Amore e morte

L’amore, come la morte, cambia tutto.

Kahlil Gibran

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5 Risposte

  1. …conoscere è innanzitutto sentire… è sempre accogliere l’altro in sé, farsi l’altro in se stessi… E dunque conoscere è morire, “perché ogni
    morte è mutarsi in altro e ogni mutamento è qualche morte”. Ed essendo il mutamento farsi l’oggetto, esso è pur morte, ancorché parziale, accompagnandosi sempre questo nostro internarci nell’oggetto alla consapevolezza di noi (“sensus nostriment ipsorum, abditus qui est actus”), al senso intimo per il quale non ci disperdiamo nella cosa, ma ci teniamo fermi a noi stessi. Ma proprio qui interviene quel rovesciamento dal senso alla sapienza su cui Campanella batte. Se il sentire in quanto farsi l’oggetto, e quindi patire, significa accogliere un nuovo limite, e quindi morire, il contemplare Dio interno a tutte le cose, l’Essere cioé che le costituisce, significa spezzare la negatività della realtà e farsi reali veramente. “E l’imparare e il conoscere, essendo un mutarsi nella natura del conoscibile, sono pur qualche morte, e solo mutarsi in Dio è vita eterna, perché non si perde l’essere nell’infinito mai dell’essere, ma si magnifica.

    Eugenio Garin

  2. […] Insomma Campanella raggiunge l’eterno attraverso la conoscenza dell’effimero. Nel proemio alla sua Metafisica scrive: «Conoscenza vera si ha per un diretto e profondo contatto, con grande dolcezza, intrinsecandosi con l’oggetto. L’uomo Sapit (conosce) in quanto fa suo il Sapore della cosa» (Eugenio Garin, Umanesimo italiano, Laterza). L’espressione è meno sibillina di quanto sembri: il filosofo vuole dire che il soggetto per conoscere davvero un oggetto deve compenetrarsi con esso, gustarne l’essenza. Tale gusto, se ben esaminato, corrisponde a una visione quasi estatica. Così intensa che permette al soggetto di superare la finitezza propria e della cosa con cui ha stabilito il rapporto, e di entrare nella sfera divina (Eugenio Garin, op. cit., pag. 249). È insomma la spiegazione filosofica di un antichissimo precetto religioso, secondo cui amando senza egoismi il mondo si ama anche Dio che l’ha creato. Tale esperienza estatica e visionaria è qualitativamente simile a quella dei partecipanti ai misteri di Eleusi che nelle loro visioni si gettavano, annullandosi, nella possessione della divinità che li estasiava (Erwin Rohde, op. cit., pagg.378-9).

    L’iniziato, mediante un contatto “speciale” con le cose del mondo (ottenibile con un “gustare” per Campanella, con danze rituali per i misteri eleusini), riesce a “vedere” la divinità, vero e unico scopo della sua azione. Logicamente gli altri esseri umani, i non iniziati, lo avvertono come “diverso”. […]

    (estratto da questa pagina: http://gabrielelaporta.com/2009/04/22/la-grande-madre-%e2%80%94-il-significato-della-parola-%e2%80%9cmagia%e2%80%9d-ovvero-la-magia-come-tramite-e-come-follia/ )

  3. Eros-Thanatos…

    Quando si ama davvero si muore a quello che eravamo prima dell’Amore (Sant’Agostino).

    (Sono partita da qua, dove finisco! 🙂 )

  4. si una in peggio e una in meglio!!!!!

  5. Francy,
    sempre “cost to cost”, mi raccomando! 🙂
    … Un bicchiere di vino con un panino? Metti che dopo riuscirai a dirci cosa ti piace e cosa no. Sai, c’era (una volta…) un omino piccolo così… che era solito fare una croce su ogni pietanza che la sua trainer personale coraggiosamente gli proponeva perchè cominciasse, già a tavola, a pensare alla propria salute. Ebbene, lei pensava che l’omino benedicesse e approvasse la pietanza imponendo su di essa il segno della croce. Invece era il suo modo per dire che proprio quella pietanza poteva essere eliminata dal menù quotidiano…. Immagina che lagna, ogni giorno, a tavola…

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