Tecnocrazia?

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37 Risposte

  1. questa è la sconfitta dell’anima…
    automatizzazione.. artificio, mancanza di naturalezza…
    il mio pensiero va a quanti induriscono i propri cuoiri dopo essere passati per le “brutturate” vie della vita..
    dopo una tempesta vi è un bivio.. :
    1) prendere atto della tempesta e non avvicinarsi più a certi lidi
    2) pazzia: perseverare convinti di spuntarla prima o poi…
    ecco io faccio parte di quest’ultima categoria… a volte ci vuole più coraggio ad abbracciare i propri dolori e ritenerli fondamentali nel cammino senza perdere la speranza che una vita degna di essere vissuta può combaciare con un cuore pulssante privo di alterazioni e indurimenti.

  2. Caro Matteo,
    anche io, come te, faccio parte di questa seconda categoria….e condivido in toto il tuo pensiero!
    Grazie, baci

  3. E’ improprio definirla tecnocrazia, perché è solo una maggiore antica aliena scienza interiore dovuta ad una maggiore conoscenza che permette di trasferire anche la coscienza altrove, non è forse questo quello che fa anche l’anima, quando dai mondi soprasensibili ridiscende in questo mondo? E’ solo tecnologia interiore messa fuori come tecnologia esteriore, che ha prodotto anche tantissimi mali, ma anche necessari per capire cosa sia effettivamente la legge dell’amore…..

  4. Buon Giorno Carissime e Carissime,

    Su questo interessante argomento, come ho già espresso in un precedente post di questa preziosa casa. http://gabrielelaporta.com/2011/07/14/la-nascita-di-venere-riflessione/#comment-31115
    Poggiando i miei pensieri e copiandolo dal sito esonet lo riporto per la vostra comprensione….

    Materia prima dell’opera alchemica, corpi sottili dell’uomo e forme pensiero

    C’è una infinita diatriba tra tre diversi modi di concepire la Materia Prima degli alchimisti.

    Una prima impostazione è quella degli junghiani-spirtualisti, i quali sostengono che l’Opus Alchemicum riguardi soprattutto il rapporto con il nostro immaginario, la relazione tra animus e anima, la conciliatio oppositorum intesa nel senso in cui la tratta Neumann in “La Grande Madre” e in “Storia delle origini della coscienza”.
    Alcuni massoni, invece, collegano le trasformazioni dell’Opus alchemicum ai vari gradi iniziatici e all’integrazione con la propria Ombra che si consegue nel cammino all’interno di una Organizzazione Tradizionale.

    Infine una Via spiccatamente spagirica sottolinea l’importanza del Laboratorio accanto all’Oratorio, la realtà di una Materia su cui operare (spesso viene sottolineata l’opportunità di operare specificamente sui metalli), la necessità di disporre di un forno, di un fuoco e di un Vaso che vanno riconosciuti, costruiti e adoperati per non restare nel regno delle parole e delle illusioni…
    Qualcuno ha ragione o torto? O per caso… non saranno corrette (e sbagliate) tutte e tre le impostazioni… non ci sarà qualcosa di fondamentale che viene trascurato?

    Molte delle affermazioni che vengono espresse a proposito dell’alchimia vertono sul fatto che il vaso su cui operare debba o no essere il corpo umano (fino alla impostazione alla Crowley, che vede nelle pulsioni sessuali un fuoco che può dare origine a molte trasformazioni) ma si dimentica un fatto fondamentale.
    Secondo tutte le tradizioni il “corpo” umano non si limita alla sola componente visibile. Per gli egiziani accanto al corpo fisico soggetto alla putrefazione, il khat o sahu, sussistevano lo shut (o khabbit ), il corpo eterico, l’umbra dei latini, anch’esso destinato a dissolversi dopo la morte, il Ka, il corpo astrale o corpo delle emozioni, che poteva evitare di dissolversi dopo la morte grazie al supporto del corpo fisico mummificato, dei vasi canopi, delle scritte sulle pareti del sepolcro e delle offerte, ma non era suscettibile di ulteriore evoluzione. Quindi il Ba, l’anima che collegava tra loro il piano spirituale e divino con quello terreno,e infine l’ Akh, l’immortale corpo di luce.

    Anche nelle dottrine asiatiche troviamo simili distinzioni: Nella tradizione tibetana nello stato del Bardo, successivo alla morte, mentre il corpo materiale si dissolve, la consapevolezza del morto si aggira in una sorta di labirinto di incubi e viene messa di fronte alle forme-pensiero alimentate durante la vita, che possono assumere diverse colorazioni, alcune che conducono verso la Liberazione e verso i corpi sottili e spirituali, altre verso la rinascita verso forme sempre meno evolute. Queste forme-pensiero sarebbero una sorta di estroflessione delle speranze e delle paure, consapevoli e inconsce, che il defunto aveva alimentato durante la sua vita. Alimentatesi delle sue energie per decenni reclamano ancora nutrimento dal corpo sottile che sopravvive (temporaneamente) alla morte fisica e così appaiono al defunto come “divinità divoratrici” che reclamano le sue energie.

    Nello Yoga indù e nel taoismo lunga è la via che conduce l’anima a identificarsi con lo Atman delle Upanisad, immortale e definito da: “non è questo, non è quello” e assai complessa la struttura dei corpi in cui il cosmo si riflette. Si può però accennare alle essenze eteriche dette “Po”, che muoiono insieme al corpo fisico, e a quelle astrali dette “Hum”, che perdurano oltre la morte e che contribuiscono a formare lo Shen o corpo spirituale. Gli alchimisti orientali credono che purificando i soffi vitali o Qi si possa pervenire a formare un “embrione di luce” che trae il suo nutrimento dalla identificazione dell’uomo con il Tao, con la Via.

    Disciplina regia per approdare a questo risultato è quella predicata, ad esempio nel Bahagavad Gita, dagli induisti: non nutrirsi del frutto delle proprie azioni, oppure il “Wu Wei”, il “non fare” dei taoisti, che ha sempre a che fare con l’agire senza attaccamento. L’immortalità viene conseguita dall’alchimista “rafforzando” il proprio corpo di luce e trasferendovi la consapevolezza.

