“Riaverti”

Carissimi, vi lascio questa lirica di Giuseppe Conte, uno dei più grandi poeti italiani contemporanei, oltre che autore di pregevoli traduzioni, romanzi e saggi. Nato nel 1945 a Imperia , è tra i poeti più apprezzati della sua generazione per la discorsività e il messaggio vitalistico della sua poesia. È autore di saggi tra cui “La metafora barocca” del 1972 e “Terre del Mito” del 1991, e di romanzi come “Primavera incendiata” del 1980, “Equinozio d’autunno” del 1987 e “I giorni della nuvola” del 1990. Tra le sue raccolte poetiche vi segnalo “L’ultimo aprile bianco” del 1979, “L’Oceano e il Ragazzo” del 1983, “Le stagioni” del 1988, “Dialogo del poeta e del messaggero” del 1991,”Il sonno degli dei” 1999, “Nuovi canti” del 2001, ecc. Ha curato la straordinaria antologia “LA POESIA DEL MONDO. Lirica d’Occidente e d’Oriente”, pubblicata da Ugo Guanda Editore nel 2003 che ho presentato centinaia di volte a “Inconscio e Magia – Psiche”. Abbiamo avuto l’onore di ospitarlo nella rubrica radiofonica di ECORADIO “La Grande Madre”.

“Riaverti”

È così facile riaverti?
ritrovarti anche dopo l’abbandono
dopo che ti ho derisa, che ti ho detto
odiosa, e che imputavo a te la grazia
mancata di ogni carezza e di ogni bacio.
Oh, allora io volevo essere un daino
solitario nell’alba, che sa puntare
le narici al tepore di calendula
dei primi raggi. E ti scacciavo, come
se tu fossi infedele al mio desiderio
tu che di tutti i desideri sai
la fonte. Ora sei tornata.
Sei nuova e sei con me, vicina,
anima.

Sopra: Franz Marc , “Rehe im Walde”, II, 1914
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12 Risposte

  1. Captia spesso di allontanare la nostra parte Anima perchè essa ci ri-vela le verità e le nostre più nascoste e, forse, mai ammesse verità, i nostri nodi interiori, i nostri complessi e le nostre paure!
    Credo che il poeta si rifesca alla temporanea scissinone tra cuore-anima e parte razionale….scissione che comprensibilemnte avviene nei momenti di maggiore dolore umano….
    L’anima è il motore “divino” di ogni nostra “rinascita”: già, quante volte in questo viaggio muoiriamo e poi rinasciamo…e se questo grande miracolo avviene, lo si deve alla forza e alla grandezza della nostra parte Anima!

  2. “Il Cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce”, cara Beatrice!

  3. ANGELA DAGLI OCCHI SECCHI

    Angela ha gli occhi secchi,
    le ultime lacrime se ne sono andate,
    adesso finalmente sorride,
    la guardo senza farmi vedere,
    ne sono felice.
    Le sue lacrime le ho raccolte io,
    una ad una le ho lucidate,
    sembravano perle,
    per me le ho conservate.
    Adesso solo i miei occhi sono lucenti,
    lacrime amare scorrono ancora,
    si disperdono sulla sabbia cocente
    evaporano senza traccia lasciare
    senza che alcuno
    le possa ora asciugare!

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 28.2.2011 – 8.30)

  4. RIAVERE UNA PERSONA AMATA E PERSA NON E’ IMPRESA FACILE! A VOLTE CI SI RIESCE! IO PROVO SEMPRE CON DEI VERSI! MA BISOGNA CHE DALL’ALTRA PARTE CI SIA UNA FINESTRA APERTA ALTRIMENTI RITROVARE L’AMORE E’ COSA ABBASTANZA ARDUA ANCHE PERCHE’ LE DONNE SONO STRANE E, COME SEMPRE, “MOBILI”!

    RIMPIANTI D’AMORE

    Che triste serata,
    la mia.
    Un nome che scorre,
    che in silenzio leggendo accarezzo:
    m’inzuppo
    nelle sue care parole.
    E lei nulla sa,
    lei nulla pensa,
    non vede, non sente,
    più non avverte il dolore,
    più non consola
    il mio sordo lamento,
    l’urlo affannato
    ormai più non ascolta.
    Invano,
    mi scorrono innanzi
    le immagini a me sempre care,
    le foto, immobili e mute,
    i filmati
    con baci e carezze,
    con le sue dolci parole
    che riempivano i giorni,
    turbavano le mie notti lontane.
    Ormai sono solo silenzi
    che opprimono il cuore.
    Ormai il passato è solo dolore
    il presente è oscurare la mente
    il futuro è scordare l’amore.

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 11/12/2008 20.11)

  5. POI SPESSO LA SITUAZIONE REALE E’ QUESTA:

    AMORE ED ODIO

    Ho cercato di cancellare il nome tuo
    dalla lavagna rossa del mio cuore,
    ho lavato con la salsedine marina
    tutti gli affetti che un dì m’avevi dato,
    nella roccia ho inciso il mio dolore
    con le unghie avvelenate dal rancore.

