Sull’accidia, la noia, la malinconia

Queste malattie sono nell’uomo occidentale il riflesso spirituale della sua cultura e che Costantin Noica, filosofe romeno, amico di Mircea Eliade, Emile Cioran, Eugène Ionesco chiama “malattia dello spirito contemporaneo”, che ha perso non tanto Dio di cui molti lamentano inutilmente lo smarrimento, quando l’incanto del mondo che la nostra razionalità ha reso disincantato, e la nostra tecnica ha ridotto a pura materia da utilizzare, incapace, nella sua opacità, di rinviare a quel che potrebbe chiamarsi un riflesso dell’anima.

Umberto Galimberti

23 Risposte

  1. …C’è un temporale, ho cambiato rotta, cara Val….
    ci sei?!…. mentre schivavo le onde, cantiacchiavo questa canzone….

  2. “Ha 38 anni Bartleboom, lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare le cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno ormai da anni, prende la penna in mano e le scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi se non a lei?
    Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle in grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle: “ti aspettavo!”
    Lei aprirà la scatola e lentamente quando vorrà leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu, si prenderà gli anni, i giorni gli istanti, che quell’uomo prima ancora di conoscerla le aveva regalato.
    O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo:
    “tu sei matto!”…
    e per sempre lo amerà!”

    Alessandro Baricco da “Oceano mare”.

  3. ammetto l’accidia , a volte
    però della pigrizia devo dire una cosa, non c’è persona più veloce e più con senso pratico di un pigro
    e dell’accidia non so proprio invece che cosa sia bello però a volte proprio non si sopporta nè di agire nè di reagire ed è il momento di chiudere la porta e lasciare che il mondo si fotta che tutti crolli e che i politici restino …ecco i politici sono così .sono .accidiosi!!..non si svitano dai loro posti a meno che tu non gli dia un posto più remunerativo..

  4. comunque sento sempre un pò di Günther Anders eh???
    Non siamo dei GRANDI ACCIDIOSI quando siamo seduti davanti alla tv ..
    “le sue riflessioni sulla televisione, [Gunther Anders] fatte nel lontano 1956. Egli non parla di volgarità televisiva ma riflette
    sul vero potere manipolatorio del mezzo: «per foggiare il tipo oggi richiesto di uomo di massa non è più necessario l’effettivo ammassamento in forma di riunione di massa». I nuovi dittatori non hanno più bisogno dei grandi raduni oceanici poiché la televisione li ha già “decentrati” in casa.(!!!!!!!!!!)

  5. Bartleboom soffre di malinconia mentre in Pessoa l’accidia… assomiglia alla muta arrendevolezza nei confronti della vita, che viene vissuta in terza persona, quando in prima persona attraverso uno pseudonimo… Vorrei riuscire a cogliere la sottile sfumatura che distingue le tre “malattie”, usando il linguaggio di Galimberti. Vorrei che il prof, mi aiutasse.
    Per esempio…

    “Tutte le lettere d’amore sono
    ridicole.
    Non sarebbero lettere d’amore se non fossero
    ridicole.
    Anch’io ho scritto ai miei tempi lettere d’amore,
    come le altre,
    ridicole.
    Le lettere d’amore, se c’è l’amore,
    devono essere
    ridicole.
    Ma dopotutto
    solo coloro che non hanno mai scritto
    lettere d’amore
    sono
    ridicoli.
    Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
    senza accorgermene
    lettere d’amore
    ridicole.
    La verità è che oggi
    sono i miei ricordi
    di quelle lettere
    a essere ridicoli.
    (Tutte le parole sdrucciole,
    come tutti i sentimenti sdruccioli,
    sono naturalmente
    ridicole). ”
    Fernando Pessoa

  6. Sulla “Noia” Ungaretti dice che:

    Anche questa notte passerà
    Questa solitudine in giro
    titubante ombra dei fili tranviari
    sull’umido asfalto.
    Guardo le teste dei brumisti
    nel mezzo del sonno
    tentennare.”

    (Mi perdoni la riflessione su questo haiku, prof, ma contare le pecore è proprio “segno” che il vuoto ha preso forma “opacamente” umana.)

  7. Per Bea…
    La malinconia di Lucio (Dalla), perchè ogni malinconia ha un nome…
    “Canzone”
    Non so aspettarti più di tanto
    Ogni minuto mi dà
    L’stinto di cucire il tempo
    E di portarti di qua
    Ho un materasso di parole
    Scritte apposta per te
    E ti direi spegni la luce
    Che il cielo c’è
    Star lontano da lei non si vive
    Stare senza di lei mi uccide

    Testa dura testa di rapa
    Vorrei amarti anche qua
    Nel cesso di una discoteca
    O sopra il tavolo di un bar
    O stare nudi in mezzo a un campo
    A sentirsi addosso il vento
    Io non chiedo più di tanto
    Anche se muoio son contento

