Sonetto XXXV

Inviato da Valeria D. A.

Sonetto XXXV

Per paura che troppo facilmente
ti conosca, tu giochi con me.
Per nascondere le tue lacrime,
mi acciechi con scoppi di riso.
Conosco, conosco la tua arte.
Non dici mai le parole che vorresti.
Per paura che io non ti apprezzi
mi eludi in mille modi.
Per paura che ti confonda
con la folla, ti metti in disparte.
Conosco, conosco la tua arte.
Non cammini mai per la strada che vorresti.
Tu chiedi più di tutti gli altri,
per questo sei silenziosa.
Poi con scherzosa indifferenza
rifiuti tutti i miei doni.
Conosco, conosco la tua arte.
Tu non accetti mai ciò che vorresti,
Tagore

19 Risposte

  1. Qui io ti amo.
    Tra i pini scuri si srotola il vento.
    Brilla fosforescente la luna su acque erranti.
    Passano giorni uguali, inseguendosi l’un l’altro.

    Si dirada la nebbia in figure danzanti.
    Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
    A volte una vela. Alte, alte stelle.

    O la croce nera di una nave. Solo.
    A volte mi alzo all’alba e persino la mia anima è umida.
    Suona, risuona il mare lontano.
    Questo è un porto.
    Qui io ti amo.

    Qui io ti amo e invano l’orizzonte ti occulta.
    Ti sto amando anche in mezzo a queste cose fredde.
    A volte vanno i miei baci su quelle navi gravi,
    che corrono sul mare dove non arriveranno.
    Mi vedo già dimenticato come quelle vecchie ancore.

    Sono più tristi le banchine quando ormeggia la sera.
    Si stanca la mia vita inutilmente affamata.
    Amo quel che non ho. Tu sei così distante.
    La mia noia lotta con lenti crepuscoli.
    Ma poi giunge la notte e inizia a cantarmi.
    La luna proietta la sua pellicola di sogno.

    Mi guardano con i tuoi occhi le stelle più grandi.
    E poichè io ti amo, i pini nel vento
    vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie metalliche.

    PABLO NERUDA

  2. L’AMORE

    Che hai, che abbiamo,
    che ci accade?
    Ahi il nostro amore È una corda dura
    che ci lega ferendoci
    e se vogliamo
    uscire dalla nostra ferita,
    separarci,
    ci stringe un nuovo nodo e ci condanna
    a dissanguarci e a bruciarci insieme.

    Che hai? Ti guardo
    e nulla trovo in te se non due occhi
    come tutti gli occhi, una bocca
    perduta tra mille bocche che baciai, più belle,
    un corpo uguale a quelli che scivolarono
    sotto il mio corpo senza lasciar memoria.

    E che vuota andavi per il mondo
    come una giara di color frumento,
    senz’aria, senza suono, senza sostanza!
    Invano cercai in te
    profondità per le mie braccia
    che scavano, senza posa, sotto la terra:
    sotto la tua pelle, sotto i tuoi occhi,
    nulla,
    sotto il tuo duplice petto sollevato,
    appena
    una corrente d’ordine cristallino
    che non sa perché corre cantando.
    Perché, perché, perché,
    amore mio, perché?

    PABLO NERUDA

  3. “DONNA”

    Un donna credevo di essere diventata
    ma la mia era solo la fanciullesca illusione
    di chi vuole andare per mare
    prima ancora di avere imparato a navigare.
    I giorni son passati, le stagioni sono volate
    e passo dopo passo
    dolore dopo dolore
    sogno dopo sogno
    all’improvviso
    accanto a te
    ho scorta la donna che
    inconsapevolmente ero diventata.
    La vita mi ha maturato
    la sofferenza mi ha fortificato
    l’amore mi ha sempre tenuto per mano,
    ma senza te
    la donna che era in me
    non sarebbe mai germogliata.
    Oggi una donna finalmente
    sono diventata.

    BEATRICE

    Ps: dedicata a chi con il suo amore, la sua comprensione e la sua amorevole “follia” è riuscito in questa titanica impresa. Grazie, tesoro.

  4. Volando fra le nebbie del tempo
    di lontano
    avvistai
    un porto felice
    lassù fra le stelle
    Esso era una dimora
    quieta e silenziosa
    ergeva fiera
    nella sua compostezza
    Un rifugio
    per tutte le anime che errano
    in questo universo
    un ristoro
    per viaggiatori
    Un posto aperto a tutti
    dove ognuno
    può
    rifocillarsi
    e stare lì finche
    il suo animo
    ritrova la freschezza perduta.
    Questo paradiso esiste
    ed è reale
    quando sembra che le nebbie
    oscurino
    il tuo essere
    il tuo rifugio nel mondo appare
    sempre pronto
    a braccia aperte
    ad accoglierti
    lì puoi sentirti
    finalmente a casa
    IL BLOG DI GABRIELE LA PORTA
    è il nome scritto sulla PORTA
    d’ingresso
    LA PORTA DI LA PORTA 🙂
    Vi presento
    questo posto magico
    il luogo più bello che ci sia…
    per l’ anima….

