Confronto necessario (con gli archetipi)

Tutti gli archetipi agiscono e vivono continuamente in noi. Ma ci si può
confrontare con essi in misura maggiore o minore. Se noi, in quel che ci sta
attorno, non facciamo esperienza in modo parziale o globale degli archetipi,
questi, o uno dei loro aspetti, si manifesteranno in forma arcaica, demoniaca.
Un confronto con gli archetipi risulterà allora pressoché impossibile e questi
dovranno venire costantemente proiettati verso l’esterno, su una persona o una
cosa qualunque che funga da equivalente dei contenuti psichici repressi.

Adolf Guggenbuhl-Craig

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Conoscere è morire

…conoscere è innanzitutto sentire… è sempre illuiarsi, accogliere l’altro
in sé, farsi l’altro in se stessi… E dunque conoscere è morire, “perché ogni
morte è mutarsi in altro e ogni mutamento è qualche morte”. Ed essendo  il
mutamento farsi l’oggetto, esso è pur morte, ancorché parziale, accompagnandosi
sempre questo nostro internarci nell’oggetto alla consapevolezza di noi
(“sensus nostriment ipsorum, abditus qui est actus”), al senso intimo per il
quale non ci disperdiamo nella cosa, ma ci teniamo fermi a noi stessi. Ma
proprio qui interviene quel rovesciamento dal senso alla sapienza su cui
Campanella batte. Se il sentire in quanto farsi l’oggetto, e quindi patire,
significa accogliere un nuovo limite, e quindi morire, il contemplare Dio
interno a tutte le cose, l’Essere cioé che le costituisce, significa spezzare
la negatività della realtà e farsi reali veramente. “E l’imparare e il
conoscere, essendo un mutarsi nella natura del conoscibile, sono pur qualche
morte, e solo mutarsi in Dio è vita eterna, perché non si perde l’essere
nell’infinito mai dell’essere, ma si magnifica.”

Eugenio Garin

Confini indistinti

L’incertezza dei confini comporta, per la conoscenza psicologica, che non può
diventare una scienza autonoma, con una definita identità, senza che l’anima
sia ridotta in uno stato di costrizione, di esilio, per la perdita della sua
complessità – “i confini dell’anima vai e non li trovi, diceva Eraclito, anche
a percorrere ogni sua via; così profonde essa ha le sue radici”.

Francesco Donfrancesco

 

Compassione

…la principale virtù della donna è la compassione: l’assenza di ogni
isolamento egoistico, l’apertura e la partecipazione. Anche nel sesso, l’uomo è
aggressivo, mentre la donna si apre. L’apertura a quell’energia onnipresente
che è il fondamento di tutti noi  è la compassione. Riconoscere questo
sentimento spontaneo, abbracciarlo e manifestarlo nell’azione costituisce il
potere della donna.

Joseph Campbell

Il cerchio

Jung vede nel cerchio un simbolo dell’anima e del Sé. E’ la rappresentazione
archetipica della totalità della psiche. Il cerchio ha però anche un aspetto
negativo, quando si trasforma, simbolicamente e psicologicamente parlando, in
un circolo vizioso, che non è altro che una coazione a ripetere. E’ il cadere
in una sclerosi in cui l’individuo non riesce più a ritrovarsi, a uscire,
perché si è imprigionati dal cerchio, che rende sterili le capacità
decisionali, il percorso psichico, la realizzazione di se stessi. Solo
distaccandosi dal margine del processo e cercando il centro si può evadere e
ritrovare il nucleo di sé, la causa originaria del proprio essere.

Codice simbolico (dei numeri)

…La psicologia junghiana classica ha messo in luce la straordinaria
connessione che c’è tra i numeri e il principio ordinatore del Sé…
…Nel concepire il simbolismo dei numeri… – come una funzione di equilibrio
della psiche – ci apriamo alla possibilità che attraverso la cultura, il
simbolismo dei numeri con i suoi sistemi – quello pitagorico, religioso,
alchemico, cabalistico, e così via – possano essere dei modi per occuparsi
dell’ambito psicotico della psiche.

Rafael Lòpez-Pedraza