L’uomo ed il ‘900: la riscoperta di Anima

Carissimi, oggi, 27 gennaio alle ore 18.00, vi aspetto al Palazzo della Rovere – Hotel Columbus, via della Conciliazione, 33 a Roma

Parlerò de “L’uomo ed il ‘900: la riscoperta di Anima”

L’incontro è organizzato dall’Accademia Angelica Costantiniana

INVITO 27 1 11

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18 Risposte

  1. Caro Professore,
    da poco frequento il suo blog, pur essendo una asssidua telespettarice prima in rai o su 5stelletv.
    Volevo farle umilmente una domanda.
    Lei sostiene che tutto è fato, quindi che un destino governi l’esistenza di ognuno di noi.
    Tuttavia, se non ho capito male, ha anche detto che noi dobbiamo però vivere la quotidianità come se il destino non ci fosse. Allora le nostre scelte, mi chiedo, sono libero arbitrio o cos’altro?
    questo tema mi interessa molto. Grazie.
    Le mando un caloroso abbraccio.

  2. Caro Gabriele,
    mi sarebbe piaciuto venire per più di un motivo.
    Abbia cura di sè caro proffi.
    Io amo stare nello stanzino delle scope in castigo.
    Per quello che ho intuito di lei, così come ho dedicato una poesia di Nizar Qabbani a Giuseppe (nel comm dell’attenzione e lui sa xkè)
    Dedico questa a Lei sperando che la spiaggia a cui io sempre lo associata, accogliente, ampia, e brillante non sia inabissata dal mare troppo spesso, che sia abitata sempre da piccoli gioielli, nuovi bracciali e tanti abbracci da tutti quelli che le vogliono bene.Calore a lei.

    –Letter From Under The Sea–by NIZZAR QABBANI.

    If you are my friend…
    Help me…to leave you
    Or if you are my lover…
    Help me…so I can be healed of you…
    If I knew….
    that the ocean is very deep…I would not have swam…
    If I knew…how I would end,
    I would not have began

    I desire you…so teach me not to desire
    teach me…
    how to cut the roots of your love from the depths
    teach me…
    how tears may die in the eyes
    and love may commit suicide

    If you are prophet,
    Cleanse me from this spell
    Deliver me from this atheism…
    Your love is like atheism…so purify me from this atheism

    If you are strong…
    Rescue me from this ocean
    For I don’t know how to swim
    The blue waves…in your eyes
    drag me…to the depths
    blue…
    blue…
    nothing but the color blue
    and I have no experience
    in love…and no boat…

    If I am dear to you
    then take my hand
    For I am filled with desire…from my
    head to my feet

    I am breathing under water!
    I am drowning…
    drowning…
    drowning…

  3. “Lettera Da Sotto Il Mare” di Nizar Qabbani.

    Se sei mia amica ..
    Aiutami… a lasciarti…
    O se sei mia amante..
    Aiutami ..così che io possa essere guarito di te..
    Se io avessi saputo…
    che l’oceano così profondo..non avrei nuotato..
    Se lo avessi saputo..come sarei finito..
    Non avrei iniziato..

    Io ho desiderio di te..così insegnami a non desiderare
    insegnami..
    come sia che le lacrime possano negli occhi
    morire
    e l’amore commetta suicidio…

    Se sei profeta,
    Mondami da questo incantesimo
    Liberami da questo ateismo..
    Il tuo amore è come l’ateismo..rendimi puro
    da questo ateismo…

    Se sei forte..
    Salvami da questo oceano
    Perchè io non so come nuotare
    Le onde azzurre dei tuoi occhi
    mi risucchiarono..nelle profondità
    azzurre..
    azzurre…
    niente più che il colore blu
    ed io non ho esperienza
    in amore..e nessuna barca

    Se ti sono caro
    allora prendi la mia mano
    Perchè sono pieno di desiderio..
    da testa a piedi

    Sto respirando sott’acqua!
    Sto annegando…
    annegando
    …annegando…

    [trad.mia col beneplacito del dubbio ma non c’è dubbio che la poesia merita]

  4. CIAO RAGAZZI,FA UN FREDDO CANE,NON SO PERCHE’ SI DICE COS’.DICEVO CHE FA FREDDO,E QUESTO MI RENDE SIMILE AD UNO STRACCIO,PER QUESTO,SONO IN UNA CONDIZIONE MUSCOLARE CHE MI FA SENTIRE
    UNA VECCHIA CIABATTA.
    CIAO GABRIELE,GIUSEPPE,LUIGI RAFFALE.E ALTRI.BRRRRRRRRRRRRRRRR.CIAO .