    Nella Tradizione ebraica la riflessione mistica della Qabbalah sulla Torah non si discosta troppo da tali concezioni.

    Un celebre versetto della Torah dice: “Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo (adamah) e soffiò (ruah) nelle sue narici un alito di vita (neshamah) e l’uomo divenne un essere vivente (nefesh)” [Gen2,7] Ebbene accanto al corpo fisico (adamà o meglio basar, Gen 6,3) i cabalisti contemplano un’anima o entità psichica (nefesh, Gen 1,30 e 9, 4-5) e l’intelletto vero e proprio (ruah, Gen 7,22). Secondo lo Zohar, uno dei testi chiave della Qabbalah, Nefesh, Ruah e Neshamah sono parti dell’anima umana che formano una sequenza dall’inferiore al superiore e intermediario tra il corpo fisico dell’uomo e la sua anima è lo Zelem (Gn 1, 26), la sua configurazione spirituale o princìpio di individualità, composto di materia sottile come un corpo etereo.

    Scrive in merito Rabbi Shimeon: “Il corpo dell’uomo serve da piedistallo a un a altro piedistallo che è nefesh. Quest’altro piedistallo serve a Ruah, e Ruah serve da piedistallo a Neshamah. Rifletti su queste gradualità dell’essere umano e scoprirai il mistero dell’Eterna Sapienza che le ha formate a immagine del Mistero Supremo”.

    Gli sciamani di tutte le latitudini parlano di un Doppio, ignoto alla nostra coscienza diurna, che gli uomini che non sono iniziati sono destinati ad incontrare per un breve istante, solo al momento della morte mentre la loro consapevolezza si dissolve inesorabilmente, e che, invece, consente agli iniziati, che vi possono trasferire la consapevolezza, imprese inimmaginabili e la possibilità di bilocarsi. In particolare gli sciamani messicani parlano del “Nagual”, variamente interpretato come un animale totemico nel quale può trasferirsi l’identità dello sciamano o come una sorta di “Doppio energetico” dello stregone (tale, ad esempio, è la concezione che hanno del Nagual gli stregoni del lignaggio di Don Juan nei libri di Carlos Castaneda). Previa l’acquisizione di alcune discipline del corpo e della mente, la “consapevolezza diurna” può trasferirsi nel Nagual rendendo anche possibili fenomeni di bilocazione. Tra le tecniche da acquisire per rendere possibile il trasferimento nel proprio Doppio energetico, sembra fondamentale quella consistente nel rimanere consapevoli durante il sonno.
    Una circostanza curiosa è che gli sciamani africani chiamino una analoga entità legata al Doppio: “Ngwel”.

    I cristiani, sia cattolici che ortodossi, insistono per lo più su una triplicità dell’uomo: corpo, anima e spirito, anche se molti degli attributi che oggi vengono riferiti all’anima anticamente non erano che elementi più sottili del corpo. Fa anche parte della tradizione cristiana la credenza che alcuni uomini, per lo più i santi, possano godere della bilocazione e possano trasferire la consapevolezza a piacimento in una sorta di “doppio energetico” che agisce in loro vece e compie anche “miracoli”.

    …Torniamo ora alla Materia Prima dell’Opus alchemicum. Quel che sembra evidente è che quando si parla di “interazione con la materia” e di “Materia prima” dell’Opera bisogna vedere “chi” in noi percepisce questa materia… con quali “occhi” la guardiamo. Se è il nostro “Doppio Energetico” a “guardare”, allora la distinzione che oppone “spiritualisti” a “spagirici” scompare. Infatti la percezione del mondo, e della materia in particolare, che, se esistesse, avrebbe il Doppio, sarebbe radicalmente diversa da quella della ordinaria coscienza diurna ed è anche molto arduo stabilire se il Doppio di ognuno risieda “dentro” o “fuori” di lui… È impossibile stabilire nello stato di consapevolezza ordinaria quali siano le relazioni tra i nostri corpi “sottili” e il mondo che li circonda, i suoi oggetti, le sue sostanze… e inoltre, guardando le sostanze da una prospettiva diversa, le trasformazioni materiali di una sostanza potrebbero essere il riflesso visibile di qualcosa che sta avvenendo su un piano più sottile. Se così fosse, chiunque non potesse trasportare la propria consapevolezza al livello dei corpi sottili sarebbe cieco di fronte alle cause delle trasformazioni alchemiche e non potrebbe che osservarne le conseguenze sul piano della materia, magari percependole come “miracolose”.

    Vista sotto questa prospettiva la problematica su quali siano le sostanze su cui lavorare (Cinabro? Stibina? Antimonio? …e via degradando verso sostanze sempre meno nobili come l’urina) appare come del tutto mal posta. Chi è “spiritualmente cieco” non può sperare di “toccare” la materia nel modo corretto per trasformarla, né di riconoscere quelle caratteristiche che la rendono la sostanza prescelta per l’Opus alchemicum. Per così dire, chi non ha risvegliato il proprio “corpo sottile” interagisce con la materia e la “tocca” in un piano di esistenza che non consente alcuna significativa trasformazione.

    Dunque le parole degli alchimisti “scoprire la materia prima è un dono di Dio” e “la materia è una sola, non userai nulla che provenga da altrove” non sono in contraddizione con l’idea di lavorare con una sostanza in “laboratorio”, dovunque questo sia allocato…

    Jung sosteneva che gli alchimisti proiettassero sulla materia il loro “percorso di individuazione del Sé”, ma la sua visione presupponeva solo una coscienza diurna ed ordinaria, una coscienza notturna e rimossa e una sorta di Inconscio Collettivo o Princìpio Sopraordinato che si manifestano attraverso i sogni e l’immaginazione attiva… Jung non prevedeva “esplicitamente” alcun “corpo sottile”, perchè altrimenti sarebbe stato bandito dalla comunità scientifica.
    ……
    Bel altra e più elevata veritiera opera è quello che traspare ed ancora dice il grandioso vero iniziato RUDOLF STEINER….. che vorrei che in tanti riscoprissero, compreso il nostro carissimo prof. Gabriele, attraverso le sue opere, poiché l’albero si riconosce dai propri frutti, così come fui detto che si raccoglie quello che si è saputo seminare , in UNA VITA PRECEDENTE…. http://it.wikipedia.org/wiki/Rudolf_Steiner

  5. Caro Mauro,
    per certe cose è impossibile fare “piani”… si tratta di empiti.

    Buona giornata e a presto!

