Le cose che ho

12 Risposte

  1. “…L’amore, sempre quello, che distrugge e risolleva, che esalta e poi fa male…”. L’amore è quella “malattia” che fa vivere in una dimensione che non è reale. Tra le braccia della persona che ami non vedi niente e nessuno, anche se sei tra mille persone sei tu e lui da soli, la felicità trasforma il tuo essere e il sangue ti brucia il cervello in un miliardesimo di secondo. La cosa che distrugge nell’amore è la gelosia, quando le strade si dividono. Certo, nell’amore è giusto dire “quando le strade si dividono”, non “quando finisce l’amore”, perchè l’amore vero non finisce mai. Tanti auguri di Buon Natale e Buon Anno, Gabriele, a Lei e tutte le persone a Lei care.

  2. BUON GIORNO CARISSIMO PROF.GABRIELE

    come in ogni cosa c’è sempre un inizio così c’è anche una fine.

    Con grande amorevole sincero cuore in tanti avete accolto il mio infranto/ridestante cuore e per questo è anche giusto e doveroso giusto sentitamente singraziare.

    Ringraziare per tutto quello che la sua splendida persona mi ha dato modo di dire in questo prezioso blog. Spesso con illetterate sgrammaticate parole ho detto tante cose, così come ho detto che siamo nel tempo del ferro più nero. Il rischio è assai grande se si considera di incontrare veramente l’indefinibile essenza che celata vive in ogni cuore. Il demone e l’angelo della presenza che abbiamo impinguato in tutte le nostre passate esistenze. Spesso ho detto che in questa vita si ritorna in un attore, in una parte che non è la nostra, ma nulla avviene per caso è c’è sempre un motivo più grande che giustifica ogni piccola o grande cosa.

    Spesso ho detto che siamo nel tempo finale di questo nostro ciclo esistenziale, necessario per quel passaggio dimensionale, ma ora più che mai è anche necessario risolvere al più presto ogni proprio scordato impegno o debito con il nostro passato.

    Carissimo prof. Gabriele non le ho mai nascosto la mia guerriera natura, per nulla al caso da ragazzo sono stato addestrato a sopportare il dolore di tanti poveri fratelli minori, era necessario risvegliare anche la mia immortale natura. Troppo male è stato fatto da quello stupido arrogante secolare malevolo giudice inquisitore che anche oggi, spesso si mostra nascosto anche dietro belle apparenze e belle parole. E’ come un peso, una coltre, un fardello che molte povere martoriate anime hanno delegato al mio amorevole guerriero immortale ribelle cuore. Nel tempo passato quell’eterno equilibrio era sorretto da quelle duali forze Arimaniche e Lucifere, ma oggi è assai diverso perché ci sono forze assai oscure, ASURICHE che camminano insieme a noi, celatamente nascoste nelle crepe dei veli dell’anima, nascosti e non nascosti al cuore di tanti.

    Conoscere il proprio passato, conoscere il proprio futuro, conoscere e diventare il proprio sentiero è la santa divina legge che ci permette nel tempo di diventare padroni della nostra vita come anche della nostra morte che morte non è.

    Carissimo prof. Gabriele scusandomi con tanti cari amici e con tante care amiche del cuore, con un profondo 😀 SORRISO 😀 VOGLIO CONCEDARMI DA QUESTO PREZIOSO BLOG, DA BUONI ETERNI AMICI DI SEMPRE.

    Poggiando i mie pensieri sul dire del grandioso Gibram kalhil Gibram, compreso o non compreso le dico solo GRAZIE, GRAZIE DI VERO CUORE……….

