Vantaggi del mestiere

“… Se davvero vuoi scrivere, o almeno scrivere perché altri ti leggano, devi abituarti al fatto che a volte ti ignorino, ti insultino, ti disprezzino e che quasi sempre ti dimostrino insofferenza. E’ uno dei vantaggi del mestiere.”
Carlos Ruiz Zafòn

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6 Risposte

  1. una curiosita’ perche’ la pioggia nel pineto e’ stata dimezzata???
    salutissimi paolo

  2. Scriviamo per la verità, per la verità!
    Non perché altri ci leggerà
    O perché legga il nostro pensiero
    Sol perché nostro, nostro e non vero!

  3. L’altro giorno mi sono incazzato con un tipo che mi aveva fatto un pubblico commento negativo ad juna mia lirica. Io non commento mai nessuno negativamente in pubblico. Sto zitto. Al massimo scrivo in privato e do qualche consiglio o esprimo il mio pensiero sugli scritti altrui.
    Allora ho fatto male a reagire? Dovevo stare zitto perchè le critiche negative servono meglio che una critica positiva? Scusatemi ma io non ci riesco. Se un cretino fa una cretica deleteria ad un mio scritto non riesco a restare indifferente perchè io non giudico mai i sentimenti altrui, anche perchè spesso le emozioni che spingono le persone a scrivere noi non le conosciamo. E le emozioni altrui vanno rispettate e non posso mai essere giudicate. Le giudico se devo fare selezione in qualche Bando Letterario dove sono presente come Giurato. Ma in tal caso devo premiare gli scritti migliori e mi tocca per forza scegliere i testi migliori che risultano meno bnanali e più interessanti di altri. E’ un’arte ardua ma non è difficile se si riesce ad essere critici ed affermare anche che “quello scritto è migliore dei miei”! Non credete?
    Ed allora leggete questa poesia di una mia amica e poi ditemi qualcosa:

    GRADINI DI COLCHICO

    Come il veleno mi sei entrato dentro:
    di questo dovrai chiedere perdono,
    della luce che si spense,
    dell’inganno capace di spingere
    i sogni dentro il fiume,
    la fede nel più profondo pozzo.

    Alla sorgente andavo a respirare
    lo scintillio dell’infinito.
    Cento gradini d’erba ogni giorno salivo
    ignara del serpente:
    bastò un morso e fu cenere il respiro,
    l’arcobaleno vomitò i colori,
    la montagna spruzzò sangue verso il cielo
    che in un grido s’infranse.

    Tanto tempo è trascorso
    senza un tuo cenno di rimorso.
    I colori non sono più tornati,
    la cascata è radioattiva
    e ogni gradino è un gradino di colchico.

    Gisele Bovard
    (Aosta 7.3.2011)

    OPPURE QUEST’ALTRA:

    QUEL CHE HO PIANTATO

    I miei cassetti sono come stanze segrete:
    insieme ai bottoni vi troverete
    i sogni, lo spettro di una chiave
    di chissà quale porta.

    I cassetti sono la memoria estrema
    del vissuto: odorano di libri,
    talismani, bacche d’eucalipto,
    ricordi che ancora
    non se ne vogliono andare.

    Il cassetto del futuro è qualcosa
    che temo di sondare,
    come la morte che all’improvviso
    chiude labbra di gerani,
    spegne tutte le torce

    per non farmi vedere
    quel che davvero ho piantato.

    Gisele Bovard
    (Aosta 3.4.2011)

    CHE NE DITE RAGAZZI? NON SONO PIU’ BELLE E PIU’ INTENSE DELLE MIE?

  4. …diventa chiaro il limite oltre il quale c’è l’indifferenza totale o il tedio nei confronti di quello che vuoi comunicare e di come lo comunichi.

  5. E come si fa a non incazzarsi se qualcuno giudica in modo banale queste liriche che sono dei capolavori? Ed oggi è raro trovare liriche così profonde e perfette. Luzi avrebbe inviato una lettera a questa autrice facendo i suoi complimenti così come ha fatto quando fu invitato da una casa edotrice a preparare una recensione ad un volume di Fabrizio De André e restò sorpreso della intensità e profondità delle liriche di questo cantautore italiano che ci ha lasciato delle vere e proprie opere poetiche tradotte in musica!

  6. …Soltanto i geni intravedono il limite! … 🙂

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