  6. Caro Raffaele,
    ho pubblicato questo post in maniera interrogativa perchè, come tu sai, ogni cosa trascina il suo opposto. La tecnologia (quella strettamente collegata agli interessi economici) come puro frutto della RATIO può, se non controllata, tendere a essere relativista, e spingersi a una de-spiritualizzazione totale della realtà, e quindi rende giustificabile qualsiasi azione, dalla distruzione totale della natura intesa come massa di materia da sfruttare, o concepire l’essere umano come una mercanzia… però, la tecnologia controllata da Psiche, ha migliorato la vita e il destino di milioni di persone…

  7. volevo intervenire con un mio pensioro verso i cosidetti disabili (in realtà siamo tutti disabili in qualcosa ed i “normodotati” sono concetti astratti)
    COMUNQUE ..internet ha dato la possibilità a molte persone di qualsiasi possibilità fisica o emotiva o che di relazionarsi con persone che altrimenti non avrebbero mai conosciuto e amicizie non sarebbero mai nate.
    Indi percui con tutti i limiti del caso, dichiaro la seduta sciolta e l’imputata assolta…..

  8. caro Prof.
    purtroppo ho constatato che i burocrati si servono dei propri impiegati proprio come se questi fossero una mercanzia tecnologica….

    come fossimo polli da allevamento ….spolpati, consumati e buttati via…… non usano psiche se non per ricatti finalizzati a risolvere impellenze che giustifichino il loro stare al vertice …… impellenze dovute proprio al ri-succhio da parte loro, dell’ energia fisica e morale dei protagonosti del mondo del lavoro…

    è questo, purtroppo , ciò che ho potuto capire fin’ora….. spero di essere smentita.

    baci

    p.s. e le donne siamo ancor di più invidiate e sottoposte, a causa della gestione maschilista del potere.

  9. Il problema, caro professore, è che oggi ha preso il sopravvento la tecnologia incontrollata!

  10. Cara Map,
    hai ragione, Internet è stata una invenzione che ha dato a molte persone nuova vita (come la TV e la radio, il telefono ecc.)… dipende dall’uso che il potere ne fa delle cose…sembra banale, ma è propio così! Buona giornata!

  11. Cara Tea,
    dipende da chi gestisce e dirige il lavoro, e dalle regole che vengono create, oltre che da una dose di buon senso. Purtroppo conosco casi di abuso di potere che in un paese presuntuosamente “sviluppato” dovrebbero essere esorcizzate…

  12. Caro Mirco,
    è un problema di pensiero razionale portato all’estremo…

  13. Carissimo Prof. Gabriele,
    Innanzi tutto la ringrazio con vero sincero cuore , per la benevolenza e l’amorevole concessione per dare spesso voce anche al mio cuore…. Le sue sono giuste considerazioni, sono assai veritieri pensieri/parole perché contemplate e messe in manifestazione da una radiosa anima eccelsa. E se nel mondo ci fossero tanti Saggi Radiosi Gabriele com’è la sua preziosa persona, di sicuro saremmo già in un mondo migliore, ma come ben sa, e la storia c’insegna, in ogni cosa c’è sempre un rovescio di ogni cosa, dipende dall’utilizzo e dagli intenti che ne viene fatta perché se certe verità vengono poste nelle mani sbagliate, di esseri privi di un vero cuore, di pochi detentori del potere, gli effetti sono assai malevoli e devastanti perché facile strumento che serve per controllare, a coercizzare a pilotare ed anche a distruggere quella coscienza collettiva. Ben altra cosa, come giustamente, lei ha evidenziato, è il beneficio positivo per tanti, così come ben altra cosa sarebbe stata quella riscoperta di Tesla per TUTTA L’UMANITA’ INTERA. Ma è anche vero, che oltre il necessario aspetto biologico in manifestazione, ben altra cosa è conoscere le cause prime che trascendono ogni necessaria realtà relativistica e materiale, perché il vero scopo della vita è RICONNETTERSI TUTTI CON LA PROPRIA DIVINA ANIMICA NATURA. Per questa finalità è necessario purificarsi coscientemente, diventare dei puri di cuore, trascendere il bene ed il male, affinché si possa attrarre per accogliere quelle maggiori celate forze spirituali, affinché si possa far scendere qualcosa da quella indefinibile maggiore luce, affinché tanto più riusciremo a portare dai mondi spirituali in questo mondo, in questo piano; tanto più si potrà parlare di vera evoluzione di vera umanità e del vero uomo dio. Ma è necessario prendere coscienza della nostra vera natura, com’è anche necessario capire che la vera conoscenza deve passare per ogni cosa, per ogni scienza, per ogni arte, per ogni teologia, per ogni psicologia, per ogni poesia, per ogni pensiero manifesto…..ma solo attraverso la VIA PRATICA

  14. cosa curiosa, proprio quello che scrive Casataneda a proposito dei “Voladores” di cui senz’altro ora Raff. svolgerà un pariro a riguardo (baci saracineschi!!!) lascio a lui il comm.!!!

  15. Ciao Carissima Maaaaappppppp del mio saracino cuore, lo spirito delle due Sicilie, anche se con mezzi differenti, spesso ci conduce alla stessa strada…. Anche se ci sarebbe tantissimo da dire sugli Sciamani/Toltechi/Lemuriani, sui VALADOREs o della forze ARIMANICHE ho già detto qualcosa in questa preziosa casa

    http://gabrielelaporta.com/2011/07/02/lincubo/#comment-30689

    Assai interessanti sono anche le conoscenze PsicoBioFisiche dei nostri antichi padri Lemuri-ANI ed Atlanti-DEI, d’immensi grandiosi esseri, così come di anche malevoli esseri che per il loro sfrenato orgoglio e sete di potere fecero cadere la seconda giovane luna che distrusse Mu , ma questa è un’altra antichissima storia.

