L’anima

L’anima costruì nel mondo alcuni corpi come statue di dei, altri come case di uomini, altri ancora per altri Esseri. Che altro poteva mani nascere dall’anima se non cose per la cui creazione essa avesse il potere?

Plotino

12 Risposte

  1. […] Nei drammi scritti dall’uomo il poeta assegna le parti da recitare: ma gli attori, per loro conto, recano ciascuno la loro interpretazione buona o cattiva; nella più vera creazione poetica che è l’universo, attrice è l’anima, e recita la parte che le è stata assegnata dal poeta-demiurgo; come gli attori di quaggiù ricevono le maschere, i costumi – siano tuniche d’oro o miserabili cenci -, così da parte sua l’anima riceve e non a caso i suoi beni (ed anche questi corrispondono al disegno razionale); adattandosi a questi, giunge ad un’armonia e ad un coordinamento di se stessa con l’opera che è nello stesso tempo dramma e concetto razionale dell’universo […] Il disegno razionale del mondo è precisamente un tutto unito che si suddivide in parti ineguali; perciò sono differenti i luoghi dell’universo: ce ne sono di migliori e di peggiori; e le anime, che sono diseguali, si ambientano in quelli corrispondenti e cioè in posti diseguali; anche quaggiù i posti sono diseguali; le anime stesse non sono identiche ma diseguali ed ottengono posti diseguali, come sono diseguali i suoni di un flauto rispetto a quelli di un altro; e così si dica per qualsiasi strumento. Le anime risiedono in posti tali per cui ognuna si distingue dall’altra; e tuttavia , dal posto diverso in cui si trovano, fanno sentire il loro canto, cheè all’unisono con i rispettivi posti e col tutto. Anzi ciò che in esse è dissonanza, può rientrare in un ambito di bellezza in ordine al tutto; e quello che pare contro natura, risulta conforme a natura per il tutto. Proprio come il boia, per cattivo che sia, non disonora una città bene amministrata; in una città ci vuole anche il boia; ed anche il boia, pertanto, sta bene al suo posto […] Nell’universo vi è anche uno sviluppo per cui alle azioni malvage seguono altre azioni: anche quì vale il disegno razionale del tutto. Per esempio, da un adulterio, da un ratto con violenza di armi, la natura chiama all’esistenza dei bimbi e fa di essi degli uomini che forse saranno migliori dei loro padri; e in luogo delle città distrutte nascono nuove città più fiorenti di prima! (Plotino – Enneadi III)

    Mi concedo un salto…
    La ferita che rende l’adattamento così singolare o impossibile rende anche possibile un destino nuovo. È uno spirito nuovo che emerge dalla debolezza, e attraverso le nostre lacune esce fuori l’inaspettato. James Hillman

  2. Forse non c’entra con Plotino quanto affermava Fellini intorno all’Arte: è un sentimento religioso indispensabile perchè ci rassicura. Il regista è il coreografo delle ombre, sistema le ombre…
    Abbiamo già condiviso questo filmato… Lo ripesco dalla memoria:

  3. Cara Valeria,
    grazie per quello che hai riportato sopra…l’ho letto e riletto con grande interesse…e me lo so copiato.
    Quello che mi permeto di aggiungere e che, stando alla conclusione del brano….dal un evento catastrofico, negativo e distruttivo, se ne siamo capaci, se siamo capaci di risolloverci, di accettare la sconfitta e di ri-cominciare può nascere qualcosa di nuovo, di buono e di bello. Insomma dal dolore si può “ri-nascere”…ma la strada per tornare a volare senza perdere quota e schiantarsi a terra è irta….ma ci si può riuscire! Insomma…con impegno, coraggio e tanto amore ri-nascere si può!
    Un grande ed affettuoso abbraccio.

  4. Cara Beatrice (ricordati che ti devo restituire le ali… 😀 ),
    …Con tanto impegno, coraggio e l’amore disinteressato di qualcuno che ti aiuti a guardare dall’alto quel dolore come ad un momento di “passaggio” ad un’altra vita (eppure sempre questa!)…
    Non tutti ce la fanno a sopportare quella visione. Non tutti i dolori sono sopportabili e rendono forti: i dolori che rendono insensibili sono quelli che non riusciamo proprio a perdonarci (cioè che sono sepolti nell’inconscio!) e che non ci hanno perdonato per poterci controllare.
    Baci

  5. …Le ali, cara Valeria, non me ledevi mica restituire!!! Sono state create appositamente per te!!!
    Se ci sono dolori che non riusciamo a perdonarci, intendi dire che essi in pratica ci controllano, seppur sepolti nell’incoscio, perchè noi abbiamo qualcosa da farci perdonare?
    Quindi, in senso più pratico, esistono dolori la cui causa attribuiamo a noi stessi e che quindi il rimorso che da essi nasce non ci permette di perdonare a noi stessi? e di conseguenza i loro sensi di colpa che ne derivano, ci divorano e non ci permettono di guarire dal dolore?
    Questo intendi?
    Bacissimiii …e non smettere di volare!!!!

