Nuova vita

La buia notte dell’anima

giunge prima della rivelazione.

Quando tutto è perduto

e tutto sembra tenebra,

allora compare la nuova vita

recando tutto ciò che serve.

Joseph Campbell

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20 Risposte

  1. …come dire chiediamolo ad Anima e arrivera’ tutto cio’ che ci occorre per proseguire…io aspetto.
    sincronicita’ con Campbell!!!
    buona giornata prof e amiciinanima.
    gio

  2. Da “Le fiabe per vincere la paura”
    Il cammino di luce

    C’era una volta una famiglia felice.
    No, non era felice, anzi la tristezza dominava sovrana in quella famiglia.
    Era una famiglia molto povera , e quando la povertà la si taglia al posto del pane, è molto difficile essere felici.
    Quella famiglia era così povera che non aveva di che riscaldarsi, di che vestirsi, di che mangiare.
    Viveva di carità, ma la carità anch’essa è rara come la felicità.
    Questa famiglia era composta da padre, madre e Sifulino, unico figlio gracile e macilento, devastato da tigna e pellagra, spettrale nella sua magrezza e opaco nella sua tristezza.
    Pensa e ripensa, ripensa e ancora pensa, i genitori di Sifulino non sapevano come fare a sfamare il bambino oltre a loro stessi.
    E decisero di affidarlo alla sorte, abbandonandolo nel più folto del bosco.
    Forse ci avrebbe pensato la Natura, forse gli gnomi burloni, forse il cacciatore lo avrebbe preso con sé per portare i fucili, forse lo avrebbe trovato lo spallone che di notte passava il confine e lo avrebbe tenuto come vedetta, forse chissà.
    E Sifulino venne abbandonato nel bosco tra le lacrime della mamma e i sospiri del papà.
    Va detto anche che i genitori avevano avuto un presagio.
    Una notte, entrambi, all’unisono, avevano sognato una cerva che li leccava per consolarli della loro disperazione.
    La cerva era rimasta impigliata con le corna nei rovi e, dopo averla liberata, loro avevano a lei confidato le loro pene.
    Ma la cerva era stata, oltre che grata, anche ricca di buoni auspici:”Non temete a lasciare Sifulino nel bosco, egli tornerà da voi ricco e felice, tornerà però quando avrà trovato il cammino di luce”.
    Questo sogno, fatto da entrambi, fece decidere i genitori di Sifulino.
    E, nel lasciarlo nel bosco, mamma e papà dissero al piccolo :”Sifulino, non temere, qualunque cosa ti accada tu devi cercare il cammino di luce e quando lo avrai trovato potrai tornare da noi”.
    Così Sifulino restò al buio e al freddo, lo stesso buio e lo stesso freddo che c’erano a casa sua, ma senza i suoi cari genitori a guardarlo negli occhi e a sospirare.
    Che fare? Come mangiare? Dove dormire? Con chi parlare?
    Sifulino per prima cosa avvertì molto sonno, si accovacciò sotto una grande quercia, si coprì di foglie e di frasche e si mise a dormire.
    Aveva preso sonno già da un po’, vinto dalla stanchezza e dalla paura, quando fu svegliato da un forte ansimare, quasi un rantolare, come di una persona molto vecchia e malata.
    Ma il suono non era neppure umano, era misto a un sibilo, a un alito come di vento portatore di tempesta.
    Sifulino si stropicciò gli occhi velati dal sonno, si guardò intorno nel buio e, di fronte a lui, ecco pararsi un’ingobbita figura, goffa e rattrappita, da cui spiccava un naso bitorzoluto che emetteva come del fumo intermittente.
    Più incuriosito che spaventato, Sifulino si rivolse alla sagoma nel buio e le disse :”Chi sei bella signora, dove posso trovare il cammino di luce?” La figura si fece più accanto, Sifulino ne poteva sia vedere i turpi dettagli sia percepire il tanfo nauseabondo.
    “Sono la strega Baggiana, sto cercando il fungo micidiale”. “E’ difficile da trovare, così come il cammino di luce”.
    “Anzi, trovare il cammino di luce è ancora più difficile che trovare il fungo micidiale, ma siccome sei stato gentile ti farò dono di questa lanterna con l’aiuto della quale dovrai raggiungere il mago Turlì, oltre a farti il dono della vita”.