  16. … un “morso” da condividere… Quando la sincerità negli intenti e l’ottimismo dei pionieri… ti salta in bocca mentre fai una pennichella su un’amaca…: le “pupille” gustative ringraziano!
    A proposito di “dubbio e felicità in noi”: accidenti, non chiesi chi fosse e perchè scelse di cadere nelle mie fauci… Maledetta, benedetta sinusite… Il mio Tessssoro! Baci

    Di F. Flora da “Civiltà del Novecento” (Bari, Laterza, 1942, pp.34-36)
    Umanesimo della macchina:
    Il compito nostro è di rendere sempre più umano in noi il meccanismo moderno, poi che dalla necessità della macchina non si esce più; saper coglietre la storia umana, appunto, che si chiude nel portento delle macchine e nei lor moti, e nei lor suoni, e fin nella loro sofferenza di natura, quando son consunte e si disfanno; saper compatire a quel che più spiace di questa civiltà, aderendo con carità di spirito anche alla macchina, che certo l’abusato francesco D’Assisi, metterebbe nel cantico delle creature, tra fratelli come il fuoco e sorelle come l’acqua e la morte. La macchina è un elemento di natura come l’albero e il filo d’erba, la roccia e la miniera; bisogna saperla amare: sapersi intenerire di certe sue grazie come della foglia primaverile, esaltare della sua maestà come delle grandi querce e delle cascate e del fulmine: creare e sentire così l’umanesimo della macchina.
    La macchina distrugge la solitudine? Ebbene: bisogna saper creare attivamente la solitudine nel grembo della civiltà meccanica. Talvolta come in un lungo e misterioso ricordo, io immagino il remoto mondo umano in cui grandi gridi erano il linguaggio, e niuna solitudine era data ai pochi uomini, perchè costoro, sempre in comunicazione di lingua e di rito con le fiere, non erano riusciti a creare ancora la meditazione e l’interiore silenzio in cui questa si spiega. Per le selve non il solo muggito dei venti, ma il clamore inumano delle frequentissime fiere percoteva l’orecchio dei primi eletti spiriti di quel disperso tempo: e alla notte più cava i serpenti sonanti e gli innumeri uccelli importuni creavano la radio angosciosa di allora, e le peste dei boschi erano corse da affamati leoni e da cavalli selvatici e da irsuti irchi.
    I fiumi inquieti che l’uomo non aveva arginati scrosciavano in cascate con rombi assordanti: e in quel rumore e nella tagliante luce del sole, prima che un tetto sorgesse o una grotta, gli uomini seppero pur sognare il silenzio e seppero averlo.
    E dico che la macchina, chi voglia spiritualmente valersi dei suoi poteri, può accrescere la concentrata meditazione e vincere ogni pericolo dissipatore, e consentire più lunga solitudine, come può a dismisura prolungare il nostro tempo per una vita più attiva e più esperta e più varia.
    Anche le macchine sono creature che lodano Dio come le creature del mondo naturale: lo lodano con parole apprese dall’uomo, con le intenzioni che l’uomo mise nei lor motti esatti e ritmati. E chi dubita che ancor esse siano un bene nativo, per la loro mera presenza, com’è la primigenia vita delle cose che l’uomo esalta nell’albero, nella roccia, nell’acqua, nell’aria: anzi chi non sa sentire nel loro canto profondo e sicuro, la forza dell’umana mente, soffre di una barbarie simile a quella di chi rinnega l’alma natura cui l’arte umana scopre e compone. E poichèalla mente e all’anima giova sol quello che da esso è accolto, non forse si dovrebbe dubitare anche della prodiga natura e delle belle lettere e belle arti , pensando che il più degli uomini non si accorge della bellezza del mondo naturale e meno si accorge della poesia e dell’arte?
    C’è insomma da invocare un umanesimo della macchina, che cioè un giorno si sappia guardare ai nuovi e felici strumenti di lavoro, con lo stesso animo col quale i poeti guardano il cosiddetto bello naturale, e magari, ogni borghese, nella propria casa, guarda la domestica tigre e il domestico lupo.
    Al cosiddetto americanismo infantile e rettilineo, che non può sentire nella macchina il senso spirituale, ma solo la quantità senza altra storia, si contrappone questo umanesimo di chi, al modo in cui sa conoscere la lontana intelligenza del ferro e dell’oro e del piombo nelle vene della terra, sa anche valersi della macchina con sempre maggiore compenetrazione e familiarità e comprensione.
    E più non avverrà di sentir la macchina come nemica e dissipatrice, ma come uno strumento tanto a noi vicino da sembrar, appunto, natura. E un motore d’aeroplano ci apparirà tanto semplice quanto oggi la macchina che si dice martello, leva, ruota: la svelta linotype e l’austera rotativa, tanto elementari, quanto l’antico stilo e la docile penna d’oca, non ancora scomparsa dal borgo di campagna.

  17. Sottolineo la parte che mi piacque assai: “… E poichè alla mente e all’anima giova sol quello che da esso è accolto, non forse si dovrebbe dubitare anche della prodiga natura e delle belle lettere e belle arti , pensando che il più degli uomini non si accorge della bellezza del mondo naturale e meno si accorge della poesia e dell’arte?
    C’è insomma da invocare un umanesimo della macchina, che cioè un giorno si sappia guardare ai nuovi e felici strumenti di lavoro, con lo stesso animo col quale i poeti guardano il cosiddetto bello naturale, e magari, ogni borghese, nella propria casa, guarda la domestica tigre e il domestico lupo” …

  18. Come Ben Dici Carissima Valeria,

    è il cuore che bisogna adoperare là dove ogni lo guardo dell’essere si posa su qualsiasi forma.

    Come l’anima ritorna in questo mondo rivestendo un involucro biologico, alla stessa maniera, negli immensi diversificati mondi, le forme, le apparenze sono vestiti diversi per l’anima immortale.