    Ho disperso al vento le parole
    dolci e gli affetti a me più cari,
    tutte le tue carezze ho poi annegato
    nei crepacci profondi dei ghiacciai
    e dio ho insultato perché non pone cura
    ai figli suoi e la coscienza oscura.

    E annebbia le cose più belle del creato,
    la luce del sole, i fiori, la natura,
    di pennellate d’inferno l’animo riempie,
    di disprezzo t’inonda mente e cuore,
    ti fa dimenticare tutti i doni
    che infiniti racchiude la sua essenza,
    t’offusca ogni giudizio e la coscienza.

    Trasforma tutta la tenerezza c’hai donata
    in odio profondo, in ritorsione, sdegno;
    le dolci parole in stupide insolenze,
    scopre la parte peggiore di te stesso
    e l’offesa regali senza più pensare
    all’affetto ch’hai avuto, al sentimento
    un giorno ricambiato ed oggi spento.

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 27/11/2008 11.19)

    E MI SEMBRA TANTO DIFFICILE IL TENTATIVO DI RICONQUISTARE UNA PERSONA SULLA QUALE HAI VOMITATO” TANTO VELENO! SI, MOLTO DIFFICILE!

  6. Caro Salvatore,
    grazie della bella emozione che ci hai donato con la tua lirica. Credo che in questo caso, a volte, e ripeto solo a volte, valga ciò che diceva Sandro Penna: “Amore Amore, lieto disonore”…

  7. Caro Salvatore,
    grazie di queste tue liriche così cariche di “forza”. Buona giornata!

  8. Una poetica di straordinaria modernità che reinterpreta e coniuga anima, bellezza e verità
    “ Riaverti “ sembrerebbe il traslato chiaro del nascere e del morire che si alternano.Mi sembra quasi di udire il rumore dell’alba quando sta per lasciare il buio della notte e ,con accenti di sorprendente vigore, la creazione in armonia con la natura .Caro Gabriele , grazie per questo dono meraviglioso………

  9. La separazione dalla Madre, dall’infanzia, nell’uomo si risolve in una lotta dei contrari sul piano dello spirito per affermare la propria indipendenza emotiva dall’oggetto del desiderio: impresa non senza rischi e pericoli di nevrosi perchè non si può scappare da se stessi! Sostiene Jung…
    Dal campo di battaglia, la donna, la madre, la donna, la parte Anima, viene confinata dall’uomo nella sua zona Ombra e con essa confusa, fino ad acquisire una personalità propria, autonoma con tendenze contrarie… E’ la parabola del poeta Conte che termina la sua poesia con una messa a fronte tra sè e l’oggetto della “siderazione”, tra sè e la sua anima? Essa, infatti, ora è “vicina”…
    E’ la “parabola di Giona” che prevede l’individuazione del Sè a seguito di una “regressione “involontaria nel contenuto psichico: un abissarsi nei magici ricordi del passato fino ad arrivare in quel mondo di immagini inaspettate e primordiali che è l’inconscio e che la coscienza cerca di integrare… Il dialogo con quelle immagini, con i propri demoni, segnano un percorso di dolore, la cui intensità è tanto maggiore quanto più ci si avvicina a quella zona… E’ quello che succede quando è l’abisso a scrutarci dentro?
    Prof, se è vero che l’essere umano è fiinito per contenere l’infinito e che la consapevolezza di ciò gli provoca più dolore di quanto ne sia capace contro se stesso e il prossimo, personalità simili al poeta Conte mi convincono che ha ragione Pascal quando afferma che: “L’abisso infinito… che si tenta inutilmente di colmare con tutto quanto ci circonda, non può essere riempito se non da un oggetto infinito e immutabile: Dio! “

  10. Il ritorno al Sè di Campana…

    Il canto della tenebra

    “La luce del crepuscolo si attenua:
    Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
    Al cuore che non ama più!
    Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
    Sorgenti, sorgenti che sanno
    Sorgenti che sanno che spiriti stanno
    Che spiriti stanno a ascoltare…
    Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
    Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
    Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
    Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
    Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
    Più Più Più
    Intendi chi ancora ti culla:
    Intendi la dolce fanciulla
    Che dice all’orecchio: Più Più
    Ed ecco si leva e scompare
    Il vento: ecco torna dal mare
    Ed ecco sentiamo ansimare
    Il cuore che ci amò di più!
    Guardiamo: di già il paesaggio
    Degli alberi e l’acque è notturno
    Il fiume va via taciturno…”

  11. Cara Maria,
    il dono è tutto di Giuseppe Conte!

  12. Cara Valeria,
    le tue parole sono così profonde che scavano pozzi interiori… Buona giornata!

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