Potenze celesti

Chi non ha mai mangiato il pane nel dolore

Chi non ha mai trascorso le ore più profonde della notte

piangendo o aspettando il mattino

questi non vi conosce, o potenze celesti.

J. W. Goethe

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11 Risposte

  1. l’esperienza del dolore,della solitudine,consente di avvicianrsi al mistero divino.Questo è vero quando la sensibilità ti porta a superare i confini del tuo Io oltre il quale o pensiamo in rapporto ad una serie di perchè ,quale causa del malessere, e “guardiamo a Lui che in Noi è nascosto,oppure se so dispone di un’autostima eccentrica,non vi è il nuovo Orizzonte ma solo l’homo homini lupus

  2. E TI ACCOLGO (Claudia Galante)
    Ombre inquietanti
    Una lama di luce
    Flette le foglie
    Pervase
    Dall’aspro umido odore.
    Un rombo lontano.
    Sussulto
    Al fragore lacerante
    E
    Nell’esplosione
    Mi frantumo.
    Cade la quiete
    Rotola il silenzio.
    Senza rumore.
    Mi induco
    A ricompormi
    Ma
    Non riconosco
    Più
    I miei
    I tuoi frammenti.
    Allora
    Dilato
    Antichi confini
    Creo
    Nuovi spazi.
    E ti accolgo.

    (Accogliere il proprio dolore…)
    (Pensiero parallelo: Getsemani…)
    (Pensiero avventuroso che cerca conferma: “costellazione”… da cui prende luce e forza l’archetipo ordinatore… della psiche-Anima e l’Uomo Mago diviene l’uomo interiore… attraverso la “compassione”…: […] “una composizione armonica del sé profondo con il sé esteriore e di entrambi con il cosmo, fino al ricongiungimento con il divino. L’Anima diviene, quindi, il collegamento tra il piano umano e quello ultraterreno, individuale e collettivo, tra il nostro lato cosciente e quello inconscio […] (Gabriele La Porta – Dizionario dell’inconscio e della Magia”)

  3. Il dolore, la sofferenza, il buio sono essenziale, “conditio sin qua non” di ogni ri-nascita, di ogni cresita inbteriore e di quelle consapevolezze che si riescono a portare da “dentro” a “fuori”.

    “Non si guarisce dai sintomi per tornare come prima, ma mediante il percorso del dolore, che necessariamente implica un aspetto creativo e finalistico, ci si trasforma, si acquisisce uno sguardo più umano e profondo che consente di contenere la sofferenza e di scorgene il valore”.

    Carla Stroppa da “Così lontano, così vicino”

  4. “Noi non riceviamo [dolori] più di quanto possiamo affronatre, anche se questo significa la morte. La guarigione non implica necessariamente rimanere in vita, ma avvicinarsi alla totalità, talvolta attraverso la morte, la guarigione totale. Qualunque cosa ci venga data appartiene al nostro destino e siamo in grado di prendercene cura”.

    Albert Kreinheder da “Il corpo e l’anima”,
    tratto da “Gabriele La porta “A come Amore”.

  5. Condivido il commento di Alfredo: l’esperienza del dolore imprescindibile nella condizione umana, anche se oggettivamente e soggettivamente più o meno intensa, può avere due tipi di sviluppi: è la strada maestra di un persorso di crescita personale ma può anche essere ( e purtroppo avviene spesso) causa di un incattivirsi tanto da far prevalere la legge della giungla.

  6. Potenze celesti…probabilmente queste parole suoneranno aride, prive di qualsiasi senso alla stragrande maggioranza di noi “occidentali”. Assuefatti come siamo dai gadgets del momento, privati dall’esperienza del dolore, che evitiamo sistematicamente con l’aiuto del farmaco studiato ad hoc.Non ci deve stupire il fatto che non si sappia più riconoscere la centralità dell’esperienza divina nell’esistenza umana, fatalmente il nostro “progresso”,sostanzialmente tecnologico, da una parte ci ha condotti nella società dell’opulenza,dall’altra ci ha alienati da noi stessi dal nostro essere,ci ha privato del munifico “pane del dolore”.

  7. …sono sula tua stessa lunghezza d’onda, Lizard239!

  8. Tre fiammiferi accesi uno per uno nella notte
    Il primo per vederti tutto il viso
    Il secondo per vederti gli occhi
    L’ultimo per vedere la tua bocca
    E tutto il buio per ricordarmi queste cose
    Mentre ti stringo fra le braccia.

    Jacques Prévert

  9. Tu non le puoi vedere;
    io, si.
    Terse, rotonde, tiepide.
    Lentamente
    vanno al loro destino;
    lentamente, per indugiare
    più a lungo sulla tua carne.
    Vanno verso il nulla; non sono
    che questo, il loro scorrere.
    E una traccia, verticale,
    che si cancella subito.
    Astri ?
    Tu
    non le puoi baciare.
    Le bacio io per te.
    Sanno; hanno il sapore
    dei succhi del mondo.
    Che gusto nero e denso
    di terra, di sole, di mare!
    Restano un istante
    nel bacio, indecise
    fra la tua carne fredda
    e le mie labbra; infine
    io le prendo. E non so
    se erano davvero per me.
    Perché io non so nulla.
    Sono stelle, o segni,
    sono condanne o aurore?
    Ne’ guardando ne’ coi baci
    ho imparato che cos’erano.
    Ciò che vogliono resta
    là indietro, tutto ignoto.
    E così pure il loro nome.
    (Se le chiamassi lacrime
    nessuno mi capirebbe).

    Pedro Salinas

  10. Se tu sapessi che quel
    grande singhiozzo che stringi
    tra le tue braccia, che quella
    lacrima che tu asciughi
    baciandola,
    vengono da te, sono te,
    dolore di te mutato in lacrime
    mie, singhiozzi miei!
    Allora
    non chiederesti più
    al passato, ai cieli,
    alla fronte, alle lettere,
    che cosa ho, perché soffro.
    E tutta silenziosa,
    con quel denso silenzio,
    della luce e del sapere,
    mi baceresti ancora,
    e desolatamente.
    Con la desolazione
    di chi al fianco non ha
    altro essere, un dolore
    estraneo; di chi è solo
    ormai con la sua pena.
    Volendo consolare
    in un altro chimerico
    il gran dolore ch’è suo.

    Pedro Salinas

  11. BUONGIORNO A TUTTI.
    A proposito del tema in questione.

    Io non amo la gente perfetta, quelli che non sono mai caduti, non hanno inciampato. A loro non si è svelata
    la bellezza della vita. ( Pasternak)

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