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2 Risposte

  1. “Cuore impavido”
    Intrepido si lancia ad occhi chiusi il cuore
    nel burrone dell’Amore…
    La sensazione è prorompente, quasi sublime,
    nel sentire vincere, con la sua sola gravità,
    ogni azione opposta.
    È un volo in caduta libera…
    Le ali della gioia si dispiegano
    bramose di assaporare nell’attimo infinitesimo
    tutto il caldo e nitido godimento del momento,
    che nella sua innata innocenza nascitura,
    travolge i sensi…
    “Oh mio cuore quanta pena doveste patire
    alla fine del volo…
    ma in compenso appena prima
    del sopraggiungere della morte,
    mi è bastato guardare
    il Vostro gaudioso sorriso,
    il più vero di tutta una esistenza,
    per comprendere
    che Voi avete posseduta,
    anche solo per un istante sfuggente,
    la reale felicità
    che rende infinito
    quell’unico attimo di vita,
    che Voi stesso,
    oh mio impavido cuore,
    attendevate sospirante
    e ormai diffidente
    dai tempi lontani e freddi
    della Vostra innocente nuda giovinezza”.

    Teresa Marino

  2. […] Costruite una casa; saprà dove vivere, dove tornare… Saprà per cosa vivere, perchè tornare…

    Lei aveva guardato a lungo quella chiave e “libertà” sembrò suggerirle la forma; perchè non pensò, quando la inserì nella serratura.
    Poichè aveva imparato che, girandola in un senso o a piacere nell’altro, avrebbe potuto chiudere o aprire quella porta.
    Lei non pensò: girò! Se non le fosse stata data quella chiave, lei avrebbe continuato a vivere, questo è sicuro, fino all’ultima sfida contro l’ultima, e per ultima, se stessa: producendo e perpetuando se stessa in una sterile e isolata sequenza.
    Ma com’è possibile avere una chiave e non pensarla in una serratura? Come avere una penna e non saper scrivere; tracciare il vuoto della mente, ma non attribuirgli un senso, un significato; distruggersi, ma non distruggere tutto intorno!!!
    Lei girò e non pensò. Ma sapeva…
    Capì dopo, quando la porta si aprì…
    Era tutto lì, il coraggio? La scelta del male minore? Buttarsi e vivere, o negarsi e morire? Distruggere tutto intorno ma non distruggersi?
    Come avrebbe potuto distinguere, lei, la vita dalla morte? Come avrebbe potuto separare l’Amore per la vita dall’atto di creare?
    Lei non avrebbe potuto sdoppiare un atto… unico, per chiamare con nomi diversi la stessa “cosa”.
    Il coraggio che – se delirio di onnipotenza fu – Lei seguì in un soffio di fiato, fu un unico pensiero, non lo “sconto”, non il “fine”!!!
    E… Lei volò in alto. Sì, appena fuori, fu quella la sensazione: di volare in alto! Le bastò sentirsi così…
    Era Amore! Quell’altra “cosa” la sapevano fare tutti, ma proprio tutti! E almeno questo è un dato certo, non è oggetto di giudizio!
    Perchè se, glielo avessero chiesto, non avrebbe risposto: lei sarebbe rimasta immobile, non avrebbe fatto un passo, per resistenza di quella zavorra che avverte lo sguardo e le aspettative altrui.
    Perciò nessuno chiese, niente altro, per niente…
    Perchè Lei decise… e volò in alto!
    Afferrò la storia per la coda, ci fece un nodo con la testa e… ricadde in piedi!
    Ad un passo dalla porta – Che giornata! – disse soltanto.Poi rientrò in casa.
    E questo è quanto, Vostro Onore,…
    Ah, sì… Lasciò la porta aperta…
    Ma è tipico dei volatili….

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