il dolore

Non si guarisce dai sintomi per tornare come prima ma, mediante il percorso del dolore, che necessariamente implica un aspetto creativo e finalistico, ci si trasforma, si acquisisce uno sguardo più umano e profondo che consente di contenere la sofferenza e di scorgerne il valore

Carla Stroppa

7 Risposte

  1. Gabrieeele,
    a me, però, piace tanto questa frase che dice la stessa cosa. E’ tratta dal libro “La strada”, che adesso è un film nelle sale cinematografiche in questi giorni “The road”:

    “Tutte le cose piene di grazia e bellezza che ci portiamo nel cuore hanno un’origine comune nel dolore. Nascono nel cordoglio e nelle ceneri.” (Cormac Mc Carthy)

    Soffrendopesantissimevolmente!

    Basta con questa sofferenza! Si può rimandare il discorso ad un paio di incarnazioni avanti? E se possibile non vorrei rinascere Cancro, che tutto mi mette al tappeto!

  2. Io noto nelle persone che hanno avuto l’esperienza di un grande dolore uno sguardo caratterizzato da occhi più grandi. Soprattutto quando il dolore è stato causato da una solitudine.
    Quando si è superata la sofferenza si è in grado di accogliere anche le sofferenze degli altri, ma prima, durante “il percorso”, non si vuole neanche ascoltare gli altrui dolori.
    Il percorso del dolore ha dei momenti inevitabili che sembrano seguirci fin quando non decidiamo di viverli inevitabilmente in solitudine. Solitudine che diventa ancora più intensa per la malinconia dovuta ai ricordi piacevoli passati.

    Un cordiale saluto

    Pietro

  3. Sono d’accordo,e mi sto autoconvincendo,o immaginando che sia il nostro percorso iniziatico.Le prove dei riti eleusini,la camminata nelle tenebre,grotte,labirinti..e tutti i riti di passaggio che comportano una crescita,attraversano il territorio della paura e del dolore….e magari il sintomo potrebbe diventare il nostro sommo sacerdote,la nostra guida..Tutto quello che cerchiamo è dare un senso,un significato,ma non lo dobbiamo inventare è già stato scritto,vissuto dai nostri antenati.Non è più il mio dolore ma il dolore presente nella vita dell’essere umano,in ogni tempo..sotto lo stesso cielo.

  4. Bimbola mia, da sempre tutte le persone che ho ritenuto significative mi hanno ribadito la necessità del dolore ed io, che credo nel Fato, penso che ci siamo scelti le vie del dolore che potevamo affrontare. Il dolore che eravamo in grado di affrontare, più un piccolo margine interiore. Quello che rischia di farci stramazzare. MILLE SBACISSIMI, Gabriele

  5. Se lo dici tu…ma prova per un attimo a metterti nei panni di Lauroraluce…guardala, guardala bene e non distogliere lo sguardo per il troppo Amore che vorrebbe tenerla viva a tutti i costi. Non distogliere lo sguardo per l’imbarazzo, per l’inadeguadezza della parole, perché pur conoscendo tutte le parole del mondo non riesci a trovarne una che dia un senso alla sua vita, sii leale, sii buono, non dire banalità, perché lei è solo dolore…e tu lo sai. Allora, adesso, tu mi dirai: “No, lei è Amore. Amore è la parola che da un senso a tutto.” Già, Amore, al di fuori dell’Amore non esiste niente…ma che cosa è veramente l’Amore? Tu lo hai capito? Tu ti sei sentito mai amato veramente? Tu hai mai veramente amato? Il tuo amore è stato capito? Il tuo amore è stato accettato? Tu hai capito sempre l’Amore? T hai sempre accettato l’Amore? Lauroraluce non conosce la razionalità, forse la logica, forse la concretezza legata alla semina ed al raccolto ma non sa cosa sia la razionalità. Lauroraluce è sensibilità che penetra il mondo ed il mondo che lei ama ed aborrisce, che lei rifiuta ma del quale ha bisogno, che vorrebbe cambiare, finanche con un incantesimo, finirà per spaccarle il cuore, uccidendola, per stessa mano della sua sensibilità che finora le ha consentito di vivere per Amore. In fondo, per vivere nella verità, detto in altre parole per vivere nell’Amore, bisogna essere veramente forti. Come Circe o come Odisseo?

  6. Io ci provo ad amare ma non ci riesco mai fino in fondo. non sono abbastanza forte.

  7. Il dolore è il velo che si posa sul volto della vita…
    la sua leggerezza è un peso insostenibile per l’anima;
    la sua consistenza preclude agli occhi e ai passi la vista del percorso da seguire; appesantisce la testa e i pensieri, ma un gesto talvolta basta per sollevarlo e ridonare a quel volto le carezze dell’aria.

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