Il castello incantato

A Giovanna, che ha chiesto una fiaba da leggere ai bimbi della scuola materna, e a Valeria, che ne attende un’altra, mando in dono questa che viene tratta dal nostro primo libro “Le fiabe per affrontare i distacchi della vita” .(In questo testo le fiabe sono più semplici e adatte ai bambini più piccoli. Le fiabe degli altri due testi, “Le fiabe per sviluppare l’autostima” e “Le fiabe per vincere la paura”, sono adatte a quelli più grandi e agli adulti)

Il castello incantato

Nella grande città di Insettopoli vivevano felici alcuni miliardi di insetti di ogni tipo: mosche, zanzare, farfalle, ragni, libellule, falene, api, vespe, calabroni e così via.
Ognuno aveva il suo lavoro, la sua famiglia, i suoi svaghi, le sue abitudini.
A Insettopoli c’erano scuole, cinema, teatri, campi sportivi, supermercati, banche, tutto ciò che poteva essere utile alla comunità meno…. l’ospedale.
Che strano!
E quando gli insetti si ammalavano?
Andavano al castello incantato!
Infatti, su un colle dominante Insettopoli, sorgeva un grande castello un po’ tetro, un po’ buio visto dall’esterno, con le torri merlate sempre avvolte da un sottile strato di nebbia.
L’interno però, diviso dal resto della città da un ponte levatoio gettato sul fiume segoso, era splendente di luce, luminoso giorno e notte, ricco di stelle abbaglianti e di festoni colorati.
E chi abitava nel castello incantato?
Nessuno! Assolutamente nessuno!
O meglio il castello era pieno zeppo di buoni pensieri e di buone azioni!
E già, perché a Insettopoli ogni insetto malato, ferito o sofferente si recava al Castello Incantato, si fermava una mezz’oretta e ne usciva completamente guarito!
In cambio, però, doveva lasciare al castello almeno una buona azione o un buon pensiero.
Così una farfalla ferita, guarendo, lasciava il pensiero di andare a trovare la Ragnetta vecchietta, una mosca con l’influenza prometteva, guarendo, di andare da Vespessa depressa a portare un po’ di conforto, una libellula diabetica, guarendo, si impegnava a sfamare un moscerino magrolino, un calabrone iperteso, guarendo, affermava di aiutare nelle faccende di casa la povera Apina vedovino e le sue dieci figliole e così via.
Il Castello Incantato era così zeppo di bontà che bastava entrarvi per uscirvi guarito da ogni male, pervaso dalla luce benefica di cui era strapieno.
Tutti così si aiutavano a vicenda e gioivano dell’aiuto reciproco e dell’ottima salute di cui godevano grazie al Castello incantato, ma grazie soprattutto a loro stessi.
Un brutto giorno, però, il grande costruttore di ospedali, Topone Affarone, roso dalla rabbia perché a Insettopoli non aveva ancora costruito nulla e, quindi, lucrato nulla, decise di trasformare il suo rancore in fatti: business is business!
Che diamine! Era ora di costruire un ospedale anche a Insettopoli!
E così, con il potere e con il denaro, cominciò a inviare al Castello incantato il suo esercito di lumache e di serpentelli e ognuno di essi aveva il compito di lasciare un cattivo pensiero e una cattiva azione.
Odio, rancore, invidia, bramosia, intolleranza, ogni cattivo sentimento cominciarono via via, lentamente, ma inesorabilmente a riempire il Castello incantato, fino a saturarlo: i cattivi pensieri, pesanti, spinsero via via quelli buoni, leggeri più dell’aria, sempre più in alto, fino a cacciarli fuori dal Castello tutti quanti.
E’ ovvio che così, quando un insetto malato si recava al Castello incantato per guarire e per lasciare un’impronta di bontà, si sentiva soffocare dal peso dei cattivi pensieri che lo schiacciavano al pavimento, lo stordivano e lo lasciavano più malato di prima.
Ben presto la voce si sparse; il Castello era divenuto un luogo malefico dal quale trapelavano i peggiori sentimenti: gli Insetti presero a guardarsi in cagnesco, a odiarsi, a invidiarsi l’un l’altro, a rinchiudersi in sé e nelle proprie case.
Se prima si poteva lasciare incustodito ogni bene senza timore, si poteva sempre contare sull’aiuto di qualcuno alla bisogna, ora furti e insetticidi non si contavano più: ci si rubavano i beni, il lavoro, i piccoli dovevano andare a scuola scortati dalla polizia che prima aveva il compito solo di disciplinare il traffico perché tutti facevano passare prima l’altro.
Insomma, una vera tragedia!
Insettopoli somigliava sempre più a una metropoli umana! Davvero invivibile.
In questa situazione, il Sindaco chiamò subito Topone Affarone affinché costruisse
a tempo di record dieci moderni ospedali dotati di tutte le attrezzature.
Che diamine odio e rancore! Il castello Incantato non solo non guariva più, ma addirittura fomentava odio e rancore!
E poi tutte quelle risse, quelle rapine!
Sì, gli ospedali erano proprio necessari. Topone Affarone, gongolante per aver raggiunto il suo scopo, si mise all’opera e a costi da vero strozzino costruì ben presto degli ospedali.
In questa triste situazione Insettopoli tirava avanti tra un ricovero di un rapinato e quello di una scippata, più naturalmente quelli di tutti i malati che prima al Castello Incantato guarivano nella bontà.
Ma i fratelli Formichini, Ino e Ina, non potevano più vedere la loro città preda dell’odio.
La tristezza e il dolore di Ino e Ina si mutarono ben presto in rabbia e la rabbia in azione: essi avevano saputo tutto da un vecchio lumacone ubriaco che avevano raccolto, ferito e sofferente, al bordo di una strada dopo essere stato rapinato.
Il lumacone era uno di quelli che erano stati pagati da Topone Affarone per portare l’odio al Castello, ma ora era pentito tanto da raccontare la storia a Ino e Ina.
I due piccoli eroi, allora, raccolsero, con l’aiuto di tutte le formiche non ancora contaminate da gelosia e invidia, migliaia e migliaia di palloncini colorati, con pazienza certosina li gonfiarono e li portarono al Castello Incantato e con ardore e coraggio, eludendo la vigilanza delle guardie di Topone Affarone, li fecero esplodere tutti assieme in un sol colpo.
Il boato si sentì in tutta Insettopoli: ovviamente tutti corsero nelle strade temendo il peggio, ma agli occhi esterrefatti di tutti gli Insetti uno spettacolo stupefacente si presentò: i cattivi pensieri, i malevoli sentimenti buttati all’aria dallo scoppio dei palloncini rovinavano per terra da tutte le pareti del castello e si infrangevano spezzandosi, mentre tutti i buoni pensieri e i dolci sentimenti riprendevano dal cielo il loro posto tra le pareti del Castello Incantato che, via via, riprendeva a splendere di luce propria.
Come per incanto, al grido di gioia di Ino e Ina, tutti gli insetti corsero al Castello
Incantato e si riempirono di nuovo di amore e di bontà.
Topone Affarone fu scacciato e diffidato e i dieci ospedali divennero altrettante scuole per i giovani.
Inutile aggiungere che Ino e Ina furono portati in trionfo e festeggiati come eroi: ancora adesso che sono molto vecchi raccontano ai nipoti della faccia di Topone Affarone quando sentì lo scoppio dei palloncini!

