Prendere coscienza

Adesso, diventare coscienti significa non soltanto diventare coscienti dei nostri sentimenti e dei nostri ricordi, ma soprattutto risvegliare le nostre risposte personali al bello e al brutto.

James Hillman

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9 Risposte

  1. Sì certo oltre la coscienza dei nostri sentimenti, e penso anche dei sentimenti degli altri, occorre fare un altro passo verso la comprensione delle interazioni con gli altri e con le cose del mondo. La nostra interazione coinvolge ed è coinvolta da tutto il mondo. La complessità c’è ed è tempo che ce ne rendiamo conto. Piuttosto con la consapevolezza aumenta anche la nostra responsabilità e probabilmente questo fa sempre più paura.

  2. Caro Gabriele,
    è la nostra evoluzione spirituale aquisita(che grazie ai cicli delle reincarnazioni),ci aiuta a scindere il bene dal male. E’ il karma che permette all’uomo di costituire la nostra coscienza.
    UN ABBRACCIO IGNAZIO

  3. Ignazio, speriamo che il karma non diventi un alibi per giustificare le mancate prese di coscienza…
    Si può anche ragionare su quello che apprendiamo ritornando più volte sulla cosa appresa nei nostri momenti di riflessione, in questa incarnazione.
    Non vorrei che chi non crede nelle reincarnazioni si sentisse svincolato da ogni responsabilità.

  4. Grazie Prof. per tutto ciò che fa… I suoi libri, le sue trasmissioni, il suo blog, aiutano a mantenere i “ponti”.
    Per Lei…

    Materia dei mondi creati,
    si crede, si scrive, si pensa.
    Luce ombrata.
    Nera ratio!
    Accecante superbia umana.
    Il canto giunge,
    quando le porte sono aperte.
    Oltre, oltre.
    Andata oltre.
    Perdutamente oltre.

    Polly

  5. Caro Pietro,
    ma il karma non è un calcolo matematico, ma una legge divina. Percui quando una persona subisce un dolore, una ingiustizia ecc… e noi non partecipiamo, non solidarizziamo rimanendo freddi, impassibili esentandoci da ogni responsabilità(tanto c’è il karma)?! Perchè ci scandalizziamo? Perchè
    Ci disperiamo? Perchè partecipiamo?Perchè avremmo voluto che tutto questo non fosse mai accaduto? Per un dolore, un ingiustizia subita dagli altri. Perchè (a mio modesto parere),in una delle nostre precedenti vite abbiamo subito le medesime sofferenze e compreso gli effetti quindi, superato questo piano spirituale d’evoluzione. Ma tutto questo ripeto, non deve essere visto come un calcolo, freddo, matematico ma per il nostro vero bene. E anche se io non credessi al Karma, sarebbe la vita che è la nostra palestra,che porterebbe ad evolvermi attraverso le esperienze subite. Tutto ci trasporta verso l’evoluzione ad un continuo divenire, e sono convinto, che tutto ciò che ci avviene nella nostra vita, accade nè un attimo prima nè un attimo dopo. Tutto è regolato da chi tesse le nostre vite, il nostro spirito: PER UN ATTO D’AMORE. DIO.

  6. Grazie a te, cara Polly, per essere qui e per i versi che ci hai regalato. Una buona giornata

  7. “In realtà, giorno per giorno noi viviamo ben oltre i confini della nostra coscienza; la vita dell’inconscio procede con noi, senza che ne siamo consapevoli. Quanto più domina la ragione critica, tanto più la vita si impoverisce; ma quanto più dell’inconscio e del mito siamo capaci di portare alla coscienza, tanto più rendiamo completa la nostra vita.”
    C.G. Jung

  8. Caro Ignazio,
    il karma non è un calcolo matematico, non è questo il problema, ma piuttosto quello che chi vuole addurre una scusa per non aver cercato la consapevolezza si giustifichi dicendo che il suo karma non gli permette ancora di prendere coscienza.
    Cioè, il pericolo di dire che “tutto è regolato da chi tesse le nostre vite…” è che non ci si impegni, ad esempio in questo caso, a “risvegliare le nostre risposte personali al bello e al brutto”.

  9. Caro Gabriele ,
    buongiorno a te e a tutti gli amici.

    ACCENNI

    Sono approdato
    nella Terra dei Poeti:
    naufrago,
    clochard.
    Con me
    solo un rigo d’aria
    una risacca di sogni
    versi distratti
    bombardati d’atomi
    come un frutto
    lasciato a smaturare sull’albero
    ed una penna
    affossatasi sulla spiaggia
    davanti
    lo sguardo Eterno di Neruda.

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