Non voglio che ti allontani

Inviato da Beatrice.

Non voglio che ti allontani,
dolore, ultima forma
di amare. Io mi sento vivere
quando tu mi fai male
non in te, né qui, più oltre:
sulla terra, nell’anno
da dove vieni
nell’amore con lei
e tutto ciò che fu.
In quella realtà
sommersa che nega se stessa
ed ostinatamente afferma
di non essere esistita mai,
d’essere stata nient’altro
che un mio pretesto per vivere.
Se tu non mi restassi,
dolore, irrefutabile,
io potrei anche crederlo;
ma mi rimani tu.
La tua verità mi assicura
che niente fu menzogna.
E fino a quando ti potrò sentire,
sarai per me, dolore,
la prova di un’altra vita
in cui non mi dolevi.
La grande prova, lontano,
che è esistita, che esiste,
che mi ha amato, sì,
che la sto amando ancora.

Pedro Salinas

8 Risposte

  1. …il dolore che segue una ferita d’amore! Il dolore salvifico che permette ancora un legame con la perdota dell’amato/a…un filo sottile e trasparente, ma forte che lega indissolubilmente ancora la sua anima a quella dell’amata/o…ma soprattutto la più vera testimonianza di aver amato con tutto se stessi e…di amare ancora.
    Finchè ci sarà dolore, ci sarà amore….
    Quello che mi affascina di questa lirica è la limpida e serena consapevolezza di amare qualcuno che se ne andato ed accettare con eguale serenità il dolore quale ormai unico mezzo di “congiunzione” con la persona amata: un dolore che che è una forma quasi divinizzata di amare quel qualcuno che, forse, non si smetterà mai di amare….per cui il dolore quale inseparabile compagno e unica prova della felicità che fu:

    …E fino a quando ti potrò sentire,
    sarai per me, dolore,
    la prova di un’altra vita
    in cui non mi dolevi…
    (…) la grande prova….
    che la sto amando ancora.

  2. Immergersi, regredire nelle emozioni… per avvolgersi della loro intensità e da loro farsi ancora contagiare. Immaginazione attiva!

    Questa come “tappa” successiva (in un percorso personale) alla lirica “Tu vivi sempre nei tuoi atti”…
    Quale sarà la prossima, Bea? Procediamo insieme? Sono con te, perchè è anche la mia storia.

  3. Provo io a fare un altro passo avanti e un altro indietro… un passo avanti e un altro indietro… e poi via…

  4. …L’avevo “intuito”, cara Valeria, che le nostre storie in qualche modo si assomigliassero….
    procediamo insieme con serenità, seguendo le onde del “destino”, e vediamo dove arriviamo!
    Apro il libro ” delle liriche a caso”…
    e ……..
    sarà un passo avanti o indietro!?!

    Non respingere i sogni perché sono sogni

    Non respingere i sogni perché sono sogni.
    Tutti i sogni possono
    essere realtà, se il sogno non finisce.
    La realtà è un sogno. Se sogniamo
    che la pietra è pietra, questo è la pietra.
    Ciò che scorre nei fiumi non è acqua,
    è un sognare, l’acqua, cristallina.
    La realtà traveste
    il sogno, e dice:
    “Io sono il sole, i cieli, l’amore”.
    Ma mai si dilegua, mai passa,
    se fingiamo di credere che è più che un sogno.
    E viviamo sognandola. Sognare
    è il mezzo che l’anima ha
    perché non le fugga mai
    ciò che fuggirebbe se smettessimo
    di sognare che è realtà ciò che non esiste.
    Muore solo
    un amore che ha smesso di essere sognato
    fatto materia e che si cerca sulla terra.

    Pedro Salinas

  5. Cara Beeeeeeaaaaaa, tutte le poesie che hai mandato in rete sono sublimi, e tu sei la punta di diamante di questo ” blog – dell’ anima”.

