Dioniso

Gli adulti che sono stati bambini non amati dovrebbero quanto prima seguire l’esempio di Dioniso il quale, secondo una versine della sua storia, non attese di essere abbandonato, ma fuggì dai suoi persecutori, si gettò in mare e, in una grotta sull’isola di Creta, trovò la protezione necessaria per il proprio sviluppo. Con questo intendo dire che non dovrebbero più permettere ai genitori di respingerli, ma dovrebbero compiere di propria iniziativa il primo passo verso l’indipendenza.

Peter Schellenbaum

19 Risposte

  1. ….tutto questo è vero…ma, ahimè, non sempre è facile staccare quel cordone ombelicale che, per quanto sbrandellato e malsano, alla fine si sa come affrontare e come gestire.
    Guardandomi intorno e avendo tra amici e familiari casi simili a questo, devo amaramente constatare che questi “figli non amati” hanno paura di lasciare gli ormeggi e cercare la loro “indipendenza”. In effetti mettere in mare la propria imbarcazione e lasciare gli ormeggi richiede cmq di intraprendere strade nuove, mai battute e quindi cmq spaventa. Ma mi domando non è meglio lasciarsi cullare da questa nuova paurosa avventura, piuttosto che rimanere nella squallida situazione “di figli non amati”? …per quanto mi riguarda la mia imbarcazione è ora in alto mare, tra fulmini e tempste, ma almeno sono indipendente…anche se mi la ferita di sentirsi “figli non amati” non la potrà mai cancellare nienete enessuna. Questa ferita farà smepre parte di me e influenza molto il mio rapporto con Eros…dove trendo sempre a dare/offrire tutto quello che posso, che mi viene spontaneo dal cuore, ben sapendo che le carenze d’amore sono tra le peggiori sofferenze che un essere umano può mai provare sulla porpia pelle e nella propria vita umana!
    Inoltre essere “figli non amati” porta anche ad avere bisogno di essere amati ed avere, nello stesso tempo, paura di riceve amore e anche paura di amare, perchè si annida in noi la paura di perdere di nuovo quell’amore…e così alla fine ci si rifuggia solo in noi stessi, temendo chi ci offre amore e avendo paura di aprirci all’amore.

  2. L’adulto, che è stato un bambino non amato, farà di tutto per non rtrovarsi nella condizione di essere abbandonato un’altra volta. Non permetterà a nessuno di “ricalcare” quella ferita. Di fatto diventa indipendente da quel bambino già dopo l’abbandono da parte dei genitori: l’isola, sulla quale cerca l’oblio di se stesso, è irraggiungibile ai comuni mortali. E’ possibile avvicinarlo soltanto resistendo agli insulti e alle vessazioni che quell’adulto lancerà contro chiunque voglia mettere una mano sul suo cuore. Il canale e il codice preferenziale attraverso il quale è possibile stabilire un contatto con l’adulto, che è stato un bambino non amato, è qualunque Forma d’Arte: uno schermo dietro il quale permettergli di sentirsi al sicuro da uno “sguardo diretto”. Ad un adulto che è stato un bambino non amato è consigliabile dare del “lui” o del “lei”, giammai del “tu” mentre si cerca di cedergli un po’ del proprio “Io”: lo avvertirebbe come prevaricazione!…
    …E poi, signor Schellenbaum, mi può spiegare perchè quell’adulto dovrebbe affermare la propria autonomia in uno sgabuzzino? Perchè oltre le “zone d’ombra” dell’autocensura e della perdita di empatia, quello rimarrebbe l’unico posto dove oggi l’adulto, che non è stato amato da bambino, si sentirebbe veramente libero e autonomo. L’unico posto dove non gli capiterebbe mai di incontrare un altro Sè, del quale non “sopporterebbe” soprattutto il “suono” del pianto. Basterebbe un lamento affinchè ritorni sotto la più impenetrabile delle corazze: la viltà, uno “stimolo” che da bambino conosce molto bene e che già ha imparato a “rigirare” a proprio favore, scaricando sul partner la responsabilità di accudire tutto ciò che lascia dietro se, comprese le mille domande senza una risposta e la cenere del loro amore. Infatti il bambino ha facoltà di non rispondere, perchè è l’adulto che scappa.
    Spero che davvero non si lasci da solo quel bambino (interiore) che diventerà quell’adulto che non ammette di aver bisogno di aiuto, sordo alle richieste d’aiuto.

  3. Non è facile. Un bambino che vive un’esperienza di questo tipo, spesso, si sente colpevole, quindi meritevole del rifiuto. In ogni caso mi domando come può, un bambino, trovare tanta forza per impedire ai genitori di rifiutarlo e, addirittura, per iniziare a rendersi indipendente.

  4. …Ma forse di parla di adulti, in questo caso concordo.

  5. importante che la scuola abbia un ruolo decentrante rispetto alle idee dei genitori e offra al bambino nuovi spunti su cui pensare, sarebbe una prigione la scuola che offrisse un prolungamento delle idee genitoriali ..non perchè ciò che pensano i genitori sia sbagliato ma perchè i genitori non siano padroni dei figli

  6. …ed egualmente importante, per figli non amati è trovare amici e sorie sentimentali in cui non vengano nè giudicati nè criticati in maiera aprioristica: in quei rapporti primari sarebbe buona per la loro psiche ferita trovare persone che offrono loro accoglienza e sotegno, cose che precedentemente gli sono mancate!…e ovviamnete amore disinteressato, ma evidente.

