Nuova mitologia

Una mitologia rivolta…non alla gloria dei “popoli”, ma tesa a risvegliare gli individui alla conoscenza di se stessi, non solo come tanti Io che lottano per il possesso di uno spazio sulla superficie di questo pianeta meraviglioso, ma anche come centri della Mente Globale, ognuno a suo modo d’accordo con tutti.

Joseph Campbell

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8 Risposte

  1. Una giornata di Sole per te, caro Gabriele. Baci baci baci … 😀

  2. a tal proposito non posso che scrivere un pensiero che mi tormenta da quando stanno sbarcando a Lampedusa..
    ma perchè cavolo se IO posso andare in Marocco o in Tunisia in barca o aereo pagando un biglietto regolare, normale, con l’IVA, ed usufruendo di comodità standard e pure di slot machines e ristorante,
    non possono fare altrettanto anche i tunisini ??
    La libertà di circolare deve essere per tutti, poi con i soldi delle compagnie di navigazioni si paghino i tutori dell’ordine che non hanno neanche la benzina e la carta per i fax e forse neanche le fotocopiatrici ..insomma basta questo stupidario intellettualoide.Crediamo veramente di farci una bella figura noi “Occidente” a tenere le persone a dormire e altro sugli scogli??Crediamo veramente che i tunisini ed i marocchini credano e non sappiano che è tutta una messa in scena allestita per fargli cambiare idea??A tutto danno dei lampedusani che buoni e cari ad un certo punto non ci stanno più??Ma andiamoli a prendere piuttosto noi e tagliamo le gambe ai delinquenti esentasse che li trasportano!!!!!Che nervi!!!
    A chi poi dice che sta gente rimane qui io rispondo e che so fessi???Ma perchè c’è lavoro in Italia??E pure che lo trovano embè? Perchè noialtri non abbiamo trovato lavoro in altre nazioni in passato ed anche ora???

  3. se poi vogliamo fare come a Napoli aspettando e non raccogliendo la spazzatura (!!!!!!!!!!!è così NON hanno raccolto la spazzatura apposta!!!!!!) per potere avere dei soldi dallo stato e facciamo sempre che stiamo in emergenza e mò aspettiamo i soldi dall’Europa anche per questo ..siamo proprio uno STATO EMERGENTE….sì ma da dove……

  4. E’ condivisibile l’auspicio di Campbell che dal ventre della Balena-Drago, dalla regressione dell’umanità, rinasca un eroe umano che si identifichi con la propria terra, abbia rispetto del proprio focolare domestico da cui trarrà la propria forza e, nella sua forza, guardi in avanti rispettando l’altrui forza…
    Ma portare gli archetipi alla coscienza è compito arduo poichè è difficile individuarli, isolarli, vivendo nello stato dell’inconscio, nell’ IN-MAGO”, in totale interpenetrazione tra loro.
    Ri-“Creare una mitologia rivolta…” a risvegliare gli individui alla conoscenza di se stessi vuol dire “cambiare il verso” della missione… ( 🙂 ) ; missione non priva di rischi nel mare in tumulto di Anima, dove “l’alta marea di oggi, non ascolta l’alta marea di ieri” (Gibran) tanto in fondo sono state spinte le passioni, perchè non attivassero il dolore, corrompendosi. E la rinuncia al sogno è il sintomo di questa paura che induce a credere che certe missioni siano destinate a fallire: “è strano che la terra non dia agli increduli radici per succhiare al suo seno ed ali con cui volare alti per attingere alla rugiada del suo cielo fino ad essere sazi” …(Gibran)

    ( 😀 Si ringrazia l’interprete di Perseo: Giano; si ringraziano in ordine sparso il prof. Gabriele, Campbell, Jung, Gibran e le sue creature Maria Maddalena e Cyborea)

  5. Un poeta siracusano e la sua struggente nostalgia verso la sua patria ….
    ——————————– da: “portale del sud”

    Ibn Hamdis

    Nasce a Siracusa nel 1056. Abbandona la Sicilia dopo la conquista normanna della città (1078). Si rifugia a Siviglia presso un amico, ma dal 1091 è costretto poi a peregrinare in Tunisia, Algeria, Maiorca. Scompare nel 1133.
    ——————————————————————-
    Custodisca Iddio una casa di Noto e fluiscano su di lei le rigonfie nuvole!

    Con nostalgia filiale anelo alla patria, verso cui mi attirano le dimore delle belle sue donne.

    E chi ha lasciato l’anima a vestigio di una dimora, a quella brama col corpo fare ritorno….

    Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le tracce e le rovine!

    Io anelo alla mia terra, nella cui polvere si son consumate le membra e le ossa dei miei avi

    Le sollecitudini della canizie bandiscono l’allegria della gioventù. Ahi! la canizie abbuia [l’animo] quand’essa risplende!

    Nel fior della gioventù fui destinato a viver lungi [di casa mia] quando quella [felice età] fosse declinata e scomparsa.

    Conosci tu alcun conforto della [perduta]gioventù? [Dimmelo], perché chi sente il malore brama la medicina.

    Vestirò forse la canizie col nero del hidàb; metterò su l’aurora la notte per coperchio?

    Ma come sperar una tinta che duri, se non ho trovato [il modo] di far durare la gioventù?

    Un legger venticello, fiato di fresca brezza, soffia soave e mormora:

    A notte ella mosse, guidata da’ balenii che fan piangere il cielo su’ morti [distesi] in terra.

    Udiasi la voce del tuono che cacciava le nubi, come il camello quando sgrida col muggito le sue femmine restie.

    Ardeano i lampi d’ambo i fianchi di essa: era il luccicar delle spade sguizzanti fuor dal fodero.

    Passai la notte nelle tenebre. O primo albore [io dicea] recami la luce!

    O vento, quando apporti la pioggia a ricreare i campi assetati,

    Spingi verso di me i nugoli asciutti, ch’io li saturi col pianto mio!

    Bagni il mio pianto quel terreno dove passai la giovinezza: ah, che nella sventura sia sempre irrorato di lacrime!

    O vento, che tu corra presso alle nubi, o che te ne scosti, non lasciar, no, che asseti certa collina del caro paese!

    La conosci tu? Se no, [sappi] che l’ardor del sole vi fa olezzare i [verdi] rami.

    Qual meraviglia? In que’ luoghi gli intelletti d’amore impregnan l’aria di lor profumi.

    Lì batte un cuore sì pieno [d’affetto], ch’io v’ho attinto tutto il sangue che mi corre nelle vene.

    A quelle piagge riedon sempre furtivi i miei pensieri, come il lupo ritorna [sempre] a sua boscaglia.

    Quivi fui compagno dei lioni che correano alla foresta: quivi andai a trovar le gazzelle in lor covile.

    Dietro a te, o mare, è il mio paradiso: quello in cui vissi tra’ gaudii, non tra le sventure!

    Vidi lì spuntar l’aurora [della] mia [ vita] ed or, a sera, tu me ne vieti il soggiorno!

    O perché mi fu tolto ciò ch’io bramava, quando il pelago mi separò da quelle piagge?

    Avrei montata, invece di palischermo, la falcata luna, per arrivar a stringermi al petto il [mio] Sole!

  6. continuo a pensare che il problema Lampedusa lo si è voluto creare, la moralità in tutto questo sta a zero

  7. Si può fare tutto oppure non si sa fare niente!

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