“Mosca, 1962”

“Mosca, 1962”

Ti sei stancata di portare il mio peso
ti sei stancata delle mie mani
dei miei occhi della mia ombra
le mie parole erano incendi
le mie parole eran pozzi profondi
verrà un giorno un giorno improvvisamente
sentirai dentro di te
le orme dei miei passi
che si allontano
e quel peso sarà il più grave.

Nazim Hikmet, “34 POESIE D’AMORE”, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1996

16 Risposte

  1. Libera ri-composizione:

    Non mi sono stancata di portare il tuo peso,
    non mi sono stancata dei tuoi occhi, della tua ombra
    non mi hanno stanacato le tue parole piene d’incedi
    ma ho conosciuto quel giorno in cui dentro di me
    ho sentito le orme dei tuoi passi
    allontanarsi da me
    quando eri proprio lì accanto a me.
    Questo peso, per me, è il più grave da portare.

    By Bea

  2. A volte, quando le anime sono piccole
    e in primo luogo sono piccole le cose,
    dobbiamo lasciarle stare
    nei loro momenti bui,
    perché vengano alla luce
    in quella che è la loro stagione.
    Ma il gesto di lasciarle a sé stesse
    dev’essere un gesto d’amore.

    K. Gibran

  3. Nessun rapporto umano
    dà l’uno in possesso dell’altro.
    in ogni coppia d’anime
    i due sono assolutamente diversi.
    In amicizia come in amore,
    i due, a fianco a fianco,
    sollevano le mani
    insieme
    per trovare ciò che né l’uno né l’altro
    può raggiungere da solo.

    K. Gibran

  4. Il tuo cuore

    Io lo penso, il tuo cuore, come un’acqua

    perduta in un deserto

    che invano aspetta chi ci si disseti.

    Lo penso come un albero fiorito

    in piena notte, che nessuno guarda,

    se non da vetri in fuga un viaggiatore

    che noia o affari portano lontano.

    Come uccello spaurito

    vaga pei lacunari d’una volta

    di cui non trova uscita e crea soltanto

    col suo strido più vasta solitudine…

    (Alessandro Parronchi)

  5. Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo.
    Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna.
    Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei?
    Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle –Ti aspettavo.
    Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni –i giorni, gli istanti– che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo –
    “Tu sei matto”.
    E per sempre lo amerà.

    Alessandro Bariccoi “Oceano mare”

  6. … Il distacco dalla madre…
    … Il distacco dal figlio…
    Le stesse paure: saranno sempre l’uno nell’altra, dal concepimento fino al parto che inizierà entrambi al mondo. Una comunicazione sbagliata potrà dividerli, ma quel legame con la pancia… non potrà mai essere mistificato!

  7. Attesa… della visione del corpo dell’altro…
    “ma anche e soprattutto la rivelazione di sé come corpo desiderato da altri. Nel desiderio dell’altro è infatti segretamente custodita la possibilità per il mio corpo di trascendersi.(Umberto Galimberti)

    Attesa della de-siderazione… Pensavo…

    Buona domenica e baci

  8. Cara Beatrice,
    sai che anch’io ricompongo, a memoria, le liriche. Così, le sento più mie… Buona domenica!

  9. Che parole lucenti, cara Beatrice. Coltivi con gesti d’amore, continuamente, questo temenos… Baci baci

  10. Caro Prof.,
    infatti la libera rimposizione che di tanto in tanto faccio delle poesie dei “giganti” della letteratura mondiale mi viene da un impeto interno che non riesco a fenare e che quando giunge improvviso, come un fiume in piena, desidera che io “personalizzi” quei versi proprio per sentirli ancora di più miei!
    Sai, fino ad oggi pensavo che fosse sbagliato personalizzare i versi dei grandi poeti, mi smebrava come di svilirli oppure, peggio ancora, di profanarli, ma ora grazie a te e alla tua rispsota (nulla succede per caso!!!!) la vedo diversamente: ho capito che non c’è nulla di sbagliato, anzi!!!
    Un abbraccio….”caldo e afoso”!!!
    Qui a Roma si muore….

  11. Cara Valeria,
    le parole di Galimebrti sono sempre, a proposito, sono profonde come pozzi. Questa lirica è stata scritta da Hikmet poco prima di morire, e si può leggere tutto il dramma che sommerge l’uomo quando si tratta di compiere il passaggio, di darsi un Ad-dio… di volgersi al nulla, al cielo, alle stelle. “Desiderio”, appunto, dal latino de-sidera…

  12. Grazie, cara. Concordo pienamente. Abbracci apppicccicosi anche a te!

  13. Bello trovare grazie ad una amica del cuore questo sito e soprattutto grazie al Prof Gabriele La Porta e grazie ai tutti.
    Sia quando diamo l’addio che quando ci sentiamo abbandonati o lasciati per sempre possiamo sempre ripercorrere con la mente i ricordi più belli delle persone con cui abbiamo vissuto.
    A volte gli incendi si spengono da soli e a volte in fondo a pozzi profondi improvvisamente giace e sgorga l’acqua ….la vita è piena di emozionanti misteri e commuoventi piccoli momenti da ricordare spesso al tramonto o durante la notte esplorando dentro di noi

  14. […] amiche e gentilissimi amici, la nostra Beatrice ha risposto ad Hikmet con questa citazione di Alessandro Baricco, tratta da “Oceano mare”. Come il protagonista, […]

  15. Gentile Limone,
    grazie di CUORE delle tue parole profonde. I ricordi sono tutto quello che siamo. Benvenuta/o in questo temenos!

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