    Questa tecnologia era già conosciuta dai nostri antichi padri (gli DEI, prova ne sono le numerose testimonianze scritte sulle pietre e su tantissimi manufatti ed oggetti strani) Oggi, per noi, questa è pura fantascienza, ma nella stessa misura di come lo era un cellulare 100 anni fa, come ben sappiamo, oggi è solo un fantastico reale giocattolo di questa nostra realtà.

    SOLO UN USO INTELLIGENTE ED AMOREVOLE E’ QUELLO CHE VIENE RICHIESTO DAGLI DEI AGLI ESSERI UAMANI…

    .

    .

  19. … Allora dovresti vedere dal vivo il Giudizio Universale di Michelangelo: la tragica nudità dei corpi dei beati; come dentro, fuori… il senso intimo delle cose…
    Devi dire agli dei che…
    “Devo ancora incontrare un ignorante le cui radici non affondino nella mia anima.” (Gibran)

  20. Buon Giorno Carissima Valeria,

    vorrei meglio discutere, con una piccolissima sintesi , quello che hai meravigliosamente riportato…

    Devo ancora incontrare un ignorante le cui radici non affondino nella mia anima.

    Se il cammino dell’ umano fosse rivolto all’essere e a non solo a ciò che si mostra nella forma.. penso che molte cose diventerebbero più comprensibili… Perché è proprio di comprensione che bisogna parlare… come anche che c’è sempre una comprensione maggiore che giustifica o giustificherà ogni nostro passato trasceso errore…

    Di sicuro possiamo affermare che l’IGNORANZA SIA LA NON CONOSCENZA DI CERTE COSE O VERITA’.

    Quante volte, con tanta sincerità possiamo affermare di essere stati degli ignoranti in tante cose? Ignoranza che la vita, la grande maestra ci ha condotto pian piano a colmare e a capire?

    Quante volte sinceramente abbiamo mutato il nostro giudizio passato con una maggiore più grande visione delle cose.?

    Non è forse vero che oggi, con la nostra maturità, con la nostra maggiore età, con le nostre esperienze, con il nostro maggiore sapere, abbiamo trasceso tante infantili o meno mature passate paure, tanti dubbi, ed incomprensioni che prima ci sembravano delle montagne invalicabili?

    Possiamo affermare di essere arrivati alla percezione totale, o ancora c’è tanta non conoscenza (ignoranza) di tantissime altre cose?

    Ecc…

    Siccome, con tutta la mia sincerità, io mi ritengo assai ignorante in tantissime cose, per me, avere questa consapevolezza, è un catalizzatore, un propulsore, una a forza, come se fosse un’attrazione che mi spinge ad altre comprensioni affinché si possa ridurre sempre di più in me, quel divario, quel vuoto, quella congettura del sé e dell’ignoranza che so che m’accompagna……

    Quindi da quest’altra angolazione, visto che di ogni cosa c’è sempre una profondità ancora non sondata, non ricercata, non capita, non trascesa con il proprio sentire e con il proprio capire, è auspicabile che sarebbe assai interessante, incontrare nel proprio capire interiore una ignoranza maggiore (nel senso assoluto della parola) che ancora non abbiamo cristallizzato nel nostro tessere la vita.

    Nel mio capire, questo è il benefico l’auspicio che il grandioso Kahlil Gibran augura a se stesso, scoprire una nuova verità che possa spiegare/colmare una nuova maggiore ignoranza che si mostra al suo essere e che non appartiene, a nessuna delle passate ignoranze che aveva trasceso e che ormai fanno parte del suo bagaglio conoscitivo…

    Ecco spiegato il detto: NON SI FINISCE MAI D’IMPARARE…

    TUTTO E’ MISTERO / IGNORANZA DELLE COSE FINCHE’ NON LI RICERCO E NON LI SOTTOPONGO ALLO SCEVRO GIUDIZIO IMPERSONALE DELLA DUALE MENTE E SOPRATTUTTO DEL CUORE…..

    Questa è la via di ogni vero ricercatore/esploratore dell’anima, affinché si possa ricostruire l’abito della radiosa sposa, riaccendere ed espandere quella luce dalla propria lanterna interiore TUTTO E’ UNA CONQUISTA PER L’ESSERE CHE SA DI NON SAPERE CON LA SOLA MENTE RAZIONALE TUTTO CIO’ CHE GIA’ SA IL CUORE.

  21. Secondo Gibran e secondo quel Raffaele che non riesci ad “integrare”, la fede è la forza che spinge il cuore a proseguire sulla “via”. Ecco spiegato il detto: “NON SI FINISCE MAI D’IMPARARE” .
    Tralascia la Ratio ed inchinati davanti al fanciullo, poichè il Testimone non parla di angolazioni da cui osservare la realtà che lo circonda: è egli stesso “nella veste” , al centro, a contatto con il Tutto! Conoscere è un continuo morire, quì e non altrove, inoltre ” La fede è conoscenza del cuore e oltrepassa il potere della dimostrazione.”

  22. Cara Valeria,
    è già da tanto tempo che ho perso la mia ignorante fede , quella fede che non ha smosso nessuna montagna.. perché anche la vera fede è una conquista e non nessuna benevola/amorevole concessione…. che i nostri genitori o il sistema in cui siamo nati ed in cui viviamo ci ha indotto a credere con tante non verità.

    Quella stessa fede che mandò al rogo il grandioso Giordano Bruno…

    Quella stessa fede che non ha rimesso nessun peccato da 2000 anni e passa e soprattutto oggi produce ancora mali, più di quanto spossa immaginare, con tanta IGNORANZA INDOTTA.. e su questa mia affermazione viva vera prova è il mondo che ci circonda….

    Se Conoscere è un continuo morire, quì ed io affermo, anche e soprattuto ALTROVE, preferisco morire mille volte, così come sono morto in tantissime vite.

