Compassione

La chiave per giungere al Graal è la compassione, soffrire con, sentire la sofferenza altrui come fosse la propria. Colui che scopre la forza propulsiva della compassione, ha trovato il Graal

Joseph Campbell

12 Risposte

  1. Fantastico profondissimo pensiero…
    ma nel contempo diffcile da attuare davvero…
    Però quando ci si riesce…
    Grazie…

  2. La compassione innalza l’uomo che la vivifica se essa va oltre il puro sentimento e si concretizza in azioni.
    E’ quello stato dell’essere che prevede la partecipazione libera e sentita col cuore al dolore dell’altro, anche se dell’altro non si conosce il nome e la provenienza, la lingua e la cultura, la religione ed il suo livello sociale.
    La compassione è di quei pochi che, quando al giungere della Primavera guardano un prato, non vedono la bellezza dei fiori colorati e irti, ma l’erba bassa e incurvata che all’ombra non sente addosso il calore del sole.

  3. Carissimo Prof. Gabriele,
    sulla compassione tanta imcompensione, ma nell’intimo si può capire quello che grandiosi Maestri di Saggezza, quello che come il suo Erudito Amorevole/passionevole Bel Cuore, come tanti Grandiosi esseri più evoluti di ogni tempo ci voglio trasmettere nel profondo in mille modi..

    C’è tanto da imparare anche dai nostri e dagli errori altrui, basta porseli nella propria coscienza per scoprire che anche noi siamo stati e siamo attori di tante assurde parti che corrispondono a dimensioni che l’essere porta dentro di sé dalle proprie esperienze, dalle proprie memorie passate. Questo c’induce a comprendere e a capire la legge evolutiva anche attraverso l’oscuramento dell’anima che per un principio ascensionale ed evolutivo passa alla luce, alle verità e alla libertà dell’essere e si comprende che anche noi siamo passati, abbiamo vissuto quella assurda esperienza. In questa visione non si prova più riluttanza, negazione o rifiuto,ma tanta COMPASSIONE per una crescita interiore che ancora è in cammino in quell’ormai vissuto lontano sentiero che altri fratelli rimasti indietro stanno percorrendo.

    Se solo capissimo che LA STORIA SIAMO NOI. Se solo capissimo che siamo stati noi stessi a scrivere tante pagine di storia attraverso tantissimi personaggi, tantissimi attori che in tantissimi film hanno interpretato delle parti, dei dimenticati ruoli anche dispiacevoli? Credetemi è anche possibile ricordare, basta sedersi su una sedia, lasciarsi abbandonare a quel silenzio interiore, ad intercalarsi nel ruolo di quell’impersonale consapevole spettatore che è dentro di noi. E vedrete che con molta spontanea critica visione si vedrà, si udirà, si sentirà e si capirà l’agire, il dire e il fare nel nostro stesso atto o dramma in quel particolare ruolo nei panni di quell’attore che stiamo personificando. Tutto questo per innalzare quella visione, quella consapevolezza al quel vero regista che è dentro di noi, nel nostro essere, nel nostro cuore, nella nostra anima, nel nostro spirito immortale. Il vero autore e conduttore di tutti quei film che ci parlano d’Infinita Vissuta Vita.

  4. ma colui che scopre quella forza è anche predisposto in partenza, ce l’ha scritto non dico nel dna ma quasi…su questo sono convinto!

    Notte

  5. “In primo luogo v’è un gran bisogno di parlare della compassione, che nel medico deve essere innata. Dove non c’è amore non c’è arte.” Medico e medicina “null’altro sono che grazia concessa da Dio ai bisognosi”. L’arte si ottiene “per opera dell’amore”. “Così il medico dev’essere dotato di compassione e amore non minori di quelli che Dio nutre nei confronti dell’uomo.” La compassione è un “precettore dei medici. Io sotto il Signore, il Signore sotto di me. Io sotto di Lui all’infuori del mio ufficio, ed Egli sotto di me all’infuori del Suo ufficio”. Dunque ciascuno è subordinato all’ufficio dell’altro, e in tale amore l’uno è subordinato all’altro.”
    (Paracelso, citato in Carl Gustav Jung)

  6. allora , comprensione significa non immedesimarsi ma riuscire anche (nel contempo?) ad estraniarsi..”il medico pietoso incancrenì la piaga” più o meno dice il proverbio.
    Non si può, ne sono convinta, non conservare una certa dose di sangue freddo in certe occasioni, che significano la differenza tra vivere e morire.
    Compassionevoli sì, decisi e competenti anche.
    Altrimenti la compassione è d’ingombro.
    C’è una cosa per ogni tempo.
    Un tempo per la compassione, un tempo per l’azione.
    La medicina non è comunque una scienza , ma un arte, perchè è per ciò che ho detto (azione e compassione e chissà che altro ancora) molto difficile.

