Il desiderio

Vivendo il desiderio, compromettendosi, divenendone complice, fino a lasciarsi perdere, sommergere e paralizzare, il corpo è travolto da quella passione che non attende solo la visione del corpo dell’altro, ma anche e soprattutto la rivelazione di sé come corpo desiderato da altri. Nel desiderio dell’altro è infatti segretamente custodita la possibilità per il mio corpo di trascendersi.

Umberto Galimberti

6 Risposte

  1. “la possibilità per il corpo di trascendersi”, significa riuscire a vedersi con gli occhi di colui o colei che ci ama? Il superamento del “complesso” di Orfeo, forse, riuscire a chiudere quel cerchio… Accettarsi… Forse…

  2. Gabriele carissimo, ti auguro una Splendida giornata. Un immenso abbraccio!!!!

  3. buon giorno prof Gabriele la dinamioca del desiderio è perfetta,ma è anche stravolgente.Il desiderio i è un tale impossessamento della mente e del corspo che non è facile liberarsi.E’ un fatto , che per una mente ossessionata dal desiderio,che non ha altri riferimenti, è sconvolgente.Quotidianamente la mente,che tutto muove nel nostro corpo, desidera,a livello di opzione come a livello assoluto.Ciò che non si può realizzare ci invade la notte creando l’incubo o accelerando le fantasie che devono essere o spezzate,allargando lo spazio del nostro inconascio,o ci spingono a comportamenti di relazione.Questa ovviamente è una mia conoscenza del desiderio Alfredo

  4. Grazie, Luigi, Ricambio con affetto. Baci

  5. Per chiosare (anche se è “hortus conclusus”):
    “Amare è sentire la pressione del corpo assente contro il proprio.” (Anna K. Valerio),
    “Questi amanti incorporei s’incontrarono, un cielo nello sguardo, cielo dei cieli a ognuno il privilegio di contemplare gli occhi dell’altro (…) Vi furono mai nozze come queste? Un paradiso li ospitava e cherubini e serafini furono i rispettosi invitati.” (Emily Dickinson)
    “Es un sentimiento nuevo che mi tiene alta la vita, la passione nella gola, l’eros che si fa parola” (Battiato)
    “Non pretendete che gli altri comprendano l’unione dei vostri corpi nel piacere né la compenetrazione delle vostre menti e dei vostri spiriti. Chi non ha fatto questa esperienza non può capire: non cercate di spiegare perché le parole non servono…” (Ashley Thirleby – Tantra).
    Infine, qualcosa di mio:
    “Il talamo li accolse a lenzuola aperte. Tra deliri ascendenti e dolori discendenti, solstizi ed equinozi. Amanti lontani, ora vicini. Mai distanti. (…) Pesanti gocce d’ardore e afrore sfiorarono le ardue tempie, rotolando, doce doce, sulle guance. Le dita, guadando sui rivi affioranti su ogni lembo di pelle, guadagnavano posizioni sulla terraferma (e sui corpi in movimento), tracciando segnature e marcando territori. Mischiati, uniti, complici (…)
    La terra bruciava. Il vomere ricominciava a tracciare solchi, il terreno franava sotto i loro piedi. (…) Nessun freno, nessuna remora, nessuna esitazione: il treno del desiderio si lanciò a fari spenti nella prima galleria. L’universo fisico si fermò…”

  6. Caro Alfredo, non sei affatto lontano dalla “cosa” in sé. Un abbraccio

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