Educazione emotiva

Oggi l’educazione emotiva è lasciata al caso e tutte le statistiche concordano nel segnalare la tendenza, nell’attuale generazione, ad avere un maggior numero di problemi emozionali rispetto a quelle precedenti. E questo perché oggi i giovanissimi sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e quindi impreparati alla vita, perché privi di quegli strumenti emotivi indispensabili per dare avvio a quei comportamenti quali l’autoconsapevolezza, l’autocontrollo, l’empatia, senza i quali saremo sì capaci di parlare, ma non di ascoltare, di risolvere i conflitti, di cooperare.

Umberto Galimberti

9 Risposte

  1. La cosa buffa è che i giovani si arrabbiano molto a leggere Galimberti..gli rivolgono con irritazione, nervosismo, impulsività…una sola cosa ..vecchi fatevi da parte..non c’è lavoro, perchè ce l’avete voi, non c’è speranza perchè non c’è spazio..
    però perchè a questa ribellione non segue l’autoaffermazione? Perchè c’è il nulla..davanti a loro c’è il nulla..e ciò che ti dicono “i vecchi” ti sembra sia assurdo ..è giusto che da giovani ci si prenda spazio e lavoro per non essere eterni parassiti ..se i “nonni” hanno il potere e i padri latitano i nipoti che fanno???
    E questa bella pressione non è bella neanche da sentire per “i nonni” perchè hanno tanto da dare ma purtroppo sembra che non serva a niente è come se avessero la paletta del gelato per remare invece che il remo e i “nipoti” avessero il remo ma non la barca…

  2. Buon Giorno Carissimo Prof. Gabriele,
    è vero questi sono gli effetti immagine di questa nostra società di cui noi siamo stati gli artefici, i costruttori consapevoli o inconsapevoli, ed non è giusto dire: “oggi i giovanissimi sono più soli e più depressi, più rabbiosi e ribelli, più nervosi e impulsivi, più aggressivi e quindi impreparati alla vita, perché privi di quegli strumenti emotivi indispensabili per dare avvio a quei comportamenti quali l’autoconsapevolezza, l’autocontrollo, l’empatia, senza i quali saremo sì capaci di parlare, ma non di ascoltare, di risolvere i conflitti, di cooperare” QUELLO CHE NON SI CAPISCE O MEGLIO CHE MOLTI, ANCHE SE ERUDITI, NON CAPISCONO E’ CHE SIAMO IN UN TEMPO DI GRANDI TRASFORMAZIONI RADICALI, DI CAMBIAMENTO CHE OSSERVIAMO NEGLI EFFETTI E NON LE CAUSE PRIME CHE LE HANNO GENERATE… E soprattutto scordandoci, o non sapendo un piccolo ma assai grande particolare….. IO GIOVANI DI OGGI SONO STATI I VECCHI DI ERI Sono ritornati per uno scopo ben preciso, per cambiare il mondo, sono molto reattivi, ribelli, asociali ed anche immorali, perché anche se molti sono inconsapevoli, sanno già tutto e non anno niente più da imparare da questa nostra balorda società che è fondata su APPERENTI/FALSI VALORI. Cosa hanno prodotto questi valori? NIENTE, SOLO DISCORDIE, SEPARAZIONI E DISCRIMINAZIONI…. Dove sono stati mai applicati quei veri principi di fratellanza, di amore e di libertà soprattutto da parte della nostra generazione? Se un alunno non impara è colpa anche e soprattutto del maestro o meglio dalle linearizzanti/uniformanti/coercitive istituzioni…. Cosa sta avvenendo in tutti i settori con cui oggi ci rapportiamo…. DESOLAZIONE. Desolazione celatamente VOLUTA APPOSTA, in mano a pochi e assai MAPPACCHIUNI POLITICI ED UOMINI DI POTERE che decidono le sorti di questa nostra società, di questa nostra apparente civiltà sommersa dalla spazzatura, riflesso del degrado morale etico sociale ed anche religioso. Forse siamo giunti ad uno stato di non ritorno, forse c’è bisogno veramente di rivoluzione, ma la prima vera rivoluzione deve prima passare da dentro, RISVEGLIARE LA COSCIENZA CHE DORME ANCHE DI GIORNO….. risvegliare la fenice sommersa da tanto sudiciume, da tantissime induttanze, da tantissimo condizionamento sociale….da tantissimo futile illusorio apparire che sommerge il vero essere interiore….