    Star lontano da lei non si vive
    Stare senza di lei mi uccide

    Canzone cercala se puoi
    dille che non mi perda mai
    va’ per le strade e tra la gente
    diglielo veramente

    Io i miei occhi dai tuoi occhi
    Non li staccherei mai
    E adesso anzi me li mangio
    Tanto tu non lo sai
    Occhi di mare senza scogli
    Il mare sbatte su di me
    Che ho sempre fatto solo sbagli
    Ma uno sbaglio che cos’è

    Stare lontano da lei non si vive
    Stare senza di lei mi uccide

    Canzone cercala se puoi
    dille che non mi lasci mai
    va’ per le strade e tra la gente
    diglielo dolcemente

    E come lacrime la pioggia
    Mi ricorda la tua faccia
    Io la vedo in ogni goccia
    Che mi cade sulla giacca

    Stare lontano da lei non si vive
    Stare senza di lei mi uccide

    Canzone trovala se puoi
    dille che l’amo e se lo vuoi
    va’ per le strade e tra la gente
    diglielo veramente
    non può restare indifferente
    e se rimane indifferente
    non è lei

  8. Cara Valeria, non ci avevo pensato. Baci

  9. Carissima, l’accidia è prettamente umana, la noia è prettamente umana ed appartiene alle classi benestanti, la malinconia proviene dagli Déi. Grazie per la segnalazione della lirica di Pessoa. Baci

  10. …ma di tante poesie di Pessoa proprio Lettere d’amore, cara Val, mi dovevi andare a citare!!!! ….Destino, che altro se no!
    …e poi già, sono davvero maliconica in questi giorni…e forse forse la mia malinconia ha pure un nome!! …..ma se, come dice il prof., proviene dagli Dei, allora…. e non mi rimane che “scrivere, scrivere lettere d’amore…senza paura di essere ridicola”!!!!!

  11. …si, ma in volata allora non posso non riprorre questo brano…..

  12. ….si ma alla fine, malinconica o no, non perdo il mio ottimisto e non smetto di credere nell’amore.
    Ergo… dedico a tutti i cari e dolci inquilini di casa-blog “ISTANTE MAGICO”

    Riusciamo a comprendere il miracolo della vita, solo quando lasciamo che l’inatteso accada.
    TUTTI I GIORNI DIO CI CONCEDE UN MOMENTO IN CUI E’ POSSIBILE CAMBIARE CIO’ CHE CI RENDE INFELICI.
    Tutti i giorni fingiamo di non percepire questo momento, ci diciamo che non esiste, che l’oggi è uguale a ieri e identico a domani.
    Ma chi presta attenzione al proprio giorno, scopre l’ISTANTE MAGICO, UN MOMENTO IN CUI TUTTA LA FORZA DELLE STELLE CI PERVADE E CI CONSENTE DI FARE DEI MIRACOLI
    Quest’istante magico ci spinge ad andare in cerca dei nostri SOGNI. Chi ha paura di correre rischi, forse non sarà mai deluso, non avrà disillusioni nè soffrirà come coloro che hanno un sogno da percepire. Ma quando quest’uomo guarderà dietro di sè, perchè capita sempre di guardare indietro sentirà il proprio cuore dire: “che cosa ne hai fatto dei miracoli di cui DIO ha disseminato i tuoi giorni? Li hai sotterrati in una fossa profonda perchè AVEVI PAURA DI PERDERLI ”
    Allora la tua eredità è questa:
    la certezza di avere SPRECATO LA TUA VITA. GLI ISTANTI MAGICI DELLA VITA, saranno ormai passati. A VOLTE SIAMO IN PREDA DI UNA SITUAZIONE DI TRISTEZZA CHE NON RIUSCIAMO A CONTROLLARE: INTUIAMO CHE L’ISTANTE MAGICO DI QUEL GIORNO E’ PASSATO E NOI NON ABBIAMO FATTO NIENTE.
    Quando cerchiamo l’amore con coraggio, esso si rivela a noi e finiamo per attirare altro amore.

    PAULO COELHO tratto da “sulla sponda del fiume Pietra…mi sono seduta e ho pianto”

  13. ….sai, Valeria, la canzone di Dalla….ora mi ha fatto tornare alla mente anche un paio di ricordi che pensavo di aver dimenticato e che non hanno nulla a che fare col mio presente….grazie…sono bei ricordi!
    Un bacione

  14. Prof, provo a dare un colore alla “melanconia” … e mi ritorna in mente il crepuscolo tipico di quel non-luogo fecondo illuminato dalla luna: “nostalgia” (nòstos + àlgos) è il nome di quel non-luogo, animato e mosso dalla “nostalgia”. Così sento.

  15. …Sulla sponda del fiume Bea ( 😀 ) mi sono seduta ed ho riposato… Senti cosa ho trovato nel blog: questa poesia è stata postata l’8 maggio del 2010 da Fernanda. Senti anche tu che la “Nostalgia” quì viene eleborata… come un ritorno al grembo materno? Attraversando… lo “scrigno” della propria anima, il corpo rinasce, i sensi “ritrovano” i suoni indistinti di un mondo che è tutto da scoprire.

