.
    Rapito in estasi
    Dominatrice altissima del mondo!
    Lascia il mistero tuo, senza più velo,
    chiarirsi al mio scrutar dentro il profondo
    velario effuso dell’azzurro cielo!
    Sorridi a tutto ciò che un maschio cuore,
    grave e soave, commovente dà;
    e che vampante di celeste Amore
    insino a Te lo innalza in santità.
    Un indomito ardore entro ci avvampa,
    all’augusto accennar de’ tuoi comandi.
    Tu ne mitighi in noi l’accesa vampa
    con la dolce rugiada che vi espandi.
    Vergine di purezza immacolata!
    Madre, alla quale ogni essere s’inchina!
    o trascelta per noi somma Regina,
    consimile ai Celesti al mondo nata!
    Attorno a Lei s’intrecciano
    piccole lievi nuvole…

    Goethe ci presenta, in modo perfettamente esatto, dapprima l’anima emergente da una nebulosità, da una nuvoletta per poi addensarsi in una forma definita.

    Segue il “Coro delle penitenti”. È grandioso come Goethe abbia qui preso proprio l’amore nella sua forma sensuale, trasfigurandolo in modo religioso; la Bibbia l’ha già fatto una prima volta. Maria Maddalena ha molto amato in senso reale, ma ha pur sempre amato, e il Cristo vede solo l’amore, non il peccato; perciò anche lei appartiene al Cristo. Seguono poi Maria Aegyptiaca e quell’“Una poenitentium”, altrimenti detta Margherita. Nel medesimo modo si potrebbe leggere: Doctor Marianus, altrimenti detto Faust. I fanciulli beati accolgono Faust nella loro cerchia. E Faust cerca in Margherita, attraverso la Regina del cielo, quello che di Maria vive in Margherita. È quindi un coro mistico quello che esprime tutto quanto si è compiuto, quel coro mistico che contiene le solenni parole:

    12104 Tutto l’Effimero Alles Vergängliche
    è solo un simbolo. Ist nur ein Gleichnis,
    L’Inattuabile Das Unzulängliche,
    si compie qua. Hier wird’s Erreichnis;
    Qui, l’Ineffabile Das Unbeschreibliche,
    è Realtà. Hier ist’s getan;
    Ci trae, superno, Das Ewig-Weibliche
    verso l’Empireo, Zieht uns hinan.
    femineo eterno.

    Con questa struttura che Goethe ha davvero descritto questa scena finale in modo veramente oggettivo sulla base di una conoscenza spirituale, cosicché ha saputo creare dappertutto i reali fondamenti, i fondamenti di coscienza. Goethe ci ha descritto tutto come uno che conosce le cose, che sa e veramente comprende. Naturalmente occorre immedesimarsi in ciò che egli ha voluto, nelle sue intenzioni, e mettersi di fronte al Goethe vivente. Non è facile infatti rendersi conto di molte cose. Così come non è facile identificare o scorgere lo spirituale dietro ogni trasformazione alchemica della natura e dell’uomo…. A mio avviso nessuna psicologia del profondo può superare i veli che separano i mondi dell’anima…. Tranne che questa psicologia non scenda attraverso la via pratica e diventi essa stessa quella via che conduce negli infiniti mondi dell’anima. Molti sono stati dei saggi ricercatori pochi i veri saggi ricercatori dell’anima…..

    Quando mi sono addentrato nell’analisi dei casi di PREMORTE, nell’analisi degli stati accidentali che conduco al coma su cui è passato il mio immenso eterno immortale amore,mio figlio Orazio, una piccola luce si è riaccesa nel mio indefinibile dolorante sanguinante cuore. Riscoprire che ci sono stati validi ricercatori che hanno volontariamente e consapevolmente sperimentato sulla propria persona il coma indotto attraverso la via farmacologia. Una ricerca scientifica che era rivolta a capire veramente cosa volesse dire quella coinvolta voce di tanti. Voce che ha detto tantissime cose dello stato dell’anima, degli incontri, e dei mondi spirituali, Vere esperienze, in cui molti di questi accidentati persone hanno raccontato con un unico filo conduttore, un filo che accomuna tanti, persone assai diverse, fuori di ogni tempo, fuori di ogni condizionamento culturale, religioso, politico, di razza o di colore……. La via pratica è la vera via conoscitiva che conduce a sperimentare, a valicare o invalidare tutto quello che la voce del tempo ci tramanda da ogni parte del mondo….