7 Risposte

  1. …Il castello, il Sè (?) assediato dai sentimenti che la “separazione” dalla madre produce nel cuore di un bambino (in età pre-scolare)…
    La re-integrazione, la trasformazione, di quei sentimenti è possibile soltanto dopo averli ascoltati e riconosciuti; La trasformazione di energia è un botto… di sinapsi 😀 :”La tristezza e il dolore di Ino e Ina si mutarono ben presto in rabbia e la rabbia in azione”: in una parola il Coraggio, un Fattore molto importante nel bambino che si nasconde… in noi e che chiede soltanto di essere “trovato” (sotto al tavolo… delle trattative con la Paura!)
    W il lumacone ubriacone!!!

    Ti ringrazio, Elvezia! Un abbraccio.

  2. Ora ho capito perchè da circa tre mesi, mio figlio non fa che scoppiare petardi! Mi sembra stia funzionando! E’ proprio un mago! Bella favola, gliela leggerò e ci faremo 4 risate.

  3. Complimenti Elevezia un’altra bella fiaba, grazie!
    Anna

  4. Mi sto sedendo al tavolo, Tanit… Oppure, se vuoi, ci sediamo sotto il tavolo… Ti ascolto.

  5. Elvezia cara,grazie per aver risposto al mio invito…la leggero’ e ti faro’ sapere com’e’ andata…
    il tuo libro l’ho chiesto in dono all’universo proprio adesso…lui sa di cosa io ho bisogno…

  6. In una favola che ho scritto, ci si nasconde sotto la sedia. E poi ah ah ah…non posso dirtelo qui e ora. Intanto possiamo ridere nascoste sotto la sedia, mentre il gigante non c’è!

  7. Mi porto il gioco dell’oca, sotto la sedia, così mi rilasso un po’ 🙂

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