    Epilogo: E intanto era scesa la sera. E Almitra la veggente disse:
    Benedetto questo giorno e questo luogo e il tuo spirito che ha parlato.
    Ed egli rispose:
    Ho io parlato? Non sono stato anch’io un ascoltatore?
    Quindi discese i gradini del Tempio e tutto il popolo lo seguì.
    E raggiunta la nave, sostò in piedi sul ponte.
    E di nuovo, volgendosi al popolo, levò la voce e disse:
    Popolo d’Orphalese, il vento mi spinge a lasciarvi.
    Ho meno fretta del vento, ma pure devo andare.
    Per noi erranti, sempre in cerca della via più solitaria, nessun giorno comincia dove un altro finisce; e nessun’alba ci trova dove un tramonto ci ha lasciato.
    Anche quando la terra sta dormendo, viaggiamo.
    Noi siamo i semi d’una pianta tenace, e quando siamo maturi e il cuore è al colmo, siamo affidati al vento e seminati.
    Furono brevi i miei giorni in mezzo a voi, e ancor più brevi le parole che ho detto.
    Ma se nei vostri orecchi la mia voce svanisse, ed il mio amore dileguasse nella vostra memoria, allora io tornerò;
    E con un cuore più ricco e labbra più obbedienti allo spirito vi parlerò ancora.
    Sì, tornerò con la marea,
    E sebbene la morte possa nascondermi, e il più grande silenzio avvilupparmi,
    cercherò ancora la vostra comprensione,
    Né cercherò inutilmente.
    Se ciò che ho detto è verità, essa dovrà rivelarsi con voce più chiara, e con parole più affini ai vostri pensieri.
    Io parto con il vento, popolo d’Orphalese, non affondo nel nulla;
    E se oggi non è l’adempimento dei vostri bisogni e del mio amore,
    sia questa una promessa per un altro giorno.
    Nell’uomo mutano i bisogni, non l’amore, né il desiderio che l’amore li soddisfi.
    Sappiate, tuttavia, che dal grande silenzio io tornerò.
    La nebbia che all’alba s’allontana, lasciando i campi coperti di rugiada,
    si solleva e s’addensa in una nuvola per poi cadere in pioggia.
    Non sono stato diverso dalla nebbia.
    Nella quiete notturna ho percorso le strade e il mio spirito è entrato dentro le vostre case,
    E i vostri battiti del cuore furono nel mio cuore, ed i vostri respiri sul mio volto, e tutti vi ho conosciuti.
    Ho conosciuto le vostre gioie e i vostri dolori, e i vostri sogni nel sonno sono stati miei sogni.
    E fui spesso tra voi come un lago fra i monti.
    Specchiai le vostre cime e i curvi pendii, e le mobili greggi dei vostri pensieri e desideri.
    E al mio silenzio, come ruscelli giungevano le risa dei vostri bambini, e come fiumi le ardenti brame dei giovani.
    E quando raggiunsero la mia profondità, quei ruscelli e quei fiumi non cessarono più di cantare.
    Ma venne a me qualcosa più soave che il riso e più vasto che la brama:
    Lo sconfinato che era in voi.
    L’uomo immenso, nel quale non siete che cellule e nervi;
    Colui nel cui cantico tutto il vostro cantare è solo una pulsazione.
    È nell’uomo immenso, che voi siete immensi.
    E, contemplando lui, vi ho veduto e vi ho amato.
    Perché quali altezze può raggiungere l’amore che vadano oltre quell’immensa sfera?
    Quali visioni, quali attese e presunzioni, possono salire più in alto di quel volo?
    Come una quercia gigantesca coperta di fiori di melo è l’uomo immenso in voi.
    Il suo potere vi lega alla terra, la sua fragranza vi solleva nello spazio, e nella sua eternità siete immortali.
    . . . . .
    Vi è stato detto che somigliate a una catena e siete deboli quanto l’anello più debole.
    Questa è una mezza verità. Siete anche forti quanto l’anello più forte.
    Misurarvi dall’atto più meschino è calcolare la potenza dell’oceano dalla sua fragile schiuma.
    Giudicarvi dai vostri fallimenti è biasimare le stagioni perché sono incostanti.
    Oh sì, siete simili a un oceano,
    E anche se le navi incagliate sopra le vostre spiagge aspettano l’alta marea,
    neanche voi, come l’oceano, potete affrettare il vostro flusso e riflusso.
    E siete simili anche alle stagioni;
    E se nel vostro inverno ripudiate la vostra primavera,
    La primavera, che riposa in voi, sorride nella sua sonnolenza e non si offende.
