L’Opera Celeste

 

L’Opera Celeste

della conoscenza divina.

Immensa volontà d’amare.

Bontà sincera non più smarrita,

sublime alta energia,

che dà  favori a colui che merita.

Alla massima sapienza,

l’ascesa dell’intelletto,

tocca i confini della conoscenza.

Nell’immenso vede, tra la gente,

l’Universo, il Cosmo e l’Infinito.

È un solo occhio, unico, onniveggente.

Esso raccoglie, con devozione

tutto il Creato, attraverso un solo sguardo:

Amore, Conoscenza, Evoluzione.

Tratto dal Romanzo “L’Opera Celeste” di Luca Falace

 

3 Risposte

  1. “Che necessaria volontà è questa, che io non posso volere il bene e che posso fuggire o rimandare qualsiasi altra cosa anzichè la brama del bene. Giacchè se io voglio fuggire questa brama non per altro mi sforzerei di fuggirla che pensando che essa sia un bene. Quanto a questa volontà necessaria, che niente possa io volere che il bene, per il quale tutte le cose anzi ciò che è in tutte le cose e in ogni luogo, lo voglio e così lo voglio che io non voglia non poter di non volere” (M. Ficino) (…E’ l’eco che sento in Shakespeare!)

  2. (…E’ lo stesso eco…)
    “Tògli quella maschera d’oro ardente
    Con gli occhi di smeraldo”.
    “Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
    Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
    Benché non freddi”.

    “Volevo solo scoprire quel che c’è da scoprire,
    Amore o inganno”.
    “Fu la maschera ad attrarre tua mente
    E poi a farti battere il cuore,
    Non quel che c’è dietro”.

    “Ma io debbo indagare per sapere
    Se tu mi sia nemica”.
    Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
    Che importa, purché ci sia fuoco
    In te, in me?

    William Butler Yeats

  3. (…Ascolto…)

    Non ho bisogno di tempo
    per saper come sei:
    conoscersi è luce improvvisa.
    […]
    Ti ho conosciuto nella tempesta.
    Ti ho conosciuto, improvvisa,
    in quello squarcio brutale
    di tenebra e luce,
    dove si rivela il fondo
    che sfugge al giorno e alla notte.
    Ti ho visto, mi hai visto, ed ora,
    nuda ormai dell’equivoco,
    della storia, del passato,
    tu, amazzone sulla folgore,
    palpitante di recente
    ed inatteso arrivo, sei così anticamente mia,
    da tanto tempo ti conosco,
    che nel tuo amore chiudo gli occhi,
    e procedo senza errare,
    alla cieca, senza chiedere nulla
    a quella luce lenta e sicura
    con cui si riconoscono lettere
    e forme e si fanno conti
    e si crede di vedere
    chi tu sia, o mia invisibile.

    Pedro Salinas

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