Il mio occhio s’è fatto pittore

Il mio occhio s’è fatto pittore ed ha tracciato
L’immagine tua bella sul quadro del mio cuore;
il mio corpo è cornice in cui è racchiusa,
Prospettica, eccellente arte pittorica,
Ché attraverso il pittore devi vederne l’arte
Per trovar dove sia la tua autentica immagine dipinta,
Custodita nella bottega del mio seno,
Che ha gli occhi tuoi per vetri alle finestre.
Vedi ora come gli occhi si aiutino a vicenda:
I miei hanno tracciato la tua figura e i tuoi
Son finestre al mio seno, per cui il Sole
Gode affacciarsi ad ammirare te.
Però all’arte dell’occhio manca la miglior grazia:
Ritrae quello che vede, ma non conosce il cuore.

William Shakespeare

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Caro sodale…

Caro sodale,
incontrato per strada,
anche tu
musicista del silenzio
che a fatica contiene i clangori delle armi a noi in uso…

Partecipi al mio concerto?
Nella valle delle singolarità,
sul bordo della voragine che tutto avida ingoia,
nella valle sterminata dunque che di ciascuno accoglie le condizioni di contorno
e gli echi di vite
non ancora del tutto disperse,

abbracciando le tue ginocchia,
ti imploro:
“Partecipa al mio concerto e di suoni
concordi e discordi!”
Non portar cure ché –
ben dirette e orchestrate –
le note,
empatiche,
troveranno la ricercata armonia… e armonie ricercate
…fino ad esprimere
grave
profondo
e rassicurante
il rumore di fondo della vita;
fino a sentire che la mia voce è la tua e ambedue, e tutte, non si spengono sotto la campana di vetro.

Ciò finchè l’ urlo viscerale, che costringe impazzite a vibrare le nostre corde tanto che appaiano immobili,
si dissolva
e passando attraverso mirabolanti metamorfosi di colori
non produca un suono flautato di canna,
appena
carezzata da un vento
non più servo del tempo.

Tenero ma rugoso sarà il labbro del pio pastore
che intonerà la querula nenia
e paziente attenderà, fieramente inconsapevole,
la ri-creazione.

Salvo Geraci

Il piacere

Il piacere che ci viene dagli oggetti del mondo non è che una parte infinitesimale della beatitudine che si trova nel più profondo di noi stessi.

Amma – Mata Amritanandamayi

Parliamo delle “sincronicità”

Carissimi e carissime,
Jung definì “sincronicità” una «coincidenza temporale di due o più eventi non legati da un rapporto causale, che hanno uno stesso o un analogo contenuto significativo».
Sarebbe bello condividere, nella nostra casa-blog, tutte le “sincronicità” che vi hanno riguardato…

Gabriele