    ” Sono nata dentro il vol(t)o di mia madre
    sono cresciuta dentro un v(u)oto di esistenza
    me ne stavo distesa tra gli oscuri
    movimenti delle labbra
    dove la notte inven(t)a la parola
    nel latte me ne stavo rinchiusa
    in uno dei suoi insostenibili silenzi
    ero un alito del suo respiro
    acce(s)so di ali e zampe di uccelli
    tempo che lei ha soffiato in me
    dal suo al mio sangue.
    Ora sto per strada
    dentro la pietra di ogni cosa
    pietraparola focaia
    senza posizione
    composta e traguardata
    da organi e sensi
    dentro questo mio oscuro universo
    di circuiti affetti
    da paura e fantasmi che mi navigano in corpo
    senza essere che sangue
    una sequenza inesausta di battute voci
    di un sole che si accende e si spegne
    i n f e s t a di passioni.
    Ombre solo figure
    un movimento in cui mi perdo.”

  16. Bea, mi succede che ogni canzone, ogni poesia, per me è “nuova”…

    “Muta e incerta pazienza
    cavalca la sera
    sul dorso di una foglia.
    Noi eravamo le corse
    delle gocce sui fili d’erba,
    la bellezza di una coccinella
    dove fortuna manca.
    Stavamo su due piante diverse
    impollinati dal tempo,
    stuprati dalla storia.
    Ed eravamo quel silenzio composto
    e mai volgare come la grandine
    nelle corolle dei fiori.
    Ma la pazienza ci cresce ancora dentro
    dove il vuoto è viottolo impavido e brullo
    che porta e allontana l’inferno.
    Di tutti i sentieri
    oggi si è nostalgia di futuro,
    curiosità acerba
    o due semplici gocce d’acqua
    che pazientemente si avvicinano
    sul dorso di un’unica foglia.
    (Beatrice Niccolai)

  17. So bene cosa provi e cosa intendi, cara Valeria….è successo anche a me…ed ancora sono nel pieno di queto “vortice del nuovo”…tuttto ciò che è stato, tutto ciò che ho provato lo “vedo” con occhi nuovi…e quello che “provo” finalmente in me è chiaro…..anche quetsi versi….

    Ciò che ho scritto di noi

    Ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
    è la mia nostalgia
    cresciuta sul ramo inaccessibile
    è la mia sete
    tirata su dal pozzo dei miei sogni
    è il disegno
    tracciato su un raggio di sole
    ciò che ho scritto di noi è tutta verità
    è la tua grazia
    cesta colma di frutti rovesciata sull’erba
    è la tua assenza
    quando divento l’ultima luce all’ultimo angolo della via
    è la mia gelosia
    quando corro di notte fra i treni con gli occhi bendati
    è la mia felicità
    fiume soleggiato che irrompe sulle dighe
    ciò che ho scritto di noi è tutta una bugia
    ciò che ho scritto di noi è tutta verità.

    Nazim Hikmet

  18. Luigi, scusa il commentoi sopra era per VALERIA!!

  19. …Si la nsotalgia…cara Valeria, la sento..tocca, squarcia….
    la nostalgia dell’essere totale..quasi nsotalgia dell’universo, quell’univero che mai forse potremo consocere perchè così difficile è entare in comuniuone con l’Anima Mundi…

    anche questa…ri-letta dall’altra sponda…è qualche altra “cosa”….

    Ciò che tu sei
    Mi distrae da ciò che dici.
    Lanci parole veloci
    inghirlandate di risa,
    e m’inviti ad andare
    dove mi vorranno condurre.
    Non ti do retta, non le seguo:
    sto guardando
    le labbra dove sono nate.
    Guardi improvvisa, lontano.
    Fissi lo sguardo lì, su qualcosa,
    non so che, e scatta subito
    a carpirla la tua anima
    affilata, di saetta.
    Io non guardo dove guardi:
    sto vedendo te che guardi.

    Oggi lo vuoi, lo desideri;
    domani lo scorderai
    per un desiderio nuovo.
    No. Ti attendo più oltre
    dei limiti, dei termini.
    In ciò che non deve mutare
    rimango fermo ad amarti, nel puro
    atto del tuo desiderio.
    E non desidero più altro
    che vedere te che ami.

    Pedro Salinas

  20. Cara Valeria, più o meno coincide con quello che vedo-sento io. Baci

  21. Baci, prof!

  22. Non è per il nostro bambino interiore un buon esempio di ricercatrice d’Anima, la donna di questa lirica di Salinas? Sophia (o Artetica? 😀 ) stimola la curiosità e la tenacia, tracciando percorsi che il “bambino” percorre perchè il volto di lei gli incute certezza… di quello verso cui è protesa. Ma il bambino vuole essere rassicurato… che stia guardando anche lui.
    Ansia!

  23. Baci baci, Valeria.

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