    Non pensate che io affermi queste cose perché diciate tra di voi:
    “Ci lodava. Non vedeva in noi che il bene”.
    Io dico solo con parole quello che conoscete nel pensiero.
    E cos’è mai la conoscenza con parole, se non un’ombra della conoscenza senza parole?
    I vostri pensieri e le mie parole sono onde che provengono da una memoria sigillata che custodisce i documenti dei nostri ieri,
    E degli antichi giorni quando la terra non conosceva noi né se stessa,
    E delle notti quando la terra era travagliata dal caos.
    Uomini saggi sono venuti a voi per donarvi la loro saggezza. Io venni a prendere la vostra:
    E vedo che ho trovato qualcosa assai più grande che la saggezza.
    È uno spirito ardente in voi che raccoglie porzioni sempre maggiori di sé.
    Mentre voi, incuranti del suo espandersi, piangete lo sfiorire dei vostri giorni.
    È la vita in cerca della vita in corpi che temono la tomba.
    Qui non vi sono tombe.
    Queste montagne e queste pianure sono una culla e una pietra di passaggio d’un guado.
    Quando passate per il campo dove avete sepolto i vostri antenati
    guardate bene, e vedrete voi stessi e i vostri figli ballare mano nella mano.
    In verità, voi fate spesso baldoria senza saperlo.
    Altri uomini sono venuti, ai quali in cambio di dorate promesse fatte alla vostra fiducia,
    avete dato soltanto ricchezze e fama e potere.
    Io vi ho dato meno che una promessa, eppure siete stati più generosi con me.
    Mi avete dato la mia più profonda sete per la vita.
    Sicuramente, non v’è dono più grande per un uomo di quello che trasforma tutti i suoi scopi
    in labbra arse brucianti e tutta la vita in una fonte.
    E in questo è il mio vanto e la mia ricompensa:
    Che ogni volta che bevo a quella fonte, trovo quell’acqua viva arsa di sete come me,
    E mi beve, mentre io la bevo.
    Alcuni di voi mi hanno creduto troppo orgoglioso e restio nel ricevere doni.
    Sono in realtà troppo orgoglioso per accettare ricompense, ma non per ricevere doni.
    E benché abbia mangiato bacche sulle colline, quando mi avreste voluto seduto alla mensa,
    E abbia dormito nel portico del tempio, quando mi avreste dato volentieri un riparo,
    Fu la vostra attenzione affettuosa alle mie notti e ai miei giorni che ha reso il cibo dolce alla mia bocca
    e ha circondato di visioni il mio sonno.
    Ma maggiormente vi benedico per questo:
    Che date molto e non sapete di dare.
    In verità, la cortesia che si rimira in uno specchio si muta in pietra,
    Ed una buona azione che descrive se stessa con teneri nomi genera imprecazioni.
    E qualcuno mi ha ritenuto schivo, e come inebriato della mia solitudine,
    E ha detto: “Tiene consiglio con gli alberi del bosco, ma non con gli uomini.
    Se ne sta solo, seduto in cima alle colline e guarda la città dall’alto”.
    È vero che sono salito sulle colline e ho camminato in luoghi remoti.
    Ma come avrei potuto vedervi, se non da grande altezza o da lunga distanza?
    In verità, può qualcuno esserci vicino a meno d’essere lontano?
    Altri si volsero a me, dicendo, ma non con parole:
    “Straniero, straniero, amante di altezze irraggiungibili, perché stai tra le vette dove le aquile fanno il loro nido?
    Perché cerchi l’inaccessibile?
    Quali tempeste vorresti catturare nella tua rete,
    E a quali uccelli di fumo dar la caccia nel cielo?
    Vieni, e sii uno di noi.
    Scendi e acquieta la fame col nostro pane e soddisfa la sete col nostro vino”.
    Dissero queste cose nella solitudine delle loro anime.
    Ma se la loro solitudine fosse stata più profonda,
    avrebbero capito che non cercavo altro che il segreto della vostra gioia e della vostra sofferenza,
    E che davo la caccia unicamente al vostro io più grande che cammina nei cieli.
    Ma il cacciatore era anche la preda;
    Perché molte frecce lanciate dal mio arco cercavano solo il mio petto.
    E il volatile era anche un rettile;
    Perché non appena le mie ali si aprivano al sole, la loro ombra sulla terra era una tartaruga.
    E io, il credente, ero anche il dubbioso;
