Il Teatro della mia infanzia

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8 Risposte

  1. Ci andrò sicuramente. Grazie Gabriele…

  2. Non cercare mai di dire al tuo amore

    Non cercare mai di dire al tuo amore
    amore che mai non si può dire;
    perché il vento gentile si muove
    silenzioso, invisibile.

    Ho detto il mio amore, ho detto il mio amore,
    le ho detto tutto il mio cuore;
    tremante, gelido, in terribili paure-
    ah, se ne va via.

    Non appena se ne fu andata da me
    uno straniero passo’ per caso;
    silenzioso, invisibile-
    oh, non ci fu rifiuto.

    (William Blake)

  3. mi associo a Roscigno, terrò a mente questo teatro, grazie, speriamo di vederla ed ascoltarla presto dalle nostre parti.

  4. Caro Professore antico, che ti rinnovi come il mattino quando riprendo per mano me stessa e l’altra me e cerco di farle dialogare…
    Caro Professore antico come le fondamenta dell’essere incarnate in un albero d’olivo…

    Caro prof, … leggevo a mia madre, a piccoli sorsi, “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Credo stia ancora parlando con lei, vivo più che mai, per le corsie di quell’ospedale…

    A più tardi.

  5. E io mi associo alla mitica Map!

    Sarebbe magnifico, se venissi qui, Gabriele caro.

    Davvero…

  6. Carissimi, cercherò di esserci. Baci

  7. Che il Sole del mattino possa guidare in Eterno i tuoi passi, Gabriele caro. Un abbraccio traboccante d’Anima…

  8. di Nadèr Naderpùr (Iran)
    ————————–
    L’indovino

    L’alveare del sole si era rovesciato
    fuggite da lui le api di luce.
    al di là dei prati,
    calpestati dal cielo,
    erano caduti
    i rossi petali del tramonto.

    Un vecchio chiromante – il vento –
    arrivò da una strada lontana,
    avvolto intorno al collo
    lo scialle giallo dell’autunno.
    Era invitato, quel giorno,
    dagli alberi della via
    che dal suo lucido responso
    volevano conoscere il destino.

    Ad ogni passo lo salutava un albero
    ogni ramo gli tendeva la mano.
    Ad una ad una il vento respinse quelle mani,
    poi, come uno zingaro, intonò un canto nostalgico.
    Cantò, cantò finche i corvi della sera
    evocarono la notte tra i rami degli alberi.
    Atterrite da quella voce, caddero le foglie
    come se un colpo di fucile
    le avesse colpite in cielo, a mille a mille.
    Come acqua, sulle foglie scivolò la notte.

    Ogni foglia una mano recisa :
    il vento chiromante
    senza guardare le linee delle palme,
    aveva letto il destino di ogni foglia.

    Nadèr Naderpùr ( tradotte da Gina Labriola)

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