  3. Potremmo dire che se l’educazione viene lasciata a programmi televisivi che promuovono l’ignoranza, la competizione e la bestialità animalesca, telefilm che promulgano l’aggressività e la ricchezza facile a tutti i costi, e approfondimenti giornalistici pomeridiani che non hanno migliore argomento da trattare rispetto al gossip allora non vi è nulla da stupirsi.
    Caro professore, l’educazione sentimentale non si vende al Kilo. Ma è frutto di studio, valori e lavoro su sé stessi. Bisogna far passare l’idea che la letteratura, i romanzi, la poesia e la mitologia non sono una perdita di tempo. Ma uno strumento indispensabile per conoscersi, ed educarsi ai sentimenti propri ed altrui.
    Mi sento onorato di poter scrivere questi pensieri nel blog di una persona che ha dedicato, attraverso lo studio dei miti e della poesia, la sua esistenza all’educazione emotiva!

  4. Tra i pensieri di Kafka, questo, a mio avviso, espone “un problema emozionale” comune alle generazioni di tutti i tempi, a quelle generazioni che hanno spezzato il legame con il “clan” d’origine, “ammortizzatore sociale” e custode della memoria collettiva: “La via che arriva al prossimo è, per me, lunghissima”…

    “Furono invitati a scegliere tra l’essere re o corrieri dei re. Da veri bambini tutti vollero essere corrieri. perciò esistono soltanto corrieri, i quali galoppano attraverso il mondo e, non essendoci re di sorta, si gridano l’un l’altro i loro messaggi divenuti privi di senso. Ben volentieri la farebbero finita con la loro misera esistenza, ma non osano farlo per via del giuramento da loro prestato.” (Kafka)
    Ovunque e in ogni epoca, i giovani hanno bisogno di un giuramento e la fiducia in qualcosa di indistruttibile in sè che li “protegga”, ma questo qualcosa potrebbe rimaneregli nascosto per sempre…
    E la rabbia di alcuni tra loro proviene dal sentirsi “vecchi” sin da bambini: la completezza della forma stride e urla contro la giovinezza del corpo. Personalmente non vorrei tornare al tempo della mia adolescenza. La mia età psichica e quella fisica finalmente cominciano a coincidere.

