Depressione

Il senso di una depressione sta nel superamento di antichi progetti di vita che ci sono di ostacolo. Possiamo cadere nella depressione quando l’impulso verso la trasformazione si rende evidente e, al tempo stesso, gli antichi fardelli ci paralizzano. La depressione mira ad una nuova creazione. Non è forse vero che proprio le persone creative soffrono di fasi depressive quando l’energia vitale ristagna ed esse si sentono spente, tormentate, piene d’inquietudine e sensi di colpa.

Peter Schellenbaum

9 Risposte

  1. Che tu possa camminare nell’eterno pulsare del Giorno … per sempre, Gabriele caro. Un abbraccio grande come il Mondo!

  2. Caro Luigi, ti ringrazio per il tuo buongiorno. Baci

  3. Preferisco lasciare la parola ad un grande grande maestro:

    “(…) Attraverso la passione della domanda e la sofferenza per la sua limitatezza, egli [l’uomo] ha il compito di dare coscienza a se stesso. Solo nell’arresto a cui lo costringono gli eventi difficili della vita, egli può interrompere il moto convulso dei suoi gesti e mediare su se stesso, dialogare con le immagini perturbarti dell’inconscio, che gli additeranno la via da seguire. (….)
    È un errore allontanare certe immagini inquietanti che si affacciano alla nostra mente. Dobbiamo invece accoglierle, dar loro la parola. Nella terminologia junghiana, si tratta di confrontarsi con l’Ombra, la parte più oscura del nostro essere, l’aspetto “notturno” della nostra personalità, che solo la carica dirompente delle emozioni può farci conoscere. (…)
    Eppure l’accesso al proprio mondo interiore non è così semplice e meccanico come si potrebbe credere, al contrario, è una vera conquista, attraverso uno sforzo di iniziazione ai suoi “misteri” che richiede l’impegno di un’intera esistenza (…)
    La forza psicologica non elimina certo il dolore, né lo lenisce; offre, però i mezzi per leggerne il senso riposto, per trasformarlo in un’esperienza che può fecondare chi è costretto a viverla. (…)
    La depressione è uno stato di profonda prostrazione da cui niente e nessuno sembrano poter risso levare. La “perdita dell’oggetto” rende non tanto incapaci di agire, quanto immotivati. Ci si rifugia in un’inerzia totale proprio perché ogni azione appare inutile: se non serve a restituirci il bene perduto, che senso ha impegnarsi in qualcosa, discutere, incontrare altra gente? Forse è più suggestivo parlare di malinconia, termine ricco di storia e di risonanze semantiche (in greco mèlas significa nero).
    (….) La depressione costringe a confrontarsi col proprio nucleo complessuale, lì dove affondano le radici del proprio malessere. (…)
    Per ottenere il diritto ad avvicinare e a comprendere il dolore altrui, ci vuole un lungo apprendistato, un faticoso viaggio alle origini della propria sofferenza, il solo che ci garantisca lo spessore psicologico necessario per poter chiedere a un altro che cos’è che lo fa soffrire. Il contatto col proprio abisso è l’unica fonte di conoscenza dell’anima, l’unico strumento che ci permetterà di leggere il dolore degli altri, di decifrarne i segni, comprensibili solo per chi ha familiarizzato col linguaggio della sofferenza, fatto più di silenzi che di parole. (…)
    Rinunciare ad accusare il mondo per i propri errori e sconfitte e fallimenti significa in definitiva scoprirsi “autori” del proprio passato; ma allora il cuore si apre alla speranza: si potrà anche essere gli autori del proprio futuro”.

    Tratto da: Aldo Carotenuto, “I sotterranei dell’anima”.

  4. .”Più potente di Estë è Nienna, sorella dei Fëanturi;
    essa dimora da sola. Le è noto il dolore, e si lamenta d’ogni ferita sofferta da Arda per i guasti di Melkor. Così grande fu la sua pena quando la Musica eruppe, che il suo canto si trasformò in lamento assai prima che terminasse, e il suono luttuoso fu integrato nei temi del Mondo prima
    che questo avesse inizio. Ma essa non piange per sé; e coloro che la odono, apprendono la pietà e a perseverare nella speranza. Le sue aule si trovano a occidente dell’Occaso, ai confini del mondo; di rado essa viene alla città di Valimar, dove tutto è letizia. Si reca piuttosto alle aule di Mandos, poste vicino alle sue; e tutti coloro che in Mandos attendono, la invocano perché essa arreca forza di spirito
    e trasforma il dolore in saggezza.
    Le finestre di casa sua guardano fuori delle pareti del mondo.”