    Le poesie sono il dolore dei poeti ,che si trasforma in amore e in suono. Quasi tutte le liriche nascono dalla sofferenza.

    La sofferenza è il veicolo che chiede all’ uomo di cercare se stesso. L’ essere nella sua evoluzione deve attraversare e conoscere il dolore, la crisi.
    .
    Se la capiamo, ossia sapremo intuire il suo linguaggio difficile, avverso e misterioso, diventerà nostra amica e sparirà, altrimenti, per noi, sarà crisi profonda.

    CHI RIESCE A SOPPORTARLA, SE NE LIBERA E LA TRASFORMA.

    CHI NON RIESCE A SOPPORTARLA INCONTRA L’ ESPERIENZA PIU’ AMARA DELLA SUA ESISTENZA.

    Beona, tu sei una prima donna e bambina, per questo, vivi nel mio vecchio cuore come amica e come fiore attraversato dalla potenza della luce, sei il diapason che prima mai avevo incontrato.

  6. Carissimo Luigi,
    non ho davvero parole….grazie per le meravigliose parole che mi hai indirizzato, ma che credo di non meritare….sei stato troppo buono….
    Hai ragione però: la poesia, i suoi versi – così come una canzone, una pagina di un libro ecc – a volte aprono nella nsotra Anima squarci di luce nel buio pesto. A volte un paio di versi di una poesia o di una canzone hanno il potere di illuminare, riportare alla memoria qualcosa che non c’è più, di apportare speranza, di aprire la porta del sogno ad occhi aperti, di far piangere, di rendere consapevoli ecc….penso che le parole in versi contengano un poteziale enorme.
    Quanto al dolore espresso dai poeti…bhè a volte con due parole centrano uno stato d’animo, una situazione, un pensiero del cuore….duo o tre parole al messimo! Però è vero, la sofferenza..se ne abbiamo la forza…porta in se un potere salvifico per noi stessi …la sofferenza è l’anticamera della consapevolezza e…chissà, forse di una temporanea felicità!
    Quanto alle poesie che ho riportato…le ho scelte seguendo il pensiero e le emozioni del mio cuore oppure aprendo a caso qualche libro…e, gurada “caso”, alla fine tutte cmq sono riuscite a parlare di me ed a me…e non solo, pare!! Destino….Amor Fati…
    a proposito sto leggendo “Amor fati” di M. Veneziani e una frase mi ha colpito:
    “Scriba del destino è l’aspirazione suprema dello scrivere”..
    Un bacione caro amico

  7. …Riprendo a “zompettare” da qui, dolce Bimba-Bea… Il nostro caro Luigi (Zanna) ha detto molte cose sagge a proposito della sofferenza: CHI RIESCE A SOPPORTARLA, SE NE LIBERA E LA TRASFORMA.
    CHI NON RIESCE A SOPPORTARLA INCONTRA L’ ESPERIENZA PIU’ AMARA DELLA SUA ESISTENZA.
    ———————————————————————-

    “Questa parola, questa carta scritta
    dalle mille mani d’una sola mano,
    non resta in te, non serve per i sogni,
    cade nella terra: lì continua.

    Non importa che la luce o la lode
    si versino ed escano dalla coppa
    se furono tenace tremito del vino,
    se si tinse la tua bocca d’amaranto.

    Non vuol più la sillaba tardiva,
    ciò che getta e ritira la scogliera
    dei miei ricordi, l’irritata schiuma,

    non vuole che scrivere il tuo nome.
    E benchè il mio cupo amore lo taccia
    più tardi lo dirà la primavera.”