  5. Gabriele buonasera. Ho sbagliato video, non mandarlo in rete, grazie. Oggi ho chiamato Ada Pava Nruso, il libro è in ristampa. Mi farà sapere.

    E’ una donna simpaticissima e di grande fascino. Mi ha detto che ha lavorato con te, per 15 anni… . Allora è una santa… ? ahahahah.

    Ha tutte le qualità di una grande star. POCHE SONO LE DONNE COME LEI.

    Un abbraccio.

  6. Ciao carissima Gina, freddo cane sentirsi come quei poveri cani randagi, al freddo, randagi resi tali dal nostro stupido strapotere, altrimenti altro non sono che cani liberi, che vivono secondo loro natura, avendo scelto l’uomo non la catena né il guinzaglio, per poi spesso abbandonarli a quella vita, in cattività non più consono alla loro abitudine…! ciao cara Gina ogni sera, dopo aver letto qualche pag, di un qualche libro,.. al chiudere leggo una tua poesia donatami da te dal tuo libro! U N’ABBRACCIO tu voglio BENE, Tuo AMICO GIUSEPPE!!! 😉 🙂 :D)

  7. ciao GIUSEPPE, GRAZIE PER IL TUO SENTIMENTO D’AFFETTO PER ME,ANCH’IO TI VOLIO BENE,PECCATO CHE SEI DISTANTE,MASI PUO’ COLTIVARE UNA AMCIZIA,ANCHE SE C’E’
    MOLTA DISTANZA..UNA VERA AMICIZIA NON CONOSCE DISTANZA. UN’ABBRACCIO,CIAO
    T.B.ANCH’IO CIAO GIUSEPPE.

  8. Cara Map Pina, in amore ci si perde sempre. Ma quel perdersi è in realtà un ritrovarsi. Baci

  9. Professore lei non sa quanto mi fa incacchiare non poter partecipare ad una sua Lezione, o se preferisce simposio, forse è più appropriata!! la sua non è mai solo una conferenza…. CaCCCHIO…. perdoni Prof,… ma mi esce dal Cuore per l’amarezza di non poter essere li!!! Auguri… manderò il mio spirito soffio dell’Anima…. 😦 🙂 😀 😉

  10. PER Map:….. accettala per quel che è, non come Poesia! Un Abbraccio AMICA… Mattarella, insegnami ad esser più Matto di quel che sono???eeeheeeh 😉 🙂 😀
    *********************************************************
    Quando sotto l’oceano
    guarda il fondale
    non pensare
    d’annegare
    vedrai che la sua
    bellezza, riemergerà
    in te, saprai nuotare
    non chiederai perché
    giunta li dove ogni perché
    non ha senso, giunta sarai
    al Senso!!! sulla terra
    non guardar in basso
    nel camminar, né frontalmente
    non pensar ciò che siam diventati
    ma ciò che sai Essere, guarda
    il mare il cielo, osserva quell’ossigeno
    tocca con mano l’aria, non tentare di volare
    scoprirai d’essere già in Volo!!!!

  11. Peccato di non poterci essere, ma il pensiero ed il mio consueto in bocca al lupo l’accompagnano. Buona serata professore.

    Anna

  12. … Un Bacio a tutti gli amici della terra di Anima, un Bacio Prof! A presto (vado, sconfiggo l’influenza e torno!)!

    P.S. Maaap,… Bau! 🙂

  13. Ciao Carissima Preziosa Gina,

    anche il freddo ha la sua importanza….

    Nell’antico passato, presso le case della vita, nei misteri iniziatici egizi, erano previste certe prove, (così come in ogni parte di questa nostra terra) , dove l’adepto doveva ri-accendere il suo fuoco interiore o risvegliare il guerriero per prove assai dure….