    Perché spesso ho messo il dito nella mia propria ferita per accrescere la mia fiducia in voi e conoscervi meglio.
    Ed è con questa fiducia e conoscenza che vi dico:
    Non siete rinchiusi nel corpo, né confinati nelle case o nei campi.
    Ciò che siete dimora più su delle montagne, e vaga insieme col vento.
    Non è qualcosa che striscia al sole per scaldarsi o scava buche nel buio per stare al sicuro,
    Ma è qualcosa di libero, uno spirito che avvolge la terra e si muove nell’etere.
    Se queste parole sono vaghe, non cercate di chiarirle.
    Vago e nebuloso è l’inizio di tutte le cose, ma non il loro compimento,
    E io vorrei mi ricordaste come un inizio.
    La vita, e ogni cosa che vive, è concepita nella nebbia e non nel cristallo.
    E chi può dire che il cristallo non sia nebbia corrotta?
    Questo vorrei che ricordaste, rammentandomi:
    Che ciò che in voi sembra più debole e confuso, è il più forte e il più determinato.
    Non è il vostro respiro che ha eretto e indurito la struttura delle ossa?
    E non è un sogno, che nessuno di voi ricorda di aver fatto, che edificò questa città e tutto quello che c’è in lei?
    Se poteste vedere le maree di quel respiro smettereste di vedere ogni altra cosa,
    E se poteste udire il mormorio di quel sogno non sentireste altro suono.
    Ma voi non vedete e non udite, ed è bene.
    Il velo che annebbia i vostri occhi sarà sollevato dalle mani che lo hanno tessuto.
    E l’argilla che riempie i vostri orecchi sarà bucata dalle dita che l’hanno impastata.
    E voi vedrete,
    E udirete.
    E non deplorerete la cecità conosciuta, né avrete rimpianti per esser stati sordi.
    Perché in quel giorno conoscerete il fine occulto in ogni cosa.
    E benedirete le tenebre, come benedirete la luce.
    Dopo aver detto queste cose, egli si guardò intorno,
    e vide il pilota della nave accanto al timone che scrutava ora le vele gonfie, ora la lontananza.
    E disse:
    Paziente, più che paziente, è il capitano della mia nave.
    Il vento soffia e le vele non hanno riposo;
    Anche il timone chiede la rotta.
    Eppure il mio capitano attende con calma il mio silenzio.
    E questi miei marinai, che hanno udito il coro del mare al largo, mi hanno ascoltato anch’essi con pazienza.
    Non aspetteranno più a lungo.
    Io sono pronto.
    Il ruscello ha raggiunto l’oceano, e una volta di più la grande madre stringe il figlio al suo petto.
    Addio, popolo d’Orphalese.
    Il giorno è finito.
    Si chiude su di noi come la ninfea sul proprio domani.
    Quello che qui ci fu donato, noi lo conserveremo,
    E se non basterà, dovremo ancora riunirci e tendere insieme le mani al donatore.
    Non scordate che tornerò fra voi.
    Un attimo, e il mio ardente desiderio raccoglierà polvere e schiuma per un altro corpo.
    Un attimo, un istante di riposo nel vento, e un’altra donna mi partorirà.
    Addio a voi e alla giovinezza che ho trascorso con voi.
    È appena ieri che c’incontrammo in un sogno.
    Voi avete cantato per me nella mia solitudine, e io ho innalzato con i vostri aneliti una torre nel cielo.
    Ma il nostro sonno è volato e il sogno è finito; non è più l’alba.
    Ora il meriggio è su di noi, e il nostro dormiveglia si è mutato nel giorno più pieno, e noi dobbiamo separarci.
    Se nel crepuscolo della memoria dovessimo ancora incontrarci,
    parleremo insieme di nuovo, e voi mi canterete un canto più profondo.
    E se le nostre mani dovessero incontrarsi in un altro sogno, costruiremo un’altra torre nel cielo.
    . . . . .
    Così dicendo, fece un cenno ai marinai, e subito questi salparono
    l’ancora e liberarono la nave dagli ormeggi, e drizzarono a oriente.
    E un grido salì dal popolo come da un unico cuore, e si levò nel crepuscolo e trasvolò sul mare come una grande fanfara.
    Soltanto Almitra rimase silenziosa, contemplando la nave finché svanì nella nebbia.
    E quando la gente si disperse, restò sola sull’argine, ricordando nel cuore le parole:
    “Un attimo, un istante di riposo nel vento, e un’altra donna mi partorirà”.

