Hai torto se…

Hai torto, amico, se pensi che un uomo di qualche merito debba star lì a calcolare il rischio di vita e di morte, invece di pensare se ciò che fa è giusto o ingiusto e se si è comportato da uomo onesto o malvagio.

Platone

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9 Risposte

  1. La ringrazio professore per questo pensiero di Platone, che trovo dia risposta in parte a quanto ho chiesto a Elvezia per il suo racconto: “Lo scudiero del re”.
    Trovo che sia più che giusto che non si può calcolare il rischio se è la coscienza a parlare, poiché sminuirebbe al massimo ciò che rappresenta, appunto, il riconoscere il giusto dall’ingiusto essere coscienti delle proprie azioni e di quelle altrui. E qui mi permetto di porle la stessa domanda che ho posto ad Elevzia, cosa smuove la coscienza, quando questa si è fusa con l’inconscio ed è assente?

    La ringrazio, professore, e le auguro una splendida giornata piena di sole.
    Anna

  2. Penso sia davvero difficile comportarsi da uomo, inteso come “umano”, e come questo comportamento sia visto dalla nostra cultura umanista.
    I comportamenti umani, infatti non dipendono dal sentimento interiore e individuale degli uomini, ma dall’essere o meno corpo di certe culture subendo i condizionamenti degli stereotipi imperanti e dai costumi imposti dal modello dominante.
    Noi italiani, quali eredi della grande cultura umanista del ‘400, siamo portati a ragionare molto in termini introspettivi e guardiamo all’uomo ed ai suoi bisogni. Ma dobbiamo ricordare che l’Umanesimo affonda le sue radici e trae le sue origini dalle corti delle Signorie italiane ed i primi umanisti si consideravano una classe eletta che si poneva al di sopra del popolo ma che, comunque, erano nella sostanza poi “foraggiati” dai Signori, bramosi di circondarsi del meglio che forniva la cultura del tempo per soddisfare le proprie ambizioni personali e non i propri ideali.
    Perchè ho fatto questa premessa? Perchè nel momento che affrontiamo qualunque discorso sul comportamento ritengo che dobbiamo avere chiara la visione storica ed ambientale in cui certe culture maturano.
    Come per l’Umanesimo, così anche per tutte le altre culture, l’uomo è condizionato dai modelli di vita dominanti che tale ambiente esprime e, quindi, anche dagli tereotipi che certe culture creano ed impongono alle classi soggette.
    Per assurdo il Klu, Klux, Klan potrebbe rappresentare un aspetto positivo di una certa cultura imperante nei gruppi segregazionisti e razzisti degli stati federali sudisti americani e che, nel momento che diventa stereotipo accettato, può essere un momento di gratificazione sociale per quanti si identificano in quel modello.
    Poi anche in quegli stati la coscienza individuale (anche se minoritaria) del rispetto dell’uomo come entità del “creato” può originare delle fratture al modello dominante, ma chiaramente per diventare maggioritario tale punto di vista deve scontrarsi con il modello dominante e tutti sappiamo come si sono poi sviluppate le cose.
    L’argomento è molto vasto e penso che le risposte possano essere varie, ma ritengo che qualunque risposta sia data se non vengono analizzate le singole realtà sociali in cui certe concettualità maturano sia difficile dare una risposta definitiva ed oggettiva alla domanda posta.

  3. Buongiorno caro professore, bel rebus questa splendida, sottile, profonda e stimolante frase! Mi viene in mente un altro aforisma di Hermann Hesse: ” Fede e dubbio si corrispondono, sono complementari. Se non si dubita, neppure si crede in modo giusto”. Un abbraccio. Laura.

  4. Un abbraccio circolare per te, cara Laura. Baci

  5. Grazie a te, Anna cara. Baci, abbracci e sole!

  6. Ti ringrazio Salvatore, per la tua erudita spiegazione, che condivido pienamente, quando dici che siamo legati a dei modelli di vita che ci sono stati tramandati e a cui siamo legati, forse neppure sapendone il perché, credo che la risposta la troviamo nella parola moda, che è sempre stata la base di riferimento per ogni stile di vita imposto da poche persone che decidono per tutti.
    Chi ne favorisce l’espansione è il numero di persone che l’adotta. Ti ho portato questo esempio poiché è lampante, tutto gira intorno ai numeri, se una regola, una moda è seguita da un numero maggiore di persone diventa una regola accettata dalla società e ciò condiziona in un certo senso anche chi non l’accetta. Ritornando a quanto dici è vero che non si può dare una risposta se non si analizzano le singole realtà sociali in cui maturano alcuni concetti, ma io mi riferisco ad un racconto in cui si possono raccogliere i motivi per la quale è nata la mia domanda. Comunque sei stato gentilissimo nel rispondermi e ti ringrazio di cuore, e per rafforzare quanto ho espresso in rapporto a quanto affermi, posto una mia piccola poesia.
    Grazie ancora Salvatore, buona giornata.
    Anna

    Prigionieri

    Sbarre che imprigionano la libertà,
    chi sbaglia paga il debito
    dei propri errori.

    I prigionieri in questo mondo?
    Forse tutti,
    non per colpe commesse,
    ma per scelte fatte,

    per compromessi accettati,
    per regole di vita da chissà chi dettate,
    per obblighi non rifiutati.

    Dediti tutti a modelli di vita mai rinnovati,
    legati eternamente a controversie
    che complicano il nostro modo d’essere;

    rendendoci così,
    prigionieri.

    Prigionieri sì,
    ma di noi stessi!

  7. Grazie Anna per la tua bella e triste poesia che può aiutare a riflettere e a risvegliare l’Anima sopita.
    La speranza può e deve tornare a vivere, a danzare sulle ali di una farfalla…. la vita è un dono …
    Un abbraccio
    Elvezia

  8. Francamente sto passo fatico a comprenderlo
    “Per assurdo il Klu, Klux, Klan potrebbe rappresentare un aspetto positivo di una certa cultura imperante nei gruppi segregazionisti e razzisti degli stati federali sudisti americani e che, nel momento che diventa stereotipo accettato, può essere un momento di gratificazione sociale per quanti si identificano in quel modello…”
    Positivo????? forse voleva dire accettato…

  9. Grazie Elevezia per le tue belle parole, il tuo auspicio è anche il mio.
    Grazie, un abbraccio a te Elvezia.
    Anna

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