    Così come ci viene riportato su alcuni geroglifici, spesso, insieme ad un insegnante iniziatore, già in tenera età, da bimbi, venivano addestrati per sopportare per diversi giorni sia il freddo che il buio più profondo chiusi in un tunnel . L’effetto alla fine era quello di far riaccendere la luce interiore che COME UNA MERAVIGLIOSA LUCCIOLA si mostrava fuori per essere da esempio e da tracciatore a tanti che ancora non avevono raggiunto questa meta.

    Su queste strane parole, ti dico solo, che in questi casi, d’IMMERCERE IL TUO PREZIOSO BEL CUORE NEL TUO IMMENSO MARE INTERIORE PER FAR BOLLIRE QUELL’ACQUA PRIMORDIALE, PER TRASMUTARE OGNI CRISTALLINA PARTICELLA DI COSCEINZA IN TANTE ESTASIANTE BELLISSIMA SUBLIME POESIA, COSI COME TU GIA CI SAI DONARE.

    Accendi quel fuoco interiore e nessun freddo esteriore potrà mai scendere oltre la soglia del tuo prezioso corpo…..

    (certo che sono anche complicato per dire certe cose, ma è la mia ribelle natura che spesso mi suggerisce di parlare in questo modo)

    Un Forte Abbraccio a TUTTI.

  14. Carissima Charlotte, benvenuta. Io non sono un sostenitore del Fato. Mi limito a raccontare il Mito secondo Platone (Repubblica) e, in effetti, il Fato non prevede libero arbitrio. Tuttavia, noi dobbiamo comportarci come “se il Fato non ci fosse” (Ostad Elahi). Baci

  15. Carissimo, condivido pienamente il giudizio su Ada. Baci

  16. Carissimo, grazie tante. Baci

  17. Ciao, Gina, non so perchè leggendoti ho pensato a babbo natale, a Nicola Gelo e… Non so perchè… Mah! Una collega della Vecchia Ciabatta.

    In tema con il post, queste tre strofe che infondono la speranza che l’umanità diventi consapevole della propria possibilità di riscatto.
    “Generale il tuo carro armato…” (Bertold Brecht)

    Generale, il tuo carro armato è una macchina potente
    spiana un bosco e sfracella cento uomini.
    Ma ha un difetto:
    ha bisogno di un carrista.

    Generale, il tuo bombardiere è potente.
    Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
    Ma ha un difetto:
    ha bisogno di un meccanico.

    Generale, l’uomo fa di tutto.
    Può volare e può uccidere.
    Ma ha un difetto:
    può pensare.

  18. (Scusate il ritardo!) Vorrei condividere con voi tutti un articolo comparso su Quotidiano il 27 c.m. di Antonio Errico. Il titolo… “Avere memoria significa avere speranza”: un monito ai revisionisti e ai negazionisti delle barbarie che hanno costellato la storia! Tra le righe precetti Junghiani.

    “C’è un saggio di Remo Bodei che si intitola “Libro della memoria e della speranza”. Sono due parole che stringono il senso, forse l’unico senso, che questo tempo di nuovo millennio può consegnare alla memoria, l’unico di cui si può fidare e al quale si deve necessariamente affidare.

    Se la memoria è quella di ciascuno – piccola memoria, piccola rete, scaglia, granulo, frantume – anche la speranza è quella di ciascuno. Se la memoria è quella di molti, anche la speranza è quella di molti. Ci sono molti che hanno o che vogliono speranza per cui sono molti quelli che hanno o che vogliono memoria.
    Però come si fa ad avere memoria di tutto; come si può possedere la storia; com’è possibile contenere il passato sconfinato. Se così fosse – e così non è, non può essere – la speranza sarebbe qualcosa di indistinto, forse anche di indicibile, forse anche di impensabile. Ecco, dunque, che l’orizzonte della storia orienta lo sguardo, lo calibra. Ecco che ad un certo punto si ricorda quel paesaggio e non un altro, o comunque lo si ricorda meglio di qualunque altro, in modo nitido, compiuto. Così anche la speranza trova orientamento, si definisce e si conforma ai bisogni, alle attese, alle strade che si percorrono o si pensa di intraprendere.

