Una lettera di Jung

Mia cara amica,

lei si chiede, e mi chiede, come possa la vita continuare dopo un evento così doloroso come solo può esserlo il distacco il dall’amato, dalla persona cioè alla quale abbiamo unito il nostro destino e con la quale abbiamo affidato tutti noi stessi nelle mani del futuro. […]

Il problema è allora questo: giunto alla fine della mia vita che cosa mi ritrovo tra le mani? Se trovo solo il rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato non sarà gran cosa.

Ma potremmo trovare ben di più, ben di peggio. Ogni vita non vissuta accumula  rancore verso di noi, dentro di noi: moltiplica le presenze ostili. Così diventiamo spietati con noi stessi e con gli altri. Intorno a noi non vediamo che lotta, cediamo e soccombiamo alle perfide lusinghe dell’invidia. Si dice bene che l’invidia accechi: il nostro sguardo è saturo delle vite degli altri, noi scompariamo dal nostro orizzonte. La vita che e stata perduta, all’ultimo, mi si rivolterà contro.

Perciò, l’ultima cosa che vorrei dirle, mia cara amica, è che la vita non può essere, in alcun modo, pura rassegnazione e malinconica contemplazione del passato. É nostro compito cercare quel significato che ci permette ogni volta di continuare a vivere o, se preferisce, di riprendere, a ogni passo, il nostro cammino. Tutti siamo chiamati a portare a compimento la nostra vita meglio che possiamo.

Mi creda.

Sinceramente,

suo C. G. Jung.

Da “Jung parla: interviste e incontri”.

4 Risposte

  1. Carissimo Prof. Gabriele,

    al solito mio, mi esprimo per quello che sento, e soprattutto con sincera assenza di misero illusorio orgoglio….

    Se queste sono le parole confortanti del grande C.G.Jung, dette ad una sua intima preziosa amica, penso che in fondo non abbia detto tanto…. Non ha detto niente del perché della morte, del distacco e nemmeno che cosa ci attende dopo la morte, ma solo parole che qualunque buon prete direbbe agli altri….

    Mi perdoni Carissimo Prof.Gabriele, mi perdoni per per queste parole, ma su questo argomento, senza nessuna egoica presunzione e con tanta spontanea sincerità e verità, c’è tantissima più umile semplice gente che ne sa più di Jung. Gente che è passata con il proprio infranto sanguinantre cuore per questa terrificante indefinibile esperienza…..

  2. …una chiara esortazione ad andare avanti, a non arrendersi…perchè la vita è una e andrebbe vissuta nella sua completezza.
    Ho sempre condiviso questo pensiero, ma ad oggi mi trovo invece a chiedermi se ciò sia realmente sempre possibile….nel senso che può anche capitare che dopo uan vita in cui si è caduti più volte e ci è cmq rialzati cercando di portare a compimento nel migliore dei modi quel singolo tempo od evento, possa invece anche accadere di non riuscirci.
    Insomma Jung era un “gigante”, ma per noi comuni mortali le cose sono un pò diverse…e a volte la diversità fa la difefrenza abissale!

  3. Grazie, Gabriele,
    ecco, Beatrice la verità delle parole di Jung apre alla Luce la nostra mente…… ma come acquietare i sensi di colpa in noi stessi se non tentiamo di tutto, come pretenderemmo noi stessi da un amato che noi abbiamo rifiutato?
    questa è vanità, mi rispondo da me ..è continuare a ferirsi ogni giorno con la sensazione di insicurezza
    e se l’insicurezza fosse la causa prima, quella che il luttuoso evento ci vuole aiutare a mettere alla luce, proprio lì abbiamo bisogno di amici veri, del cuore, forse noi stessi, per immergerci nell’esistere che a noi è più congeniale nel modo a noi più semplice….così semplice da non essere tenuto in conto…..così vero da essere il gioco che meglio conosciamo, quando qualcun altro ci ha escluso dal gioco ……perchè il giocattolo era suo….ed il giocattolo eravamo noi.

  4. Mi chiedo ma nella vita ,dove ci troviamo per caso ,quale compito abbiamo?Tutti i fatti che ci accadono sono eventi della vita che ha le sue leggi,che ci osservano con grande indifferenza.Se si vuole galleggiare al di sopra degli eventi occorre percorrere le grandi strade maestre dei filoni religiosi che dematerializzano la vita per un Mondo costruito a misura delle religioni stesse.Tutto accade,la vita va comunque vissuta cioè non lo so!Difatti mi osservo,osservo la vita e mi affido a riflessioni interiori per sopravvivere in un mondo che che manda segnali poco incoraggianti per quel poco di umanità che residua

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