    E’ vero ” La fede è conoscenza del cuore e oltrepassa il potere della dimostrazione.” Ma mi chiedo quale sia LA VERA FEDE, quanto io stesso sono stato TESTIMONE CONSAPEVOLE di quello che questa fede non ci dice PROPRIO NIENTE, PROPRIO DEL CUORE e di cosa si CELA PROPRIO nel cuore… e come certe celate conoscenze potrebbero proprio sanare il cuore malsano di tanti.

    Che senso avrebbe parlare del cuore e non essere sinceri proprio con il cuore? Invidia, Apparenze, maschere, orgoglio, voglia di protagonismo ecc. queste sono le cose che bisogna trascendere attraverso una vera e propria autoanalisi interiore, attraverso una vera maggiore attenzione introspettiva, attraverso una vera RIVOLUZIONE DI COSCEINZA a tutto quello che passa da dentro, perché potrebbe essere anche aliena…… INDOTTA DA FUORI…..

    Kahlil Gibran
    La Religione

    […] E un vecchio sacerdote disse: Parlaci della Religione.
    Ed egli disse:

    Ho parlato d’altro, quest’oggi?
    Non è religione ogni riflessione e ogni atto?
    E ciò che non è atto o riflessione, ma meraviglia e sorpresa che di continuo sgorgano nell’anima,
    anche mentre le mani spaccano la pietra o attendono al telaio?
    Chi può separare la sua fede dalle azioni o le cose a cui crede dalle sue occupazioni?
    Chi può spargere davanti a sé le sue ore e dire: “Queste sono per Dio e queste per me;
    queste per la mia anima e queste altre per il corpo?”.
    Tutte le vostre ore sono ali che battono attraverso lo spazio dall’io all’io.
    Chi indossa la sua moralità come il suo abito migliore farebbe meglio a star nudo.
    Il vento e il sole non bucheranno la sua pelle.
    E chi determina dall’etica la propria condotta imprigiona in una gabbia il suo uccello canoro.
    Il canto più libero non giunge attraverso le sbarre e i fili di ferro.
    E colui per il quale l’adorazione è una finestra che si può aprire e chiudere,
    non ha ancora visitato la casa della sua anima le cui finestre sono aperte da alba ad alba.
    La vostra vita quotidiana è il vostro tempio e la vostra religione.
    Ogni volta che vi entrate portate tutto con voi.
    Portate l’aratro e la forgia e il maglio e il liuto,
    E ogni cosa che avete costruito per bisogno o diletto.
    Perché nella fantasia non potete elevarvi al di sopra delle vostre conquiste né cadere più in basso dei vostri fallimenti.
    E portate con voi tutti gli uomini:
    Perché nell’adorazione non potete volare più in alto delle loro speranze
    né umiliarvi più in basso della loro disperazione.
    E se volete conoscere Dio, non siate per questo dei solutori di enigmi.
    Guardatevi intorno, piuttosto, e lo vedrete giocare con i vostri bambini.
    E guardate nello spazio; lo vedrete camminare nella nuvola,
    stendere le Sue braccia nei fulmini e scendere in pioggia.
    Lo vedrete sorridere nei fiori, poi levarsi e agitare le Sue mani negli alberi.

    Ma oggi, dobbiamo anche capire che i tempi sono maturi per capire cose più grandi, perché potrebbe non esserci più un futuro e tutto quello che dice amorevolmente e saggiamente il grandioso Kahlil Gibran.

    Sai qualcosa di quello che ci stanno impiattando celatamente, mentre noi inconsapevolmente viviamo in un mondo che ci rende schiavi dei nostri stessi desideri? SE NON CI SVEGLIAMO IN TEMPO NON CI SARANNO NE SOGNI NE FIGLI CHE SOGNERANNO…..

  23. Se parli di quello che è nascosto nel cuore, allora parliamo della stessa fede di poterlo “ricordare” , un giorno, ognuno “sulla” propria strada. Se, come dice Gibran, il tempio di Dio è il nostro prossimo “perché nell’adorazione non possiamo volare più in alto delle sue speranze né umiliarci più in basso della sua disperazione”, ho fede che sia necessario camminare lentamente in Anima… La paura della fine del mondo, del futuro, la fretta, producono ansia e panico che compensiamo con un’illusione di benessere momentaneo: non è proprio questo che vogliono loro, Raffaele?
    La paura si può combattere accettando tutto di noi, perchè…
    Aspetta, aspetta… Cerco di spiegarmi meglio questa citazione di Gibran, altrimenti meglio sarebbe stato non averla copia-icollata…
    “Perché nella fantasia non potete elevarvi al di sopra delle vostre conquiste né cadere più in basso dei vostri fallimenti”, ma accettando tutto di Sè stessi, sì!

  24. Buon Giorno e Buon Sabato Carissima Valeria,

    aspetto, e come se aspetto, sempre che tu lo voglia, vedo e spero con il cuore che forse possiamo trovare una via comune dove amichevolmente si possono incontrare i nostri sinceri pensieri…

    Come tu dici, perché sono proprio le paure che generano illusione/turbamento, ma come fu detto: solo le verità ci renderanno liberi di essere noi stessi. Certo, è vero , verissimo che anche il mio dire produce anche questi nefasti effetti, ma cosa ci posso fare io, se non parlarne supposto che questa sia una dura e celata realtà, e che le verità spesso fanno anche male?

    Non è forse meglio sapere in anticipo se domani pioverà o se cadrà una valanga su quell’amorevole viaggio che ci siamo programmati per coglie qualche felicità?

    Ma è anche vero che ad ognuno non viene dato più di quello che può sopportare.. e su questa mia (che non è solo mia) riscoperta immortalità affermo solo che per superare le proprie paure interne o indotte bisogna solo acquistare una maggiore consapevolezza dell’essere che alberga dentro il nostro cuore. Riscoprire la propria immortalità che un sistema coercitivo / discriminante / impositorio /separatistico / alberante / linearizzante / uniformante ecc. ci ha negato in ogni tempo… Riscoprire la propria immortalità ci dovrebbe aiuta a batterci sia per un filo d’erba così come anche per una causa persa o una causa maggiore che conduce alla vera liberà dell’essere. Questa non per forza deve essere una rivoluzione che si basa sulla forza come potrebbe benissimo esserla se è necessario, ma almeno, può essere condotta con sinergico razionale consapevole pensiero, nel relazionarci con gli altri per gli stessi effetti che si mostrano alla nostra coprensione.

