Quando non proveremo più vergogna del dolore…

Buongiorno a tutti… vorrei una vostra opinione sulla riflessione di Valeria

Scusate se banalizzo… Il giorno in cui non proveremo più vergogna del dolore, di soffrire, di condividere il “nostro” dolore, troveremo la risoluzione, la cura adatta ai nostri mali. Sono convinta che la maggior parte di essi dipenda da un rifiuto, superficialmente enunciato, di noi stessi nei confronti di una parte, “quella” parte, di noi. Fin troppe coincidenze nel mio “vissuto” mi inducono, mi portano a pensare che la psiche possa “non volere” rappresentare” quel “concetto” e la sua forma, aggredendo l’organo bersaglio da cui quel “concetto” è somatizzato. Come quando il Buono affiora… in superficie: non può non prendere forma e riflettersi nell’Altro. Ci si Innamora di se stessi…, del buono che riusciamo a trasmettere e ad estrarre dagli altri: quando questo avviene, salvare gli altri Innamora. Ed appassiona. Nell’Unità. Se non è immortalità e libertà e rispetto, cos’è? Il limite, apparentemente infranto nel “trasferirsi” nell’Altro, permane perchè la coscienza non viene meno, è vigile; sta nella scelta fatta. E una scelta non limita, perchè nella scelta è la propria vocazione!
(Mi assumo la responsabilità di tutto quello che ho quì scritto!) Con affetto

Valeria

21 Risposte

  1. Della tua riflesione mi ha colpito in particolare una frase “Il giorno in cui non proveremo più vergogna del dolore, di soffrire, di condividere il “nostro” dolore, troveremo la risoluzione, la cura adatta ai nostri mali”.
    Penso che sei nel giusto: la vergogna, la paura di essere giudicato per i propri mali, siano fisici o psichici, spesso fa rinchiudere a ricco fino ad estraneasri dal mondo. Io penso che l’essere umano dovrebbe superare questa paura di esternazione e condividere con gli altri, non solo le gioie, ma anche i dolori. Cosa che per l’appunto raramente avviene!
    “Caso” vuole che proprio poco fa, e non avevo ancora letto il tuo post, io abbia avuto una vivace discussione con una persona proprio su questo tema. Lei fa parte di quella cerchia di persone che tu hai descritto e che ritiene che non bisogna gridare ai quattro venti le proprie sventure. Io invece sono il suo opposto: non mi vergogno di rendere partecipi i miei amici/parenti dei miei problemi. Bhè questa persona oggi mi ha praticamente detto che la sbagliata sarei io.
    Sai come l’ho presa? Con una grossa risata. Già, perchè penso che nessuno di noi si cerchi sofferenze, queste vengono e basta, indipendentemente dalla nostra volonta, non ci è data possibilità di scelta in questo caso. L’unica scelta che abbiamo è se condividere il dolore con chi a vario titolo amiamo e magari trarre dal loro amore forza e speranza. Quindi è vero, al bando preconcetti e pregiudizi, perchè aprendo le finestre dei nostri dolori sul mondo, forse potremmo trovare almeno una cura adatta ai nostri mali…la terapia del sostegno, della comprensione e dell’amore di chi abbiamo vicino. Inoltre la condivisone (qualunque sia l’oggetto) è indispensabile per creare un rapporto interpersonale profondo e vero: se non c’è condivisone, allora non si può sostenere che esista alcun rapporto…e neppure una superficiale forma di conoscenza.
    Non dire che banalizzi, amica mia, perchè hai posto delle riflessioni molto profonde.
    Con affetto, Bea.

  2. Parlo solo della mia esperienza: l’ideale di essere perfetti conduce ad allontanare da sè quella parte che non è all’altezza di una tale pazzesca utopia. Quando si riescono ad unire le due parti,quando si riesce a comprendere allora è possibile trasferire amore nell’Altro,ma per lo più si fugge nell’altro,nel senso che ci si occupa delle debolezze altrui per evitare le proprie.