    E sì , perché dovete sapere che la strega Baggiana si cibava di bambini, in attesa di trovare il fungo micidiale.
    Riprese Baggiana :”Stai attento al mago Turlì perché è falso e infingardo, traditore e manipolatore”.
    Cammina, cammina, con la via rischiarata dalla lanterna avuta in dono dalla strega, Sifulino era preso da mille pensieri.
    Come giungere dal mago Turlì? Come trovare il cammino di luce? Come nutrirsi nel frattempo? Per fortuna a Sifulino non mancava il coraggio e al bosco non mancavano le bacche.
    Dopo tre giorni e tre notti di incessante cammino, Sifulino giunse a una brulla radura, nel bel mezzo della quale stava un bellissimo giovane intento a cantare guardandosi allo specchio.
    “Aitante ragazzo”, disse Sifulino rivolto al giovane, “sapresti indicarmi dove trovare il mago Turlì?”
    “Sono io”, rispose il ragazzo, “per servirti!”
    Sifulino, che si aspettava un vecchio brutto almeno quanto la strega Baggiana, sorpreso senza darlo a vedere, riprese:”Sapresti dirmi dove trovare il cammino di luce?”.
    “E’ molto, molto difficile da trovare” rispose il bel giovane, “ma visto che sei stato cortese con me non ti trasformerò in un pollo e ti farò dono di questa carrozza con la quale potrai giungere dall’orco Sporco”. “Ma stai molto attento, perché l’orco Sporco ha un vero caratteraccio”.
    E a bordo della veloce carrozza avuta in dono, Sifulino riprese la via lasciando il mago Turlì a specchiarsi e a cantare, beandosi di essere stato, per una volta nella vita, buono e generoso.
    Certo ora il percorso era più facile e agevole: aveva la lanterna, aveva la carrozza, doveva cercare e trovare l’orco Sporco e a lui domandare del cammino di luce.
    Dopo tre giorni e tre notti di corsa a perdifiato, Sifulino giunse a uno stagno nauseabondo nel bel mezzo del quale sguazzava un omone spaventoso solo a guardarlo.
    Ma a Sifulino il coraggio non mancava.
    “Non vorrei sporcare la tua acqua, gentile signore” disse Sifulino rivolto al gigante, “dove potrei passare con la carrozza? Sai, sto cercando il cammino di luce, sapresti dirmi dov’è?”.
    L’orco Sporco grugnì, strinse i pugni, allargò le manone per stritolare Sifulino e carrozza, ma si fermò.
    “Voglio essere buono con te”, disse l’orco, “non ti schiaccerò come una mosca, ti lascerò passare vicino al mio stagno e ti farò dono di questa bisaccia colma di pani, così potrai sfamarti”. “Perché è molto difficile trovare il cammino di luce, prova a chiedere al nano Pirofila!”.
    Senza più i morsi della fame grazie al dono del pane, Sifulino riprese la via stanco ma confortato, con il sole in fronte e il coraggio nel cuore.
    Dove trovare il nano Pirofila? Se almeno avesse avuto idea di dove dirigersi!
    Puntò a est, così d’istinto.
    Cominciava a disperare di trovare il cammino di luce, cominciava a non sperare più di poter rivedere un giorno i suoi genitori.
    Viaggiò ancora per tre giorni e per tre notti, scrutando sotto i funghi, sugli alberi, in riva ai fiumi, cercando di scorgere il nano Pirofila.
    Disperava ormai di trovarlo, quando scorse, poco lontano, del fumo levarsi al cielo.
    Qualcuno faceva un falò, no sembravano quasi segnali di fumo!
    Ed erano segnali di fumo.
    Sopra ad una collinetta, il nano Pirofila comunicava alla sua amata lontana il proprio dolore di non essere con lei.
    “Scendi un attimo giù, caro signore, sei troppo alto, non riesco a parlarti”, disse Sifulino al nanetto, “vorrei chiederti dove trovare il cammino di luce”.
    L’orco Sporco aveva dimenticato di dire a Sifulino che il nano Pirofila aveva il potere di incenerire con lo sguardo e Sifulino non pensava certo di avere davanti un pericolo in un essere così piccino.
    Il nano pensò subito di incenerire il disturbatore, ma fu colpito dal tono suadente della voce del bambino.
    “Caro bambino, so di non essere alto, ma tu mi hai chiesto di scendere alla tua altezza, sarai ricompensato per questo, ti lascerò passare e ti donerò questa torcia, così potrai scacciare le fiere nella difficile ricerca del cammino di luce”. “Qualcosa potrà dirti il re Baciccia, cercalo è una persona veramente gentile”.
