Vieni sempre, vieni!

Non avvicinarti.
La tua fronte, la tua infuocata fronte, la tua accesa fronte,
le impronte di certi baci,
questo bagliore che anche di giorno si vede se t’avvicini,
questo bagliore contagioso che mi rimane in mano,
questo fiume luminoso dove immergo le braccia,
dove non oso quasi bere,
per timore poi d’una vita d’ura ornai d’astro brillante.
Non voglio che tu viva in me come vive la luce,
con questo isolamento di stella che si unisce alla sua luce,
cui l’amore è negato attraverso lo spazio
duro e azzurro che separa e non unisce,
dove ogni astro inaccessibile
è una solitudine che, gemebonda, trasmette la sua tristezza.
La solitudine scintilla nel mondo senza amore.
La vita è una vivida corteccia,
una rugosa pelle immobile
dove l’uomo non può trovare il suo riposo,
per quanto scagli i suoi sogni contro un astro spento.
Ma tu non avvicinarti.
La tua fronte sfavillante,
carbone acceso che mi strappa alla stessa coscienza,
duello sfolgorante in cui di colpo provo la tentazione di morire,
di bruciarmi le labbra con il tuo contatto indelebile,
di sentirmi la carne disfarsi contro il tuo diamante rovente.
Non avvicinarti,
perché il tuo bacio si prolunga come l’urto impossibile delle stelle,
come lo spazio che all’improvviso s’incendia,
etere propagante dove la distruzione dei mondi
è un unico cuore che totalmente s’infiamma.
Vieni, vieni, vieni
come il carbone consunto e oscuro che racchiude una morte;
vieni come la notte cieca che mi avvicina il suo volto;
vieni come le due labbra segnate dal rosso,
per quella lunga linea che fonde i metalli.
vieni, vieni, amore mio; vieni, ermetica fronte, rotondità quasi movente
che brilli come un’orbita che nelle mie braccia si estingue;
vieni come due occhi o due profonde solitudini,
come due imperiosi richiami da una profondità che non conosco.
Vieni, vieni, morte, amore: vieni subito, ti distruggerò;
vieni, che voglio ammazzare, o amare, o morire, o darti tutto;
vieni, che tu rotoli come pietra lieve,
confusa come una luna che chiede i miei raggi!

Vicente Aleixandre

8 Risposte

  1. Stasera stringimi
    non per il freddo, non per morsi di solitudine,
    abbracciami e basta, senza dire niente
    senza sciupare il bisogno di sognare,
    tu avvicinati e abbracciami.

    Sarà come catturare stelle
    ai piedi del cedro
    o correre sui fili di un ricordo
    che potremmo costruire ora
    da ricordare, di noi, in un giorno lontano

    di quel bisogno che avevamo
    di essere odore, mani, labbra e tenerezza
    per i nostri timidi peccati.

    Ma se tu ora non mi abbracci
    e non mi scaldi
    cosa ricorderò io di noi,

    domani?

    (Beatrice Niccolai, Fuorivena; ed. l’Immagine)

  2. “Ermetica” come la morte è l’amore…
    “Confusa”, nascosta all’umana comprensione, come una luna che chiede i “miei” raggi…
    La pulsione di Morte è pari alla pulsione di Amore: al loro fianco si può combattere; per mano dell’una o dell’altra si può morire a se stessi e rinascere, ogni giorno al giorno o alla notte, ma fino a quel momento non è vita!

    Quando la Morte o l’Amore ti raggiungono e camminano al tuo fianco, scopri che l’una si rispecchia negli occhi dell’altra e…
    ricominca il viaggio verso l’Altro: la Ruota del grande universo gira…
    Come si può guardare da lontano?

  3. Molto significativa e struggente, anche se il: ” Non mi resta che piangere” sdrammatizza in un certo senso l’atmosfera che questa poesia ha creato solo col suono delle parole impersonificando il pensiero del poeta. L’amore in tanto che sentimento è ineguagliabile a qualsiasi altro sentimento e non si può restare insensibili alla forza dei versi sopra citati compresi anche quelli della poesia postata da Nicola.
    Grazie per queste perle di poesia Professore.

    Anna.

  4. Una poesia stupenda,grazie Nicola per avermela fatta conoscere..

  5. Cara Amalia,
    Credo che Beatrice Niccolai, sia una delle più grandi poetesse della nostra contemporaneità.

    E’ al suo terzo libro (l’appena pubblicato Fuorivena, ed.l’Immagine)

    Credo varrebbe la pena seguire i suoi percorsi poetici.

    Ti lascio i link al suo blog
    http://independance.splinder.com/
    http://www.equilibriarte.org/beatriceniccolai/blog

    Un abbraccio

  6. HA SPENTO LE VOCI
    DEL MONDO LA SOLITUDINE,
    E MI HA PORTATO IL SUONO MONOTONO
    DELL’ANGOSCIA.
    MA IO NON SO FARE DEI SORTILEGI
    PER STORDIRMI DI LUCE..
    MA UNA PAROLA,LA PIU’ PREZIOSA,
    NASCOSTA IN ME,HA URLATO MANDANDO
    IN FRANTUMI L’INDIFFERENZA VIGLIACCA
    DELL’UMANITA’
    AI MIEI PIEDI, LA SOLITUDINE E’ ORA CENERE.
    COSI’ I VOSTRI CUORI.
    —————————-GINA TOTA.

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