    Carissima Valeria, vediamo se riusciamo a sintetizzare meglio delle verità che man mano si fanno luce nel nostro essere…. Partiamo dal presupposto che siamo immersi in una realtà che non è il tutto, ma solo una parte, relativa e quindi che sia necessario crescere prima di avere una visione maggiore… Questo presupposto c’ induce ad accettare i grandi insegnamenti di grandiosi esseri, ma anche ad elaborarli con il cuore affinché ci si possa elevare oltre i loro giusti propulsori insegnamenti .. da quello che tu hai affermato, con una piccola variante cerchiamo di gettare la basi per una nuova ipotesi/verità…

    La paura si può combattere accettando tutto di noi.

    Come ben sai, sappiamo benissimo che possiamo ACCETTARE qualcosa del nostro o di fuori di noi solo conoscendo, senza questa conoscenza non si può accettare qualcosa di cui nulla si conosce perché non si sente o non si vede.. Come potrei mai accettare/contemplare o gioire dalla bellezza che mi si mostra dietro una visione di un magnifico panorama, di un fantastico tramonto, di un meraviglioso profumato fiore o di un semplice sorriso di una bella anima che si mostra alla mia vista, al mio sentire quando la mia natura mi ha reso cieco fin dalla nascita?

    Diciamo per scontato che oltre la vista, l’udito e tutti gli altri sensi esteriori l’essere umano è dotato anche e soprattutto di altri sensi interiori… E’ proprio in questi che bisogna focalizzare L’ATTENZIONE/INTENZIONE per cercare di risvegliare o meglio RISUSCITARE L’ESSERE INTERIORE….. CHE PRIGIONIERO VIVE IN OGNI CUORE…

    Un altra considerazione è che non si possono costruire pensieri su qualcosa che non si è mai visto, è per questo che tante volte io ho affermato che NON CI PUO’ ESSERE IMMAGINAZIONE SENZA UNA VISIONE come anche vero che l’ immaginazione vola sulle ali della fantasia…

    Da questa accettazione/consapevolezza deriva O UOMO, CONOSCI TE STESSO E CONOSCERAI GLI DEI E GLI INFINITI UNIVERSI

    “Perché nella fantasia non potete elevarvi al di sopra delle vostre conquiste né cadere più in basso dei vostri fallimenti”, ma accettando tutto di Sè stessi, sì!

    Con qualche piccola modifica, vediamo se riusciamo a coniare assieme un nuovo pensiero..

    **********************************************************************************
    le paure si possono superare solo conoscendosi e solo conoscendosi con la fantasia ci si potrà elevare al di sopra delle nostre conquiste per non cadere più nel basso dei nostri stessi passati fallimenti.

    Mi sembra abbastanza accettabile, che ne pensi Carissima Valeria?

  25. Ti chiedo scusa per il ritardo, Raffaele… Ho appena detto addio ad un’estate ricca di imprevisti, ai quali ho risposto con la solita mia apparente apatia: ero lì e mi sono data da fare.

    Ribadisco che non ha senso “farsi in quattro” se domani finirà il mondo o se pioverà. Potrei reagire buttandomi dal precipizio più vicino al mio esistere, invitare il mio vicino a farlo più velocemente di me…
    Oppure potrei cominciare a vivere il mio presente come mai ho fatto prima: perchè preoccuparmi di “finire la partita in parità”, quando ho tutto un tesoro (interiore) da dimostrare?
    Mi preoccuperò invece di dare un valore alle mie ultime ore di consapevolezza, prima che mi sconvolga la pioggia: pensare ad altro non avrebbe senso. Lo ha, un senso, soltanto per chi ha prenotato un posto sulla navicella spaziale pronta per partire su Marte…
    Tanto, a difendere la terra… dalla pioggia… , resterebbero soltanto gli aborigeni dell’Amazzonia, con esagerate foglie di palma: OK, sottraggo la mia al Punteruolo Rosso e vado in prima linea, perchè devo difendere “la mia rosa”…
    Raffaele, ti do una visione: puoi farne che vuoi, dipende dal valore che darai ad essa e da come la integrerai con la coscienza… Poi non ti rimane che armarti di un cesto, di riempirlo di lumache e mitili vari e di portalo via con te, ovunque ti porterà Necessità e Fortuna: la fine di questo regno è vicina!

    Ode al giorno felice – di Pablo Neruda
    “Questa volta lasciate che sia felice,
    non è successo nulla a nessuno,
    non sono da nessuna parte,
    succede solo che sono felice
    fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

    Camminando, dormendo o scrivendo,
    che posso farci, sono felice.
    Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
    sento la pelle come un albero raggrinzito,
    e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
    il mare come un anello intorno alla mia vita,
    fatta di pane e pietra la terra
    l’aria canta come una chitarra.

    Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
    tu canti e sei canto.
    Il mondo è oggi la mia anima
    canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
    lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
    essere felice,
    essere felice perché sì,
    perché respiro e perché respiri,
    essere felice perché tocco il tuo ginocchio
    ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
    e la sua freschezza.
    Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
    con o senza tutti, essere felice con l’erba
    e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
    essere felice con te, con la tua bocca,
    essere felice” .

  26. Grazie Carissima Valeria,
    per il tuo giusto ritardo non hai nulla da giustificare al mio cuore, perché sono io che debbo ringraziarti per aver dato una risposta del tuo capire al mio sentire….

  27. Beato chi riesce a leggere lungamente sul Pc, io non ci riesco…eeheeheeeheee….Ciao Raffaele, ciao Valeria D. A… Buona serata!

  28. ciò che domanda,o che richiede riaffermazione è sempre un Presente, mai un passato, se non nel continuo presente.

