Un uomo che dorme…

[…] Un uomo che dorme tiene in cerchio attorno a sé il filo delle ore, l’ordine degli anni e dei mondi. Svegliandosi li consulta d’istinto e vi legge in un attimo il punto che occupa sulla terra, il tempo che è trascorso fino al suo risveglio; ma i loro ranghi possono spezzarsi, confondersi. Mettiamo che il sonno lo abbia colto verso il mattino, dopo un’insonnia, mentre stava leggendo, in una positura troppo diversa da quella in cui dorme abitualmente. Basterà il suo braccio sollevato per fermare e far indietreggiare il sole, e nel primo istante del risveglio egli non saprà più che ora sia, sarà convinto di essersi appena coricato. O che si sia assopito in una posizione ancora più irregolare e divergente, per esempio seduto dopo pranzo in una poltrona, e allora il disorientamento sarà completo in quei mondi usciti dalla propria orbita, la poltrona magica lo farà viaggiare a tutta velocità nel tempo e nello spazio, e al momento di aprire gli occhi egli crederà di trovarsi a letto alcuni mesi prima e in un altro paese. Ma era sufficiente che, nel mio stesso letto, il mio sonno fosse profondo e tale da distendere completamente il mio spirito, ed ecco che questo abbandonava la mappa del luogo dove mi ero addormentato e, svegliandomi nel pieno della notte, io non sapevo più dove mi trovassi e, in un primissimo momento, nemmeno chi fossi; avevo nella sua semplicità primaria soltanto il sentimento dell’esistenza così come può fremere nella profondità di un animale; ero più privo di tutto dell’uomo delle caverne; ma a quel punto – non ancora del luogo dove mi trovavo, ma di alcuni dei luoghi dove avevo abitato e avrei potuto essere – veniva a me come un soccorso dall’alto per strapparmi dal nulla al quale da solo non sarei riuscito a sfuggire; in un secondo scavalcavo secoli di civiltà e le immagini, confusamente intraviste, di qualche lampada a petrolio, poi di alcune camicie col collo piegato, ricomponevano a poco a poco i tratti originali del mio io […]

Marcel Proust

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10 Risposte

  1. quando il corpo dorme l’anima resta sveglia

  2. Quanto sopra spiega e racconta Proust, sono momenti che mi sono capitati di vivere e come penso capitino a tante altre persone…

    Svegliarsi e perdere l’orientamento, domandandosi dove sono, e sforzandosi per ricordare.

    Oppure il risveglio improvviso dovuto alla sensazione di non essere sostenuti dal letto, svegliandosi con un sobbalzo e magari aggrappandosi alla coperta per paura di cadere…e non capire cosa sia successo…
    O ancora, svegliarsi durante la notte, su tutto quando ci si trova fuori, e si cambia letto, ci si trova fuori dalle abitudini, senza accendere la luce, si fissa il buio e non si sa dove ci si trova… e solo accendendo la luce ci si rende conto e si ricorda. Sensazioni strane, una perdita di memoria di pochi minuti che fa capire come sia importante la memoria e pensando a coloro che, per svariati motivi la perdono… si trovano nel vuoto assoluto, dove nulla esiste, né passato, né presente, né futuro…
    Deve essere terribile…

    Anna

  3. La memoria è lo strumento fondamentale che regola il funzionamento della mente .Essa è distensione nel tempo e agisce come anticipazione e come rammemorazione.
    “[…] Un uomo che dorme tiene in cerchio attorno a sé il filo delle ore, l’ordine degli anni e dei mondi…….”
    Personalmente, mi capita molto spesso, di cogliere confusamente le immagini palpitanti dei miei modestissimi versi.Baci.Un grande abbraccio al prof !

