“silenziosamente” Pietro e poi Beatrice…

Pietro

C’è stato un tempo in cui ho cercato la folla per stare solo andandomi a sedere al tavolino di un bar nella piazza principale.
Un giorno arrivò una mia amica e mi chiese cosa stessi facendo da solo ed in silenzio. Le risposi che cercavo la solitudine. Si mise a ridere chiedendomi come mai cercassi la solitudine in mezzo alla gente. Non seppi rispondere. Pensai che la mia paura del silenzio e della solitudine, se da una parte mi attraeva, dall’altra mi induceva a cercare la folla quasi come opportunità di salvezza.
Stefan George scriveva: “Cuori danzanti, che ammiro e cerco / Volentieri umiliandomi, per non frenare le vostre danze / Voi che mi commovete, voi leggeri – e mi appagate – / Voi che io venero, così che voi stessi – sorridendo – ne restate sorpresi / Voi che mi cingete nei vostri balli amici / Mai saprete come solo il mio travestimento vi assomiglia / Cuori che giocate, che mi abbracciate come amico / Come siete lontani dal mio cuore che batte.”

Beatrice
Non è un luogo comune, ma io penso che delle volte il silenzio possa esprimere un sentimento, un’emozione, un disappunto in modo assai migliore di tante inutili parole. Amalia parla di due livelli di silenzi, ed anche io vedo due tipologie di silenzio, ma sotto un’ottica diversa.
In primo luogo vorrei porre l’accento sul silenzio che ha anch’esso una propria forma di espressione. Delle volte il nostro silenzio e quello che esso nella sua mutezza vorrebbe esprimere, viene magistralmente espresso dal nostro sguardo. Quindi anche in una baraonda di urlatori o in una più tranquilla conversazione si può tacere, ma esprimere pensieri o emozioni con lo sguardo. Credo che con il loro assordante silenzio, i nostri occhi e le multiforme e sempre diverse sfumature che essi possono assumere, spesso esprimono noi stessi e i nostri pensieri meglio di qualsiasi altro mezzo espressivo.
In secondo luogo credo esista un altro tipo di silenzio: quello di quando noi stessi compiamo, o per lo meno tentiamo di compiere, un viaggio negli abissi della nostra anima. Questo è un viaggio in cui, secondo me, il silenzio è comuqne solo apparente, perchè se è vero che noi non articoliamo gli organi preposti alla parola orale, tuttavia apriamo un dialogo con la nostra parte anima. Quindi chi dall’esterno ci osserva pensa che noi siamo smeplicemente silenti/muti, in realtà noi in quel momento portiamo avanti uno dei discorsi più formativi per il nostro essere umani, quello con noi stessi e con il nostro inconscio. Questo è quello che io chiamo il silenzio apparente.
Tanti baci a tutti, Bea.
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13 Risposte

  1. Io non ho paura del silenzio o della solitudine, anche se poi inconsciamente non li vorrei , ma mi troverei ugualmente bene.
    Forse la maggior parte della gente ha paura della solitudine e del silenzio, perché l’uomo è un “animale sociale”. Credo che abbiano paura sia della solitudine esteriore che di quella interiore, specialmente in quest’ultima, perché nel silenzio interiore devono per forza ascoltare il loro essere interiore, a certe persone può fare paura.

    Ma ci sono e ci possono essere vari tipi di solitudini e silenzi, come per esempio i silenzi affettivi, i silenzi veri e propri, ecc.

  2. Beatrice alla fine del suo testo dice bene sul silenzio/ assenza esteriore. Attraverso il silenzio c’è la comunicazione interiore e quando avviene questo solitamente si è silenziosi esteriormente, come per esempio quando accade in certe occasioni o mentre si sta facendo qualcos’altro. Questo modo di fare c’è l’hanno di più le persone introverse o riflessive, o quelle persone che hanno una certa modalità di pensare e viver e la propria vita interiore.