  29. Ciao Carissimo Giuseppe,
    scusandomi per il mio sincero sentimento perché ritengo di conoscere abbastanza il tuo prezioso amorevole benefico tesoro, il tuo intimo saggio errante immortale cuore e quanto questo, amorevolmente sia rivolto all’amata terra, alla natura, all’armonia e alle umile sagge semplici persone che l’amano con tutto il cuore…. Questi sono i veri valori, i soli ad essere chiamati GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’ COLORO CHE POTRANNO ACCOGLIERE LA NUOVA TERRA. Ma citando proprio in causa la VOLONTA’ TUTTO tutto ciò che la nostra osservazione ci permette di elaborare dal mondo, non può che biasimarci e turbarci per tutto quello che in ogni tempo e soprattutto oggi viene fatto per CATTIVA VOLONTA’ o meglio per mancanza di conoscenze delle cause prime e di quelle vere forze animico/spirituali, di tante celate entità che muovo il mondo e gli esseri che vi dimorano…..

    Spesso in questa nostra esistenza, in questa nostra apparente individualità che abbiamo costruito mattone su mattone per deificare una PERSONALITA’ ci siamo scordati di quel celato spetto , di quel vero CONCETTO UNITARIO A CUI TUTTI SIAMO LEGATI. E’ facile guardare solo dalla nostra comoda o scomoda finestra di osservazione, difficile guardare con gli occhi degli altri o tanto meno intercalarsi nei problemi degli altri…

    Come suggerisce la nostra cara Valeria, potrei mille volte fregarmene di quello che succede o di quello che succederà ai mie simili, tanto alla fine non ho nulla da perdere e quello che più conta è vivere ed ESSERE NEL MOMENTO PRESENTE…. E nel caso fossero vere certe fesserie che dicono gli altri, potrei anch’io reagire buttandomi dal precipizio più vicino al mio esistere, oppure, furbescamente invitare il mio vicino a farlo più velocemente di me… tanto io, ho certezza che verrò accolto da una salvifica nave marziana… Ma, ma, sto trascurato qualcosa in questo facile ragionamento materialistico, qualcosa che non ho considerato? Qualcosa che qualche stupidotto, o qualcuno chiama il PROSSIMO? Con tanta deturpante incredula compassionevole sincerità, penso ripenso e penso,che , cosa sia veramente il prossimo, sia nascosto e sconosciuto a tanti…..

    Comunque, per sintetizzare, se per es. considero il prossimo rilegandolo alla mia sola cerchia di amici o al solo mio contesto familiare, senz’antro potrei affermare che il prossimo sono i mie figli, allora tutto quello che si dice del vivere il proprio personale momento presente è bel lontano dalla sorte che potrebbe succedere ai nostri inconsapevoli giovani figli per causa volontarie o involontarie che noi inconsapevolmente abbiamo contribuito ad edificare ed ora stiamo trascurando di valutare…. Da questa sola piccola considerazione nasce un concetto umanitario che è bel lontano dal vero umanesimo con cui diciamo di identificarci, cristianizzandolo nelle apparenze ma non nel vero sincero intimo cuore. Se poi ribaltassimo questa vita materiale con cui ci siamo identificati fino a perdere le tracce della vera natura dell’essere spirituale, ben altra cosa è la vera salvezza o meglio l’evoluzione dell’anima…

  30. Caro Raff, non rispondo dilungandomi, non essendo capace, amo più parlare che scrivere, tranne che brevi messaggi, non lo ritengo un limite, cosi come ritengo la tua una interessata forza nel voler scrivere, nel farlo cosi lunghe pag, dico interessata perché spinta dal tuo Cuore, che si serve della scrittura, cosi come per altri si serve d’altro! Per quanto riguarda l’altruismo a Larghissimo raggio, caro amico mio, Credimi che chi ti parla, sin dalla tenera età, ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, Battaglia dedita alla comprensione del come gira tutto il sistema Uomo! ora mi fermo,… so che tu conosci, il mio essere piccolo o grande che sia, quindi non aggiungo altro, se non un abbraccio a te, carissimo Amico mio! Colgo l’occasione per salutare Valeria, e tutti voi Noi del Blog! come sempre Un saluto al Professore, La Porta! la scienza non è assenza di anima e Divino, almeno-ché, non sia l’uomo a Meccanizzarsi!! Ogni Intelligenza, ogni scoperta o ri-scoperta, persino la sconfitta della Morte su questa terra, altro non farebbe che riportare L’uomo al Dio in se in ogni cosa…. quindi non sarebbe più l’uomo che conosciamo! Questo per dire che solo perché l’uomo ha determinate caratteristiche, non lo rende centrale, se non al pari di tutto il resto, dal albero alle stelle, all’ultimo granello di sabbia!!! Buona Giornata 😉 !!

  31. Raff, Non amo la lunga lettura su computer, preferisco ancora la carta, quindi, come su tuo consiglio, dovrei stamparmi il tutto, ancora con affetto tuo amico giuseppe 😉 😀 !!!

  32. Noi non scopriamo niente, al massimo assembliamo…che non è poco! 😉

  33. Buin Giorno Carissimo Amico Mio, Un Buon Giorno a tutti di questa prweziosa casa.

    Per quella via esperenziale di crescita interiore che ritorna in questa vita anche con un un frammento di antica memoria cosmica, (io dico che) , spesso trattasi di vere e proprie RISCOPERTE 😀

  34. Nell’errore (anche se non esiste nessun caso), è ovvio che mi riferivo al tuo bel cuore Carissimo Giuseppe

  35. Nessun’errore, carissimo Raffaele. Buona Giornata!!!

  36. Per dire cosi, sommariamente, quanta verità applicata vi è in noi oltre il nostro scrivere.. bisognerebbe conoscerci di persona.. nella vita quotidiana,…. cosa impossibile, almeno-ché, non si apre il vero ascolto… quello che supera le vie della competizione del giudizio, del guardar solo nei grandi Nomi ciò che è di tutti!!! certo è che bisogna credere fermamente, non è cosa facile, … superare la Morte e le sue Paure, solo allora il Credo ha un fondamento di Verità.. assoluta, almeno per chi ci Crede fino a morire per la stessa!!!

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