Maria Callas – La Wally

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I FIUMI – Un omaggio

    Carissimi, so che la conoscerete ma trovavo giusto omaggiare il “Maestro”
    I FIUMI
    Cotici il 16 agosto 1916Mi tengo a quest’albero mutilato
    Abbandonato in questa dolina
    Che ha il languore
    Di un circo
    Prima o dopo lo spettacolo
    E guardo
    Il passaggio quieto
    Delle nuvole sulla luna

    Stamani mi sono disteso
    In un’urna d’acqua
    E come una reliquia
    Ho riposato

    L’Isonzo scorrendo
    Mi levigava
    Come un suo sasso
    Ho tirato su
    Le mie quattro ossa
    E me ne sono andato
    Come un acrobata
    Sull’acqua

    Mi sono accoccolato
    Vicino ai miei panni
    Sudici di guerra
    E come un beduino
    Mi sono chinato a ricevere
    Il sole

    Questo è l’Isonzo
    E qui meglio
    Mi sono riconosciuto
    Una docile fibra
    Dell’universo

    Il mio supplizio
    È quando
    Non mi credo
    In armonia

    Ma quelle occulte
    Mani
    Che m’intridono
    Mi regalano
    La rara
    Felicità

    Ho ripassato
    Le epoche
    Della mia vita

    Questi sono
    I miei fiumi

    Questo è il Serchio
    Al quale hanno attinto
    Duemil’anni forse
    Di gente mia campagnola
    E mio padre e mia madre.

    Questo è il Nilo
    Che mi ha visto
    Nascere e crescere
    E ardere d’inconsapevolezza
    Nelle distese pianure

    Questa è la Senna
    E in quel suo torbido
    Mi sono rimescolato
    E mi sono conosciuto

    Questi sono i miei fiumi
    Contati nell’Isonzo

    Questa è la mia nostalgia
    Che in ognuno
    Mi traspare
    Ora ch’è notte
    Che la mia vita mi pare
    Una corolla
    Di tenebre

Un titolo per il componimento di Maria…

Carissimi, Maria chiede a me un titolo per la sua poesia. Forse suggerirei, “Al silenzio che non muore” oppure “L’altra  me”.
Voi, invece, quale indichereste?

Mi chiamasti guerriera
vento d’estate che offusca
l’ansimare d’ ulivi
fra trilli d’usignoli
e concerto di luna
in silenzi vellutati

Così fui erba,fiori,frutti estivi
e grano
linguaggio di luce
divenni in ogni dove

Ma l’ombra sguscia
a tradimento
e le sue mani
artigli
ai raggi della luna
mentre scivola
tempo dalle dita

Così non c’è nulla
più dolce dell’altra
di me
che segue soltanto
i doni delle Muse
anima vagabonda
nella sera
iniziata
al silenzio
che non muore