    Mi ricordo, il turbamento ed anche la mia reazione, quando su una trasmissione, su canale 5, su interessanti sinceri racconti di premorte di alcuni sinceri spettatori; sia il dott. Raffaele Morelli che insieme con un noto famoso presentatore (di cui ora non ricordo il nome o meglio ho cacellato dalla memoria) conclusero che, bisogna affidarsi ai dottori, e che solo una scienza medica moderna può aiutare l’essere che ha subito questi stati di natura psicologica/ allucinazione, dovute a certe endorfine che vengono somministrati ai pazienti che si trovano in questo stato… Allora, anche con rabbia, mi ero detto, che se questo è un mal riflesso di quella psicologia del profondo che si è appoggiata ad un ortodosso condizionamento sociale, che dice che, riesce ad indagare nel profondo dell’essere, allora, io con un semplice tocco di amorevole libera follia, senza nessuna conoscenza, senza nessuna giusta cultura, con tantissima ignoranza, con un solo frammento di quella mia maggiore grandiosa passata memoria, fregandomene dei pregiudizi, fregandomene di cadere nel ridicolo degli altri , riesumando un pochino della mia memoria cosmica, ridivento …… e ricomincio a parlare della vera scienza dell’anima e della vera libertà dell’essere che conduce ad essa….

  33. grazie bea

    un abbraccio

  34. Grazie Raffaele per il tuo scritto che leggero’ con attenzione.
    Puntualizzo solamente la stima che ho nei riguardi del dott.Morelli ma non avendo assistito alla trasmissione che tu citi mi fido del tuo sentire e spero di poter approfondire il tema da te esposto.
    tu sai che gia’ ti dissi grazie.

  35. Carissimo Rotfuchs,
    ti chiedo scusa, perchè spesso scordo quello che ho sintetizzato il giorno prima, è un naturale necessario aspetto frenante che in me mi fa scordare tante cose, per dare spazio ad altre. Potresti essere così cortese di ricordarmelo? Grazie

  36. Caro Raffaele ti dissi grazie in altra sede,per quello che tu in post precedenti avevi scritto.
    sempre lieta di leggerti

  37. Carissima,
    anch’io tuttora stimo il dott. Raffaele Morelli, per tantissime amorevoli aspetti, Ma spesso accade che anche negli esseri più dotati sia nel cuore, sia culturalmente, sia animicamente, per MANCANZA DI CORAGGIO per mancanza di vera libertà, forse anche per non cadere nel ridicolo, siano trascinati nel baratro di un indotto condizionamento sociale..

  38. Caro Professore,
    reputo anche io la cancellazione di Rai Notte un fatto Gravissimo. Simile al Bando dei testi proibiti della controriforma, o ai falò Norimberghiani di più recente memoria.
    Lei insieme a Ghezzi realizzavate un vero e proprio programma culturale: un insieme di trasmissioni attraverso le quali era possibile aumentare le proprie conoscenze, i propri orizzonti. Attraverso le quali vi era l’opportunità di allargare le proprie prospettive. Evidentemente a qualcuno, quelli dell’analfabetismo imposto, tutto questo non stava bene.
    Ma quale grave atto criminale è l’inebetimento delle masse?
    Per la mia concezione del mondo è uno dei delitti più gravi di cui si possa macchiare un essere umano!

    Le do un forte abbraccio,
    Andrea

  39. E’ da un po di tempo che ho iniziato a dar retta alle piccole grandi coincidenze che mi si parano davanti ogni giorno. Ho iniziato a tenere un diario, anche se in realtà ho sempre scritto ma non puntualmente. Ho notato che alcuni giorni iniziano e finiscono con un determinato tema, con un leit motive che mi accompagna tutto il dì.
    L’alchimia è uno di questi temi, è uno dei temi che mi si pone e ripropone davanti da diverso e quindi, incuriosita, ho intrapreso la strada che, spero, mi porti a capire di quale meravigliosa arte stiamo parlando.
    Poco fa nel mio blog ho pubblicato un articolo che è di per sé una domanda … poi ho trovato questa frase nei commenti :
    “Nella tua pazienza è la tua Anima”
    Frase degli Alchimisti,
    tratta dal “Codice dell’Anima” di Hillman”
    … la risposta alla mia domanda?
    Grazie 🙂 la conferma che sono sulla giusta strada.

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