Amore e lussuria

Se ciò che chiamate amore è solo lussuria, quello è soltanto uno stato, che può estinguersi. L’amore, invece, non muore.

Joseph Campbell

13 Risposte

  1. la lussuria ..il fatto è che nessuno sa cos’è finquando non si sveglia e fugge a gambe levate sperimentatori di stranezze prodighi di consigli sbavatori di parole tirchi nei sentimenti ma logorroici come le bubbole delle lumache
    un piccolo cioccolatino viene offerto in cambio ore giorni settimane anni di imperturbabile profferta e tentacoli tentanti tintinnanti tremolanti tastanti tormentosi telefonici torturatori trilobiti tremendi torreavan torroni travestiti tremolanti trucidi tozzetti tascabili…..
    che tormento!

  2. Ed io faccio avanti ed indietro su “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. (Che bello: mi faccio liquida e fluisco per un po’ tra queste pagine, prima di andare a dormire.)

    […] I cinici e i moralisti si trovano d’accordo nel collocare le voluttà dell’amore tra i piaceri cosìd detti volgari, tra quello del mangiare e quello del bere, pur dichiarandole meno indispensabili, poichè, ci assicurano, se ne può fare a meno. Dal moralista mi aspetto di tutto: ma mi stupisce che s’inganni il cinico. Ammettiamo che gli uni come gli altri abbiano paura dei loro demoni – sia che resistano sia che cedano ad essi – e che cerchino con ogni mezzo di avvilire il piacere per cercar di sottrargli lapotenza quasi terribile alla quale soccombono, il mistero dal quale si sentono travolti.
    Accetterò di assimilare l’amore alle gioie puramente fisiche (ammettendo che ve ne siano) quando avrò visto un ghiottone anelare di piacere davanti alla sua pietanza favorita come un innamorato sulla spalla dell’essere amato. Di tutti i giochi, questo è il solo che rischi di sconvolgere l’anima, il solo altresì nel quale chi vi partecipa deve abbandonarsi al delirio dei sensi. Non è necessario per un bevitore abdicare all’uso della ragione, ma l’innamorato che conservi la sua non obbedisce fino in fondo al suo demone. In qualsiasi altro caso, l’astinenza o la sregolatezza non impegnano che l’individuo; […]

  3. […] salvo il caso di Diogene, le cui privazioni, il cui lucido pessimismo si definiscono da sè, ogni atto sensuale ci pone imn presenza dell’Altro, ci coinvolge nelle esigenze e nelle servitù della scelta. Non ne conosco altre ove l’uomo sia spinto a risolversi da motivi più elementari e ineluttabili, ove l’oggetto della scelta venga valutato con maggiore esattezza per il peso di piaceri che offre, ove chi ama il vero abbia maggiori possibilità di giudicare la creatura umana nella sua nudità.
    Stupisco nel veder formarsi di nuovo ogni volta – nonostante un abbandono che tanto eguaglia quello della morte, un’umiltà che supera quella della sconfitta e della preghiera – quel complesso di dinieghi, di responsabilità, di promesse: povere confessioni, fragili menzogne, compromessi appassionati tra i nostri piaceri e quelli dell’Altro, legami che sembra impossibile infrangere e che pure si sciolgono così rapidamente. Questo gioco misterioso che va dall’amore di un corpo all’amore d’un essere umano, m’è sembrato tanto bello da consacrarvi tutta una parte della mia vita. […]

  4. […] le parole ingannano: la parola piacere, infatti, nasconde realtà contraddittorie, implica al tempo stesso i concetti di calore, di dolcezza, d’intimità dei corpi, e quelli di violenza, d’agonia, di grida. L piccola frase oscena di Poseidonio – che t’ho visto ricopiare sul tuo quaderno di scuola con una diligenza da primo della classe – a proposito dell’attrito di due piccole parti di carne, non definisce il fenomeno dell’amore, così come la corda toccata dal dito non rende conto del miracolo infinito dei suoni. più ancora che alla voluttà, essa reca ingiuria alla carne, a questo strumento di muscoli, di sangue, di epidermide, a questa rossa nube di cui l’anima è la folgore. […]

  5. […] Confesso che la ragione si smarrisce di fronte al prodigio dell’amore, strana ossessione che fa sì che questa stessa carne, della quale ci curiamo tanto poco quando costituisce il nostro corpo, preoccupandoci unicamente di lavarla, di nutrirla, e – fin dov’è possibile – di impedirle che soffra, possa ispirarci una così travolgente sete di carezze sol perchè è animata da una individualità diversa dalla nostra, e perchè è dotata più o meno di certi attributi di bellezza su i quali, del resto, anche i giudici migliori son discordi. […]

  6. […] Di fronte all’amore, la logica umana è impotente, come in presenza delle rivelazioni dei Misteri: non s’è ingannata la tradizione popolare, che ha sempre ravvisato nell’amore una forma di iniziazione, uno dei punti ove il segreto e il sacro s’incontrano. E per un altro aspetto ancora, l’espressione sensuale si può paragonare ai Misteri, in quanto il primo contatto appare al non iniziato un rito più o meno pauroso, violentemente diverso dalle funzioni consuete del sonno, del bere e del mangiare, oggetto di scherno, di vergogna o di terrore. L’amore, non altrimenti della danza delle Menadi e del delirante furore dei Coribandi, ci trascina in un universo insolito, ove in altri momenti è vietato avventurarci, e dove cessiamo di orientarci non appena l’ardore si spegne e il piacere si placa.
    Avvinto al corpo amato come un crocifisso alla sua croce, ho appreso sulla vita segreti che ormai si dileguano nei ricordi, per opera di quella stessa legge che impone al convalescente guarito di dimenticare le verità misteriose del suo male; al prigioniero, una volta libero, di obliare la tortura, e al trionfatore la gloria, quando l’ebbrezza del trionfo è svanita. […]

    P.S. ( mi permetto di aggiungere che per quella stessa legge ho obliato il dolore del primo parto, del secondo e del terzo… e mi guardo bene dal rivivere quel dolore una quarta volta. Avrei piacere a che l’ uomo potesse obliare al posto di una donna i “piaceri” del parto! 🙂 Scusate, divagazioni personali.)