  5. Ahio!
    “Le finestre di casa sua guardano fuori delle pareti DEL mondo”.

  6. “Ora spetta alal vita sognare – e l’uomo è il fenomeno in seno al quale la vita è tutto ciò che non è – e allo stesso tempo tutto ciò che può essere. Il sogno è ormai la profondità della vita, come la vita è la profondità del sogno. (…)
    Il mio amore non era un prodotto della vita, ne era ormai la sorgente, vivere non era che un modo di amare. (…)
    La felicità è stata concepita con la vita. La vita è il cammino che la felicità intraprende per realizzarsi”
    Bousquet

  7. Carissime Preziosa Beatrice,
    nel contemplare quello che hai scritto, citando un grande ricercatore dell’anima; Aldo Carotenuto, mi riaffiorano alla mente le prime parole che avevo espresso il quel mio strano sgrammaticato scritto.

    Spesso in un fatale cammino, in un assai turbolento mare d’incomprensione, in un esalto di grande dolore, ad un piccolo passo dal baratro che conduce alla follia come per un salvifico divino volere, cadono come foglie autunnali quei sottili e trasparenti fatati illusori veli argentati, mostrando e
    dispiegando agli occhi cristallini dell’anima, dell’amorevole cuore e della silente mente le grandi verità assai celate del creato e della vita.

    E continuando ancora in quel nel mio strano iniziale pensiero indagatore.

    In questo mio sincero dire mostro, esterno, rivelo in parte il mio cuore, la mia anima e la mia mente che insieme con quella ricerca interiore hanno dato un senso valido uno scopo a questa mia vita, e lo fanno seguendo il sentire, l’intuizione, la ragione, secondo il proprio grado raggiunto, con una connessione, sostenibile e sentita, tra di loro.

    Ci sono eventi nella vita così straordinari ed anche assai assurdi e assai inaccettabili che esercitano radicali, drastici, mutamenti sia fisiologici, sia anche e soprattutto nelle condizioni psicologiche di un individuo che cambiano tutta la visione della vita, manifestandosi fuori come un’apparente quasi acquisita pazzia, una paurosa tetra buia notte dell’anima, una crisi mistica, una crisi interiore che forzatamente ci collega a inaccettabili circostanze ed eventi esterni apparentemente assai estranei alla nostra natura e assai strani a noi stessi che ci conducono a pensare: PERCHE’ A ME? O se si vuole, molto tempo dopo, anche con un inaccettabile assurdo contrapposto riflessivo specchio di vera coscienza interiore: PERCHE’ NON A ME?

    La perdita di un figlio, di una figlia sono gli eventi più drammatici che l’essere umano possa sperimentare, che possa percepire ed accettare l’inaccettabile verità nel cuore, fino al profondo essere, fino all’assai celata propria intima animica natura.

    Quell’impensabile assai strana ruota che gira con un moto non naturale, inverso, inusuale, non giusto, un moto distruttivo ed irreversibile. Sono questi assai inaccettabili, indefinibili eventi che
    spesso frantumano, spezzano in infinitesimi pezzi il cuore definitamente o per fato, per destino, se per un salvifico divino volere conducono l’essere a quel tipo di esperienza di trasformazione interiore, che alterano permanentemente le nostre
    opinioni, le nostre visioni, i nostri scopi, i nostri atteggiamenti e persino il senso della stessa vita.

    A volte sono come indefinibili impensabili lampi di auto riconoscimento, di auto consapevolezza, stati dell’essere profondamente rivelatori che se percepiti consapevolmente lasciano un’impressione, un’impronta, un marchio indelebile sulla

    nostra ormai assai sfocalizzata personalità esteriore, ma non nell’anima, non nel cuore che li percepisce, che li contempla, anche se con la mente non riesce a manifestarle fuori. Spesso, questa inesprimibile esperienza interiore di quasi radicale trasformazione corrisponde al quel momento inafferrabile e cruciale in cui nell’alchimia, un metallo veniva trasmutato in un altro ancor più nobile..

    E’ anche vero che non tutti però sono soggetti agli stessi effetti interiori ed esteriori, a questo quasi compensativo cambiamento esistenziale perché ogni essere segue un suo personale unico piccolo o grande destino in questo assai breve o lungo tortuoso cammino, ma anche indescrivibile meraviglioso sentiero che da qui chiamiamo vita.

  8. In quell’indefinibile iniziale contesto disgregante di reale smantellamento / dissoluzione dell’essere, sia psichico che nella personalità emotiva, nessuna gioia, nessun dolore, nessun santo, nessun psicologo, nessuna religione, nessuno scopo avrebbe dato senso alla mia vita se non avessi con le mie sole poche forze ripreso quel trascendentale contatto del cuore……

    Depressione, è poca cosa nel confronto. Spesso, ci sono momenti di non comprensione, di non riflessione dovute anche ai condizionamenti che si subiscono inconsciamente e continuamente da fuori, che ci cullano nello specchio nero degli altri, che non produce altro che inutili conflitti. Conflitti che potrebbero essere evitati se fossimo più attenti e più tolleranti e soprattutto se si desse la giusta misura o peso ad ogni cosa…

  9. Una definizione breve ma calzante e lo dico per esperienza personale. Sono proprio ora alla ricerca di nuovi progetti nei quali investire, passioni da alimentare.
    Complimenti per il blog.

    Beatrice

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