  3. Caro Gabriele, Gabriele il Gentile,
    e
    Cara Valeria,
    mi sembra che la vergogna di cui parli faccia parte della più grande ”vergogna tossica” su cui ho avuto recentemente modo di riflettere con alcuni ”amici di anima” ovvero ”amici di Anima”.
    Infatti per molti, forse tutti, di certo alcuni in particolare… innamorarsi di sé stessi è una sfida quasi impossibile. E la sofferenza di costoro equivale alla permanenza eterna in un girone infernale senza possibilità di uscita. In definitiva, sagge parole le tue!
    Grazie a te e, come sempre, a Gabriele il Delicato.

  4. interessantissimo!!!

  5. valeria mi hai fatto rimanere di stucco come con un pasticcino in bocca che tanto che è buono mi sto ingozzando e non posso parlare…mpf..

    sono stupefatta, e ce ne vuole per stupirmi, neanche un marziano che sbarcasse ora gli darei retta tanto che mi interessa il concetto che hai espresso.

    Posso sentire le rotelle nel cranio finalmente non girarmi a vuoto…grazie…

  6. Sì, Valeria,
    nella scelta è la Vocazione, a priori, durante e nel divenire. Sul salvare gli altri ho qualche nutrito dubbio.
    Baci.

  7. Valeria!
    Riguardo “alla vergogna del proprio dolore”, ritengo che sia un discorso complesso e delicatissimo. Ci sono dolori passeggeri, dolori morali difficili da estirpare e ci sono dolori senza fine.
    Il punto è come condividerlo il dolore e come accoglierlo…
    Non conosco il tuo dolore Valeria ma lo rispetto, come rispetto il mio che conosco: il dolore è una Terra Santa, Sacra. In fondo la sofferenza vera, Valeria, rende insofferenti a tante “cose”; non so se tu hai avuto modo di sperimentarlo questo vissuto.
    Quella che tu chiami vergogna, quindi, io la chiamo inconsapevolezza…e non solo di colui che soffre.
    L’umanità è ancora molto ignorante, deve crescere, in altre parole, deve espandersi in una nuova coscienza che la elevi…ma la coscienza del singolo non è un processo razionale, essa è qualcosa che ci viene da dentro, come se ci venisse in sogno!…e, ho la vivida sensazione, che risponda a quella che gli antichi chiamavano “la simpatia di tutte le cose”.
    Ecco perché è importante stare qui, in questo Temenos, a parlare di cose misteriose come queste per le quali ci lambicchiamo il cervello… ecco, se mi consenti, l’importante è farlo senza fanatismo, senza esaltazione, soprattutto con aria trasognata, in una sorta di continua alchimia tra contenuti inconsci e razionali, che sono entrambi parte “integrante” di noi, nessuno escluso.
    Abrabaci…

  8. Valeria non mi sono ancora ripresa dal tuo comm.

    ultimamamente mi sono sentita così triste che se vedevo passare nella mente un dolce al cioccolato tipo soufflè non sentivo assolutamente niente..ho assaggiato invece un pezzo di depressione..me la sono mangiata tutta e poi arrivata al fondo sono risalita ..ho capito una cosa è nella sofferenza che si trova un limite che ti aiuta a vivere meglio, tutta la sofferenza bisogna viverla fino in fondo per trovare in sè quel limite ..ne vorrei parlare ancora ma ho lavorato troppo al computer oggi per cui mi ballano le lancette degli occhi…dedico la mia canzone preferita ..suonata in maniera più moderna e divertente..la canzone simbolo degli ebrei che sanno che cosa è la sofferenza e hanno sviluppato una malinconica gioia che è contagiosa e sorprendente e mi mette sempre, sempre, sempre di ottimo umore:

  9. Cara Marina, cari amici di Anima,
    quando penso ad una Umanità che ha bisogno di elevarsi, non penso ad un sogno. Penso al singolo.
    Un’umanità che non prende coscienza dei propri Mali è un’umanità “fanatica”, che si autocompiange, pronta ad autodistruggersi, che non combatte, che mette la testa sotto la sabbia. Ma rispetto il tuo dolore, qualunque esso sia, che non penso sia più grande o più piccolo del mio, di quello di Simonetta, di quello di chiunque altro.