    Finalmente una buona notizia! Un re gentile da trovare, con lanterna, carrozza, bisaccia e torcia a disposizione!
    Ma dove dirigersi? Sempre a est? O cambiare direzione? Finora era stato molto fortunato, ma ora chissà.
    Col consueto coraggio riprese la via.
    Cominciava a piovere, si annunciava un terribile temporale.
    Viaggiò ancora tre giorni e tre notti sotto un diluvio di pioggia, grandine, neve, cercando un castello.
    Un re doveva vivere per forza in un castello.
    Era ormai scorato e disilluso, non vi era anima viva, solo bosco e diluvio, quando, alla luce di un lampo, vide un gregge di pecore, tante pecore, tutte bianche, una stretta all’altra per scaldarsi e affrontare la tempesta.
    E tra le pecore un vecchio, canuto e tranquillo con in mano un bastone che pareva uno scettro.
    “Gentile nonnino”, disse Sifulino, “dove posso trovare il sovrano, il re Baciccia?”
    “Sono io il re Baciccia”, disse il vecchio, “sono il re delle pecore e dei cani pastore, tutti mi amano, mi stimano e mi obbediscono e io provvedo a ciascuno di loro”.
    Senza celare il proprio stupore, visto il candore del vecchio, Simulino riprese :”Caro nonnino, dove posso trovare il cammino di luce?” “Sono ormai mesi che lo cerco e sto perdendo la speranza”.
    “Non disperare, bambino”, disse il re Baciccia, “è molto facile trovare il cammino di luce, vai dalla fata Patata”. “Io non ti darò alcun dono, ma ti dirò per filo e per segno come trovare la fata Patata”.
    E così fece.
    “Due giorni a est sulla strada maestra, girare a destra alla Gola dell’Aquila, poi a sinistra al Dirupo del Lupo, poi una notte verso sud e il terzo giorno fermarsi nel boschetto dei ciliegi; intonare la filastrocca…
    Patata, Patata
    Or io ti ho trovata,
    sei dolce e materna,
    amorevole e ambita,
    se esci all’aperto
    mi cambi la vita…
    e la fata apparirà in tutto il suo splendore”.
    E così fece.
    La visione più bella, più rassicurante, più amorevole che Simulino avesse mai non solo visto, ma pensato, si parò di fronte a lui.
    Era la fata che sapeva già che Sifulino cercava il cammino di luce.
    La fata era avvolta dalla luce, era luce e si rivolse a Sifulino con la voce più tenera e dolce mai udita nel mondo.
    “Caro Simulino, coraggioso bambino, attraversa la Grotta Bella che si trova qui nel Bosco dei Ciliegi”. “Al termine della grotta, all’uscita, scorgerai il Castello di Luce, entra e non temere, il tuo viaggio è terminato”.
    Simulino fece alla lettera ciò che aveva detto la fata Patata : si inoltrò tra i ciliegi con il cuore in tumulto, entrò nella grotta con le tempie che gli battevano, la attraversò in un baleno e…all’uscita!
    Un meraviglioso castello, il più bello, del più bello dei suoi sogni lo attendeva con le porte spalancate.
    E fuori e dentro il castello ogni sentiero, ogni corridoio, ogni giardino, ogni stanza erano di luce, il castello stesso era luce.
    Senza indugio, con il cuore stracolmo di gioia, Simulino entrò nel castello e …sorpresa!
    Alle pareti nell’atrio, due enormi ritratti del papà e della mamma campeggiavano solenni avvolti di luce.
    Un’ enorme felicità pervase il bambino, ma lasciò presto il posto a scoramento e tristezza.
    Che farsene dei ritratti dei suoi genitori?
    Era certo uno stupendo castello, pieno di ogni ben di Dio, ma lui voleva mamma e papà in carne e ossa!
    Non fece in tempo a finire il pensiero che i due ritratti presero vita.
    Erano i suoi genitori, vivi e vegeti e, per la prima volta, sorridenti!
    La fata Patata aveva fatto la magia, la paura era vinta, l’infelicità un ricordo, la serenità era giunta.
    E quel giorno Sifulino capì che la sua fiducia nella vita e il suo non perdersi d’animo l’avevano condotto, tappa dopo tappa, al cammino di luce e alle immagini belle dei suoi genitori.