  4. VOCI

    Voci aritmiche lontane
    rinascono
    Radici
    firmamenti
    come scrosciare di cascata
    confuso
    con itinerari già tracciati
    trapunti
    dal suono del silenzio
    in un presente
    che ci possiede in catene
    nei lazzaretti del Sud

    Antiche tristezze
    trafiggono
    le parole di sempre
    tremanti al vento
    chissà perché velato d’argento
    il mare confonde
    i linguaggi dell’uomo
    intessuto
    di primavere fallaci
    e gli anni dispersi
    in frammenti d’utopie
    Memorie
    di voci scordate

  5. Per Maria Allo:

    Contemplavo quell’Immagine che i tuoi versi hanno evocato in me e ti chiedo il permesso di poterle dare un nome…
    E’ possibile che l’Imagine palpitante che riassume “VOCI” sia proprio una Sirena, l’unico testimone che sia in grado anche di custodire la memoria del Mare?

  6. Carissima Valeria, la tua interpretazione è stupefacente!
    Le Sirene per me sono il simbolo delle armoniose facoltà dello spirito. Ti confido che adoro infinitamente il mare di TorreArchirafi, adoro i suoi scogli, per me, fonte d’ispirazione e chissà, forse, quelle” voci” sono davvero le Sirene che intendono rammentarci la caducità delle cose, ma non certamente la scomparsa della poesia i che lega il cielo con la terra.Grazie ,baci baci

  7. Cadrò fra pochi istanti nelle Immagini indotte, Maria, e di questo ne sono cosciente: ma in questa lirica tu ascolti, accogli quelle voci, ti fai interprete, al singolare della malinconia e quel dio è in te… Ti mimetizzi con il mare e i suoi tesori!
    Quando quelle voci sono “oltre la coscienza” , tu guardi verso quello stesso mare come ad un dio di cui scruti lo sguardo in attesa di risposte. Lui è fuori da te, in uno specchio… di mare appunto. Mi spiego… Vado e torno… L’hai scritta per Yara ed io la leggo insieme a Voci: ti chiedo se è una tecnica per “dominare” la “tragicità” attraverso il verso e restituirla in maniera fedele al tuo interlocutore. Il mare, appunto.

    Carne offesa
    Non mi risuona alcuna voce umana
    Quel mare su cui rotola il sole morente
    infrange le onde gonfie di gelo
    non c’è incanto non c’è estasi
    e il solo dio che può abitarvi
    è un dio adirato e selvaggio
    Tutte le vie sfociano nel folto degli artigli
    oltre la coscienza
    e il vento scuote la vita
    oltre l’attesa della risoluzione
    perchè anche lo scirocco traduce
    l’ombra della morte
    sulle carni straziate del domani
    perchè l’arrivo e il transito del treno
    non consentono redenzione alcuna
    sulla luce surreale asimmetrica e casuale….
    perchè

    Ti ringrazio, Maria, per avermi ascoltata.

  8. Valeria, tu mi sorprendi davvero!
    Percepisci , penetri l’abisso dei versi …….Sai cara, la tragicità del vivere, oggi ,impone di guardare in faccia la morte per una sorta di catarsi e nonostante la poesia sia un sollievo momentaneo, un breve attimo di sosta , vi respira e canta il mare , la bellezza armoniosa del paesaggio il mare= MORTE-VITA. Ti bacio

    Al dio dei ritorni

    Quando tornerai
    con la tua lira
    a tessere arabeschi
    muterai le carni
    di tutti i destini
    non informe intreccio
    di sviliti mondi
    non rullo di tamburi
    ma ciò che sgorga
    dal silenzio
    specchio
    di ogni verità
    Quando verrai
    o dio dei ritorni
    mi coprirò di rugiada
    e forse morirò
    per ogni possibile resurrezione

    M.Allo

  9. Per Valeria
    Carissima, vorrei parlarti in privato .Eccoti la mia e-mail maria.allo@gmail .com. A presto! Ciao

  10. Maria, penso davvero che vivere “con” il mare, vicino al mare, comporti anche imparare a dialogare con lui: come con il proprio compagno di … ballo, in silenzio all’unisono, occhi negli occhi…; dirige la luna con le sue alte e basse maree. Ed ogni volta è un morire ed un rinascere. Questo ci insegna il mare.
    Vado in e-mail… Baci

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