Che dire…

E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra queste
immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Leopardi, L’infinito

E quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante favelle?
Che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? Ed io che sono?

(Leopardi, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia)

14 Risposte

  1. “Luna, luna che fai lassù nel ciel,
    silenziosa luna?”
    scrivo a memoria, che il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia è impressa in me da anni, sublime sussurro alla natura, e parole della mia voce alla Luna!
    Un bacio
    Sarah

  2. finalmente l’Infinito mi naufraga dentro (l’ego smisurato)

  3. Avrei tanto voluto dire al mio grande poeta mentre componeva l’Infinito di quanto bello e grande sia il senso della solitudine. E’ questo stato che ci consente di immaginare l’amico invisibile, quello che i Greci chiamavano “daimon” e che poi la tradizione cristiana battezzò col nome di “angelo custode”. Sublimano la mia anima i versi de “L’infinito” perché attraverso di essi la stessa anima trafuga la realtà: il corpo si ferma e i sensi cominciano a viaggiare. Ed è in questo viaggio sensistico che possiamo provare ad immaginare l’amico invisibile accanto a noi; sarà questa immagine, che è poi il personaggio sconosciuto che abita dentro di noi, ad orchestrare la musica dei nostri giorni e ad occuparsi delle situazioni che ci fanno soffrire. Buona serata Prof e…un abbraccio al quadrato

  4. Ciao Gabriele,
    pensa che giungo proprio dall’Ermo Colle….e indovina un po’ Leopardi di che segno era? Secondo te? Ma del cancro! Il nostro fiore all’occhiello!
    Certo pure quel tale Proust con la sua Recherche….ed Hesse e Cocteau e Neruda ed Hemingway, Pirandello, George Sand….Giuseppe Mazzini! Dimenticavo, Jean de la Fontaine, che favole da favola, e un certo Petrarca e pure Nelson Mandela, uno dei miei preferiti.
    Bacioni.

  5. Certo che è proprio strano vivere in questa dimensione intermedia che vi è tra l’infinito che è al di fuori e quello che è all’interno del nostro cuore!

  6. E già…che dire?? non lo so, ma rileggerei queste righe all’infinito!! Ci vedo la massima saggezza, e il naufragar m’è dolce in questo mare!

  7. Nel mare dei ricordi ci ricongiungiamo con quella parte che ci fa conosciuti a noi stessi, eterni. Penso ad un post di Majo: siamo domanda e risposta congiunte.
    Separarsi da se stessi, dalla Memoria, provoca il chiedersi su chi siamo, cosa facciamo, perchè noi, cosa è l’universo intorno a noi. Comincia il cammino… : il nostro ciclo deve compiersi. E’ la legge dell’universo.

  8. Buongiorno a tutti!
    proprio oggi sento il bisogno di ringraziare Gabriele dal profondo del cuore:
    per la Sua attivita’, per il blog, e per la foto sorridente che campeggia in alto a sinistra: regala conforto e serenita’ piu’ di mille libri di filosofia.
    Grazie!
    un lettore distratto ma affezionato
    Vincenzo

  9. ….che vuol dir questa
    solitudine immensa? Ed io che sono?
    anch’io sono uno con il tutto la polvere che contiene l’universo intero che contempla se stesso attraverso quell’introspezione che passa per la chiave del SOL
    S=soggeto… chi sono io veramente….
    O=oggetto… cosa sto fancendo, cosa sto pensando..
    L=luogo…… dove mi trovo, perchè mi trovo in questo piano, per qual scopo….

  10. Grazie a te, carissimo Vincenzo, per essere venuto nella “nostra” casa. Un abbraccio, Gabriele.

  11. Carissima Marina, anche mio padre era del Cancro e, ti assicuro, come artista era veramente valente (ma non gli ho mai fatto un complimento)

  12. …perché sei un duro! … !

  13. L’ infinito spazio bruciato fra due intercapedini argentee
    che lievitano sopra le nostre teste
    in attesa della luce purpurea 💡

  14. A GARCIA LORCA
    LA pietra conobbe
    i tuoi larghi silenzi
    i fiori,si sposarono
    con i fiori del tuo canto.
    la cicala,si fermava il
    tuo verde canto,
    la formica operosa,era
    attenta nel raccogliere
    le bricciole sonore
    di ogni tua parola.
    S’inchinavano gli elfi
    sapendoti il cantore dei
    segreti,di quel mondo
    abitato dalle fate.
    La pietra era la sfinge,
    che ti poneva domande,
    la lucertola curiosa,nascosta
    tra i sassi,conosceva i tuoi
    presagi,furono lunghe le notti,
    in SPAGNA.
    La pietra assaggio’ il tuo sangue,
    nascose in se’ l’ombra tua immortale
    ——————-gina tota2007 a LEI professore,grazie g,t
    dei segreti,di quel mondo

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