  7. Ciao Olga,
    condivido quello che hai espresso. Ti dico che soltanto una grand eforza interiore ed una voglia di riscatto forse può dare la spinta a cercare, e magari trovbare, l’indipendenza da certi genitori….e, forse, e qui parlo per esperienza personale, solo l’amore, l’essere da qualcuno amati per quello che si è, per quello che si può offrire, per i propri difetti….l’amore ha in questo caso ha un potere salvifico perchè può poprtare serenità, accoglienza e comprensione dove prima vi era semplicemnte un deserto arido.
    Baci

  8. “(…) Si cambia grazie al coraggio di pensare liberamente, di volgersi indietro senza paura di essere inseguiti, di chiedere perdono, di far spazio doloroso ai sensi di colpa. (…) L’interiorità può assomiliare, nelle molteplicità di metafore che possiamo attribuirle, a una terra di nessuno. Non più da disputarsi, da coabitare crescendo. E’ lo spazio di riflessione, è la parola mediatrice di chi sia disposto a mettersi a nudo.”

    Duccio Demetrio, “L’interiorità maschile”.

  9. concordo ….fin dall’età di 5anni vivo questo…. trovando ed abitando isole fuori e dentro di me.
    questo amore per i viaggi….. mi consuma felicemente

  10. Come si può esistere senza la persona che ha bisogno del tuo Amore……. Venere diventa generosa, lo dona, il figlio suo?

  11. Cioè sti genitori eterni infanti .. evvabbene ma me ne vado..

  12. Ciao Beatrice, so che bisognerebbe scuotersi e trovare l’energia in se ma i bambini non amati avranno sempre un profondo vuoto che non potrà essere facilmente colmato. Da adulti tutto si ridimensiona, si riesce a dare, a volte, anche una spiegazione a tutta una vita di solitudine, ma non si guarisce mai, naturalmente parlo della mia esperienza, e tutto diventa difficile: se i genitori non amano i propri figli, chi può dar loro amore? Baci.

  13. Saranno amati dai loro figli, Olga. Disperatamente.
    Ma è possibile assistere anche alla “metamorfosi” di un Dioniso che adotta un piccolo Dioniso.

  14. gli orfani, le persone adottate, hanno dietro a sè lo zero, niente foto da piccoli, guardano le foto dell’infanzia degli altri con avidità, è talmente forte questa cosa che ti si torcono le budella
    E quando rassettando uno trova le foto per l’ennesima volta dentro una scatola..dovrebbe, dovrei e lo faccio pensarci ..che nel bene e nel male genitori “normalmente” gli abbiamo e non dobbiamo combattere con la nostra affermazione di esseri amati ma da una suora o da un’istituzione, e quella italiana trova tante e tali difficoltà nel fare adottare orfani italiani che è scandaloso.

  15. Credo che a volte, care amiche, si possa ricevere amore anche da persone incontrate cos’ì “per caso” nel corso del proprio cammino. Credo che queste persone, amanti, mogli, mariti, figli, amici o parenti possano offrire a questi “figli non amati” un amore profondo, intenso, vero che – seppure non potrà mai sostutire quello dei genitori – possa tuttavia in qualche modo riempire quel vuoto abissale e far sentire quella persona “non amata” finalmente amata e parte di “un qualcosa”. Già perchè i “non amati” sentono di “non appartenere”, si sentono esclusi, soli, isolati dalla famiglia e dal mondo: credo che uno dei snetimenti più forti in queste persone sia la mancanza del senso “di appartenenza”, di complicità, di comunione, di condivisione.
    Insomma per quanto l’amore genitoriale sia indibbiamnete un amore unico nel suo genere e per quanto è evidnete che chi subisce un tale trauma ne porterà conseguenze psichiche per tutta la vita, credo sia altettanto vero che proprio queste persone “non amate” possano trovare e apprezzare quell’altro amore che possa venire loro spontaneamnete offerto da altri rapporti umani…solo che spesso (ma non sempre) queste persone che hanno sofferto di una privazione affettiva, spesso hanno paura di aprirsi, di aprire il loro cuore ad altri rapporti affettivi o sentimentali…e quindi si chiudono in loro stessi e nel loro mondo altro fatto di solitudine, disperazione, pianto.

  16. A Beatrice, in risposta al tuo commento in “la freddezza Razionale” .

    “Mai ci siamo abbracciati, perché
    eravamo per noi stessi un labirinto:
    io non sapevo che fare accanto a te,
    tu pure accanto a me eri smarrita
    e non potevi andare avanti o indietro,
    piangevi sommessa e io
    ero più scontento di prima.
    Da allora son passati dieci anni.
    Resistendo a ogni cosa che passa
    – al sogno, al tempo, all’ira – mi trovo
    ancora dove mi sono perso allora.”

    Kikuo Takano

  17. ….Cara Valeria, la tua risposta “sentita”, senza conoscere cosa mi passava per la mente quando di getto ho lasciato il mio commento nel post “la freddezza razionale” mi ha fatto venire i brividi!!
    Mai versi furono per me così “veri”!
    Ti abbraccio forte forte, cara Mamy Val…
    con affetto la tua sempre “piccola” Bimba Bea.

  18. I bambini imparano ciò che vivono
    di Doretj Law Nolte
    Se il bambino vive nella critica,
    impara a condannare.
    Se vive nell’ostilità,
    impara ad aggredire.
    Se vive nell’ironia,
    impara la timidezza.
    Se vive nella vergogna
    impara a sentirsi colpevole.
    Se vive nella tolleranza
    impara ad essere paziente.
    Se vive nell’incoraggiamento,
    impara la fiducia.
    Se vive nella lealtà,
    impara la giustizia.
    Se vive nella disponibilità,
    impara ad avere fede.
    Se vive nell’approvazione,
    impara ad accettarsi.
    Se vive nell’accettazione e nell’amicizia,
    impara a trovare l’amore nel mondo.
    Immagini tipi di bimbi:



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