Invito a riflettere: una parabola, un mio parere

Gesù disse: “Il Regno è come una donna che portava una giara piena di farina. Mentre camminava per una lunga via, il manico della giara si ruppe e la farina le si sparse dietro sulla strada. Lei non lo sapeva, non si era accorta di nulla. Quando raggiunse la sua casa, posò la giara e scoprì che era vuota”.

Vangelo di Tommaso, 97

La farina  va perduta, perché deve essere perduta. A questo punto, il vaso vuoto è la nostra psiche. La nostra psiche è a riempirsi del Divino. 

Un abbraccio.

Gabriele

21 Risposte

  1. Il Regno, il Sè divino, identificato e in “stretto rapporto” con il Sè cosciente, una donna ignara di aver sparso la farina sulla strada del ritorno… Il Sè divino che nulla contende, che come un fiume non sa di scorrere anche in un luogo inospitale, è Dono pronto ad essere ricevuto perchè non si aspettava…

  2. Se il “Regno” è il soggetto della metafora e della parabola allora significa che esso – oltre la giara della parabola – “è vuoto”.
    Un Regno “vuoto”, quindi, può aver avere svariati significati, ma io lo vedo un pò come quel nostro Regno interiore in cui per crescere, maturare, “vedere oltre” dobbiamo passare attraverso le cd. fasi alchemiche….quindi soffrire e attraverso la sofferenza trovare la nsotra stabilità interiore, le nsotre consapevolezze e la pienezza dell’esistenza.
    E forse il “vuoto”, quel regno vuoto, significa anche riempirere “il vuoto” interiore di chi è vicino a noi e che soffre: magari un aiutarlo, riempindo il suo vaso “vuoto” con amore, consolazione e sostegno.

  3. “Amore, scruta il tuo cuore,
    l’albero sacro è lì che sta crescendo;
    sussultano di gioia i sacri rami,
    e tutti i fiori frementi che recano.
    I colori cangianti dei suoi frutti
    hanno dotato di allegra luce gli astri;
    la sicurezza delle sue radici
    ha piantato la quiete nella notte;
    il tremolio della cima frondosa
    ha dato alle onde la loro melodia,
    che sussurra per te un canto magico.
    Lì vanno in cerchio gli Amori,
    il cerchio ardente dei nostri giorni,
    volteggiando su e giù, avanti e indietro
    in quelle ampie frondose ignare vie;
    ricordando quella gran chioma scossa
    e come i sandali alati dardeggiano,
    i tuoi occhi si colmano di tenera cura:
    amore, scruta nel tuo cuore.
    Più non scrutare nello specchio amaro
    che i demoni, con sottile malizia,
    ci mettono davanti quando passano,
    o dagli appena uno sguardo;
    perchè vi cresce una fatale immagine
    che la notte burrascosa accoglie,
    radici semiocculte nella neve,
    rami spezzati e foglie rese nere.
    Perchè tutte le cose diventano aride
    nel buio specchio che i demoni sorreggono,
    lo specchio dell’estrema stanchezza
    foggiato in tempi remoti mentre Dio dormiva.
    Là, tra i rami spezzati, si introducono
    i corvi del pensiero senza pace,
    svolazzando, strillando, avanti e indietro,
    feroci artigli e gola insaziabile,
    (…)
    I tuoi occhi teneri diventano duri:
    più non scrutare in quello specchio amaro”

    W. B Yates

  4. può essere fin troppo semplice non accorgersi del peso che si porta…. tanto che se anche il vaso si vuota…..e resta vuoto…. lo stesso continuiamo a sop-portarne il peso

  5. …..oppure …. essere talmente immersi con la mente nel proprio pensiero….da non considerare ciò che ci accade

  6. Essere nel mondo, esserci consapevolvente oltre il destino, con un legame profondo con la natura, sentire di far parte di tutto il sistema attivamente: la donna avrebbe sentito il manico rompersi.
    Al contrario, abbandonarsi senza ragione e sentimento, senza un Io magico, ci lascia partecipi inattivi, non presenti completa.mente.

  7. -la felicità non conosce peso
    ma possiede un passo leggiadro

    -Le difficoltà della vita non gravano sulle nostre spalle
    quando davanti a noi abbiamo spalancata la porta che porta a Dio

    -Riusciamo a volare sulle nostri croci
    quando abbiamo lo sguardo rivolto verso l alto

    ma di tutti questi discorsi sempre e solo questo varrà in eterno
    Amare ti porterà verso l alto
    lo stesso amore ti darà dolore e ti porterà verso il basso
    solo tu puoi decidere se fare di questa vita uno splendido paradiso
    o un micidiale inferno
    sia tu circondato da fiamme o da stelle nella tua vita
    sei sempre tu a scegliere
    perchè anche chi vive nella totale oscurità
    può sognare la luce
    allungare la mano
    e splendere
    sta a te…
    fai tu la scelta.

    by Mel

  8. «Sapere ascoltare bene è il punto di partenza per vivere secondo il bene».