  3. Buon Giorno Carissimo Prof. Gabriele,
    quale maggiore consapevole visione si mostra ad un vecchio saggio o ad un semplice umile amorevole cuore nel capire, che la luce sempre ritornerà a rinascere dalle tenebre di ogni nuovo giorno. O nel trascendere che il morire è nuova più grandiosa vita. Quale incapibile passione spinge l’essere a concepire che IL NUOVO SI PREPARA A FIORIRE COME UN BOCCIOLO DI ROSA ALL’ALBA DI UN NUOVO GIORNO. 😀

  4. Ciao Carissima Elvezia,
    Quando è l’amorevole cuore a guidare ogni giovane o saggio viandante nei misteri tortuosi e coraggiosi della vita, non ci sono porte che non possono essere aperte se è la passione per l’amore che spinge l’essere oltre le illusorie apparenze.

  5. Carissimi Radiosi Gabrielliani/ne,

    Unendomi alla preziosa dolce voce della cara Elvezia, nel tema, vorrei riportare anch’io una bellissima storia/insegnamento che tanto bene fa all’anima. Perché in ogni fiaba, in ogni mito, in ogni saggio fanciullesco amorevole racconto, alla fine di ogni tortuoso cammino, c’è sempre la radiosa anima che attende il viandante, lo stango pellegrino per accoglierlo nella sua stessa luce interiore che celatamente alla sua insaputa ha sempre brillato come una stella del mattino…..

    Il Calderone Magico – Kerridwen KERRIDWEN ( di Maria Giusi Ricotti )

    Originariamente adorata dalle genti del Galles, si dice a che abbia vissuto su un’isola, nel mezzo del lago Tegid, che pare aver preso il nome da suo marito. Kerridwen (si pronuncia Kerriduen) è una delle più antiche divinità del mondo celtico. Chiamata anche Ceridwen, Cerridwen, Caridwen, Keridwen, Kyrridwen, è la dea del fuoco che alimenta la coscienza trascendente nel suo calderone magico. Come la Dea greca Demetra e la Dea egiziana Iside, Cerridwen è la Grande Dea celtica dell’ispirazione, dell’intelligenza e sella conoscenza e il suo “fuoco” è fuoco di luce interiore.

    Il nome potrebbe derivare da Cerru – calderone, o Caer – fortezza ed è stato tradotto sia come calderone di saggezza che che come forza di saggezza, oppure potrebbe provenire da Cerd – poesia.

    Anche se, nella sua figura mitologica, sono comprese tutte e tre le funzioni lunari delle divinità femminili (fanciulla/madre/anziana) Cerridwen è adorata soprattutto come “Crone”, l’anziana, la strega, con la sua capacità di vedere chiaramente. Funzione che esercita attraverso il suo calderone di saggezza, ispirazione, rinascita e trasformazione.

    Il calderone ha un’associazione intima con la femminilità.

    Venerata anche come Dea di fertilità, di creatività, dei raccolti, di ispirazione, di conoscenza e di fortuna è invocata come dispensatrice di saggezza e discernimento dai consulenti legali e da chi amministra la
    giustizia. Inoltre si appella alla sua protezione chi esercita il mestiere astrologo, scienziato, vasaio.

    Il suo ruolo di Madre della Poesia è confermato tramite suo figlio Taliesin/Merlino, poeta danzatore e bardo. (e come avevo detto su un altro post, alla nostra carissima erudita MAP PINA = MERLINO = SHIVA IL DANZATORE COSMICO)

    Una festa in suo onore viene celebrata il 3 luglio e il suo simbolo è la scrofa bianca, simbolo di fertilità, buona fortuna e prosperità. A volte Cerridwen è denominata (come anche un’altra Dea celtica, Danu) “Anna” o “Annys”, la strega e regina dei morti. È lo spirito della notte e del corpo addormentato della terra nell’inverno, il regno dei morti, contrapposto alla terra dell’estate. E’ inoltre la sacerdotessa primordiale, chiamata “la Anna Nera dei misteri proibiti”.

    IL MITO

    All’inizio del tempo di Arthur viveva in Penllyn – un’isola al centro di un lago oggi chiamato Tegid – un uomo nobile, Tegid Voel con sua moglie Cerridwen, esperta di magia, incantesimi e arte della divinazione. Da loro nacquero un figlio chiamato Morvran, una figlia chiamata Creirwy ed un ultimo fratello, l’essere più brutto del mondo, Avagddu, il nero, l’oscuro.