  5. Allego un interessante testo d iEdgar Morin tratto da La Repubblica. Ciao, A.

    Unire Illuminismo e Romanticismo è la sfida del secolo

    02 aprile 2011 — pagina 37-39 sezione: R2
    La cultura occidentale, da sempre prigioniera del mito della ragione, ha idealizzato una razionalità pura, radicalmente separata dalle emozioni e dalle passioni. Antonio Damasio ci ha però insegnato che la razionalità pura non esiste. Ogni attività razionale è sempre accompagnata da una dimensione emotiva. Anche il più razionale dei matematici è animato dalla passione della matematica. Non si può pensare – come faceva Hegel – che tutto sia riconducibile al dominio della ragione, al contrario dobbiamo essere coscienti che moltissimi aspetti del reale sfuggono alla comprensione razionale. Una razionalità aperta e non ottusa, dovrebbe cercare di comprendere e integrare quest’ altra dimensione. (segue dalla copertina) La nostra cultura, invece, ha sempre inseguito un illusorio dominio della ragione, favorendo – come ha ricordato Adorno – una razionalità puramente strumentale, spesso al servizio di progetti deliranti. Per questo, lo sviluppo della civiltà occidentale – tutto sotto il segno dell’ efficacia economica e del dominio della natura – è spesso figlio dell’ hybris nata da una ragione troppo sicura di sé. Lo sviluppo scientifico ed economico – che pensavamo essere perfettamente razionale- produce così risultati del tutto irrazionali, come ad esempio la distruzione della biosfera, che è la nostra condizione vitale. Questa visione riduttiva e semplicistica della razionalità è all’ origine dell’ odierna dittatura del calcolo, che il razionalismo occidentale considera una condizione necessaria e sufficiente per dominare la realtà, dimenticando che molti degli aspetti essenziali della nostra vita – l’ amore, l’ odio, il desiderio, la gelosia, la paura, ecc. – sfuggono del tutto ad ogni logica quantitativa. E perfino negli ambiti in cui il calcolo dovrebbe trionfare, ad esempio l’ economia, la dimensione irrazionale è spesso decisiva, come ha dimostrato l’ ultima crisi. A questa razionalità chiusa e ottusa, va contrapposta un’ altra razionalità, aperta e autocritica, che è sempre stata una corrente minoritaria del pensiero occidentale.È la razionalità di Montaigne, ma anche di Montesquieu o Lévi-Strauss. Una razionalità critica che accetta l’ idea che le sue teorie possano essere rimesse in discussione. Essa non solo riconosce i propri errori, come ha insegnato Popper, ma sa anche accettare ciò che sfugge al suo dominio e alla sua comprensione. «Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce», ha scritto Pascal, ricordandoci l’ importanza delle passioni, che devono essere integrate alle nostre modalità di conoscenza e di relazione con il mondo. Accanto alla lucidità razionale, occorre quindi valorizzare il potere conoscitivo delle passioni e delle emozioni (da sottoporre comunque a un controllo critico). Tra ragione e passione il dialogo deve essere continuo. Questa esigenza non è una novità. Basti pensare a Jean-Jacques Rousseau, che già ai tempi dell’ Illuminismo sottolineava l’ insufficienza del pensiero razionale e l’ importanza dei sentimenti. Lo stesso vale per il romanticismo. Oggi sarebbe importante tenere insieme le verità dell’ illuminismo e quelle del romanticismo. Purtroppo non lo si fa quasi mai, perché siamo tutti prigionieri di una logica binaria che domina anche il mondo dell’ educazione, dove si privilegia la razionalità, in nome di un universo fatto solo di certezze e una visione riduttiva dell’ uomo. In realtà, accanto ad alcuni arcipelaghi di certezze incontestabili, noi ci muoviamo in un universo fatto da oceani d’ incertezza. Se veramente volessimo insegnare ai giovani la complessità della realtà umana, dovremmo spiegare loro che, accanto all’ homo sapiens, figura sempre l’ homo demens, giacché il delirio e la follia sono da sempre una delle polarità umane. Come pure, accanto all’ homo oeconomicus, non manca mai l’ homo ludens, quello che adora il sogno e il gioco. Insomma, l’ homo faber non è solo un inventore di macchine, ma anche un produttore di miti e di credenze che non poggiano certo sulla razionalità. Riconoscere questa ricchezza e questa complessità è oggi una necessità, perché solo così sarà possibile affrontare le sfide della contemporaneità. (testo raccolto da Fabio Gambaro) – EDGAR MORIN

  6. Caro Angelo, ti ringrazio molto per questo interessante contributo. Un abbraccio.

  7. I do enjoy the manner in which you have framed this particular issue and it does indeed give me personally a lot of fodder for thought. On the other hand, because of what I have experienced, I basically trust when the actual reviews stack on that individuals stay on point and not start on a soap box regarding the news of the day. Yet, thank you for this exceptional point and whilst I can not necessarily concur with this in totality, I regard your viewpoint.

  8. Neeeeeeeee ma allora è paro paro il libro della corrispondenza per le lettere alle ditte!!!
    si forte guagliò ma nun ssi ddò ssud quà camminamm a pede ..nun c’avimm e’ sord ppe i libbr..
    I stand on soap boxes all the time!!!

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