    Plutarco

    Ps.: spesso ho provato ad ascoltarmi ed a ascolatre….non so se sono riuscita in questa titatnica impresa…ho anche ascolatato col cuore e parlato col cuore ma…chissà se ho portato sollievo o ulteriore dolore!

  9. Essere nel mondo, esserci consapevolmente, con un legame profondo con la natura, sentire di far parte di tutto il sistema attivamente: la donna avrebbe sentito il manico rompersi.
    Al contrario, abbandonarsi senza ragione e sentimento, senza un ”io magico”, ci lascia partecipi inattivi, non presenti completa.mente.

  10. La meta della vita è fare in modo che il battito del cuore sia in sintonia col battito dell’universo, perché la nostra natura sia accostata alla Natura.
    Joseph Campbell

  11. Il Regno è in tutto: regno animale, vegetale e minerale ma ne siamo inconsapevoli fino al rientro a “casa” dopo il lungo percorso…

  12. Metaforicamente immagino la brocca come interiorità contenente il divino che oltre ad essere contenuto interiormente è anche fuori all’esterno, sparso dappertutto. Una brocca apparentemente vuota perchè racchiude un’essenza infinita, inesauribile ed invisibile allo sguardo.

  13. Il Regno è contenitore della nostra ”ricchezza” ……… la legge di attrazione terrestre o gravità…..rompe il manico perchè questo era debole….. o forse perchè la farina era troppa …
    morale… per fare del buon pane curati del contenitore prima di riempirlo … 🙂

  14. ( 🙂 chiedo scusa per il mio ultimo commento che palesa la tipica ansia da prestazione tutta femminile 🙂 )

  15. Gesù disse: “Il Regno è come una donna che portava una giara piena di farina (…)”
    Il ‘Regno’ (che poi è ‘vicino’, anzi è ‘dentro’: ma bisogna cercarlo come prima cosa… poi tutte le altre cose verranno di conseguenza) è qualcosa che ‘irrompe’ all’improvviso, durante il ‘cammino’ (“quando l’allievo è pronto il Maestro appare…”).
    In quel momento – la rottura del manico (il Kairòs) – cominciano a piovere le ‘benedizioni’ (la farina che si sparge) e avvengono le ‘sincronicità’ (gli incontri ‘trasformanti’, i ‘miracoli’), anche senza che il ‘toccato’ (anche ‘unto’) dai carismi e ‘opere potenti’ ne sia consapevole (si parla di ‘casualità’: ma il Caso è il modo in cui Dio si presenta quando non vuole farsi riconoscere…).
    Al momento dell’arrivo a casa – la ri-scoperta dell”essenza’ – la ‘persona’ (la giara) viene ‘posata’ (ci si toglie definitivamente la maschera) e si spargono in abbondanza le ‘benedizioni’ tutt’intorno (si resta vuoti: svuotati e sarai ricolmo…).
    Purtroppo, c’è bisogno di più ‘viaggi’: la ‘persona’ tende facilmente – se non si resta stabilmente nel ‘Regno’ – a inglobare l’essenza nell”anima’ e, quindi, sarà necessaria la ‘spada’ della ‘parola’ per ri-staccare lo spirito (l’essenza) dall’anima (con le sue varie subpersonalità: una ‘legione’…)
    Nicola Perchiazzi

  16. In ogni incarnazione abbiamo un peso da sopportare:un’esistenza ben condotta ci alleggerisce il karma

  17. Il regno di Dio è ovunque

  18. e se il regno fosse la nostra esistenza, qui sulla terra e la farina la vita che lentamente scorre, ci sfugge, sopra le nostre teste. Noi come quella donna non ci facciamo domande, proseguiamo la nostra vita lungo una strada, come dei somari a cui hanno messo dei paraocchi, poi quando ci fermiamo, rientriamo in noi , ci guardiamo attorno, la farina ci è sfuggita di mano come sabbia.

  19. Bellissima..
    Tutta la siatuazione è pervasa di Fede.
    La donna porta una giara piena di farina per una ‘lunga via’ quasi non conoscesse la sua meta..
    Succede qualcosa durante il cammino, una rottura, rompe i legami con la mondanità.
    Questa rottura, che potrebbe essere vista come catastrofe, incidente è in realtà ciò che identifica quella donna con il Regno.
    Da li in poi lungo il cammino sparge inconsapevolmente delle benedizioni (farina) che altri potranno o meno raccogliere.
    E del bene che fa al mondo non se ne accorge, finchè nel suo camminare non ‘raggiunge la sua casa’, non diventa cosciente di sè.

  20. stavolta te lo dico io che hai scritto delle cose bellissime…. 😉

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