    Trovo illuminante questo passo
    CI VUOLE VITA PER AMARE LA VITA (E. Lee Masters, “Lucinda Matlock” in Antologia di Spoon River)
    “Andavo ai balli di Chanderville,
    e giocavo alle carte a Winchester.
    Una volta cambiammo cavalieri,
    tornando a casa in carrozza col chiaro di luna di metà giugno,
    e così trovai Davis.
    Ci sposammo e vivemmo insieme settant’anni,
    godendo, lavorando, allevando i dodici figli,
    otto dei quali ci morirono
    prima che avessi sessant’anni.
    Filavo, tessevo, tenevo la casa, curavo i malati,
    coltivavo il giardino, e per vacanza
    vagavo per i campi dove cantavano le allodole,
    e presso lo Spoon raccoglievo tante conchiglie,
    e tanti fiori e tante erbe medicinali,
    gridando alle colline boscose, cantando alle verdi vallate.
    A novantasei anni avevo vissuto abbastanza, ecco tutto,
    e passai a un dolce riposo.
    Cos’è questo che sento di dolore e stanchezza,
    collera, scontento e speranze vacillanti?
    Figli e figlie degeneri,
    la Vita è troppo forte per voi,
    ci vuole vita per amare la Vita”

    Un abbraccio

  10. Map pina,
    chiederò al prossimo marziano di passaggio lì da te di raccontarti la storia di Madre Teresa di Calcutta.
    Buon pasticcino, ehm… buon ascolto!
    Baci

  11. Rispondo a Simonetta,quando dice che per alcuni di noi amare se stessi è una sfida quasi impossibile..E’ vero.Posso raccontarti che uno dei giorni più sereni,per me,è stato quando ho capito che tutti i miei complessi rappresentavano la mia parte più vera,la più umana.Mi dissi:” E’ tutto quello che ho”e mi venne da ridere,pensando alla fatica sprecata,cercando di nasconderli.Non è impossibile,ma è difficile,però..insomma ti ri -generi da sola,ed è una delle imprese più emozionanti che ti possano capitare.Un abbraccio.

  12. Per Beatrice: Come avrei voluto essere vicina a te mentre quella persona sbalterava per poterle fare una pernacchia..ma di quelle fatte con il cuore..!
    Grande Beatrice..certa gente è solo cerume nelle orecchie!

  13. Ehm sbalterava è un refuso..ma è un mix tra sblaterare e sbarellare..Baci

  14. cara Valeria!

    il marziano non arriva ancora per cui….

    son finiti i pasticcini, anzi ho dovuto prendere il bimXxin..

    Quello che volevo dirti siccome ne so qualcosa sulla psicosomatica essendone io stata una fervida discepola trovavo sempre qualcosa che non mi quadrava, tu mi hai dato una visuale grandangolare di essa, mi spiego, tu parli di ANIMA e Corpo mentre si parla tra i medici specialisti di MENTE e Corpo e questo è veramente una differenza enorme.

    Spero che tu scriva altro su quello che già hai scritto perchè mi interessa moltissimo.

    (sono “ittico-vegetariana” – ….dieta dei catari – forse se potessi non mangerei niente se fossi sicura che servisse al mondo delle persone, intanto non mangio gli animali terrestri, e quando mi capita di andare, raramente, in macelleria (per altri) l’odore mi nausea però questo ha portato un pò di aggiustamenti che mi portano visto che per lavoro il cibo è scombinatissimo, a svolazzare tra le schifezze quà e là.Onore a chi aiuta il prossimo, io nel mio piccolo ho sviluppato questa particolare sensibilità e non posso fare altro nè di più perchè non ne ho la “vocazione” , ho mangiato per sbaglio della pancetta e ho percepito il maiale stesso, pare assurdo ma è così, non un maiale qualsiasi !ma QUEL maiale e ti assicuro che è troppo assurdo da raccontare, però pazienza, è così e basta. Che prove potrei avere? Animali =Anima e le cose stanno così, il mondo, la terra in quanto -sistema di vita- ci chiede il conto , ce ne chiede conto. Appena potrò eliminerò anche il pesce anche perchè è moralmente negativa la pesca che si fa oggi.Qualsisi dolore si ripercuote su di noi, e questo forse ha un collegamento con la malattia di cui gli psicosomatisti non parlano mai,.. il cancro.)

  15. il miglior video che ho trovato sul red book di Jung

  16. Map pina, ti chiedo di correggermi se sbaglio (tra il serio ed il faceto): quando ti “tocco” al centro dell’arcata sopraccigliare, è più forte di te il desiderio di mangiare qualcosa di dolce, che ti gratifichi, che ti dia energia. Ti sovraccarichi di energia, invece,…
    Baci

    (Sto studiando, su me stessa. Anche io ho parenti che hanno avuto incontri ravvicinati del primo tipo… con il cancro.)

