Sonetto XXXV

Inviato da Valeria D. A.

Sonetto XXXV

Per paura che troppo facilmente
ti conosca, tu giochi con me.
Per nascondere le tue lacrime,
mi acciechi con scoppi di riso.
Conosco, conosco la tua arte.
Non dici mai le parole che vorresti.
Per paura che io non ti apprezzi
mi eludi in mille modi.
Per paura che ti confonda
con la folla, ti metti in disparte.
Conosco, conosco la tua arte.
Non cammini mai per la strada che vorresti.
Tu chiedi più di tutti gli altri,
per questo sei silenziosa.
Poi con scherzosa indifferenza
rifiuti tutti i miei doni.
Conosco, conosco la tua arte.
Tu non accetti mai ciò che vorresti,
Tagore

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Eros

E’ il demone Eros che appicca fuoco alla mente e attrae l’uno verso l’altro due corpi come un magnete. Corpi che sono a volte grottescamente male assortiti. Poi quand’è finita, quando si abbatte la catastrofe, quei due si danno la colpa a vicenda. “Seduzione”. Ma l’unico al quale dare la colpa è Eros, che prova grnde, grande piacere nel pensiero!

James Hillman