Sulla scrittura

La maggior parte degli scrittori sostiene che sia un inferno dover stare seduti da soli in una stanza a cercare una maniera per esprimere certe cose su un pezzo di carta. Non so se i pittori, gli attori, i musicisti provino le stesse pene d’inferno. Per me stare seduto a fare esercizi di violino sarebbe un inferno assoluto. O il pianoforte, peggio ancora. Perché non è la mia vocazione. C’è una specie di piacere masochistico nella sofferenza della scrittura: contemporaneamente la odiamo e ci dà piacere.

James Hillman

12 Risposte

  1. Professore sono considerazioni simili in tutto e per tutto a quelle che sto compiendo in questi giorni, mentre lavoro al mio nuovo romanzo!
    Concordo pienamente con quel genio che è Hillman,e le segnalo questa bella sincronicità!

  2. Sono d’accordissimo anche se io non mi considero di essere un isolato dal mondo o di esercitare la pratica del masochismo.
    Dalla mia postazione parlo con tantissima gente, più di quanto tu possa immaginare e con tutti trasmetto ed acquisisco emozioni, impressioni, conoscenza. Insomma è un modo silenzioso di relazionarmi con gli altri riuscendo ad esprimere interamente il mio pensiero e la mia personalità senza essere interrotto e riuscendo a rispondere in modo razionale e convinto agli altri e ricredendomi spesso anche su mie determinate convinzioni.
    Direi anzi che dal silenzio di una postazione si riesca a pensare di più alle cose dette e sentite.
    Ho centinaia di amici ed il sedere a sera mi fa male. Ma ripensando a quante relazioni si possano instaurare in tutto il mondo da una postazione di scrittura tramite un computer ed una webcam devo dire che questo mezzo sia incredibilmente positivo per la trasmissione del pensiero e del nostro modo di essere e di esprimerci. E possiamo anche crescere e migliorare in silenzio! In fondo è una sorta di eremitaggio volontario che però ha la caratteristica di una meditazione collettiva.
    Non mi sento assolutamente solo. Ed anche in questo momento che ti scrivo sto interagendo con te in modo vivo come se tu fossi di fronte a me, ma con più intensità e passione perchè non sono condizionato da tutto quello che potrebbe essere intorno a me e che potrebbe distrami.
    Ed alla fine della giornata mi sembra di assaporare anche una certa gratificazione perchè tutte le informazioni raccolte e distribuite mi consentono una tranquillità interiore in quanto mi sembra di essere davvero servito a qualcuno ed a qualcosa con più intensità e convinzione di quello che si prova ad esercitare il comando.
    In fondo sono io che decido come e quando interagire e con chi farlo. Non sono ne condizionato dal tempo e dal luogo per socializzare le mie impressione e posso, quando lo ritengo opportuno, decidere anche di starmene tranquillo se mi sento troppo stressato.
    E per quanto riguarda lo stress, a volte aumenta, ma spesso situazioni interiori di stress possono essere eliminate proprio da questa strana forma di socializzazione solitaria.
    Ecco, questa ultima considerazione mi sembra un termine appropriato per descrivere le persone che hanno scelto la scrittura come mezzo di comunicazione e di socializzazione.

  3. Devo dire che ogni lavoro che si ama non dovrebbe avere costrizioni, per me scrivere è vitale, adoro starmene seduta alla scrivania in un ambiente che sento mio, poiché c’è silenzio totale o accompagnata da un sottofondo musicale appena percettibile… una veduta sulla collina di fronte, i boschi, il cielo umore del mio umore, sono i compagni della mia voluta e amata prigionia che mi permette di creare! Che meraviglia scrivere! Poter creare dal nulla una storia, mettere su carta un’emozione, far galoppare la propria fantasia, viaggiando insieme ai propri personaggi, e scoprirsi eroi o avventurieri o ancora vigliacchi o samaritani e così via poiché tutto quel che si scrive nasce comunque dalla propria mente e anima. Però capisco anche James Hillman quando dice: che contemporaneamente la odiamo e ci dà piacere… in alcuni casi è vero che ciò possa accadere ed ho constato che accade sovente quando ci sono delle date da rispettare, per la consegna del lavoro, in effetti sto scrivendo la sceneggiatura del mio romanzo e devo dire che non ho lo stesso piacere, di quando ho scritto il romanzo, perché ora è un impegno con delle date da rispettare e ciò taglia un po’ la volontà, per mia fortuna, quando m’immergo nel contesto, provo comunque piacere perché amo scrivere…ed aggiungo:

    “Sono penna-dipendente, subisco volentieri trasfusioni di emozioni in vena poetica, e applico la terapia del racconto per sanare la febbre della scrittura, che si manifesta con attacchi notturni e diurni provocando un piacevole trasporto che colma ogni lacuna della mia anima”.

