Da “Lettera al padre”

Carissimo padre, di recente mi hai domandato perché mai sostengo di avere paura di te. Come al solito, non ho saputo risponderti niente, in parte perché questa paura si fonda su una  quantità tale di dettagli che parlando non saprei coordinarli neppure passabilmente. E se anche tento di risponderti per iscritto, il mio tentativo sarà necessariamente assai incompleto, sia perché anche nello scrivere mi sono d’ostacolo la paura che ho di te e le sue conseguenze, sia perché la vastità del materiale supera di gran lunga la mia memoria e il mio intelletto.

Franz Kafka

5 Risposte

  1. EDERA AMARA

    Sentire: “Figlio mio!”
    Mai, mai l’ascoltai;
    udire, appena in un sussurro lieve,
    lieve per non svegliarmi,
    un vezzo dolce su una culla
    che dondola pian piano
    al rosolante chiarore di un lumino,
    sperso nel buio di un casolare antico,
    anch’esso smarrito
    tra le pieghe d’una memoria stanca.

    “Figlio mio!”, sentir solo una volta,
    ricordare un pensiero,
    una carezza,
    un pianto greve sul mio corpo infermo,
    un canto lontan di ninna-nanna
    che piano si smorza
    mentre m’addormento.

    Quante volte sognai d’avere un padre,
    le cui premure restassero nel cuore
    da custodir come reliquia sacra
    e poter dire, davanti a un cimitero,
    padre t’amai
    ed il tuo amore è qui nella mia mente.

    Nulla conservo
    se non l’ombra nera
    di giorni sepolti per non ricordare,
    che rimuovo insieme al mio rimpianto
    di non poterti, padre, amare tanto.

    Santoro Salvatore Armando
    (Lillianes 16/01/2000 15,51)

    http://www.circoloculturaleluzi.net
    Cellulare (Tim) 0339.1844334

    Pubblicato sul volume “Pater”, Edizioni Morgana – Firenze 207
    (Raccolta di poesie a cura di Maria Cristina Landi con la partecipazione dell’Assessorato Pari Opportunità della regione Toscana)

    A MIO PADRE
    Ecco,
    le mie mani
    si tendono
    a stringere la tua mano,
    callosa, rude,
    del color della terra
    che per anni hai zappato.
    Le tue spalle, curve,
    sorreggono una testa
    ormai senza pensieri.
    Guardo
    le tue rughe profonde,
    solchi tracciati
    dall’aratro del tempo,
    i tuoi occhi,
    appena visibili
    tra le palpebre socchiuse,
    il tuo sorriso,
    debole e stanco
    colorato dai tuoi denti
    bianchissimi.
    Sento una pesante coltre
    di disperata dolcezza
    avvolgersi sul mio corpo,
    mentre stringo la tua mano
    simile a dura scorza
    d’albero di ulivo.
    Appena, appena
    accenni ad una carezza
    sul mio volto lontano.
    I miei sentimenti
    turbinano nel profondo
    d’un animo
    non piu’ avvezzo
    ad ascoltare le tue sfuriate.
    Sento attorno a me
    suonare i campanelli
    d’una infanzia perduta:
    Quel pane di mais e grano
    ha un sapore ancora fragrante
    anche se offerto in un nido
    troppo povero e spoglio.
    Ma ormai e’ tardi !
    Inutilmente
    cerco nei cassetti vuoti
    immagini di una realta’
    che il tempo ha gia’ cancellato.
    Salvatore Armando Santoro
    (Aosta 5.11.83 – h 16,34)

    AD UN PADRE NEGATO

    Vai amico mio,
    ora che il tuo è un non sorriso,
    e la nebbia lo offusca,
    non guardare più il mandorlo coi suoi frutti
    vicino al muretto a secco del tuo podere.
    Non raccogliere più le mandorle
    e non raccattare un sasso per romperne il guscio
    e gustare il bianco frutto che lo contiene.
    Lascia ondeggiare i rami dei noci,
    non pensare al raccolto d’agosto.
    Fai ancora un giro per i tuoi campi,
    osserva i cocomeri ed i meloni
    con i fiori ancora attaccati allo stelo.
    Ammira compiaciuto le rosse pesche
    e sorridendo assapora il frutto del tuo lavoro.
    L’acqua zampilla dal pozzo,
    il getto bagna le tenere piantine dei peperoni,
    ristora le melanzane ed i pomodori
    e rinfresca il prezzemolo ed il profumato basilico.
    Il dolce odore investe l’aria e le tue narici
    e tu tornerai al tratturo antico e l’erba secca
    si frantumerà sotto le tue scarpe
    e solleverà un dolce profumo di campagna.
    Ed io ti seguirò, con lo sguardo stanco,
    seguirò i tuoi movimenti
    e ti osserverò mentre ti chini sui prati
    a raccogliere
    qualche ceppo di cicoria e di “paparine”.
    Guarderò la tua schiena curva
    e maledirò il mio destino
    che mi ha esiliato lontano
    e che mi ha reso arido nei sentimenti
    ed indifferente al tuo amore
    che non hai mai saputo manifestarmi.

    Salvatore Armando Santoro
    (Boccheggiano 14/07/2008 2.44)

  2. La vastità del materiale supera di gran lunga
    la mia memoria e il mio intelletto.

  3. Carissimo padre,
    io ti dico che ti voglio bene anche se il tempo mi ha cambiata. Io te lo dico, che il mio affetto per te non è mutato, chissà perchè, poi si vedrà quello che mi risponderai. Forse non mi dirai neanche una parola, ma per un uomo che è un fiume di parole, che non riesca a dire neanche una parola, è dire tutto. Ho capito che sai amare in silenzio ed ho custodito questo segreto per molto tempo, pensando di esserne l’unica depositaria e invece… Il tuo esempio, a volte, è stato più eloquente di mille teorizzazioni sul bene o sul male. Hai sempre fatto la tua parte, non ti sei mai tirato indietro e per questo ti voglio bene. Tutto il resto credo che tu lo sappia. I tuoi occhi, che mi porto dentro da che mi ricordo, mi dicono di sì.

  4. Per fortuna oggi ci sono papà diversi da quello di Franz.
    Manca ancora un po’, ma credo ormai che una nuova consapevolezza di come essere padri facendo convivere il lato autorevole e quello comunicativo, siano alla nostra portata di società.

  5. A MIO PADRE

    Dal ruscello
    lo srotolio di una pietra,
    sento il suo linguaggio
    è una voce nuova.
    Verità
    che smussano l’acqua
    vene
    tra le fessure d’un mondo
    si gonfiano
    cornamuse di pace
    prive di monotonie.
    Miete l’Amore testimonianze
    come spiga che si fa pane.

    UN ABBRACIO
    Ignazio

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