  17. Cara Amalia,
    grazie per la solidarietà e l’affetto!! Sei davvero molto dolce.
    Purtroppo certa gente esite.. è triste capitare nelle loro grinfie. Sanno ferire mortalmente e nei punti per noi più vulnerabili…ne varei di cose da raccontare, ma non vorrei risultare annoiante!!!
    Con affetto amica d’anima!

  18. cara Valeria,

    penso di essere una persona affettuosa, forse è quello.

    tra le sopracciglia non ho quella ruga del pensiero

    comunque mi stai facendo venire in mente un libro che ho perso “il linguaggio del corpo” Lowen mi pare, un classico comunque, ci dovrei pensare un pò a quel che mi dici, io ho comunque molta più energia in generale, adesso và meglio con magnesio e potassio e ferro questo naturale giacchè probabilmente mi manca, è quello in bustine, praticamente acqua con molto ferro, mi sembra buono l’ho dato anche alla mia ortensia e sembrava contenta.
    Ciò un legame con le piante ultimamente stranissimo, pensa un pò ho sognato il sogno dell’ortensia..
    era in bianco e nero hai presente la solarizzazione? E quell’effetto là…erba germogli tutto pazzesco…ho capito che l’ortensia desidera stare in terra..e me lo ha comunicato? Beh’ non credo che stia capitando solo a me, ci sarà qualcun’altro prc. diav. che gli succede no?

    (praticamente facevo il sogno normale poi mi sveglio e come se fose sottotraccia comincia l’altro mai fatto un sogno così, e l’ortensia l’avevo messa in camera da letto solo quella sera lì non ricordo perchè, probabilmente perchè mi piaceva tenerla lì)

    Si ho avuto anch’io persone con il cancro e dio come lo odio, se lo incontrassi almeno per strozzarlo invece no, sfugge da tutte le parti.

    Anche il mio animale del cuore s’è preso, pensa come sto..baci, ciao.

  19. Beatrice, sai che non annoieresti. Stiamo lavorando tutti sui nostri punti deboli, che non sono affatto punti deboli. Li considero quei punti che differiscono me da te e dagli altri e che …”non sono Omologati”.
    Con affetto.

  20. E se invece fosse l’ortensia a sognare Map pina? Voglio dire che un pollice verde non è un pollice verso: l’istinto non ha niente in comune con la volontà razionale e succede che “l’istinto” si riversa in Immagini “indipendenti” (facevo questa considerazione a proposito di un altro post… Ah, sì quello lasciato da Alessandro D’Angelo in Cambiamenti!), si manifesta con segnali discordanti dal “comune sentire”. Non uso termini come Anima o Ambiente, perchè hanno accezioni e forme diverse per ognuno di noi, anche se grazie al professore Gabriele e la frequentazione dello stesso Ambiente, (questo Blog) stiamo imparando ad usarle in maniera appropriata. Stiamo imparando a Sentirci aldilà della Forma… Sono convinta che per entrare in sintonia sia necessario “aprire” la Forma all’energia… In questo giardino ne circola – sottolineo “circola” – tanta. Impareremo, come gli animali e le piante, ad andare alla ricerca di quelle sostanze di cui abbiamo bisogno per sopravvivere. La tua pianta, che è stata strappata al suo cilclo in natura, chiede a te quello che farebbe per lei un’ape…
    Mi sono spiegata schifosamente, ma prendo per spontaneo quello che altrimenti avrei “liquidato” con Istinto materno, espressione ormai priva di contenuti. Speriamo che non ci sia bisogno di inventare una pastiglia per risvegliarlo.

    Baci, mia cara Map

    (P.S. Ho sognato il polmone di mio padre e il ginocchio di mia zia… Lasciamoci con un sorriso… sul perchè li abbia sognati!)

  21. Scusate se mi intrometto,ma questo legame di Map-pina con le piante mi sembra bello.Capitasse a me lo vivrei come una benedizione.Sarà perchè io non ho alcun pollice verde..ma, d’istinto,credo sognare una pianta sia quanto di più vitale ci possa essere..

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