  3. Ho provato spesso la sensazione che descrive Stefan George,quel sentire gli altri lontani dal mio cuore..poi è cambiato in me qualcosa.Ho capito che non fingevo di essere come loro,non indossavo alcun travestimento,perchè io ero anche come loro,come ciascuno di loro.Anche in me c’è una pettegola,anche in me c’è una superficiale dunque non mi sento migliore di loro,ma solo più “ricca”,più varia..una a cui il destino ha regalato il lusso di poter sciegliere come impiegare il proprio tempo:preferisci scrivere o guardarti la tv? Preferisco scrivere.Posso scegliere a quale parte di me dare forza e vigore..ma perchè ho scoperto che esistono alternative..al modo standard di ragionare,a molti non passa nemmeno per la testa

  4. Amalia credo che tu non abbia paura della solitudine, in quel carattere che solo tu hai e ti distingue, in quell’emozione che solo tu hai e ti distingue…
    Quando, soprattutto da giovane, i pensieri mi portavano a considerare una emozione che mi aveva fatto sentire solo nel mio rapporto col “tutto”, mi “inondavano” i brividi e tentavo di fuggire per poi cercarla ancora quell’emozione, anche immaginando di volare su una stella, quale simbolo del silenzio e della solitudine, lontano da quel “tutto” in cui vivo… Adesso vivo i silenzi e le solitudini… ed addirittura nelle mie passeggiate solitarie e taciturne nella natura riesco anche ad estraniarmi (vivendo una solitudine nella solitudine) vagando col pensiero in altri tempi, in antichi affetti di persone che non ci sono più (sono i “silenzi affettivi” di Mary?)… Sarà questo il fine ultimo? Sarà questo che c’è da capire nella nostra vita?

  5. Ultimamente chiamo “silenzi affettivi” quelle situazioni in cui gli altri o l’altro, non riesce a dare affetto, amore, interessamento, ecc. nei rapporti intepersonali, porta l’altro alla sterilità emozionale e indifferenza verso gli altri e chi sente questa solitudine sente un vuoto.
    Questo dalla piccola cosa personale alle diffidenza globale, come per esempio quando c’è un bambino che muore di fame in un paese povero è indifferenza e silenzi affettivi, perché l’altro non prova nessun sentimento verso gli altri esseri. Poiché di fondo dovrebbe essere l’amore che unisce gli esseri. (amore inteso come sentimento globale e universale).

  6. Caro Pietro,quello che invidio-ammiro delle persone come te,è la capacità che avete di ascoltare il vostro silenzio,quando si muove in pensieri,ricordi,affetti..Solo ora sto lasciando che il ricordo di mio padre affiori appieno in me..solo ora sto imparando a non temere,non la nostalgia come credevo,ma la costante presenza di lui in me..Perchè ti parlo di lui? Perchè lui era il silenzioso,il pensieroso quello che taceva anche in mezzo alla folla..e sempre con zanzare che dicevano”perchè non parli?a che pensi?”E solo Dio sa quanto amassi i suoi silenzi!!
    Gli antichi affetti ci sono sempre e si rinnovano crescono con noi..Mio padre mi spiegava che tutto ciò che lui mi donava erano”semi” semi che poi io avrei cresciuto nella mia vita adulta..credo che ogni amore lasci in noi qualche seme..per cui non si perdono mai.

