La vita è quella che si ricorda

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

Gabriel Garcia Marquez

11 Risposte

  1. Prof..è vero!
    Credo che veri attimi di vita, attimi che si susseguono come flashback a colori, siano tutti quei momenti o quelle persone che ci hanno toccato nell’Anima…
    credo che vita sia tutto ciò che anche a distanza di giorni, anni e magari decenni noi ancora riviviamo con vivi ricordi e tutto questo vibra in noi come fosse accaduto l’attimo precedente…ma tuttavia velato forse da una emozionante nostalgia.
    Più ricordi abbiamo e più abbiamo vissuto…
    Baci baci

  2. Ma sant’Agostino non aveva anche egli detto una cosa del genere?

    Saluti

    Ps : Auguri di buon compleanno cara Bea

  3. E’ il come la si ricorda la parte più importante.

  4. Inizialmente ho trovato questa frase contraddittoria, ma poi giustamente non era così.

    Quando Marquez dice:

    “La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda”
    la trovo contraddittoria poiché il ricordo è legato al vissuto e viceversa, quindi non può esistere il ricordo se non esiste il vissuto.

    Poi leggendo il seguito, il concetto è diventato chiaro:

    ” e come la si ricorda per raccontarla”,

    Ho capito che Marquez ha voluto dirci che tutti viviamo e tutti ricordiamo. La differenza sta nel come viviamo, nel perché ricordiamo e nel come raccontiamo…

    se si racconta un ricordo è perché ha lasciato in noi un’impronta positiva o negativa che sia. Nel raccontare si enfatizza sottolineando il volere rivivere quel momento veramente vissuto che, attraverso il raccontare, appunto, riviviamo e ci rivela il perché del come.
    Il come è una conseguenza delle emozioni nelle azioni che determinano l’importanza del vissuto che s’imprime nella memoria per sempre, spesso questi momenti particolari sono evocati, appunto, più volte; magari soltanto per un fattore emotivo, come può essere una paura o una gioia. Tutto il resto che fa parte della routine quotidiana, non provoca nessuna emozione e quindi, non è di nessun interesse evocativo e di conseguenza non lascia alcuno stimolo per essere ricordato e raccontato.

    Beh! Adesso forse è meglio che vada a nanna … 🙂

    Buona notte
    Anna

  5. vorrei dormire nella cavita’
    della tua mano come se io fossi
    uno gnomo,o nel taschino della tua
    giacca,
    vorrei essere cosi’ minuscola e stare
    nel tuo orecchio,per susurrarti parole
    di fuoco.
    vorrei stare nei tuoi pensieri,
    vorrei esere nei tuoi occhi per affaciarmi
    e vedere con te, il mondo,quello che sognano
    i bambini.
    —————————-gina tota.

  6. Il vissuto: attimi…
    Attimi “seminati” nella Memoria (collettiva). “Semi” che si schiudono al suono della voce del “contadino” Sapiente. A Lui si deve il risveglio di questi “semi d’Anima”.
    “I poeti, sono per noi, una paterna guida verso la sapienza”.

    “Il nostro apprendere non è che un ricordare”. (Platone)

    http://gabrielelaporta.com/2010/08/12/piacere-e-dolore/

  7. Divagazioni …

    Tutto può essere dimenticato
    il tempo dei malintesi
    dei momenti tesi.

    Dimenticare il tempo perduto
    e dare vita al tempo vissuto.

    Dimenticare il tutto…
    solo per un momento
    solo per un’ora
    pensando che per domani
    sia giunta l’ora.

    Dimenticare e ricordare
    ricordare e dimenticare.

    Un rimestare d’idee
    un gracidare di pensieri
    nelle acque stagnanti dei desideri.

    Tutto può essere dimenticato
    tutto può essere ricordato
    tutto può essere…
    tutto.

    Anna.

  8. O la vita che immaginiamo di ricordare..
    ” Posso solo raccontare delle storie-scrive Jung nel prologo di Ricordi Sogni e Riflessioni- e il rpoblema non è quello di stabilire se esse siano o no vere,poichè l’unica domanda da porre è se ciò che racconto è la mia favola ,la mia verità.”
    Mia è posta in corsivo nel libro,in entrambe le frasi..!

  9. Caro Prof. torno a scriverle,
    lei che ama le sincronicità: proprio prima di aprire il suo blog e leggere questa frase, parlavo con un’amica che mi spiegava di Filosofia della Narrazione, ovvero dell’importanza di guardarsi indietro per scoprire la trama della nostra esistenza, l’arazzo della nostra vita, e il saperlo raccontare, ma ancor più avere una persona, una persona amata, che a noi stessi sappia raccontare la Storia della nostra vita. Quel che conta è che quel qualcuno particolare possa restituirci la nostra identità sapendo e narrando a noi di noi.
    Marquez è un mito, ma si ricorda come Ulisse ri-scoprì se stesso attraverso il racconto dell’aedo? Ecco, la mia amica pensa che questo sia un passaggio in più.
    Stimo entrambi e non essendo io afferrata in materia, vorrei chiedere cosa ne pensa lei?

  10. Cara Alice, trovare il narrotore della nostra vita è molto difficile ma ci si può auto-raccontare la nostra vita. Baci baci e ancora baci

  11. In effetti, Winah, hai ragione 🙂

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