  6. Provo a risponderti Bea:
    Per chi ha imparato a rispettare il limite dell’Altro-oltre-sè, sottolineo questa premessa, è impensabile non provare un dolore lancinante al pensiero di essere stati la causa di un danno. Inconsapevoli o consapevoli di averlo recato, quel danno è un “cambio di direzione” che abbiamo impresso nella nostra o nella vita di qualcunaltro! Non tutti i danni possono essere riparati e non sempre si può trovare una “toppa” come soluzione ad un problema per poi chiamarla “prova per progredire verso l’Illuminazione”: penso che non si possa sperare di “incidere” la Memoria (collettiva!) e allo stesso tempo non assumerci la responsabilità di quello che facciamo e diciamo! Ma ci sono persone che cinicamente, non danno valore al Perdono e così facendo vorrebbero tenerci “sotto scacco”: ad espressioni vessatorie del tipo “sei così…, non puoi pretendere di più, ti devi accontentare”, oppongo il mio biasimo e la cancellazione totale di chi, così esprimendosi, vorrebbe contriollarci rigettandoci in sensi di colpa castranti… Non è il Perdono che crea dei Mostri, ma – credo! – non riuscire ad amarsi per poter amare il prossimo! Chi costringe qualcuno ad odiarsi, perciò, reca un danno doppio!!! Quel danno che io personalmente non riuscirei a perdonare a nessuno.
    Un bacio

  7. perdonarsi o ricevere il perdono………
    non si può essere egoisti al punto di chiedere il perdono a chi abbiamo ferito…… l’altro ed io siamo UNO. prima feriamo, poi chiediamo, poi…..cos’altro?!
    se non perdono me stessa, allora il male che ho fatto rimane, anche dopo il perdono ricevuto.
    quanta forza dovrebbe avere l’altro, per capire le mie ragioni!!!!????

    quando perdono me stessa, allora sì che sono riuscita a cambiare me stessa e avere la forza di riparare il danno fatto, cambiando il mio punto di vista!! e ne esco migliore, rinnovata e più sicura di quel che sono: e mi conosco meglio, scostato il velo dell’apparenza che mi aveva impedito di guardare bene, prima di ferire me stessa nell’altro.

    grazie Beatricissima e grazie carissima Grande Valeria, che sei la forza della mia riflessione 🙂

    Baci Professore Bravo Buono Bello e Scientifico:-))

  8. per TEA 🙂 🙂 🙂

  9. Quella Grande Valeria che Tea ha ringraziato vorrebbe anche (e qui si allarga a dismisura! 🙂 ) un abbraccio “nel” quale condividere tutto questo affetto con tutti gli amici del blog! 😀 (Desiderio di coccole, sai com’è!)

  10. E dopo essermi ricaricata con un abbraccio (suppongo tu non me lo abbia negato, Tea!) ti chiedo se sia giusto allontanarsi da qualcuno, rischiare di perderlo/li pur di non caricarlo/li del peso delle nostre ragioni… Perchè è stato necessario allontanarsi e poi ci viene detto che non abbiamo avuto abbastanza fiducia nella capacità di comprensione di chi stavamo lasciando? Mentivamo a noi stessi oppure ci hanno mentito?
    Baci

  11. Cara Valeria,
    grazie per avermi chiarito il tuo pensiero. Sai, quello che che hai scritto mi ha toccato il cuore non solo per la profondità dei contenuti, ma anche perchè so per esperienza personale quello che si prova in certe situazioni. Quando si viene giudicati in maniera aprioristica e senza appello, quando si danno sensi di colpa solo perchè si è sbagliati a priori….oppure, come hai detto tu, si da una pugnalata mortale all’utostima ed ai sogni di qualcuno. Consoco persone che NON amando se stessi, ossia forse amando solo loro stessi oserei dire, perchè si credono il centro di gravità non possono e non vogliono che chi è vicino si senta realizzzato, appagato e magari felice. C’è chi non può vedere gli altri felici…e questi sono mostri! E questi soggetti, non li definisco esseri umani, non sanno cosa significhi perdonare: la parola perdono non è contemplata nel loro vocabolario, perchè loro si ritengono Divinità perfette ed intoccabili, al posto del cuore hanno una pietra….e non sanno ovviamnete cosa significhi perdonare gli errori di chi gli è vicino!
    Non sanno cosa sia l’amore…e quell’amore che asseriscono di provare per loro stessi è solo orgoglio e egocentrismo….
    Un bacione

  12. Cara Tea,
    anche io penso che chiedere perdono a chi abbiamo, anche nella più perfetta buona fede, ferito spesso non sia sufficiente a riparare il dolore e la sofferenza che abbiamo causato. In primo luogo dobbiamo perdoanre noi stessi, capire i nostri erroir e lavorarci su per non commettere in futruro il medesimo errore. A quel punto poi, certo, ri-velare tutti i nostri snetimenti a cfhi abbiamo ferito e non dico chiedere a questi il perdono, ma la sua comprensione per il fatto che nella nostra finitezza umana abbiamo sbagliato; chiedergli di ri-darci la fiducia che abbiamo tradito e continuare a darci quell’amore che per noi era luce e felicità. Dobbiamo roconoscere con umiltà di aver sbagliato…ma prima di di tutti dobbiamo riconoscerlo a noi stessi!
    credo che alal fine la parola perdono si riduca a questo! Infatti USO RARAMENTE LA PAROLA PERDONO, PERCHè SECONDO ME IL PERDONo DEVE VENIRE SOLO DA DIO, O CHI PER lUI, MENTRE NOI ESSERI UMANI DOBBIAMO LIMITARCI A COMPRENDERE GLI ERRORI CHE ABBIAMO COMMESSO E FARE AMMENDA OPPURE A CAPIRE GLI ERRORI CHE HANNO COMMESSO I NOSTRI CARI E OFFRIRE LORO LA POSSIBILITà DI RISCATTO.
    Scusa il maisucolo..non me ne ero accorta!
    Un grosso grosso bacio

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