  7. mi chiedo, se esiste il silenzio? certo…la ricerca di quel allontanarsi, da quel bail-am del nostro tempo! avvolte, diciamo spesso, mi siedo in quella che io chiamo la mia spiaggia, prendo in mano dei ciottoli che stringo, guardo, quasi l’ accarezzo, lo stesso faccio con il mare..etc.ecc! questo per me non è alienazione, ne ricerca del misticismo da eremita.È solo la possibilità di stare, in compagnia altra! di quella compagnia che difficilmente si manifesta in compagnia di altri Umani! questo per diversi motivi, che si trovano, all’interno delle varie personalità che usiamo tra noi “comune”, d’ esseri Umani! in quel silenzio, spesso pur non eseguendo nessuna forma di meditazione, io sento giungere L’armonia, eppur non l’ho cercata, giunge da se!…Attimi senza tempo! Quella gioia vera che, non si “domanda”, né, pone domande! Esperienza questa sicuramente, comune! questo è per me il silenzio, è molto di più…! mi fermo qui!!! L’unge da me, “aggiungendo”…magari lo fosse, la mia vita è sempre fatta di questi attimi.Comunque quando si vivono….se li si accoglie…solcano positivamente creando una verità, minima “Magari” ma che sazia,quel microscopico foro, dove non sorgeranno più domande, in quanto…”Soddisfatte”

  8. rettifico, sul messaggio precedente! al posto di: la mia vita è sempre, etc.ecc! la mia vita non è sempre..!

  9. Cara Mary spesse volte passo vicino al confine con quello che chiami la sterilità emozionale. E le tribolazioni della vita mi spingono ad oltrepassarlo quel confine per cercare di allontanare l’immagine di chi soffre molto di più ed è così difficile mantenerlo anche solamente nella nostra coscienza. Poi, il giorno dopo, faccio una passeggiata nel bosco e se vedo passare una moto da cross che scombina col suo rombo i suoni degli animali che ci vivono ed ascolto mi si stringe il cuore. Se vedo qualcuno che per la strada guarda “dall’alto in basso” una disabile (brutta parola) lo vorrei umiliare.

  10. Cara Amalia, pensa che quando passo vicino alla fabbrica dove lavorava mia mamma mi tornano in mente tutti i ricordi legati a lei. E così ripenso a mio padre ed alla vita fatta con loro, ai posti che abbiamo abitato, ed ai momenti passati con loro. E naturalmente paragono quello che mi hanno dato loro con quello che sono riuscito a dare a mia figlia. Sì gli antichi affetti ci sono sempre e poco per volta la sensazione di pianto ad essi legata lascia spazio ad emozioni con cui riempire la mia vita.

  11. La solitudine, in mezzo la gente? Capita spesso è volentieri anche a me. Ma, definirla ricerca della solitudine, almeno per me non è corretto. Piuttosto, mi piace quell’ascolto che nell’assenza di altri vicino a me, diventa altro! osservo la vita lo svolgimento di essa guardandola in altro modo, non estraniandomi!, È come, quella bellezza di trovarsi x attimi, in un paese di cui non si conosce la lingua, e pur quel suono cattura “TUTTO” L’immaginazione avanza…ed io entro, Partecipe di un qualcosa di bello! “tutto serve”!!! mi chiedo, se sia la stessa cosa che capita, a Pietro?….

  12. Giuseppe, io non ascolto la vita attorno a me, quando cerco la solitudine in mezzo alla gente. Mi lascio rapire dai miei pensieri, ma, soprattutto quand’ero giovane (almeno più giovane… non mi sento vecchio) quei pensieri, che mi allontanano dal mondo fisico attorno a me, mi procuravano paura… paura della solitudine e di chissà quali emozioni. Così cercavo un posto affollato fisicamente da molta gente con la speranza che mi potesse rassicurare nel mio viaggio interiore.
    Ora invece posso passare settimane in solitudine, senza incontrare nessuno ed affrontando ricordi ed affetti passati senza paura. Comincio a superare il tormento della malinconia ed assaporare ancora gli affetti passati, anche senza la presenza fisica delle persone che furono.
    Così non sento più la gente attorno e neppure le loro parole, ancorché straniere, perché non ascolto loro, ma seguo altre emozioni.

  13. ho capito, Pietro sono contento per te! anche io passo parecchio tempo se non in solitudine, diciamo distante come già scritto in altro messaggio da l’essere umano! io non la chiamo più solitudine, ma cercare la compagnia d’altro! ognuno x vie diverse…cerchiamo di incrociare quella giusta! con rispetto,Giuseppe.

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