    🙂 Anna

  4. Correggo: constato in constatato

    Anna

  5. Credo che ogni bisogno vero oscilli sempre tra l’amore e l’odio.Credo che tutto ciô che crei dipendenza ci metta giustamente in questo stato.E per fortuna non se ne può fare a meno. Se penso alle magnifiche poesie che Ungaretti ha scritto in mezzo alla guerra, se penso alle meraviglie di Gauguin, se penso alla meravigliosa opera di Riccardo Cocciante, Nôtre Dame De Paris….( sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente)..Se penso a tutto questo, benedico il “piacere masochistico” che si manifesta in ogni espressione di questo genere!!

  6. Penso al potere dell’immagine dipinta in un quadro, in esso l’essenza limpida di un’ idea che si separa pian piano dall’anima del suo ospite, il pittore, e che al suo ospite rimane legata in simbiosi per il tempo della sua siderazione e attuazione: un tutto… nell’uno che non trattiene. L’attesa… il tempo elastico che separa quell’opera d’arte dalla sua entrata nel mondo. I tempi di comunicazione e di dolore… passano più velocemente nel ricamo della sintassi di parole scritte con la penna. Il computer ha pianificato e uniformato i simboli: per Fortuna non ha asservito le idee e il loro desiderio di uscire allo scoperto e comunicare con la nostra coscienza. E’ solo che è davvero insidiosa un’idea quando ti ferma per strada e tu non hai la penna e un pezzo di carta sul quale farla attendere fino al ritorno a casa!

  7. Anna quello che hai scritto sullo scrivere è bellissimo e mi trovi d’accordo. Penso che amare “la scrittura” sia una vocazione e chi non ha questa vocazione allora, anzichè maledire il tempo perso a cercare ispirazioni, debba prendere coscienza dei propri limiti e cambiare strada-mestiere.

    Anche tu, Salvatore, credo che hai centrato un altro lato importante e nuovo quello della “scrittura universale-virtuale”: parlare con qualcuno attraverso un pc, una email, un blog o un forum e quindi condividere con altre persone passioni, discussioni, semplici conversazioni, confidenze e fare Anima credo sia una cosa magnifica. Tutto questo ci permettere di crescere umanamente e interiormente e anche di metterci in gioco. E’ comunque una crescita.

  8. Mi ritrovo in armonia con tutto quanto letto. Scrivere una passione, fin da piccola. Prima la penna, ora la tastiera. Prima scrivevo su dei fogli a me stessa, ora comunico con altri che come me amano scrivere. Spesso me ne sto meravigliata e penso andando indietro fino alla preistoria. Questa è fantascienza! La scrittura che annulla il tempo. Da un po’ non rimetto mano a romanzi iniziati e lasciati lì. In questi giorni ho, come dice una cara amica “ho spostato massa”, cioè sto mettendo ordine, per arrivare a mettere mano sui “manoscritti”. Dopo 10 anni, forse è l’ora di provare a ricominciare. Questo convito è rigenerante!

  9. Ti ringrazio Charlotte condivido pienamente il tuo pensiero.

    Notte serena…
    Anna

  10. Ciao tanit, quello che dici è molto bello ti auguro di riprendere a scrivere… non c’è solo un tempo per fare ma anche per ricominciare… ciao 🙂

    Notte
    Anna

  11. Cara Tanit ha ragione Anna: c’è sempre un tempo per ricominciare, e forse ora è il tuo. Ciao.

  12. Scrivere, per me, è una liberazione , è una gioia e anche un sacrificio che ti comporta a scavare nel tuo profondo per raccontare fatti di esperienze vissute con occhio critico. Che è vero che ti comporta tanto sacrificio e tanto lavoro, non di meno però è la soddisfazione che provi alla fine del lavoro.

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