    Pablo Neruda

    Baci, tanti baci

  8. Ci sono momenti in cui vorremmo aiutare chi amiamo, tuttavia non possiamo fare nulla: le circostanze non ci permettono di avvicinarci, oppure la persona si dimostra refrattaria a qualsiasi gesto di solidarietà e di sostegno.
    Allora, non ci resta che l’amore. Nei momenti in cui tutto risulta inutile, possiamo ancora amare, senza aspettarci ricompense, cambiamenti, ringraziamenti. Se siamo in grado di comportarci in questo modo, la forza dell’amore inizia a trasformare l’Universo intorno a noi. Quando compare, quell’energia riesce sempre a portare a compimento la propria opera. “Né il tempo né il potere della volontà cambiano l’uomo. È l’amore a trasformarlo,” scrive Henry Drummond.
    Su un giornale, ho letto di un bambino di Brasilia picchiato brutalmente dai genitori. Riportò gravi conseguenze: la paralisi di alcune parti del corpo e la perdita della parola.
    Ricoverato in ospedale, fu accudito da un’infermiera che ogni giorno gli ripeteva: “Io ti amo.” Benché i medici affermavano che il bambino non potesse sentirla e che i suoi sforzi erano inutili, la donna seguitò a ripetergli: “Io ti amo, non dimenticarlo.”
    Tre settimane più tardi, il bambino recuperò le facoltà motorie. E un mese dopo, riprese a parlare e a sorridere. L’infermiera non rilasciò nessuna intervista, e il giornale non riportava il suo nome, tuttavia la traccia del suo impegno resterà per sempre: l’amore guarisce.
    Si, l’amore trasforma e guarisce. Ma, a volte, architetta trappole mortali e finisce per annientare chi ha deciso di concedersi totalmente. È un sentimento davvero complesso, anche se può rappresentare l’unica ragione per continuare a vivere, a lottare, a cercare di migliorarsi. Sarebbe irresponsabile cercare di definirlo perché, come tutto ciò che alberga negli esseri umani, si riesce solo a provarlo. Si scrivono libri, vengono allestite opere teatrali, si producono film, si compongono poesie, si realizzano sculture in legno o in marmo, eppure l’artista riesce a trasmettere soltanto l’idea di un sentimento – non il sentimento nella sua pienezza. Comunque, io ho imparato che l’amore è insito nelle piccole cose e si manifesta anche nel nostro atteggiamento più insignificante: ecco perché dobbiamo sempre averlo in mente, quando agiamo o quando evitiamo di agire.
    Sollevare la cornetta del telefono e pronunciare quella parola affettuosa che abbiamo taciuto. Aprire la porta e fare entrare chi ha bisogno del nostro aiuto. Accettare un lavoro. Lasciare un impiego. Prendere la decisione che avevano finora rimandato. Chiedere scusa per un errore che abbiamo commesso e che ci tormenta. Rivendicare un diritto. Aprire un conto dal fioraio, un negozio assai
    più importante della gioielleria. Alzare il volume della musica quando la persona amata è lontana, abbassarlo quando è vicina. Saper dire di “si” e “no”, giacché l’amore si confronta con tutte le energie dell’uomo. Scegliere uno sport che si possa praticare in due. Non seguire alcuna formula, neppure quelle scritte in questo paragrafo perché l’amore ha bisogno di creatività.
    E quando nulla di tutto ciò è possibile, quando rimane soltanto la solitudine, ricordarsi di questa storia, inviatami da un lettore. Una rosa bramava giorno e notte la compagnia delle api, ma nessuna andava a posarsi sui suoi petali. Nonostante ciò, il fiore continuò a sognare: nelle lunghe notti, immaginava un cielo dove volteggiavano miriadi di api, che si posavano a baciarlo teneramente.
    Grazie a questo sogno, riusciva a resistere fino all’indomani, allorché tornava a schiudersi con la luce del sole.
    Una notte, conoscendo la solitudine che la attanagliava, la luna domandò alla rosa: “Non sei stanca di aspettare?”
    “Forse si. Ma devo continuare a lottare.”
    “Perché?”
    “Perché se non mi schiudo, appassisco.”
    Nei momenti in cui la solitudine sembra annientare ogni bellezza, l’unica maniera di resistere è quella di mantenersi aperti.

    Paulo Coelho

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