    Allora ci si può domandare qual è oggi il nostro paesaggio da ricordare, al quale correlare l’orizzonte di speranza. È una delle domande che può suscitare il “Giorno della memoria”, che la legge 211 del 2000 istituisce per il 27 gennaio, per quello stesso giorno del ’45 che l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz rivelò l’orrore a tutto il mondo. Probabilmente il paesaggio della nostra memoria è il Novecento: quel tempo che ha avuto tanti volti da non averne uno immediatamente riconoscibile o con cui essere identificato con certezza; che ha avuto tante definizioni da potersi sottrarre a qualsiasi denominazione definitiva. Il paesaggio della nostra memoria è quel secolo complesso e proteiforme, coacervo di razionalità e dissennatezza, di intuizioni straordinarie e ottusità spaventose, tramato da intenzioni di pace e tensioni di guerre e rivoluzioni e rivolte, esodi disperati, ricchezze indecenti, povertà scandalose. È quel paesaggio dentro cui si muovono le ombre della contraddizione: le conquiste della scienza e i gas micidiali, la bomba atomica e la penicillina, la democrazia e i totalitarismi, la distruzione e la rinascita dell’umano.

    Avere memoria di questo può costituire una speranza di continuità del bene e di rifiuto di tutto quello che è stato o ha prodotto il male. Avere memoria di questo vuol dire non muoversi nel vuoto della dimenticanza che può produrre gli stessi errori, vanificare gli esiti del bene.
    Così memoria e speranza devono trasformarsi in richiamo, appassionato e irresistibile. Inevitabile. Come il richiamo dei tre alberi che appaiono in “All’ombra delle fanciulle in fiore” di Marcel Proust, forse mai visti prima o forse risalenti da un sogno, forse fantasmi del passato, cari compagni dell’infanzia, amici scomparsi che invocano ricordi comuni, che nel contesto del paesaggio si caricano di un’energia enigmatica, di un bisogno assoluto di comprensione del loro significato. Come ombre sembrano domandare di essere restituiti alla vita, agitano i rami come braccia disperate e dicono: “Quel che non apprendi oggi da noi, non lo saprai mai. Se ci lasci ricadere in fondo a questa via da dove cercavamo di issarci fino a te, tutta una parte di te stesso che ti portavamo cadrà per sempre nel nulla”.

    La memoria lascia agli uomini simboli da rigenerare attraverso l’interpretazione. Se non si vuole o non si impara a leggere questi simboli, a scavare nelle loro stratificazioni, ad individuare i sensi che li hanno prodotti e quelli che essi producono ed espandono, se li si abbandona alla tenebra dell’ indifferenza o alla immutabilità di un’icona, allora la memoria si fa sterile, diventa muta. La memoria è connaturata al tempo e dal tempo può essere divorata se i suoi simboli non vengono costantemente rinnovati da sensi ulteriori. Senza una comprensione dei simboli, i fatti e le storie di cui sono rappresentazione e memoria resteranno sconosciuti e quindi insignificanti, privi di ogni possibilità di esprimere la funzione che hanno avuto e hanno nella storia dell’umanità. Così l’immagine di un uomo per le strade di un’Hiroshima spettrale e una dell’impronta di Neil Armstrong sulla luna potranno precipitare nello stesso baratro di insignificanza.

    Ma nella loro complessità i simboli della storia portano a noi una parte di noi stessi, un particolare dell’identità, che se non sappiano riconoscere e tenerci come memoria perderemo senza possibilità di rimedio. Questo vale per ciascuno e vale per tutti, per un paese di poche anime, una città, una nazione, un continente, per il mondo. Vale per le memorie comuni e per quelle individuali, per le memorie del bene e per quelle del male. Un uomo senza memoria non ha radici da cui far sviluppare un progetto di futuro. Un progetto di futuro si sviluppa soltanto in una condizione di speranza. Per un uomo e per un popolo è così.

    Allora abbiamo urgenza di memoria perché abbiamo urgenza di speranza, come esseri, come società, come comunità di destino. La speranza di star bene e di un benessere da costruire; la speranza che i poveri diminuiscano fino a sparire, che i vecchi e i bambini non siano mai soli, di una pace da cominciare e una guerra da finire. Abbiamo speranza di fede, di verità, di giustizia. Di continuare e di ricominciare. Abbiamo speranza per quelli che ci sono e per quelli che verranno. Perché abbiamo memoria di quelli che c’erano e che hanno avuto speranza per noi.”

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