    Cerridwen quando vide questo figlio, pensò che non sarebbe mai stato ammesso fra gli uomini, a causa della sua bruttezza, a meno che non avesse sviluppato qualche altro merito o conoscenza.

    Così secondo le arti dei libri del Fferyllt, si risolse a far bollire per suo figlio un calderone di ispirazione e sapienza (il calderone di Cerridwen era conosciuto come Awen, il calderone del profondo), in modo che potesse venire accolto tra gli uomini in virtù della sua conoscenza dei misteri e della capacità di preveggenza.

    Cerridwen cominciò a preparare il calderone, che avrebbe dovuto bollire incessantemente per un anno e un giorno, fino a sprizzare solamente Tre Gocce Benedette di Ispirazione (all’infuori di quelle sole tre gocce la pozione sarebbe risultata la più velenosa del mondo: il suo effetto violento avrebbe spaccato il recipiente e rovesciato il liquido su tutto il paese all’intorno).

    A sorvegliare la bollitura e mescolare mise un ragazzo, Gwion Bach e chiamò un uomo cieco di nome Morda per badare al fuoco. Li avvisò di non abbassare la sorveglianza per un anno e un giorno. Lei stessa si mise a raccogliere, secondo le indicazioni dei libri degli astronomi e nelle ore planetarie giorno per giorno, le sei erbe necessarie.

    Un giorno, verso la conclusione dell’anno, mentre Cerridwen stava raccogliendo le ultime erbe e intrecciando incantesimi, successe che tre gocce del liquore magico dal calderone ribollente schizzarono sulle dita di Gwion Bach.

    A causa della bruciatura Gwion portò istintivamente le dita alla bocca. In quel momento stesso la magia lo avvolse all’improvviso: poté “sentire” tutto il mondo e capire tutti i segreti del passato e del futuro. Naturalmente percepì il pericolo immediato in cui si trovava e capì di doversi difendere con tutte le sua capacità dall’ira di Cerridwen. Terrorizzato fuggì mentre il calderone scoppiava in due, perché tutto il
    liquore all’interno di esso era tossico.

    Quando Cerridwen vide perduto tutto il lavoro dell’anno, colpì Morda il cieco sulla testa fino a che uno dei suoi occhi non cadde fuori dall’orbita. Il vecchio disse: “Tu mi hai sfigurato inutilmente dato che non sono colpevole. La perdita non è a causa mia. E’ Gwion Bach che lo ha rubato”.

    Così Cerridwen infuriata si mise a inseguire il ragazzo, ma questo, facendo ricorso alle sue nuove arti magiche si trasformò in lepre e si mise a correre. Allora Cerridwen si trasformò a sua volta in levriero e lo braccò. Ma Gwion arrivò vicino a un fiume e si tramutò in pesce e Cerridwen, sotto forma d’una lontra femmina, lo inseguì sott’acqua, fino a che lui non emerse e si trasformò in uccello; lei, allora, diventò un falco e non gli diede tregua per tutto lo spazio del cielo. Mentre Gwion, esausto, si stava rassegnando a morire vide un mucchio di frumento sul pavimento di un granaio. Cadde fra i chicchi e si tramutò in uno di essi.

    Ma Cerridwen, sotto forma di gallina nera si buttò nel frumento e si mise a mangiare. Beccando riuscì a trovare anche il seme di grano, che era in realtà il seme di Gwion e che diede inizio, nel corpo della Dea, a una nuova vita.

    La leggenda racconta che dopo nove mesi, il ventinovesimo giorno di aprile, Cerridwen diede alla luce un figlio maschio, un bambino bellissimo. Quando lo vide, a causa della sua bellezza non ebbe più cuore di ucciderlo, come aveva progettato per tutta la gravidanza. Così lo chiamò Taliesin, che in gallese significa “splendida fronte”; lo depose ben avvolto e a proprio agio, in un coracle, un canestro rivestito di cuoio, e lo lasciò alla deriva in un fiume (o nel mare).

    La leggenda prosegue narrando che il bimbo, il primo di maggio, giorno di Beltane, venne salvato da un principe (Elfin, figlio di Gwiddno Garadnhir) che lo rinvenì nella sua peschiera, e diventò il più grande e famoso bardo dei celti: Taliesin, conosciuto anche come Merlino…

    La bella storia di Cerridwen e Gwion descrive il percorso iniziatico di un personaggio come Merlino, ma ha in sè tutta la simbologia del Calderone come ventre della Dea. Il calderone è la porta della vita e della morte, il Sacro Graal dell’ Immortalità.

