Il sogno

Grazie per i testi con i quali contribuite a rendere “vivo” questo blog. Questa poesia è stata pubblicata da Beatrice.

“Per nessun altro, amore, avrei spezzato
questo beato sogno.
Buon tema per la ragione,
troppo forte per la fantasia.
Sei stata saggia a svegliarmi. E tuttavia
tu non spezzi il mio sogno, lo prolunghi.
Tu così vera che pensarti basta
per fare veri i sogni e storia le favole.
Entra tra queste braccia. Se ti sembrò
più giusto per me non sognare tutto il sogno,
ora viviamo il resto.

Come un lampo o un bagliore di candela
i tuoi occhi, non già il rumore, mi destarono.
Così (poichè tu ami il vero)
io ti credetti sulle prime un angelo.
Ma quando vidi che mi vedevi in cuore,
che conoscevi i miei pensieri meglio di un angelo,
quando interpretasti il sogno, sapendo
che la troppa gioia mi avrebbe destato
e venisti, devo confessare
che sarebbe stato sacrilegio crederti altro da te.

Il venire, il restare ti rivelò: tu sola.
Ma ora che ti allontani
dubito che tu non sia più tu.
Debole quell’amore di cui più forte è la paura,
e non è tutto spirito limpido e valoroso
se è misto di timore, di pudore, di onore.
Forse, come le torce
sono prima accese e poi spente, così tu fai con me.

Venisti per accendermi, vai per venire. E io
sognerò nuovamente
quella speranza, ma per non morire”.

J. Donne

4 Risposte

  1. Dedico questi versi a quell’Angelo che ha saputo leggermi dentro, comprendere le mie più intime fragilità e risvegliare tutto l’amore del mio cuore.
    Prima che a te, hai sempre pensato a me….presa dal mio “ego” non vedevo oltre…..
    Oggi finalmente vedo oltre “oltre”: non ho mai conosciuto un simile altruismo ed una simile forma di amore puro.
    …”per non morire”…. non ti dimenticherò!

  2. UN SOGNO VERO DI QUALCHE ANNO INDIETRO CHE NASCONDE UN ALTRO SOGNO STORICO: LA COSTITUZIONE DELL’EUROPA ED I SEGNI DELLE GUERRE CHE L’ANNO PRECEDUTA!

    IL SOGNO

    Un’auto sfreccia veloce,
    corre verso l’ignoto.
    Una brusca frenata
    e un salto su un vecchio veliero,
    a motore, rivestito di pelle,
    che sfiora un mare adombrato,
    affiancato a una strada
    d’un vecchio borgo
    ormai abbandonato.
    Ed un grande maniero,
    che tetro aleggia e copre la scena
    ammantata di ombre e mistero.
    Un gruppetto di gente che osserva:
    ed io chiedo, ad un tratto:
    – di quale nazione mai siete? –
    Mi risponde un biondo slanciato,
    con un certo italiano sforzato:
    – Europa –
    e mi sento commosso
    pensando al tempo passato.
    Attorno qualcuno che veglia
    seduto su vecchi gradini;
    in fondo i resti di case
    ormai vuote, sventrate,
    disegnano il cielo
    con tratti sconnessi,
    incomposti.
    Poi un prato sassoso,
    e un cane che sbuca da un masso,
    un vecchio collare un po’ liso
    gli stringe un collo insecchito,
    le orecchie piegate all’indietro,
    gli occhi suoi buoni,
    le costole ricamano un corpo affamato.
    Scodinzola e guarda:
    s’aspetta qualcosa,
    anche un tozzo di pane,
    raffermo.
    Gli regalo una lieve carezza.
    Mi sveglio!
    Quel cane mi brilla negli occhi!
    Lo penso, lo cerco.
    Poi vedo il mio cane
    che russa tranquillo,
    pasciuto, accudito, servito.
    E una pena profonda m’assale
    pensando a quel cane,
    che sembra guardarmi,
    dal buio,
    con gli occhi suoi buoni
    che aspetta, ancora, qualcosa.

    Santoro Salvatore Armando
    (Lillianes Febbraio 2004)

  3. Versi meravigliosi, complimenti!

  4. questa è la versione di Vittorio Sgarbi, molto bella

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