Nel silenzio

Anche il silenzio non è qualcosa di passivo ma deve essere praticato sia in solitudine sia come un momento di risonanza nel mezzo delle cose

James Hillamn

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15 Risposte

  1. Il silenzio conosce molti livelli. Esiste il livello più semplice,quello più immediato:il silenzio fisico. Tacere,stare zitti.Un po’ più complicato è il secondo livello di silenzio:il silenzio mentale .Il ronzio prodotto nella nostra mente,l’eco delle parole del mondo che risuona in noi,le paure,le ansie,il tic tac dell’orologio,progetti,scadenze..Una ragnatela di parole si ritrova nella mente,e farle tacere richiede un lavoro molto più duro del precedente. Un poeta indiano dice:” Conchiglia da dove proviene il tuo prezioso contenuto? Dal Silenzio;per anni e anni le mie labbra sono rimaste chiuse.”

  2. Amalia, bellissimo.

  3. Il vero rumore della vita si nasconde dietro i silenzi dell’anima. Ascoltare la vita e quindi riempirla di senso significa innanzitutto ascoltare i silenzi che vivono dentro di noi ed intorno a noi.
    Anche il silenzio fisico (il non parlare) è talvolta guaritore di chiassose guerre interiori perchè permette di sentire il rumore di quelle cose semplici che aiutano a comprendere il senso profondo e e vero delle cose della vita.
    In una mia poesia dal titolo “Il cuore e le stagioni” ad esempio assimilo metaforicamente il rumore della vita al rumore di una foglia secca d’Autunno ed è bello vedere come quel rumore così semplice e forse banale ha il potere di guarire un cuore malato.
    “Il cuore e le stagioni” –

    Ho visto un cuore ammalato d’amore
    per le vie della città;
    il dolore non dava lacrime,
    ma invecchiava il volto dell’uomo.
    Il suo corpo esile portava in giro
    il peso di quel dolore
    sotto la pioggia d’autunno,
    tra il vento tagliente d’inverno,
    tra le fresche brezze di primavera,
    sotto il sole arido d’estate.
    Poi, una sera una foglia secca
    trasportata dal vento
    abbandonava l’aria e
    lentamente si lasciava cadere
    fino a sbarrare il passo all’uomo.
    Il suo sguardo d’un tratto si è mosso
    la mano veloce ha raccolto la foglia;
    ne ha sentito il rumore…
    quel cuore è guarito.

    Con grande affetto Teresa

  4. Amalia

    far tacere, soprattutto, le proprie parole………

  5. Teresa,ciao..l’immagine di quel dolore che non dava lacrime ma invecchiava il volto dell’uomo,è bellissima. Io ho visto una sorta di parallelo tra quel volto invecchiato nel dolore,che ho immaginato grinzoso,e rugoso e la foglia secca,ed è come se raccogliendo la foglia lui raccogliesse tra le mani il proprio dolore..e lo stritolasse nel pugno..Magari tu non l’hai intesa così..ma a me “parla così”!!
    Map-pina grazie..Emanuele..( non so come inserire faccine..immaginala)

  6. Ciao Amalia, hai ben inteso: la consapevolezza del dolore (l’uomo che raccoglie la foglia e ne sente il rumore) consente di affrontarlo quel dolore o anche di conviverci …ma serenamente perchè in fondo anche il dolore fa parte del fantastico viaggio della vita. Grazie.Teresa

  7. GRANDE AMALIA !!

    la frase del poeta indiano, più le tue considerazioni, ieri sera mi avevano ispirato quella specie di pensiero zen

    Poi oggi m’è venuto un dubbio fatale : oddio ma mica capirà che il tacere era riferito a lei ?
    C’ero rimasto così male che potessi averti fatta rimanere male …ma oramai era troppo tardi, e al lavoro non ho internet….

    Infine, la tua risposta che non scioglie completamente il dubbio…. E così, proprio nel post del silenzio, mi ritrovo come mai ad aver urgente bisogno proprio di parole

    BEN MI STA !!!
    😉

    ( COME NON AMARE QUESTO LUOGO E TUTTI VOI ?)

  8. Celebro i mie i silenzi, al margine del bosco delle mie speranze. Accendo ceri a me intorno, al cospetto di una luna che cala. Formule svuotate di fede si riempiono dell’eco delle mie rinunce, che accolgo e con esse mi accolgo nel domani. Il tempo può soltanto andare via, mentre permane la profonda e segreta ragione che conduce su questa strada ormai invisibile ai grandi. Un giorno mi porterò ancora fin quì: è quì – proprio quì! – che mi incontrerò, entrerò nel cerchio luminoso e…
    E ancora danzeremo per far piovere caramelle dal cielo!
    Ciao, bambina!