    IL CALDERONE

    La dea druidica della luna, Cerridwen, utilizzava sei erbe magiche per preparare il suo Greal, pozione (è possibile che la parola Graal derivi da qui), sobbollite nel calderone Awen, spirito divino, ispirazione
    profetica. La pozione doveva bollire a fuoco lento per un anno e un giorno (nel mondo celtico un tempo simbolico che rappresenta la preparazione, lo studio, la pratica che precedono la realizzazione della Magia), e alla fine di quel periodo produceva le Tre Gocce di Saggezza.

    Le tre gambe su cui poggia, ricordano la triplice divinità della Luna e del Divino femminile. Sono presenti anche i quattro elementi della vita: l’acqua che lo colma, il fuoco che lo fa ribollire, le erbe al suo interno che provengono dalla Madre Terra e, nell’aria, il vapore e il profumo.

    Il calderone di Cerridwen è un simbolo antico di rinnovamento, di rinascita spirituale, di trasformazione e di abbondanza inesauribile. È il simbolo femminile primario del mondo del pagano e rappresenta il grembo della Grande Dea da cui tutte le cose sono create e nutrite.

    L’INSEGUIMENTO

    L’inseguimento tra Cerridwen e Gwion, nella cultura druidica, sta a significare i diversi livelli dei riti di iniziazione. L’inseguimento può inoltre essere visto come rappresentazione dei molti cambiamenti che le nostre anime devono fare, in diverse forme e differenti momenti della vita, prima che possiamo scoprire il motivo stesso della nostra esistenza.

    L’inseguimento rituale simbolizza il cambiamento delle stagioni, i cicli della vita, la trasformazione e anche l’adattamento. I programmi possono fallire: non bisogna rimanere attaccati al corso degli eventi precedentemente predisposto, bisogna anche sapersi adattare alle forme inaspettate che i fatti possono prendere per loro conto. Seguire il flusso, modellarsi su di esso, esercitare il discernimento per sapere cosa lasciare e cosa perseguire.

    L’ICONOGRAFIA

    Cerridwen corrisponde alla funzione divina del sostegno e del nutrimento; per questo motivo è descritta spesso come un animale magico, la scrofa bianca, che rinasce ogni volta che viene mangiata. Il maiale nella cultura celtica veniva onorato e consumato in modo rituale. La scrofa rappresenta la Dea dispensatrice di vita. La parola inglese “sow” significa sia scrofa sia seminare: appare così meno sorprendente che Cerridwen sia anche divinità preposta alla protezione del raccolto dei cereali.

    Modellata in bamboline formate da spighe viene posta in cima ai covoni e nei granai. Inoltre sue immagini rituali (in forma umana o di corona o di piccola croce celtica), preparate il giorno di Lughnasadh, festa del raccolto, con spighe prese dall’ultimo covone di grano mietuto e ornate con nastri scarlatti, venivano appese dai celti sopra il focolare domestico per tutto l’inverno. La tradizione di posare una composizione di spighe beneauguranti nei granai è ancora diffusa in Italia.

    Cerridwen nelle sembianze di corvo, spesso stagliato contro la luna, invece, rappresenta il cambiamento e il “centro” da cui emergono sia la luce che l’oscurità, così mostrando il lato di tutte le cose, sia dell’interiorità (l’occulto) che della parte esteriore della realtà (il manifesto).

    Nelle immagini compare spessissimo nel suo aspetto di anziana e strega, nell’atto di rimescolare il calderone formando un movimento a spirale nel liquido. A volte porta un falcetto legato alla vita simbolo della luna, del raccolto e di morte/rinascita. Dietro di lei un corso d’acqua rappresenta il fiume da attraversare prima della rinascita.

    La Rosa è un altro simbolo di Cerridwen, comune a tutte le dee avaloniane.

    LA DEVOZIONE

    L’arrivo di Cerridwen nella nostra vita indica un momento di “estremità” ma anche di inizio, la necessità di compiere una trasformazione. Dice che qualcosa deve essere lasciato andare, di modo da poter essere sostituito da qualcosa di nuovo.

    Cerridwen ci ricorda che siamo una parte del processo di rinnovamento cosmico e che la fine è una parte della nostra vita quanto l’inizio. Dobbiamo essere preparati al cambiamento perché i cambiamenti arrivano tanto più facilmente quanto sono meno attesi.