  5. E’ già l’una passata.

    A quest’ora tu starai a letto.

    Come un fiume d’argento

    traversa la notte

    la Via lattea.

    Io non ho fretta

    e non ti voglio svegliare

    con speciali messaggi.

    Come si dice,

    l’incidente è chiuso.

    Il battello dell’amore

    s’è infranto contro la vita circostante.

    Tu ed io

    siamo pari.

    Non vale la pena di citare

    le offese

    e i dolori

    e i torti reciproci.

    Guarda come è pacifico il mondo.

    La notte

    ha imposto al cielo

    un tributo stellato.

    E’ in ore come questa

    che si sorge

    e si parla ai secoli,

    alla storia,

    alla creazione.

    Vladimir V. Majakovskij

  6. la poesia di prima si chiama:
    COME VEDO IL BLOG DI GABRIELA LA PORTA

    lo so non è un titolo molto originale….

  7. Gabriele caro, dal profondo del Cuore, auguro a te e ai tuoi cari un Gioioso fine settimana. Abbracci…

  8. Grazie, Luigi. Baci e abbracci.

  9. Ciao Aurora,
    ben arrivata…
    e bella la tua poesia sul prof….sentita!
    Un caro saluto

  10. …secondo la regola dell’ “Affezionazio sine quì là non” esprimo in tutta libertà che sì, mi piace tutto della tua poesia, titolo compreso, e sai perchè?

    1) Perchè non vedo neanche un cavallo panciuto e sospetto che contenga cose strane nè fuori nè dentro nè tra i tuoi versi;

    2) Perchè ogni cosa che scrivi è Bella!

    3) Perchè, porcapaletta, qualcuno ce l’ha fatta a trovare… “la seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino”. 😀

  11. Ho sempre pensato che un Archetipo ordinatore potesse sorgere dal Cosmos. E’ sempre stato così: nella notte più scura l’umanità intera in un Uomo ha offerto un suo tributo a quella costellazione… prima che si dissolvesse, perchè la coscienza ricordasse.

  12. Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
    non dico che fosse come la mia ombra
    mi stava accanto anche nel buio
    non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
    quando si dorme si perdono le mani e i piedi
    io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

    durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
    non dico che fosse fame o sete o desiderio
    del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
    era qualcosa che non può giungere a sazietà
    non era gioia o tristezza non era legata
    alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
    era in me e fuori di me.

    durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
    e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

    N. Hikmet

  13. Domenico X Valeria

    Questa tua riflessione la “sento” molto interessante…
    è lo spunto di una “nuova” poesia.
    Grazie, un saluto a tutti.

  14. Grazie Bea e Valeria per il dolce benvenuto!
    Ma non ho capito il cavallo panciuto che cosa sarebbe?
    Una saluto ai viaggiatori del blog!

  15. un saluto anche a te Domenico…

  16. Aurora, se vedi un cavallo sul lido,
    mi raccomando
    lascia che aspetti per ore… (Non portarlo entro le alte mura del rifugio).
    Non farti vivaaaaa quando nitrisce,
    fallo come fosse un favoreeee… 🙂
    Dosa bene amore e ospitalità!
    🙂 Benvenuta, Aurora…

  17. Bene intendo che il cavallo è qualcosa di negativo, lo identificherò con la prepotenza, lo chiamerò WILDY e lo terrò in un recinto lontano da qui, almeno questo è il significato che do io al cavallo 🙂

    Ho trovato questo blog per caso e ne sono rimasta entusiasta..
    Così ho scritto ciò che ho sentito
    trovare un luogo cos’ modesto, discreto e speciale su internet è raro.
    IO seguivo, quando Morfeo era benigno con me e veniva a trovarmi tardi nella notte, Inconscio e magia del Prof. La Porta sono contenta che abbia trasferito quella quiete dell’ anima qui, non sapevo avesse avesse un blog. Ricordo con piacere quelle puntate con sapore di bianco e immenso.
    Un caloroso saluto

  18. Cara Aurora, ti ringrazio. Un caro saluto e baci baci

  19. Bene, Aurora, sento che ci intenderemo… quasi … subito, d’ora in poi! 🙂 O, come mi succede con tutti, dal poi ad ora: quì il Tempo è un Signore a cui è stato affidato il compito di tendere l’arco dell’orizzonte. Ed è lui che tiene il conto dei quarti di luna, poichè in effetti un po’ lunatici lo siamo un tutti. 😀

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