  9. Emanuele,in effetti la prima interpretazione è stata questa,ho pensato: ma che carino Emanuele che mi dice di stare zitta..ma ne ho sorriso..veramente..Dopo che uno mi dedica Pollon..si può permettere di dirmi stai zitta senza incorrere in diabolici incantesimi..e se avessi avuto una faccina da inserire ,ti avrei fatto una linguaccia..Ps quando proprio ti scappa lo zen ,faccelo sapere,così interpretiamo i tuoi versi come se fossero Koan e ci meditiamo sopra.Un abbraccio..

  10. Valeria D.A. le tue parole mi hanno suggerito l’immagine di una donna che tiene per mano la bambina che è stata,é,e sarà sempre.E queste due donne le ho viste vicine,vestite di bianco illuminate dalla Luna..in mezzo una pietra..

  11. cos’è il silenzio, o, la si detta, solitudine? Io mi rispondo che non è, l’isolarsi, bensì
    il ritrovarsi,…ritrovare l’ascolto nuovo, di voci sempre più sperse a causa del caos del nostro vivere. Sono d’accordo che, lo si possa trovare anche tra i nostri simili,…comunque quando rimango seduto tenendo in mano dei ciottoli della mia spiaggia quando ascolto il mare il cielo etc.ecc,…quella non è solitudine alienazione, ma l’aver ritrovato amici di sempre, leali è reali…più delle menzogne che ormai chiamiamo verità! distinti saluti, (Giuseppe)…

  12. Ps quando proprio ti scappa lo zen ,faccelo sapere,così interpretiamo i tuoi versi come se fossero Koan e ci meditiamo sopra

    Amalia … più che meditarci, ridiamoci sopra
    E’ meglio !
    😉

    P.S.
    io avevo temuto la faccina coi fulmini (esiste?)

  13. Oh no Emanuele,questo è sottovalutarti..Io voglio meditare sui tuoi Koan zen..voglio pizzicarti come un’ortica..sei oscuro..come Eraclito..dici e non dici..accenni..ci lasci frammenti..del tuo pensiero..

  14. Cara Amalia,
    …”C’è un momento significativo in cui cominciamo ad esistere…”
    Ho soltanto tradotto in immagini quello che di Hillman, a proposito della favola di Apuleio, hai trascritto nel post “La decadenza del corpo”. Ho pensato anche al mito di Demetra e Persefone, al rito della semina intesa come rinuncia per “dono”, quando ho celebrato la bambina che è in me ed intorno a lei ho ricostituito quel recinto protettivo di luce, appena fuori dal bosco, per abituarla gradatamente al sole…
    Saprò dove andare, proprio nel non-luogo che compare nel dormiveglia…, quando avrò voglia di guardare il mondo con gli occhi di quella bambina “non inquinata da alcuna conoscenza, priva di qualsiasi sapere, eppure consapevole di tutto ciò che la circonda, con una profonda meraviglia e un senso di mistero che non può essere demistificato”(Osho)…
    Prima che un Hegel ritorni a fare un sermone sul “coitus interruptus”, ho voluto “mettere” al sicuro quella bambina lontano da un mondo dove il dono di Sè non è più un valore. Penserai, Amalia, che il tempo ha un costo, che ho bisogno di troppo tempo, di ritualizzare proprio come fanno i bambini… Ma ri-percorrere la (mia) vita nel senso della profondità, può far male e serve tempo, serve partecipazione, serve cordoglio. Spero di non essere stata chiara… Se tutto fosse chiaro come si potrebbe desiderare di entrare nella selva oscura dello …sconosciuto?
    Un abbraccio

    Un abbraccio e a presto professore Gabriele.

  15. Amalia ….ma io qui sono solo come una formichina in un giardino

    Ci sono così tante cose che non capisco, perchè davvero tanto più grandi di me

    e cose che dico che credo tanto grandi, e invece sono così piccole se confrontate con tutto il resto

    Ma credimi,
    non mi sottovaluto se ti dico che mi sento la più felice creatura tra le creature, ogni volta che entro qui ….
    io, piccola formichina felice in un giardino pieno di Bene e di Vita

    io piccola formichina felice, nel giardino …di Anima

    🙂

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