    Forse stiamo insistendo su un rapporto o un lavoro che non ci serve più o magari abbiamo esercitato il possesso su qualcosa/qualcuno troppo a lungo, oltre la sua vera utilità…

    Oppure abbiamo già perso qualcosa ma ancora non riusciamo a lasciarlo andare, o abbiamo dato qualcosa ma… con riserva.

    Forse conviviamo ancora con timori, abitudini o sensibilità che rubano potenzialità alla nostra vita e magari la nostra irritazione è male indirizzata e va trasformata (l’ira contro Morda, il cieco inoffensivo).

    La lezione di Cerridwen è che possiamo “essere tutto quello che vogliamo essere”. La Dea dice di prendere coraggio per lasciar andare, ma promette che otterremo sempre indietro ciò che lasciamo: in una forma più favorevole e più abbondante.

    Ma – attenzione!!! – Cerridwen, nel relativo ruolo magico di trasformazione della forma e della funzione, è un esempio del successo nel perseverare tenacemente, quando è opportuno, fino a che non arriviamo al nostro obiettivo.

    E’ il ciclo della vita, colei che detiene i segreti della procedura della trasformazione che una persona deve affrontare per trasformarsi in un tutto. Se continuerà a trasportare interamente il suo vecchio bagaglio non avrà il posto per la conoscenza nuova che verrà (o sarà troppo affaticata dal carico per trovare nuova ispirazione).

    Cerridwen ci dice che anche la morte, che sia reale o metaforica, ha la sua funzione solo quando permette di lasciare il vecchio per abbracciare il nuovo.

    E’ la madre saggia e non possessiva che alimenta il figlio con tutti gli strumenti della conoscenza, della saggezza e delle arti, poi lo spinge nel mondo: “Non fermarti! Esplora e cogli il cambiamento! Segui la tua meta!”

  6. Grazie Raffaele… grazie di cuore.

  7. Elvezia,
    la Fata è la voce del Daimon che si lascia trovare in mezzo a tante voci, propiziata, ritrovata… che conduce verso il castello, il Sè, e che “attiva” gli archetipi (dei) genitori (del maschile e del femminile) nel momento della prova?

  8. Carissimo, è l’ispirazione dettata da un Dio. Baci

  9. …Cantami, oh Diva… 😀
    Grazie, prof, … L’attraversamento della caverna e il castello che si trova aldilà, mi avevano fatto pensare al daimon – che “ci viene assegnato in sorte alla nostra nascita”, o ri-nascita… – nelle funzioni di “madrina”, in questo caso.
    Grazie ancora. Baci baci

  10. mille e un grazie per Te, caro Raffaele dolcissimo

  11. Caro Raffaele, ti prego di citare sempre le tue fonti, esattamente come ha fatto

    L’AUTRICE

    -“Maria Giusi Ricotti, grafico editoriale e ceramista, nata a Milano. Per amore è approdata molti anni fa in Sardegna, dove vive con la sua famiglia e lavora.

    È fondatrice di Il Calderone Magico che è – oltre che un sito web ed una mailing list di spiritualità femminile – un laboratorio artigiano nel centro storico di Cagliari.

    mariagiusi@ilcalderonemagico.it
    http://it.groups.yahoo.com/group/ilcalderonemagico
    Il Calderone Magico – laboratorio – Corso Vittorio Emanuele 349/351, Cagliari

    http://www.ilcalderonemagico.it/dee_Kerridwen.html

    Infatti alla fine della sua web page ha scritto come dovrebbero fare tutti la lunga lista dei link ai quali si è ispirata, resta comunque il fatto che il lavoro è suo, forse per te non ha importanza, io lo posso anche accettare, però io personalmente da quando partecipo alla vita virtuale del web mi sono posta una condizione quella di non appropriarmi mai del lavoro degli altri, scusa se mi esprimo con questa franchezza, ma trovo che anche questo sia un’argomento di discussione valido, di tipo etico, ed anche cristiano se proprio vogliamo
    non fare agli altri quello che non vorremmo essere fatto a noi,

    quando si scrivono libri o tesi o saggi le citazioni delle fonti si fanno sempre obbligatorie e credo che sia una forma di rispetto per il lavoro altrui.
    Per me carissimo Raffaele “Merlino” non balla,
    qui nella mia massima ignoranza scomodo certamente
    SENEX e PUER
    cioè
    Socrate e Alcibiade
    Merlino e Artù
    Prospero e Ariel
    Questa è la questione, il nodo viene sempre al pettine di fronte alle Porte di Ishtar …
    Le due cose devono essre ben distinte
    Saturno non è Mercurio eppure il fascin con cui essi si attraggono è addirittura erotico, anche solo da un punto mentale distante come Saturno che è al di là che può essere Cronos il divoratore , ad uno come Zeus che gli scappò.
    Resta il fatto che SENEX non è PUER. Mai.
    Il rapporto tra i due non potrebbe essere così VITALE se non fosse ben distinto.
    Giusto?