  3. Solo l’ Amore ha il potere di trasformare. . . .POESIA DI MICHELANGELO BUONARROTI : ” CHE COSA E’ QUESTO, AMORE? ” : “Come puo’ esser, ch’ io non sia piu’ mio? O Dio, o Dio, o Dio! Chi m’ ha tolto a me stesso, ch’ a me fosse piu’ presso o piu’ di me potessi, che poss’ io? O Dio, o Dio, o Dio! Come mi passa el core chi non par che mi tocchi? Che cosa e’ questo, Amore, c’ al core entra per gli occhi, per poco spazio dentro par che cresca; e s’ avvien che trabocchi? “

  4. Infiniti auguri di buone feste anche a te, cara Elena

  5. Caro Raffaele,
    ti prego di ritornare sui tuoi passi, non lasciare il blog.
    la mia personale speranza è di continuare a leggerti e confrontarci.
    Questo è un luogo senza mura, un pozzo da dove tutti noi attingiamo Acqua nella misura in cui disseta il nostro Spirito. Se hai subito un offesa da qualcuno, dargli il modo di chiederti scusa così da ravvedersi( a cominciare da chi ti scrive). Dobbiamo aspettare gli altri a cominciare dal sottoscritto, così da dar modo di crescere. Vivo è in me (ripeto) il desiderio di leggerti.
    UN ABBRACCIO
    Ignazio
    dobbiamo aspettare

  6. RAFFAELE, con due sole righe ti chiedo: DOVE VAI?… 😉 😀 🙂
    Ogni cuor pianga
    le proprie lacrime,
    ogni cuor consoli
    il suo vicino,
    Sanguini alla stoltezza,
    S’inabissi la fierezza,
    ogni cuore guardi se stesso
    aiutando a guardare ogni altro,
    presi per mano senza accusa,
    nella compassione,
    nell’incomprensione…
    Ricordando D’esser solo
    Bambini… Impauriti!!!
    Smarriti, i più, nel forse i molti,
    nella Verità può essere, i Pochi!!!

  7. Infiniti auguri di buone feste anche a te, cara Elena

  8. Questi giorni la connessione si interrompe spesso. C’e’ un sovraccarico notevole. Per fortuna riesco a dirti: ” Caro RAFFAELE, non fare ” scherzi”, RIMANI CON NOI! ! ! Un abbraccione. Laura.

  9. Ciao Carissimo Ignazio,
    nessun torto è stato rivolto al mio cuore, forse sono i che mi debbo scusare con tanti, perché spesso nel mio dire è come scagliare una freccia per far nascere qui necessari subbi che risvegliano la coscienza, ma è anche vero che quella freccia ha due facciate. Spesso è facile vedere solo un lato e non l’insieme che nasconde tante cose. Questo in qualche modo, e mi rendo sempre più conto che è un aspetto che per la mia innata sincerità, involontariamente risveglia il lato oscuro delle persone. Comunque sono qua anche per le tue preziosissime sincere parole che spontanee nascono dal tuo prezioso cuore…

  10. Giuseppe, Carissimo Giuseppe, cosa dire del tuo prezioso cuore che parla al cuore mio anche con poetiche sublimi parole. C’è forse amicizia più grande fra due persone che anche se non si sono mai visite, si conoscono già da tantissimo tempo. Perché anche il tempo si annulla quando la vera immortale amicizia va oltre lo spazio ed il tempo.

  11. Carissima Laura,
    poche, ma amorevoli sincere parole escono fuori dal tuo prezioso cuore. E’ come dire Alzati e Cammina. Ed io non potevo non accettare questa richiesta che nasce spontanea da una bellissima dama di corte. Grazie di Vero Cuore.

  12. Carissimo Raffaele, che simpatica battuta! E’ vero scrivo sempre d’ impulso, spontaneamente. Sono contentissima di questa tua decisione. Il resto lo accolgo come un tenero baciamano che una volta si riservava alle signore, che trovo sempre graditissimo. Un abbraccio. Laura.

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