  7. Puoi sentire la sofferenza altrui come la tua quando la riconosci dentro di te.Quando comprendi che al posto dell’altro avresti potuto benissimo esserci tu,che il fatto che non sia capitato a te è solo un caso,e nulla più. Questo è difficile: preferiamo giudicarli,tenerli lontani,esorcizzando così la nostra paura di avere la loro stessa sofferenza…Si deve rispettare il dolore,ma al tempo stesso agire realisticamente quando si tratta di malattie,questo non significa essere cinici ma pratici.

  8. Carissima Amalia,
    è proprio la VIA PRATICA, la vita reale, la via COSCIENTE che ci fa crescere perché solo vivendo e sperimentando certe vibrazioni entro noi stessi POSSIAMO CAPIRE NOI STESSI, auto osservandoci, auto criticandoci, sono se riusciamo ad entrare dentro noi stessi, nel profondo dell’essere, solo se entriamo in comunione mistica con la parte ESSERICA, CON L’ANIMA possiamo capire veramente ed amare noi stessi e di riflesso anche e soprattutto il prossimo…..

  9. bisognerebbe riuscire a sopportare “le cattiverie” di chi sta male, perchè diciamolo francamente , quando uno sta male.. sta veramente male ..e tanta voglia di essere “buono” non ce l’ha, devi essere empatico al punto di sapere che non devi piangere, devi essere coraggioso/a ed una volta tanto risparmiarti le sviolinate e quel buonismo da varietà che fa piacere solo a te ma che non serve.
    Purtroppo sono da evitare i
    1.”virtuosi chiesaioli” ma tanto quelli sono i primi a scappare quindi il problema non si pone.
    2.Rifuggo altresì i portatori di buoni consigli che non si chetano mai dal cuscino alla farmacia al detersivo per i pavimenti è tutto un rosario in sequela di consigli MAI chiesti,
    3.Altra curiosa gente è quella un pò insinuante che sta lì a godersi il concetto del “meno male non sono io” sventagliandosi il giornale (che caldo che fà) e godendo proprio..l’occhio umido di coccodrillo, il guaio è che poi che il tipo non si schioda, aspetta pure il caffè..mica lo và a fare…
    4.Poi ci sono quelli che capitano per caso, in genere i migliori, vengono si sorprendono chiedono se ce bisogno lo fanno e se ne vanno…
    Ah il5. Quelli che dopo la malattia ti dicono ah’ non lo sapevo l’avessi saputo..(e non è vero).

  10. Avevo circa 16 anni quando piansi per la morte di un pesciolino rosso che era uscito dal vaso in cui lo tenevo e non essendo riuscito a riprenderlo perché scivolava così tanto che avrei dovuto stringerlo con il pericolo di ucciderlo, morì… Questa capacità (se posso chiamarla così o forza come dice Winah) si era poi sviluppata fin quando alla nascita di mia figlia ho cominciato a sentire i suoi dolori, soprattutto i suoi e meno quelli si altre persone. Così non incontro in genere il problema delle cattiverie di chi sta male (come dice Map pina con cui sono d’accordo), perché non trovo cattiverie in mia figlia. Anche se ho conosciuto casi di dolore e cattiverie.
    Però non credo di aver mai fatto prima il ragionamento di Amalia che dice “Quando comprendi che al posto dell’altro avresti potuto benissimo esserci tu…”, piuttosto l’ho sempre spiegata agli altri con questo ragionamento.
    E non ricordo mai di averla cercata (questa capacità/forza), me la sono sentita dentro da quando ho pianto per quel pesce rosso ed in quel particolare momento non riuscivo neanche a fermare le lacrime, neanche quando mio padre mi disse che ormai ero abbastanza grande per piange. E dire che anche lui era molto sensibile, sebbene lo avessi scoperto molto tempo dopo.

  11. Penso che nessuno dovrebbe ” sopportare le cattiverie” di qualunque origine esse siano..Penso che uno debba sempre reagire là dove subisce qualcosa che non dovrebbe subire e che non è giusto calpestare solo per il fatto che si è stati calpestati..
    A questo aggiungo che è anche molto difficile saper reagire denota una grande forza interiore che in certi situazioni può mancare e allora c’ è chi se ne approfitta e ti schiaccia e altrettanta forza interiore deve avere chi è stato calpestato e non calpesta e porge un fiore è bello quanto arduo riuscirci…
    Penso che nella vita non ci sia mai La strada,
    la strada perfetta ma che esistano diversi sentieri e percorsi che uno intraprende sperando sia quello giusto per sè e a furia di tentativi alla fine tasti con le dita il palmo della mano e ti accorgi che mentri prima non stringevi nulla, ora senti di tenere qualcosa in quella mano, la apri, la guardi e ci trovi quello che hai cercato in una vita…

  12. Raffaele,quel che tu scrivi è giusto,ma dopo essermi criticata,analizzata,ho imparato che principalmente ho bisogno di amare,e accettare me stessa come sono.L’empatia con gli altri sgorga quando ci si comincia a vedere solo e meravigliosamente umani con debolezze,con fragilità.Una poetessa Anne Sexton scrisse un verso stupendo,in una poesia preghiera” Pietà per gli avidi” avidi di vita,e di amore che sbagliano,certo,ma basta crocifissioni,basta processi anche e soprattutto dentro di noi..

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