  12. Che siano colori
    senza più stagioni
    stagioni senza
    preferenze
    viver e morire
    ad ogni istante
    riuscire a distinguer
    ogni granello di sabbia
    che la consapevolezza
    sia, serva a qualcosa…
    cosi come il tormento
    con accanto la camera
    del sole…
    voglio capire cosa c’è
    da Capire?…
    cos’è Capire….
    vorrei non discutere
    di cose scontate
    com’è scontato
    il rispondere quotidiano
    di chi pavone vede il
    tutto nella sua coda
    Colorata, credendo
    d’esser tutto li…

  13. Ciò che pratichiamo nell’ogni giorno dice più, di mille citazioni, o presunti credi… le parole son suoni incantatori ma finiscono con l’incantare solo chi li pronuncia, se non seguite nella pratica giornaliera…!

  14. disse tizio
    disse caio…
    ed Io cosa dico
    cosa Vivo, di ciò
    che sostengo?
    che fu Eraclito
    quel che fu…
    ne è prova
    che io parli citando
    il suo essere, non fa di
    me un’altre tanto Essere
    solo la pratica, coerenza
    del dire… dirà a me stesso
    sono sulla strada che cerca
    che lotta, pur quell’ingiusto che mi è
    Vicino…!

  15. Grazie per l’osservazione Carissima Map Pina
    Hai ragione, avevo riportato solo il Nome dell’autrice, scodandomi di copiare i riferimenti finali durante l’impaginazione e la copia da Word.

  16. Scusami tu Raffaele, però se metti un link secondo me è meglio,

    perchè risulta blù,

    sai a volte non ce la faccio a leggere tutto quello che scrivi, io penso che dovresti scrivere una tua analisi un tuo sunto

    e poi mettere un link

    così uno se lo và a leggere da solo..

    tra l’altro il blog della Ricotti è molto bello, ha delle pause delle foto..insomma si legge meglio..del tuo copia incolla ti pare e poi perchè fare un copia e incolla così lungo se c’è già la web page della Ricotti??

    Mi dispiace proprio ma il tempo per stare al web non è sempre tanto.. io sicuramente ho sbagliato a non leggere il nome (!!!!!!!!) però anche tu figlio mio hai delle lunghezze..manca solo che a fine anno ci dai le copertine per i fascicoli..

  17. Ciao Carissima Map Pina,
    non sempre i rimandi richiamano l’attenzione o danno chiarezza nell’insieme di un discorso articolato, io preferisco esporre ed anche evidenziare</b le parole che nascondono tantissimi significati.

    Nel post precedente avevo detto: “NON MI SONO MAI BRUCIATO RI-DISCENDENDO NEI MIE INFERNI INTERIORI, ANZI MI SONO SEMPRE RINFRESCATO LA MIA RADIOSA/CALOROSA ANIMA…. “ queste solo parole racchiudono tantissimi significati, oltre quello che possiamo immaginare.

    Spesso il nostro carissimo prof. Gabriele richiama le nostre attenzione a contemplare una poesia, un significato, ed io, nel mio capire non uso rispondere con altre ermetiche parole, ma cerco in qualche modo di spiegare a me stesso certe verità che si mostrano alle vibrazioni che passano per il mio cuore… Non ho alcun bagaglio culturale, e assai poca memoria, ma molto mi baso sulle mie intuizione….

  18. Rafeluzzo
    qua siamo tutti ignoranti.

  19. L’ignoranza non può essere una bandiera, ma un foglio bianco dove cominciare o un lenzuolo dove dormire.

  20. e così vedi rafeluzzo mi destreggio anch’io con l’evidenziare le lettere e questo perchè mi sono incaponita perciò se qualcuno vuole evidenziare:
    “b” testo”/b”
    sostituire le ” con tasti mettendo le b dentro
    e non dimenticarsi dello “/” di chiusura testo da evidenz.
    Però sono ignorante per cui cercate sul web le spiegazioni del linguaggio html così saremo meno ignoranti tutti.

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