  7. […] A volte, ho sognato di elaborare un sistema di conoscenza umana basato sull’erotica: una teoria del contatto, nella quale il mistero e dignità altrui consisterebbero appunto nell’offrire al nostro io questo punto di riferimento d’un mondo diverso. In questa filosofia, la voluttà rappresenterebbe una forma più completa, ma anche più caratterizzata dei contatti con l’Altro, una tecnica in più mess al servizio della conoscenza del non Io.
    Anche nei rapporti più alieni dai sensi, l’emozione sorge o si attua proprio nel contatto: la mano ripugnante di quella vecchia che mi sottopone una supplica, la fronte madida nei suoi ultimi istanti, la piaga detersa di un ferito, persino i rapporti più intellettuali o più anodini si istituiscono attraverso questo sistema di segnali del corpo: il lampo d’intesa che illumina lo sguardo del tribuno al quale si pieghi una manovra prima della battaglia, il saluto impersonale d’un subalterno che al nostro passaggio s’immobilizza in un atteggiamento di obbedienza, lo sguardo amichevole d’uno schiavo che ringrazio per avermi portato un vassoio…
    Con la maggior parte degli esseri umani, i più lievi, i più superficiali di questi contatti bastano , o persino superano l’attesa; ma se essi si ripetono, si moltiplicano attorno a un unico essere sino ad avvolgerlo interamente; se ogni particella d’un corpo umano si impregna per noi di tanti significati conturbanti quante sono le fattezze del suo volto; se un essere solo, anzichè ispirarci tutt’al più irritazione, piacere o noia, ci insegue come una musica e ci tormenta come un problema, se trascorre dagli estremi confini al centro del nostro universo e infine ci diviene più indispensabile che noi stessi, ecco verificarsi il prodigio sorprendente, nel quale ravviso ben più uno sconfinamento dello spirito nella carne che un mero divertimento di quest’ultima. […]

  8. […] Opinioni come queste sull’amore possono indurre a una carriera di seduttore. Se non l’ho seguita, senza dubbio dipende dal fatto che mi son dedicato a cose diverse, se non migliori. Una carriera del genere, in mancanza d’estro, richiede una serie di attenzioni, persino di stratagemmi, per i quali non mi sentivo portato. […] La tecnica del vero seduttore esige nel passaggio da un soggetto ad un altro, una disinvoltura, un’indifferenza che io non provo[…] La molteplicità delle conquiste contrasta con il desiderio di enumerare esattamente le ricchezze che ogni nuovo amore ci reca, di osservarlo mentre si trasforma, fors’anche, mentre invecchia.
    Un tempo ho creduto che un certo gusto per la bellezza avrebbe surrogato in me la virtù e avrebbe saputo immunizzarmi dalle tentazioni troppo volgari. M’ingannavo. Chi ama il bello finisce per trovarne ovunque, come un filone d’oro che scorre anche nella ganga più ignobile, e quando ha tra le mani questi mirabili frammenti, anche se insudiciati e imperfetti, prova il piacere raro dell’intenditore che è il solo a collezionare ceramiche ritenute comuni. Per un uomo di gusto, poi, l’ostacolo più grave consiste nel fatto di occupare una posizione preminente, che implica ineluttabilmente il rischio dell’adulazione e della menzogna.
    Il pensiero che in mia presenza qualcuno snaturi, sia pure di un’ombra, l’esser suo, può giungere a farmelo compiangere, disprezzare, odiare persino. […]

  9. Una Gioiosa Domenica delle Palme, Gabriele caro. Ti abbraccio forte …

  10. Grazie, Luigi. Buongiorno!

  11. Grazie, Valeria!!!
    Un abbraccioneone

  12. Sai, cara Valeria, che mi hai fatto venire voglia di leegere questo libro!!!
    Un bacioo

  13. Pablo Neruda e (secondo me) la metafora per delineare la lussuria:

    Sonetto XLIII

    Cerco un segno tuo in tutte l’altre,
    nel brusco, ondeggiante fiume delle donne,
    trecce, occhi appena sommersi,
    piedi chiari che scivolano navigando nella schiuma,

    D’improvviso mi sembra di scorger le tue unghie
    oblunghe, fuggitive, nipoti di un ciliegio,
    altra volta è la tua chioma che passa e mi sembra
    di veder ardere nell’acqua il tuo ritratto di fuoco.

    Guardai, ma nessuna recava il tuo palpito,
    la tua luce, la creta oscura che portasti dal bosco,
    nessuna ebbe le tue minuscole orecchie.

    Tu sei totale e breve, di tutte sei una,
    così con te vo’ percorrendo e amando
    un ampio Mississipi d’estuario femminile

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